Dove sta andando Internet? Gran bella domanda. A cui difficilmente si può davvero pensare di poter dare una risposta univoca. Ci si può ragionare, però. Cercando di individuare traiettorie, possibilità, rischi e ipotesi di scenari presenti e futuri. Esattamente ciò che si farà giovedì 10 dicembre a Internet Evolved – La rete esce dalla rete, quinta conferenza annuale organizzata a Torino da Top-ix, consorzio nato nel 2002 per favorire attraverso Internet lo sviluppo della produttività del territorio piemontese e del Nord Ovest.
Il percorso scelto prevede quattro diversi momenti di incontro e riflessione, che occuperanno l’intera giornata. Si partirà con “Internet: nuove frontiere della rete”: analisi di una piattaforma in costante mutazione, che deve rispondere alle esigenze di un numero sempre crescente di utenti e di dati e a un intreccio sempre più stretto con il mondo imprenditoriale, economico, industriale e dei mercati. Alle tematiche dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile sarà invece dedicato lo spazio “Green Web”, nel quale si valuterà l’impatto ambientale del settore tecnologico, le sue possibilità di fare da volano per una rivoluzione verde della società e le incognite ambientali legate alla next big thing delle reti digitali, il “cloud computing”, cioè il passaggio a un ecosistema in cui la maggior parte dei dati (anche personali) saranno archiviati e gestiti a distanza, e non più negli hard disk dei computer degli utenti.
Nella seconda parte della giornata si passerà ad affrontare uno dei temi storicamente più importanti e al tempo stesso spinosi della rivoluzione digitale: il rapporto con le istituzioni e le possibilità (necessità?) dell’e-government di aggiornare e rendere più efficace la pubblica amministrazione. Titolo del segmento: “Government as a Platform”. Infine, spazio alla visione che fa da sottofondo (e sottotitolo) all’intera conferenza: l’idea di una Internet che esce dai suoi confini originari per coinvolgere in modo sempre più radicale la vita quotidiana e relazionale dei suoi utenti (attraverso Facebook e i social network) e per scoprire nuovi mercati e nuove vie di sviluppo nella dimensione dei dispositivi portatili (pensiamo al successo dell’iPhone, dei Blackberry, della rampante piattaforma Android, degli smartphone più sofisticati). “MICROApps” sarà il titolo di quest’ultimo panel.
Alla conferenza parteciperanno relatori provenienti dalle più svariate realtà imprenditoriali (multinazionali dell’IT, telco, start up), dal mondo dell’università, della ricerca scientifica, dell’informazione e delle istituzioni.
Luca Castelli
www.lastampa.it
mercoledì 9 dicembre 2009
domenica 29 novembre 2009
Assediati dai software intelligenti
La sfida tra l’uomo e la macchina intriga gli scienziati da anni, ovvero da quando sono riusciti a trasferire almeno alcune delle caratteristiche proprie dell’intelligenza umana ai «robot». Non si tratta solo di creature più o meno antropomorfe o zoomorfe (dall’aspirapolvere Roomba al cagnolino Aibo passando per il robot umanoide della Honda, Asimo), ma di sofisticati algoritmi con enormi spazi di applicazione nel settore della comunicazione ed elaborazione dati.
«La robotica oggi ha trovato nicchie applicative di grande interesse. si può dire che l’intelligenza artificiale (ai) sia ovunque intorno a noi», dice Andrea Bonarini del laboratorio Ai & Robotics del Politecnico di Milano. «Basti pensare ai software intelligenti per l’interpretazione dei trend di mercato, che permettono di costruire campagne pubblicitarie mirate, a quelli per la pianificazione delle attività strategiche in azienda o ai sistemi informatici che fanno dialogare tra loro database diversi».
Anche in Borsa da tempo vengono usati programmi di Ai per la compravendita di strumenti finanziari: Richard Balarkas, Ceo di Instinet Europe, fa notare che i mercati azionari europei sono per la maggior parte pilotati da algoritmi in grado di compiere sofisticate analisi sui titoli e l’andamento del mercato. Questi programmi non sempre tengono il passo con la dinamicità tipica delle borse, ma poichè trovare il software giusto vorrebbe dire assicurarsi guadagni milionari, scienziati (e aziende) non smettono di testare nuovi prodotti: l’ultimo è quello di Krishnen Vytelingum della University of Southampton che, insieme a colleghi della University of Bristol, ha sviluppato un programma di trading migliore del 5% di quelli esistenti: è più dinamico (cambia la sua aggressività in base al comportamento degli altri agenti) e sa impostare le scelte in base all’analisi di periodi passati.
