<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365</id><updated>2011-11-28T02:03:58.392+01:00</updated><category term='università libro ricci sirimarco savarese serra chiodi armellini pepe'/><category term='internet privacy telesorveglianza'/><category term='Francesca'/><category term='privacy'/><category term='file sharing'/><category term='sicurezza'/><category term='ms'/><category term='ternet'/><category term='scienza tecnologia informatica'/><category term='digital divide'/><category term='internet'/><title type='text'>Il diritto al sapere - Internet free</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>101</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2515995955691745514</id><published>2011-10-18T14:12:00.000+02:00</published><updated>2011-10-18T14:13:56.677+02:00</updated><title type='text'>Per una gestione responsabile del Web</title><content type='html'>L’avvento e lo sviluppo di Internet sta trasformando e capovolgendo il  nostro mondo e il nostro quotidiano. Tutto può trasformarsi in una sfida  globale, che necessita di una risposta globale e coordinata. Tuttavia,  fino ad oggi, il dibattito sul quale dovrebbe essere la forma di questa  risposta comune rimane poco focalizzata e frammentata.       &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  Regno Unito è convinto che questa situazione debba cambiare. Vi è un  immediato bisogno di un più ampio consenso internazionale, di un impegno  collettivo che coinvolga gli attori più importanti della Rete. Questo è  il motivo che mi ha spinto ad invitare al Convegno di Londra su  Internet, che si terrà il primo e due novembre prossimi, non solo  rappresentanti dei governi, ma anche membri della società civile e del  mondo imprenditoriale. Nessun governo o Paese può da solo fornire  risposte adeguate a questa situazione. Insieme dobbiamo cominciare a  capire come proteggerci dal crimine e dagli attacchi contro la sicurezza  in Internet, senza però soffocare gli stimoli innovativi e conservando i  benefici economici e sociali derivanti dall’uso di Internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il  numero delle persone con accesso ad internet è aumentato  incredibilmente: da 16 milioni di utenti nel 1995 sono oggi quasi 2  miliardi. Questo rapido sviluppo della Rete, unitamente al suo enorme  potere connettivo, ha creato grandi opportunità economiche e sociali che  non saremmo stati mai in grado di prevedere meno di vent’anni &lt;div class="adv adv-middle-inline"&gt;           &lt;/div&gt;  fa.&lt;br /&gt;L’ampliamento di questo nostro mondo interconnesso è  assolutamente nell’interesse di tutti: si stima che per ogni 10% di  aumento nel numero di persone con accesso alla banda larga, il PIL  globale crescerà in media dell’1.3%, oltre ad incoraggiare la  competizione e l’efficienza e a creare accesso a nuovi mercati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le  industrie basate sul web rappresentano già una fetta significativa  delle nostre economie. In più, la Rete stimola l’innovazione e la  creatività, oltre a contribuire ad educare intere generazioni, fornendo  soprattutto un rapido accesso a informazioni e idee. Solo attraverso  Google, vengono effettuate più di 1 miliardo di ricerche ogni giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  nostra dipendenza da Internet ha attenuato l’importanza dei confini  geografici e delle tradizionali barriere culturali e religiose, unisce  famiglie e amici e facilita l’interazione tra coloro che hanno simili  interessi e preoccupazioni. La Rete ha cambiato il nostro modo di  comunicare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Internet ha incoraggiato la trasparenza nei  comportamenti e ha permesso agli individui di poter giudicare i propri  governi. Per alcuni le opportunità fornite dalla Rete sono ancora più  rilevanti. La Primavera Araba ha dimostrato come la possibilità di  condividere le idee abbia portato a dei cambi inimmaginabili e abbia  permesso a dei cittadini normali di ribellarsi all’oppressione dei  propri regimi autoritari, mostrandone la brutalità al mondo intero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei  Paesi in via di sviluppo, l’accesso alla Rete ha già promosso dei  cambiamenti positivi, prospettando a molti un futuro migliore, fornendo  opportunità di formazione e educazione alle comunità rurali, facilitando  il monitoraggio a distanza di pazienti affetti da HIV e la previsione  dell’insorgenza di malattie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crescita di questo nostro mondo  interconnesso ha però generato anche delle importanti sfide, che ne  mettono a repentaglio i benefici, e che possono impedire in modo molto  serio l’utilizzo del vasto potenziale offerto dalla Rete.&lt;br /&gt;Negli  ultimi anni si è fatto molto per aumentare la connettività globale.  Tuttavia il digital divide è ancora considerevole: il 95% degli  islandesi ha accesso a Internet a fronte dello 0.1% dei liberiani,  mentre due terzi della popolazione mondiale è ancora off-line.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La  Rete fornisce inoltre una serie di opportunità ai criminali, che ne  fanno uso per rubare identità e idee, defraudare governi e aziende, e  per sfruttare le fasce più vulnerabili delle nostre società. I danni  finanziari causati dai crimini on-line sono cospicui, ammontando nel  mondo a circa 1 trilione di dollari ogni anno. Il prezzo in termini di  vite umane è di gran lunga superiore. I terroristi usano la rete per  organizzare attacchi omicidi e inondare le chat con ideologie velenose  al fine di reclutare le nuove generazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I governi repressivi  fanno uso del rapido sviluppo tecnologo per violare i diritti dei loro  cittadini, limitandone la privacy e la libertà di espressione e  impedendo loro quell’accesso all’informazione che molti di noi danno per  scontato. L’avanzare della tecnologia ha inoltre aperto agli Stati  nuovi canali per lanciare attacchi reciproci, per danneggiare le  rispettive infrastrutture o per rubare i segreti, creando quindi paura  per una ‘guerra cibernetica’. La minaccia è reale: ogni mese i network  del governo britannico ricevono all’incirca 20.000 attacchi via e-mail,  di cui 1.000 inviate proprio allo scopo di danneggiare i nostri network.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non  intendiamo sottovalutare le difficoltà che il futuro ci riserva. Alcuni  Paesi non condividono il nostro parere favorevole sull’impatto positivo  di Internet. Raggiungere la necessaria ampia intesa a livello  internazionale non sarà un compito facile. Ci vorrà del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’  questa una delle maggiori sfide dei nostri tempi. Non vi è nessun  controllo su Internet, e non possiamo lasciarne il futuro al caso.  Abbiamo la possibilità di assicurarci un futuro audace e innovativo, ma  ci troviamo anche davanti al rischio che Internet venga utilizzato come  strumento per arrecare danni. Se intendiamo proteggere e preservare le  straordinarie opportunità offerte dalla Rete, dobbiamo iniziare ad agire  ora. A Londra, speriamo di delineare un’agenda che permetta al mondo di  godere appieno dei benefici di una Rete protetta e sicura per tutte le  generazioni future.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em class="author"&gt;di WILLIAM HAGUE&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ministro degli Esteri britannico&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2515995955691745514?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2515995955691745514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2515995955691745514' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2515995955691745514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2515995955691745514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2011/10/per-una-gestione-responsabile-del-web.html' title='Per una gestione responsabile del Web'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-233108670859310639</id><published>2011-07-16T17:09:00.000+02:00</published><updated>2011-07-16T17:10:33.442+02:00</updated><title type='text'>La Rete ti ruba la memoria (quella vera)</title><content type='html'>Perché dovremmo fare uno sforzo mnemonico se c’è qualcuno che lo fa per  noi? Al pari del calcolatore, che ha impigrito le abilità matematiche,  ora la Rete sta infiacchendo significativamente la memoria degli esseri  umani che delegano sempre più ogni sforzo di apprendimento ai motori di  ricerca. Il che preoccupa molto gli esperti che in uno studio americano  della &lt;a href="http://www.livescience.com/15044-internet-google-influence-learning-memory.html" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;Columbia University di New York&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;  delineano il ritratto di un mondo futuro malato di amnesia e sostenuto  da una grande memoria collettiva e digitale. Come spiega &lt;a href="http://www.columbia.edu/cu/psychology/fac-bios/SparrowB/faculty.html" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;Betsy Sparrow&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;,  autrice della ricerca, la Rete è divenuta una sorta di memoria  transattiva: una memoria esterna, comoda e utilissima che fa tutto al  posto nostro.  &lt;p&gt; &lt;b&gt;LO STUDIO&lt;/b&gt; - Un team di ricercatori ha effettuato infatti alcuni  test su un gruppo di giovani, verificando sul campo come la memoria e la  capacità di apprendimento si siano adattate a Internet.  In un primo  test sono state fatti a 46 studenti della Harvard University una serie  di quesiti su argomenti sparsi, riscontrando che quanto più le domande  erano attinenti a termini legati a Internet (come Google, Yahoo, ecc),  quanto più i ragazzi si dimostravano lenti e inefficaci nelle risposte,  mentre alla vista di parole estranee alla Rete (come nike o target) si  registrava nelle risposte maggior prontezza. Nel secondo e nel terzo  esperimento gli studiosi hanno sottoposto ai volontari alcuni quiz sui  quali sarebbero stati poi interrogati per verificare le informazioni  ricordate. Nel corso dell’esperimento i ragazzi avevano il permesso di  prendere appunti su un pc (offline), ma a un gruppo è stato detto che  gli appunti sarebbero stati salvati, mentre all’altro gruppo è stato  sottolineato che le note sarebbero state cancellate. Come prevedibile i  due gruppi hanno reagito in modo differente e il gruppo sicuro del  salvataggio ha automaticamente dimenticato maggiori informazioni, forte  del sostegno del computer. Mentre gli altri, facendo di necessità virtù e  aguzzando l’ingegno, hanno trattenuto una maggiore quantità di dati. &lt;/p&gt; &lt;div id="rectangle right" class="right"&gt;       &lt;img src="http://oas.rcsadv.it/5/corriere.it/salute/L-18/2118024370/Bottom1/RCS/PF_COR_ROS_RCT_010711/code_simply_cor_ros_rct.html/587154414355346871446b41436c6832?_RM_EMPTY_&amp;amp;kw1=http://www.corriere.it/salute/11_luglio_15/web-mente-danni-001_6e355b58-aeef-11e0-82fd-68e04dbc5f96.shtml&amp;amp;XE&amp;amp;Category=SALUTE&amp;amp;SubCategory=Empty&amp;amp;tax23_RefDocLoc=http://www.corriere.it/&amp;amp;if_nt_CookieAccept=Y&amp;amp;XE" height="1" width="1" /&gt;  &lt;/div&gt; &lt;p&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;NUOVI PARADIGMI &lt;/span&gt;- Secondo la ricerca, pubblicata su &lt;a href="http://www.sciencemag.org/content/333/6040/277" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;Science&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;,  il web ha rivoluzionato anche il modo in cui la nostra mente organizza e  archivia i ricordi e a forza di rivolgerci ai motori di ricerca ci  stiamo abituando anche a memorizzare le informazioni utilizzando nuovi  paradigmi.  Dunque non solo il cyberspazio sta mandando in pensione la  memoria, ma sta anche sovvertendo l’ordine delle informazioni in fatto  di importanza. E così del film &lt;i&gt;Casablanca&lt;/i&gt;, anziché ricordare il regista (Michael Curtiz) è probabile che rimarrà impresso il nome del &lt;a href="http://www.washingtonpost.com/blogs/the-checkup/post/google-yahoo-and-other-search-engines-affecting-memory-study-says/2011/07/14/gIQAuSabEI_blog.html" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;sito consultato per saperne di più&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;.  Inutile dire che sarebbe più importante ricordare Curtiz, ma tutto è  relativo. In un mondo che ragiona per parole chiave e in cui il lavoro  di archiviazione che dovrebbe fare il nostro cervello viene svolto da  Google e colleghi, è forse più utile tenere a mente il modo in cui  ritrovare un’informazione dell’informazione in sé. Michael Curtiz in fin  dei conti è «solo» l’autore di uno dei film che ha fatto la storia del  cinema. Ma a cosa serve ricordarlo? Google lo sa benissimo. &lt;/p&gt; Emanuela Di Pasqua&lt;br /&gt;Corriere della Sera&lt;br /&gt;16 luglio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-233108670859310639?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/233108670859310639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=233108670859310639' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/233108670859310639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/233108670859310639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2011/07/la-rete-ti-ruba-la-memoria-quella-vera.html' title='La Rete ti ruba la memoria (quella vera)'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-8396861497235365817</id><published>2010-11-16T10:12:00.003+01:00</published><updated>2010-11-16T10:24:46.372+01:00</updated><title type='text'>Master in "Diritto dell'informatica. Teoria e tecnica della normazione"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/TOJN0X5rLcI/AAAAAAAAANo/EgsTkeinNVQ/s1600/testata_front.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/TOJN0X5rLcI/AAAAAAAAANo/EgsTkeinNVQ/s400/testata_front.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5540076053783588290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/TOJNyyfs1xI/AAAAAAAAANg/Ys-KGbJb2Pg/s1600/testata_back.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/TOJNyyfs1xI/AAAAAAAAANg/Ys-KGbJb2Pg/s400/testata_back.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5540076026562664210" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-8396861497235365817?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/8396861497235365817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=8396861497235365817' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8396861497235365817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8396861497235365817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/11/master-in-diritto-dellinformatica.html' title='Master in &quot;Diritto dell&apos;informatica. 