Particolarmente studiata l’informatica scacchistica: anche perchè permette applicazioni in altri campi, dalla telefonia alla psicologia. l’italiano Giancarlo Delli Colli è autore del software Equinox (all’ultimo Festival della Scienza di Genova ha sfidato i due scacchisti Elena Sedina e Igor Efimov). C’è stata anche una partita tra i due programmi Equinox e Freccia, anche questo di un italiano, Stefano Gemma, vinta dal primo. I software intelligenti si sostituiscono anche al medico o allo scienziato. Lo scienziato-robot Adamo della Aberystwyth University e della Cambridge University (Uk) ha elaborato un’ipotesi di ricerca, verificata e ripetuto l’esperimento.
Esiste anche il giornalista-robot: un programma evoluto capace di scrivere articoli, per ora solo di sport (baseball). Il progetto, denominato Stats Monkey, è dell’Intelligent Information Laboratory della Northwestern University americana: tutto quello che serve, pare, sono crawlers che mescolano espressioni del linguaggio umano e citazioni di articoli precedenti. Dato che un articolo di sport contiene informazioni standard, il sistema riesce a generare automaticamente il testo, compresi titolo e foto.
Fantascienza? No: l’azienda californiana demand media, che ha stretto una partnership con Google, crede nel giornalismo on-demand, generato - almeno in parte - al computer. L’algoritmo proprietario di demand media cerca attraverso i termini di ricerca inseriti su Google, individua le parole chiave su cui puntano gli inserzionisti e produce migliaia di argomenti per articoli e video che corrispondono a quanto è più richiesto sul web. La storia viene poi sviluppata da freelancer «umani» - almeno per ora.
E in Italia? «La comunità robotica italiana è all’avanguardia e contende il primato a Germania, Francia e Svezia. Non ci mancano i cervelli, il nostro problema sono risorse e strutture», risponde Stefano Chiaverini, direttore del dipartimento di automazione, elettromagnetismo, ingegneria dell’informazione e matematica industriale dell’Università di Cassino.
I finanziamenti ministeriali sono esigui (10 milioni di euro per l’intera area dell’ingegneria industriale e dell’informazione), ma grazie al settimo programma quadro Ue la robotica ha ottenuto 400 milioni, di cui circa il 10% tornerà in Italia. «L’università di Napoli Federico II, unitamente al mio ateneo, la seconda università di Napoli, l’università di Salerno, l’università della Basilicata e l’università di Roma Tre, è partner di un grosso progetto europeo sulla robotica, Echord, guidato dall’università tecnica di Monaco, che ha ottenuto il maggior finanziamento ue mai dato al settore (19 milioni di euro). Echord metterà l’accento sulla ricerca finalizzata all’applicazione industriale, favorendo il trasferimento tecnologico dai laboratori alle aziende», conclude Chiaverini: «solo così robot e programmi di Ai diventeranno prodotti di elettronica di consumo».
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«La robotica oggi ha trovato nicchie applicative di grande interesse. si può dire che l’intelligenza artificiale (ai) sia ovunque intorno a noi», dice Andrea Bonarini del laboratorio Ai & Robotics del Politecnico di Milano. «Basti pensare ai software intelligenti per l’interpretazione dei trend di mercato, che permettono di costruire campagne pubblicitarie mirate, a quelli per la pianificazione delle attività strategiche in azienda o ai sistemi informatici che fanno dialogare tra loro database diversi».
Anche in Borsa da tempo vengono usati programmi di Ai per la compravendita di strumenti finanziari: Richard Balarkas, Ceo di Instinet Europe, fa notare che i mercati azionari europei sono per la maggior parte pilotati da algoritmi in grado di compiere sofisticate analisi sui titoli e l’andamento del mercato. Questi programmi non sempre tengono il passo con la dinamicità tipica delle borse, ma poichè trovare il software giusto vorrebbe dire assicurarsi guadagni milionari, scienziati (e aziende) non smettono di testare nuovi prodotti: l’ultimo è quello di Krishnen Vytelingum della University of Southampton che, insieme a colleghi della University of Bristol, ha sviluppato un programma di trading migliore del 5% di quelli esistenti: è più dinamico (cambia la sua aggressività in base al comportamento degli altri agenti) e sa impostare le scelte in base all’analisi di periodi passati.