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Problemi e prospettive dell'informatica giuridica.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/TLMP88CSwEI/AAAAAAAAAMk/j3AMObrXGLE/s1600/Info+ius+-+copertina+2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 299px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/TLMP88CSwEI/AAAAAAAAAMk/j3AMObrXGLE/s400/Info+ius+-+copertina+2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5526778707296043074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-4052858513589675440?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/4052858513589675440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=4052858513589675440' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4052858513589675440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4052858513589675440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/10/info-ius-problemi-e-prospettive.html' title='INFO-IUS. Problemi e prospettive dell&apos;informatica giuridica.'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/TLMP88CSwEI/AAAAAAAAAMk/j3AMObrXGLE/s72-c/Info+ius+-+copertina+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5899482293755163919</id><published>2010-06-11T17:26:00.001+02:00</published><updated>2010-06-11T17:28:17.285+02:00</updated><title type='text'>Un cervello in corpo d'avatar È questa l'immortalità digitale</title><content type='html'>SE UN TEMPO la conoscenza degli antenati avveniva tramite ritratti a mezzo busto o polverose foto in bianco e nero, oggi c'è chi sta lavorando per rendere questo rapporto il più diretto possibile. Dal Giappone agli Stati Uniti, il sogno dell'immortalità  -  quantomeno digitale  -  non sembra più così irrealizzabile. Si moltiplicano infatti i progetti per la costruzione di gemelli digitalizzati in grado di trasmettere gli insegnamenti di una vita ai figli dei nipoti dei propri nipoti. L'idea è quella di creare degli avatar - per ora solo computerizzati, in futuro chissà  -  in cui fare un back up della propria memoria, così da affidargli il compito di prolungare il sé anche dopo la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passate al setaccio dalla rivista New Scientist, in rete ci sono già diverse compagnie che offrono questo tipo di servizio, noto come "creazione del mind file". Usufruirne è semplice: basta avere un po' di tempo libero, una buona dose di pazienza e la voglia di trasformare in byte i momenti salienti della nostra vita. Il risultato, non sempre garantito, è un alter ego che, pur vivendo nel computer, impara a parlare, muoversi e comportarsi come noi. Non mancano però le aziende che si spingono oltre, prefigurando scenari in cui mind file e bio file si potranno riunire per generare qualcosa di molto simile a un clone biologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il back up della memoria. La creazione (gratuita) del mind file è pratica corrente su siti come Lifenaut 1e CyBeRev 2. Si tratta di compagnie americane la cui "mission" è esplorare le possibilità di immagazzinamento della vita in rappresentazioni computerizzate realistiche, vale a dire avatar. Lifenaut, ad esempio, consente di caricare in un archivio digitale foto, video e documenti personali che verranno conservati per generazioni. Partendo da una foto preferibilmente inespressiva, il software la anima in modo da farla parlare, ammiccare e sbattere le ciglia. Agli utenti spetta il compito di raccontarsi attraverso test psicologici, autodescrizioni e resoconti vari, il tutto "taggando" a mo' di Facebook luoghi, date e persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"In questa maniera  -  spiegano i responsabili   -  si aiuta l'avatar a organizzare i suoi/nostri ricordi". E' previsto anche l'inserimento di pezzi di corrispondenza, pagine di diario e contributi di amici e parenti, per far sì che l'alter ego digitale non sia soltanto il riflesso di ciò che si sarebbe voluto essere. CyBeRev, invece, sottopone i suoi clienti a migliaia di domande ispirate all'opera del sociologo americano  William Sims Bainbridge. Lo scopo è catturare speranze, valori e attitudini chiedendo alle persone di immaginare il mondo tra cent'anni. "Si tratta di un processo lungo e laborioso", mette in guardia Lori Rhodes, fondatrice di CyBeRev. "Dedicandovi un'ora al giorno tutti i giorni, ci vogliono cinque anni per completare tutte le domande. Sapendo che più si va a fondo nelle risposte, più il mind file sarà una copia fedele della nostra mente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mind file" in presa diretta. Sulla scia di LifeLogger (sistema multimediale di blog e social networking creato da Orientations Network S. B. nel 2004) alcuni programmi si propongono di catturare in presa diretta il fluire di esperienze e ricordi. Un esempio è MyLifeBits 3, il progetto con cui Gordon Bell, ricercatore Microsoft, sta cercando di fermare nel tempo tutto ciò che lo riguarda, dalle telefonate di lavoro alle immagini riprese da una videocamera-ombra che lo accompagna nella sua giornata. Un team della University of Southampton (Regno Unito) si sta ingegnando per raffinare ancora di più questo principio, facendo corrispondere alle istantanee informazioni ricavate dal proprio diario, dai social network e dalle coordinate GPS in il soggetto si è mosso. In prospettiva, i ricercatori vorrebbero riuscire a integrare questi dati con misure fisiologiche, come ad esempio il ritmo del battito cardiaco, così da associare le emozioni ai fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavorando sulle facce. Uno degli ostacoli più grandi per arrivare ad avatar "credibili" è la questione dei volti. Come fare a creare un modello in grado di rendere anche solo l'idea delle infinite sfaccettature che compongono un sorriso? A complicare la faccenda è il fenomeno noto come "uncanny valley" (letteralmente "valle perturbante"), termine utilizzato dal pioniere giapponese della robotica Masahiro Mori per descrivere le sensazioni di repulsione e inquietudine che si generano nella mente al cospetto di automi molto simili, ma non del tutto uguali, agli esseri umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ricorda New Scientist, in questo settore i risultati più alti li ha conseguiti la Image Metrics 4, compagnia californiana specializzata nella realizzazione di volti digitali per film e videogiochi. Partendo da una serie di fotografie ad alta definizione del viso di una persona (ognuna caratterizzata da sfumature emotive diverse), gli ingegneri sono riusciti a estrapolare le differenze numeriche tra un'espressione e l'altra, per poi riprodurle in formato digitale. Lo hanno fatto, ad esempio, con l'avatar dell'attrice americana Emily O'Brien (video). Nel 2008 il suo alter ego digitale è stato presentato al meeting di Los Angeles dell'ACM Siggraph, guadagnando il plauso degli appassionati di animazione e non solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vita in società. Per quanto riguarda le iterazioni sociali, lo studio pilota è Project Lifelike 5, frutto della collaborazione tra University of Central Florida (Orlando) e University of Illinois (Chicago). Dal 2007 un gruppo di ricercatori sta lavorando per costruire un avatar realistico di Alexander Schwarzkopf, ex direttore della US National Science Foundation. Dai dati raccolti è emerso che ciò a cui gli esseri umani prestano più attenzione nel valutare la credibilità di un avatar non sono tanto i dettagli fisici, quanto piuttosto i movimenti idiosincratici che rendono unica ogni persona. Ecco allora che le priorità diventano i piccoli gesti, l'inarcarsi delle sopracciglia, il pendere della testa da un lato in segno di empatia, l'impercettibile flettersi dei muscoli agli angoli del naso.&lt;br /&gt;Un buon avatar, com'è ovvio, deve anche saper parlare con cognizione di causa: di questo si occupano i software di chatbot, programmi in grado di simulare conversazioni basiche tra esseri umani analizzando il contesto. Lifenaut, ad esempio, utilizza Jabberwacky, un tipo di chatbot particolarmente evoluto che adatta il programma al singolo utente. Nato dallo studio di conversazioni tra milioni di persone dal 1997 ad oggi, il software ha vinto due volte il premio Loebner grazie al realismo dei suoi dialoghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'avatar biologico. Il salto da un io digitale che ricorda, parla e racconta a un avatar fisico in carne e ossa appartiene ancora alla fantascienza, ma c'è chi ha già iniziato a pensarci. Generare un essere umano mettendo insieme il "bio file" e il "mind file": è questo, in ultima analisi, l'obiettivo a lungo termine di programmi come Lifenaut. Si tratta di inserire il back up del cervello dentro un clone generato con le proprie cellule. I più motivati possono avviare il processo fin da ora: previa la compilazione di un format, la compagnia manda a casa del cliente una boccetta di collutorio; questi, dopo averla usata, la rispedisce al mittente con un campione della sua saliva, le cui cellule vengono criopreservate in azoto liquido alla temperatura di -197 °C. Trattandosi di un business di dubbio successo  -  leggi ed etica potrebbero continuare ad esistere anche in futuro  -  la società si tutela chiedendo un piccolo contributo quotidiano (1 dollaro al giorno) o un pagamento una tantum di circa 9.000 dollari. Bazzecole per chi è disposto a fare follie pur di scappare alla morte.&lt;br /&gt;Giulia Belardelli&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/06/10/news/avatar_perfetto-4720732/?ref=HREC2-8"&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5899482293755163919?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5899482293755163919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5899482293755163919' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5899482293755163919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5899482293755163919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/06/un-cervello-in-corpo-davatar-e-questa.html' title='Un cervello in corpo d&apos;avatar È questa l&apos;immortalità digitale'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2606085907078777622</id><published>2010-05-06T08:53:00.000+02:00</published><updated>2010-05-06T08:55:00.747+02:00</updated><title type='text'>Il "popolo della Rete" è più aperto</title><content type='html'>Se le frammentazioni e le segregazioni ideologiche sono sempre più accentuate nel mondo reale, questo fenomeno non corrisponde affatto al mondo virtuale. Gli internauti sono “vagabondi ideologici”, molto più curiosi di quanto si pensi; alla ricerca costante del confronto d’idee, vogliono sapere cosa succede dall’altra parte dello steccato politico e non hanno timore di esplorare siti che contengono opinioni opposte. E Internet è ben lontano da essere chiuso e segregato come spesso si tende a far credere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono certa di essere d'accordo, ma a dirlo è un'interessante ricerca di Matthew Gentzkow e Jesse M. Shapiro, docenti della Chicago Booth School of Business*,  che indaga su come il consumo d’informazioni su Internet è contraddistinto da una sorta di “segregazione ideologica” e mette a confronto i risultati con la segregazione dei media tradizionali e delle interazioni interpersonali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo studio getta nuova luce sull'effetto “cassa di risonanza” secondo il quale le nostre convinzioni personali si rafforzano nell'udire o leggere idee simili. Se amiamo trovare conferma delle nostre idee preconcette, Internet, che permette di personalizzare la scelta dei media online e dunque di selezionare solo le storie che ci interessano, potrebbe isolarci dietro le nostre convinzioni e, alla fine, produrre una sorta di “polarizzazione” della società in gruppi distinti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella pubblicazione "Segregazione ideologica online e offline" Gentzkow e Shapiro dimostrano il contrario. Secondo i due ricercatori, nulla prova in modo convincente che Internet accentuerebbe progressivamente la segregazione ideologica. Al contrario, lo studio dimostra che la segregazione ideologica degli internauti è inferiore a quella dei lettori dei giornali nazionali. Oltre a ciò, emerge che gli scambi su Internet sono ideologicamente molto più diversificati che altre forme di aggregazione tradizionali, come le discussioni sul luogo di lavoro, o in chiesa. E’ molto più probabile incontrare persone con idee opposte su Internet che passeggiando nel proprio quartiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la scoperta più importante è che la maggior parte degli internauti visita regolarmente siti generalisti (o politicamente non orientati) come Yahoo News o Aol e visita anche quei siti che non rispecchiano necessariamente le loro ideologie. Anche quando passano ad altri siti, hanno l’abitudine di visitare quelli dove incontrano persone molto differenti da loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricerca Gentzkow e Shapiro, che riprende gli strumenti di analisi utilizzati per misurare la segregazione razziale negli Stati Uniti, si concentra innanzitutto sul comportamento degli individui su Internet. Partendo da un campione di giornali e siti web, i ricercatori hanno misurato la dimensione conservatrice di ogni giornale online, ossia, la proporzione di lettori che si dichiarano di tendenza “conservatrice”. In seguito, hanno dato un valore alla proporzione conservatrice media di ogni fonte d’informazione visitata.  Per esempio: se il sito nytimes.com è l’unico giornale online consultato dal lettore, la sua esposizione è definita dalla dimensione conservatrice del sito stesso. Se invece il lettore consulta oltre al nytimes.com anche foxnews.com, la sua esposizione sarà pari alla media della dimensione conservatrice dei due siti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Anna Masera&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2606085907078777622?