Particolarmente studiata l’informatica scacchistica: anche perchè permette applicazioni in altri campi, dalla telefonia alla psicologia. l’italiano Giancarlo Delli Colli è autore del software Equinox (all’ultimo Festival della Scienza di Genova ha sfidato i due scacchisti Elena Sedina e Igor Efimov). C’è stata anche una partita tra i due programmi Equinox e Freccia, anche questo di un italiano, Stefano Gemma, vinta dal primo. I software intelligenti si sostituiscono anche al medico o allo scienziato. Lo scienziato-robot Adamo della Aberystwyth University e della Cambridge University (Uk) ha elaborato un’ipotesi di ricerca, verificata e ripetuto l’esperimento.
Esiste anche il giornalista-robot: un programma evoluto capace di scrivere articoli, per ora solo di sport (baseball). Il progetto, denominato Stats Monkey, è dell’Intelligent Information Laboratory della Northwestern University americana: tutto quello che serve, pare, sono crawlers che mescolano espressioni del linguaggio umano e citazioni di articoli precedenti. Dato che un articolo di sport contiene informazioni standard, il sistema riesce a generare automaticamente il testo, compresi titolo e foto.
Fantascienza? No: l’azienda californiana demand media, che ha stretto una partnership con Google, crede nel giornalismo on-demand, generato - almeno in parte - al computer. L’algoritmo proprietario di demand media cerca attraverso i termini di ricerca inseriti su Google, individua le parole chiave su cui puntano gli inserzionisti e produce migliaia di argomenti per articoli e video che corrispondono a quanto è più richiesto sul web. La storia viene poi sviluppata da freelancer «umani» - almeno per ora.
E in Italia? «La comunità robotica italiana è all’avanguardia e contende il primato a Germania, Francia e Svezia. Non ci mancano i cervelli, il nostro problema sono risorse e strutture», risponde Stefano Chiaverini, direttore del dipartimento di automazione, elettromagnetismo, ingegneria dell’informazione e matematica industriale dell’Università di Cassino.
I finanziamenti ministeriali sono esigui (10 milioni di euro per l’intera area dell’ingegneria industriale e dell’informazione), ma grazie al settimo programma quadro Ue la robotica ha ottenuto 400 milioni, di cui circa il 10% tornerà in Italia. «L’università di Napoli Federico II, unitamente al mio ateneo, la seconda università di Napoli, l’università di Salerno, l’università della Basilicata e l’università di Roma Tre, è partner di un grosso progetto europeo sulla robotica, Echord, guidato dall’università tecnica di Monaco, che ha ottenuto il maggior finanziamento ue mai dato al settore (19 milioni di euro). Echord metterà l’accento sulla ricerca finalizzata all’applicazione industriale, favorendo il trasferimento tecnologico dai laboratori alle aziende», conclude Chiaverini: «solo così robot e programmi di Ai diventeranno prodotti di elettronica di consumo».
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martedì 24 novembre 2009
Privacy e uso dati sensibili Google nei guai in Germania
Il governo tedesco si prepara a un'offensiva contro Google Analytics, il sistema utilizzato da 1,8 milioni di siti tedeschi - e assai diffuso anche in Italia - per misurare il proprio traffico online. Lo afferma on line il giornale Die Zeit, secondo il quale le autorità federali potrebbero addirittura arrivare a comminare multe fino a 50mila euro per i siti che dovessero continuare a utilizzare lo strumento di Google.
Nel mirino dell'autorità federale e di quelle dei länder che si occupano della protezione dei dati della privacy dei cittadini, è finito lo strumento che raccoglie informazioni di navigazione sugli utenti internet. Secondo le autorità il suo utilizzo sarebbe contrario alle leggi tedesche, anche se ancora non sono state definite le misure da adottare per spingere i gestori dei siti ad abbandonarlo.
Due gli addebiti ad Analytics. In primo luogo il sistema assocerebbe i dati di fruizione dei siti degli utenti ad altre informazioni raccolte attraverso i servizi Google, come ad esempio la posta Gmail, condividendo il tutto con terze parti, non prevedendo per l'utente la possibilità di rifiutare il proprio consenso. Il timore dell'authority è che Google sia in grado di ricavare i profili di milioni di utenti internet ricostruendo dai siti visitati i loro interessi, il loro stile di vita, le abitudini, le condizioni di salute. Questa carta di identità sarebbe inoltre collegata a un indirizzo Ip, dunque - in definitiva, affermano le autorità di garanzia - a una persona fisica.