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2606085907078777622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2606085907078777622' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2606085907078777622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2606085907078777622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/05/il-popolo-della-rete-e-piu-aperto.html' title='Il &quot;popolo della Rete&quot; è più aperto'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-789889051007704976</id><published>2010-04-29T13:12:00.001+02:00</published><updated>2010-04-29T13:13:47.753+02:00</updated><title type='text'>Ancora su Internet e privacy</title><content type='html'>Privacy e social network: due concetti all’apparenza inconciliabili. L’esplosione del web 2.0, con tutti i servizi legati alla condivisione di informazioni, contenuti e prodotti, ha creato nuove possibilità per l’utente, ma lo ha anche portato a dover scegliere con più attenzione cosa dire di sé in rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le autorità e Google. Le autorità che tutelano la privacy hanno da tempo concentrato la loro attenzione su siti e servizi del web sociale. E’ notizia di qualche giorno fa il documento condiviso tra i garanti della Privacy di dieci paesi (tra cui l’Italia) che hanno “invitato” Google a rispettare le regole in materia di trattamento dei dati personali, soprattutto alla luce di quanto visto con il social network Buzz. “Siamo rimasti profondamente turbati – si legge nel documento - dalla recente introduzione dell'applicazione di social networking Google Buzz, che ha purtroppo evidenziato una grave mancanza di riguardo per regole e norme fondamentali in materia di privacy. Inoltre, questa non è la prima volta che Google non tiene in adeguata considerazione la tutela della privacy quando lancia nuovi servizi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Google Buzz, apparso a tutti gli utilizzatori di Gmail, è solo uno degli esempi e sono le stesse autorità a specificare quanto il problema sia globale: “Le Autorità riconoscono che Google non è l'unica società ad avere introdotto servizi online senza prevedere tutele adeguate per gli utenti. Tuttavia, sollecitano Google a dare l'esempio, "in quanto leader nel mondo online", incorporando meccanismi a garanzia della privacy direttamente in fase di progettazione di nuovi servizi online”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La privacy. Come difendere la propria privacy online? Per iniziare può essere utile scaricare dal sito del garante italiano una breve guida con i comportamenti da tenere in rete. Le informazioni qui contenute sono in gran parte dettate dal buon senso e sono abbastanza facili da mettere in atto. Qualche dubbio sorge solo di fronte al consiglio di leggere i contratti che si siglano con i servizi come Facebook e soci: giusto da dire, impossibile da realizzare (solo l’informativa sulla privacy di Facebook è lunga 16 pagine, a cui aggiungere i termini di servizio). La regola numero uno resta comunque l’autotutela: evitate di dare informazioni troppo personali, non condividete foto imbarazzanti, non fidatevi di qualcuno solo perché vi chiede l’amicizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per facilitare la comprensione dei lunghi contratti proposti dai servizi online, abbiamo realizzato delle schede che mettono in luce alcuni degli aspetti più significativi, soprattutto per comprendere bene il livello di controllo che si può avere sui dati personali e sulla loro eventuale rimozione. I siti confrontati sono Facebook, FriendFeed, Google Buzz, Twitter e YouTube. Il web 2.0 non è tutto uguale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cancellarsi da questi servizi non è così facile o definitivo come si crede. Facebook ha due livelli di cancellazione (uno dei quali è quasi introvabile); Buzz non elimina i commenti e i like lasciati sui profili altrui, YouTube non cancella i video e il canale (bisogna farlo manualmente). Più definitivi sono invece Twitter e FriendFeed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto diversa è anche la possibilità di agire sulla diffusione dei contenuti attraverso i pannelli di controllo: estremamente completo quello di Facebook (che permette anche di gestire i risultati dei motori di ricerca), mentre tutti gli altri servizi si limitano a fornire la possibilità di rendere i propri aggiornamenti consultabili solo da amici autorizzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disponibilità in italiano dei termini di servizio è legata al successo delle varie piattaforme. Ok Google, YouTube e Facebook, solo in inglese FriendFeed, mentre Twitter ha una versione tradotta nella nostra lingua, ma con diversi errori e parti ancora in inglese. Tutti i servizi analizzati fanno riferimento alle leggi di stati diversi da quello italiano. In caso di controversie legali si riservano insomma il diritto di risolverle seguendo la legislazione della California (Facebook e Twitter), dello stato di New York (FriendFeed) o dei tribunali inglesi (Google e YouTube).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-789889051007704976?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/789889051007704976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=789889051007704976' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/789889051007704976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/789889051007704976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/04/ancora-su-internet-e-privacy.html' title='Ancora su Internet e privacy'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2416847279698902737</id><published>2010-04-10T14:42:00.000+02:00</published><updated>2010-04-10T14:43:22.543+02:00</updated><title type='text'>Maroni, ministro pirata</title><content type='html'>Quando si parla di Internet Roberto Maroni non smette mai di stupire. Il ministro dell’Interno è tornato su un argomento a lui caro: il download di file su Internet. Lo ha fatto in un’intervista a Panorama in edicola oggi dove prima ha ribadito il suo amore per la musica: "Non passo mai una giornata senza musica. La ascolto al ministero, in aereo con l’iPod". Poi ammette: "A volte, scarico gratis musica dalla Rete". Quel "gratis" ha il suono di illegale, almeno a leggere il seguito dell’intervista: "Quest’ultima abitudine vuole essere una provocazione, perché credo che la soluzione non sia quella francese di tagliare il collegamento a chi scarica illegalmente canzoni. La soluzione è creare un sito protetto, sicuro e legale, dove i ragazzi possano scaricare brani i cui diritti d’autore sono garantiti dall’intervento di uno o più sponsor. Questa è la via maestra per tutelare sul serio i diritti di tutti". Parole, non c’è dubbio, al miele per i tanti amanti della condivisione su Internet a volte bollati come "ladri" dalla stampa e dalle grosse etichette musicali. Sul fronte download Maroni scavalca a sinistra molti esponenti del suo governo e della sua maggioranza e, soprattutto, disconosce la legge francese, la cosidetta Hadopi, che nonostante le numerose critiche è diventata un modello in tutta Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La legge, voluta a tutti i costi da Sarkozy, prevede che venga tagliata la linea Internet a chi è scoperto per tre volte a scaricare illegalmente dal web. Ma Maroni, ormai non c’è dubbio, è a favore del download; già nel 2006 disse: "Scarico illegalmente musica da Internet". Ai tempi, però, era all’opposizione.Ora invece è in un posto chiave del governo e il suo partito appare in grado di dettare l’agenda nella maggioranza. Se i suoi convincimenti personali si trasformassero in una proposta concreta, anche di legge, avrebbe senza dubbio dalla sua parte molti appassionati di musica e patiti della Rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da il Fatto Quotidiano del 9 aprile&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2416847279698902737?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2416847279698902737/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2416847279698902737' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2416847279698902737'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2416847279698902737'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/04/maroni-ministro-pirata.html' title='Maroni, ministro pirata'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-3009042530723978655</id><published>2010-03-19T08:04:00.000+01:00</published><updated>2010-03-19T08:10:20.611+01:00</updated><title type='text'>I pirati del web all'assalto di Montecitorio</title><content type='html'>In vista delle elezioni regionali il popolo di internet interroga il mondo politico sullo stato dell'arte della Rete e sul suo futuro in Italia. Sabato 20 marzo alle 11 al Teatro Capranica davanti a Montecitorio si svolge la seconda edizione della Festa dei Pirati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DEMOCRAZIA - A due passi dal Parlamento si analizzeranno le misure legali attuate dal governo in termini di regolamentazione di internet, le possibilità democratiche aperte dai social network e si presenteranno alcuni dei software più efficaci per garantire l'anonimato e la libertà di navigazione per gli utenti dei paesi dove internet è censurata. Per esempio si parlerà di Freenet e di Tor, protocolli e applicativi che rispettivamente rendono anonimi i contenuti e la navigazione. Negli Stati Uniti, dopo i recenti attacchi della Cina a Google, alcuni senatori stanno pensando di destinare alcuni fondi governativi proprio a questo tipo di sistemi aggira-censura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONOSCENZA DEL WEB - Gli organizzatori, favorevoli alla neutralità della rete e alla revisione del sistema del diritto d'autore, hanno pensato a un momento bipartisan in cui esponenti della destra e della sinistra italiana dovranno dimostrare quanto conoscono la materia del web e le loro proposte nel merito. L’iniziativa è patrocinata dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma. Per un giorno, difensori della libertà di conoscenza, untori di mp3, politici, hacker e amministratori si confronteranno sulle modalità con le quali avviene oggi la produzione e condivisione del sapere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA FESTA - Il programma è fitto di appuntamenti. All'ingresso un gruppo di hostess burlesque accoglierà gli ospiti con look da piratesse. Per tutta la giornata si susseguiranno anche interventi di arte e giornalismo visuale tra cui una video-installazione proporrà un remixaggio permanente dei contenuti discussi nei vari incontri. La prima parte dell’appuntamento si articola su cinque sessioni di dibattito e la seconda (in serata) è tutta improntata al divertimento e alla condivisione ludica, con interventi di artisti internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TEMI IN DISCUSSIONE - La mattina si apre con un confronto serrato tra esperti informatici e esponenti politici. Il primo pomeriggio i protagonisti saranno i blogger e i giornalisti sul tema del web 2.0. A seguire il web se la vedrà con la tv, in un dibattito in stile talk show sulle regole che applicate alla televisione dovrebbero valere anche per internet. Poi saranno affrontati i temi della censura e del controllo e saranno illustrati tutti i modi per aggirare chi spia e traccia illegalmente gli utenti. In orario d’aperitivo si parlerà di Europa e di mondo: legislazione e movimenti globali, immancabile Magnus Eriksson dalla Svezia rappresentante di Pirate Bay.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;POLEMICHE - L’iniziativa nel suo lato bipartisan ha già acceso le polemiche e «lascia sbigottito» Tullio Camiglieri, coordinatore del centro studi per la protezione dei diritti degli autori e della libertà d'informazione: «A quando il partito dei furti con destrezza o l'associazione degli amici dello sballo legalizzato?». Camiglieri è stupito dal fatto che alla manifestazione abbiano aderito «anche deputati del nostro Parlamento, sarebbe più utile se questi nostri rappresentanti pensassero a tutelare responsabilmente l'industria culturale italiana saccheggiata quotidianamente dalla pirateria online. Centinaia di migliaia di persone impiegate nel cinema, nell'editoria, nei giornali e nell'industria musicale rischiano il loro posto di lavoro. Senza i ricavi non ci saranno più investimenti e non avrà più senso destinare risorse economiche alla realizzazione di un film, di un documentario, di un nuovo giornale o di una produzione musicale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RIVOLUZIONE INFORMATICA - Non mancano le risposte, questa volta ci pensa Martino Blissetto, di SharingIsCaring: «Ci sentiamo feriti dalla dichiarazione del nostro caro amico Camiglieri, il nostro intento è sempre stato di utilizzare la rete per remixare, diffondere e condividere le opere dell'ingegno umano. Noi aiutiamo gli autori, mostrando come internet possa costituire un'occasione straordinaria anche per loro». E aggiunge: «Come padre ho sempre tentato di insegnare ai miei figli l'amore per il prossimo e la condivisione delle gioie del sapere, e perciò non mi piace essere paragonato a un ladro o a uno sballato. Ci dispiace molto che Camiglieri non capisca il valore della rivoluzione digitale che è in corso: le contrapposizioni sono completamente inutili e le sue critiche sono ingiuste e obsolete. Sarebbe auspicabile invece cooperare per il bene comune e per un libero accesso alla conoscenza delle nuove generazioni». La festa è già iniziata. Sin da ora è possibile intervenire proponendo domande osservazioni e anche critiche attraverso Twitter. La strada verso una cultura informatica critica è ancora lunga e certo occorre prestare attenzione a non usare slogan facili da tecno-entusiasti dell’ultima ora, ma i dibattiti pubblici occorrono e alcuni dei temi affrontati svolgeranno davvero un ruolo chiave per il prossimo futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanay Raja&lt;br /&gt;18 marzo 2010 - www.corriere.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-3009042530723978655?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/3009042530723978655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=3009042530723978655' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3009042530723978655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3009042530723978655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/03/i-pirati-del-web-allassalto-di.html' title='I pirati del web all&apos;assalto di Montecitorio'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2461346443412245315</id><published>2010-03-12T09:46:00.002+01:00</published><updated>2010-03-12T09:50:17.079+01:00</updated><title type='text'>Il web e la trasparenza  tra ideali e realtà</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Posto la traduzione della relazione del prof. Lessig (autore di alcuni libri fondamentali per comprendere le problematiche giuridiche e politiche della rete) al convegno di Roma dell'11 marzo 2010 presso la Camera dei Deputati.