In secondo luogo desta preoccupazione il fatto che le informazioni siano custodite da Google su server ubicati sul suolo americano. Ciò violerebbe le normative tedesche in materia.
Per Meyerdierks, responsabile della sicurezza dei dati per Google in Germania, contesta questa lettura. L'accordo Safe Harbor tra Unione Europea e Usa, afferma il poravoce, garantisce che i dati vengano custoditi in modo appropriato. Quanto alla profilazione, la possibilità per gli utenti di cancellare i cookie, i pezzetti di codice che restano nel nostro computer quando navighiamo su internet permettendo la nostra tracciabilità, li metterebbe al sicuro da ogni profilazione indesiderata. Che sarebbe in ogni caso anonima.
Si attende che le autorità federali e statali tedesche prendano una decisione definitiva entro la settimana. Analytcs è uno degli strumenti gratuiti di Google più utilizzati dai webmaster. In Germania lo adotta il 13% dei siti, in Italia gli utenti sono centinaia di migliaia. Le informazioni che ne derivano sono utilizzate anche da altri software del motore di ricerca, come ad esempio AdPlanner, che consente agli investitori di pianificare inserzioni e campagne pubblicitarie.
L'episodio tedesco è solo l'ultimo di una serie di addebiti dei paesi europei contro Google. Sotto accusa non solo la privacy, ma anche il pagamento delle tasse sui ricavi generati in Europa e il presunto abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca e della pubblicità. A questo proposito nell'agosto scorso l'Antitrust italiano, dopo una segnalazione della Fieg, l'associazione degli editori, ha aperto un'istruttoria che è ancora in corso.
di Massimo Russo
www.repubblica.it
Nel mirino dell'autorità federale e di quelle dei länder che si occupano della protezione dei dati della privacy dei cittadini, è finito lo strumento che raccoglie informazioni di navigazione sugli utenti internet. Secondo le autorità il suo utilizzo sarebbe contrario alle leggi tedesche, anche se ancora non sono state definite le misure da adottare per spingere i gestori dei siti ad abbandonarlo.
Due gli addebiti ad Analytics. In primo luogo il sistema assocerebbe i dati di fruizione dei siti degli utenti ad altre informazioni raccolte attraverso i servizi Google, come ad esempio la posta Gmail, condividendo il tutto con terze parti, non prevedendo per l'utente la possibilità di rifiutare il proprio consenso. Il timore dell'authority è che Google sia in grado di ricavare i profili di milioni di utenti internet ricostruendo dai siti visitati i loro interessi, il loro stile di vita, le abitudini, le condizioni di salute. Questa carta di identità sarebbe inoltre collegata a un indirizzo Ip, dunque - in definitiva, affermano le autorità di garanzia - a una persona fisica.
In secondo luogo desta preoccupazione il fatto che le informazioni siano custodite da Google su server ubicati sul suolo americano. Ciò violerebbe le normative tedesche in materia.
Per Meyerdierks, responsabile della sicurezza dei dati per Google in Germania, contesta questa lettura. L'accordo Safe Harbor tra Unione Europea e Usa, afferma il poravoce, garantisce che i dati vengano custoditi in modo appropriato. Quanto alla profilazione, la possibilità per gli utenti di cancellare i cookie, i pezzetti di codice che restano nel nostro computer quando navighiamo su internet permettendo la nostra tracciabilità, li metterebbe al sicuro da ogni profilazione indesiderata. Che sarebbe in ogni caso anonima.
Si attende che le autorità federali e statali tedesche prendano una decisione definitiva entro la settimana. Analytcs è uno degli strumenti gratuiti di Google più utilizzati dai webmaster. In Germania lo adotta il 13% dei siti, in Italia gli utenti sono centinaia di migliaia. Le informazioni che ne derivano sono utilizzate anche da altri software del motore di ricerca, come ad esempio AdPlanner, che consente agli investitori di pianificare inserzioni e campagne pubblicitarie.
L'episodio tedesco è solo l'ultimo di una serie di addebiti dei paesi europei contro Google. Sotto accusa non solo la privacy, ma anche il pagamento delle tasse sui ricavi generati in Europa e il presunto abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca e della pubblicità. A questo proposito nell'agosto scorso l'Antitrust italiano, dopo una segnalazione della Fieg, l'associazione degli editori, ha aperto un'istruttoria che è ancora in corso.
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