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte grazie presidente, è un grande piacere per me avere la possibilità di parlare del tema in un modo che credo andrà a integrare quanto ha appena detto lei. Voglio cominciare con tre racconti: il primo comincia nel 1976, ero un giovane adolescente ossessionato da questa ideologia, non perché fossi comunista in realtà ero di destra, ero un grande fan di Ronald Reagan e non è che stessi a favore di questo però era un'ossessione. Quando sono arrivato in Italia, la passione che c’era verso questa ideologia, mi haportato a fare un viaggio come studente universitario attorno a tutti paesi dell'ex blocco sovietico, forse vi ricordate che si portavano dei simboli dell'Occidente in questi paesi, per esempio la gomma masticare e le sigarette che si regalavano viaggiando nell'Europa orientale. Quando sono arrivato in in Bulgaria, l'ultimo dei Paesi in cui mi sono recato ho trovato un parco giochi dove c'erano dei bambini e sono andato al parco giochi per offrire loro della gomma da masticare e mi ha stupito che i bambini hanno preso la gomma da masticare ma non avevano idea di cosa fosse non avevano mai visto la gomma a masticare, erano stati così esclusi dell'Occidente e di questo mi sono ricordato nel 2005 quando ho avuto la possibilità di tornare in Bulgaria per presentare una relazione, in questo luogo straordinario, si chiama la Casa Rossa e ho parlato con molti giovani bulgari e ho scoperto che nel 2005 erano uguali a tutti i giovani in tutto l'Occidente; sapevano forse di più riguardo a Internet rispetto a molti miei colleghi di Standford in California. Nel 2003 sono stato invitato a venire a un convegno organizzato da Viacom una delle aziende di media più importanti del mondo a Scottsdal in Arizona, questo posto bellissimo dove dovevo contribuire a una discussione sulla protezione del diritto d'autore e la tecnologia, ma dato che si conosceva come l'anarchico del diritto d'autore è stato un po' come gettare un cristiano ai leoni perché i dirigenti della Viacom hanno pensato che era loro dovere picchiarmi retoricamente e quindi questo executive è stato così duro che mi ha mandato dopo l’incontro dele scuse formali ma dopo l’incontro e le critiche feroci che mi erano state rivolte dei dirigenti della Viacom, una serie di giovani della Viacom mi hanno preso parte e mi ha detto bisogna capire che qui siamo in Cina e noi aspettiamo che muoiano e poi andremo al potere noi. Infine, nel 2001 ho cominciato ad avere dei contatti con dei giovani studenti francesi sui temi che riguardano la cultura libera e il software libero, la mia idea della Francia si è formata dall’incontro con questi studenti e l’anno scorso sono stato invitato al palazzo dei Papi a Avignone. Dovevo parlare ai leader dell'industria culturale francese. Ho fatto la mia presentazione e c'è stata una risposta stupita, mi hanno detto. “è stata una lezione eccezionale forse più interessante che abbia mai sentito”, ma erano in completo disaccordo con tutto quello che avevo detto. Questo ha stupito me, perché non avevo detto niente con cui con cui qualcuno potesse essere in disaccordo, avevo detto delle cose banalissime. Quindi volevo capire che cosa fosse stato che aveva portato a questo disaccordo da parte di queste persone, per cui ho seguito i leader a una discussione con gli studenti. C'erano diversi studenti che si sono alzati una volta e hanno formulato delle domande riguarda a Internet a questi leader del settore culturale francese, domande che mi sembravano chiarissime e uno alla volta questi studenti sono stati corretti e rimproverati da questi leader perché dicevano che non avevano capito niente sul futuro. E infatti uno dei leader ha detto “il mio lavoro è quello di difendere gli usi che si stanno perdendo ” e dopo di ciò, uno degli studenti ha detto: “questo è sempre stato il sogno dei dinosauri”. Quindi, la separazione che vediamo nel mondo oggi, non è tanto una divisione fra le nazioni, ma più una separazione fra le generazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La separazione fra i componenti della generazione Y nei diversi paesi in cui vive, è minore rispetto alla separazione che abbiamo noi con i giovani all'interno dei paesi in cui viviamo. È un divario grande e sta crescendo. Quindi se legiferiamo per noi, tendiamo a legiferare contro di loro. Ma dobbiamo capire che la legge della natura dice che noi non li sconfiggeremo. L'unica domanda è come ci ricorderanno loro, se ci ricorderanno come dinosauri in un'epoca che sta morendo, e che è già il passato. Questo è un evento in cui vogliamo celebrare la Rete. Di solito preferisco parlare di Internet. Per celebrare l'Internet, prima di tutto dobbiamo cercare di capire che cosa non è. Non possiamo capire Internet se pensiamo a delle delle applicazioni singole, come non si poteva capire la stampa pensando a dei libri specifici o l’importanza del mercato teorizzato da Adam Smith pensando ai beni che venivano scambiati sul mercato. Internet è una cosa che permette delle cose, come il mercato permetteva delle cose come la stampa permetteva dellle cose. Internet permette delle cose, è una creatura che permette innovazione, una innovazione non progettata e non prevista., Innovazione, quello che altri chiamano la libertà. Che tipo di innovazione? Se l'uomo fosse solo buono, anche l'innovazione sarebbe soltanto buona. Però non c'è bisogno di un professore per ricordarvi che non siamo soltanto buoni; nella nostra società c'è sia il bene che il male e qui, come dappertutto, c'è bene e male. Quindi c'è del bene su Internet, Google, Facebook, You Tube anche i Tunes, anche se qualcuno lo mette in dubbio, e poi ci sono delle cose che non vanno bene: i virus lo spam, i botnet che si appropriano dei computer, il malware. Queste sono cose maligne e distruttive in tutta la Rete e noi patrocinatori, noi fan di Internet, passiamo troppo tempo ad elogiare il buono e a dimenticare il male. Dobbiamo ricordarci sempre anche del male, per capire come Internet fa diventare la società in cui vivremo. Ci sono tre cose che dobbiamo ricordare: il contesto del diritto d'autore, il contesto del giornalismo e il contesto della richiesta crescente di trasparenza da parte della società. Prima di tutto il diritto d'autore. C'è del bene nel contributo che ha dato Internet al settore creativo in tutto il mondo. Internet ha spinto l'innovazione, l’innovazione ha creato un'enorme varietà nella cultura accessibile tutti, una varietà commerciale, il mio collega Chris Anderson descrive questo con la dinamica della coda lunga. Internet permette ad una gamma molto più ampia di prodotti creativi di avere successo rispetto a quanto succedesse prima; però permette anche la creatività amatoriale, quella delle persone che creano per amore delle arti e non per i soldi. L'importanza della creatività amatoriale era cara a Jon Philips Sousa, che nel 1906 è andato al Congresso degli Stati Uniti per parlare della “macchina parlante”, come la chiamava, che era per lui alla rovina della creatività. “Queste macchine parlanti rovineranno il futuro della musica in questo paese - è una citazione di quanto ha detto - quand'ero ragazzo davanti ogni casa in questo paese si vedevano dei canti dei ragazzi che cantavano le canzoni dell'epoca o delle canzoni vecchie oggi si sentono queste macchine infernali ad ogni oradel giorno e tutta la notte. Noi perderemo le nostre corde vocali, le corde vocali verranno eliminate dal processo di evoluzione, come si è perduta la coda dell'uomo quando si è evoluto dalla scimmia”. Quindi voglio che vi concentriate su quest'immagine, l’immagine dei giovani dell’epoca che stavano insieme e cantavano le canzoni dell’epoca o quelle più vecchie. Persone che partecipavano alla creazione o alla ricreazione della propria cultura. Sousa aveva ragione di temere che non sopravvivesse quell'immagine; la diffusione del vinile, la radiodiffusione, ci hanno trasformato in uditori passivi; però sbagliava se si pensa alle tecnologie del ventunesimo secolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono delle tecnologie che portano alla ripresa della cultura a cui pensava lui. Vi porto qualche esempio: sono sicuro che qualcuno di voi ha visto questa interpretazione straordinaria del canone In Re, da quando è stato messo su You Tube, più di 70 milioni di persone hanno visto questa interpretazione di un giovane ragazzo che con un berretto da baseball e una chitarra interpreta la propria variazione di questo classico. Da quando è stato pubblicato questo brano, centinaia di persone hanno avuto la stessa idea e hanno prodotto la propria variazione diffondendola sulla stessa piattaforma. Per esempio un ragazzo ha preso la musica dal video per produrre questo, questa ha ispirato qualcun altro a produrre questo… e poi ha ispirato un'altra persona a produrre questo. Chiaramente se Brooklyn lo può fare San Francisco può fare anche meglio. Il fatto è che questo è quello sognava Sousa quando parlava dei ragazzi che si riunivano cantare le canzoni dell'epoca. Oggi non lo fanno più fisicamente, ma si riuniscono intorno a una piattaforma digitale che ispira l'altra creatività. È anche grazie alle leggi che regolano questa piattaforma che può prodursi questa creatività, se si applicassero ad essa le stesse regole che vengono applicate ai vecchi media questa creatività sarebbe impossibile. Su YouTube ogni minuto ci sono 20 h di video, anzi, da quando ho iniziato a parlare oggi più di 12 giornate di video sono state caricate su You Tube. Qualsiasi regola che necessitasse la valutazione previa di questo materiale, porterebbe alla chiusura di siti come You Tube. Questo è il bene che è uscito da questa infrastruttura, però c’è stato anche del male, come la pirateria p2p, di autori che non autorizzano la condivisione del proprio materiale. La RIAA dice che ci sono 12,5 miliardi di danni l'anno. Io credo che queste stime siano esagerate, però non c'è bisogno di credere a queste stime; le vendite digitali sono aumentate del 940% mentre le vendite di dischi sono scese del 30%. Io credo che sarebbe giusto per il governo preoccuparsi dei danni che questo comporta per gli artisti ed è sicuro che questa pirateria ha portato dei danni ad alcuni artisti e questo è un male che deriva da questa piattaforma dell'innovazione. Pensiamo al giornalismo adesso, c’è del bene straordinario che viene prodotto da Internet per il giornalismo, l’innovazione, la varietà delle nuove forme di giornalismo. Su dei siti cui possiamo vedere delle raccolte di articoli, e poi c’è anche la produzione dilettante di Wikipedia e altri blog. Ma c'è anche del male perché l'aumento di media liberi e gratuiti comporta una pressione sul tipo di giornalismo che è essenziale per la democrazia, il giornalismo d'indagine, il giornalismo basato sulle analisi; se riteniamo che siano importanti cose come il NyT che pubblica i Pentagon Papers. Queste cose appartengono al momento in cui la stampa aveva una forza, la stampa si difendeva nei confronti dei tribunali e questo ha avuto un effetto profondo su quello che pensavamo potesse essere la stampa. Io credo che purtroppo questo tempo sia passato nel mio Paese. Anche se ci sono ancora dei giornali non c'è più la stessa forza, la stessa spina dorsale in questo giornali, pensiamo al fatto che lo stesso New York Times non ha rivelato i dati sull’Iraq finché non è stata confermata l'elezione del presidente Bush. Chiaramente Internet aumenterà la pressione su questo tipo di giornalismo, con la riduzione del finanziamento incrociato alla stampa tradizionale. Questo è un problema per la democrazia. Pensiamo poi alla questione della trasparenza; anche qui Internet ha prodotto benefici enormi, favorendo l’esplosione dell'efficienza e della trasparenza. L’amministrazione Obama ha esplorato le possibilità di rendere accessibili le informazioni in modo facilmente comprensibile. Data.gov ci presenta tutta una serie di dati che riguardano l'azione del governo, cui si può accedere in modo totalmente gratuito. E poi ci sono informazioni facilmente accessibili grazie a cui gli automobilisti possono trovare dei modi per consumare meno combustibile e anche in Gran Bretagna si rendono disponibili informazioni trasparenti sul funzionamento del Parlamento britannico. La maggior parte di questi progetti sono ottimi per la democrazia. Ma ci sono anche qui dei costi: c'è un lato oscuro di questo movimento verso la trasparenza, vi dò un esempio possono avete visto questo film che parla del debito da carta di credito negli Stati Uniti. Una delle cause principali di questo problema è una legge si chiama legge per la Protezione dei consumatori e Prevenzione dell’abuso da bancarotta. In realtà non c'è protezione dei consumatori, in questa legge, che invece ha avuto l'effetto di rendere impossibile estinguere il debito da carta di credito. Questa legge è stata proposta quando Clinton era presidente, e lui era a favore di essa, ma Hillary Clinton dopo aver letto un articolo sul New York Times ha cominciato a militare contro tale legge, contro tale Bill, ovvero “legge” in inglese, con la b maiuscola. Nonostante la legge fosse stata bloccata in precedenza, quando la signora è diventata senatore, a questo punto aveva ricevuto $ 140.000 in contributi dal settore dei servizi finanziari, quindi cosa fatto? Nel 2001 votato a favore di quella terribile legge, dper ue volte, dando il suo sostegno a questo cambiamento della legislazione. La senatrice Clinton ha detto non era per i soldi e ha difeso la sua decisione: “non credo che nessuno possa pensare che venga influenzata da una lobby, vista la mia esperienza di trent'anni – ha detto”. Io credo a Hilary Clinton, non credo che si possa diventare Hilary Clinton se è facile essere corrotti, ci possono essere milioni di ragioni per cui la senatrice di New York abbia visto questa legge in modo diverso da come la vedeva da First Lady degli Stati Uniti. Ma gli altri cosa avranno pensato, dopo aver sentito che aveva ricevuto $ 104.000 dal settore dei servizi finanziari; avranno pensato che aveva dei buoni motivi? Questo è il lato oscuro della trasparenza. Questo tipo di dati aumenta lo scetticismo riguardo al funzionamento del Parlamento. L'80% delle persone in California pensa che i soldi comprano i risultati, il livello di fiducia del congresso di Stati Uniti e al livello più basso della storia. Forse c'erano più persone che erano a favore della monarchia inglese al tempo dell’Indipendenza, di quante ce ne siano ora a favore del Congresso. Quindi se mettiamo assieme questi aspetti positivi e negativi su una stessa pagina, come una pagella, possiamo vedere come questi vari aspetti hanno portato agli estremismi. Gli estremismi di sinistra ritengono che Internet dica di rifare costantemente la società e sono a favore del fatto che gli autori siano sotto pressione a causa di Internet; c'è un movimento abolizionista che ritiene si debba eliminare del tutto il diritto d’autore, che non ci siano motivi che esso esista. Per quel che riguarda il giornalismo si dice che sono sufficienti i blog, non abbiamo più bisogno di professionisti che fanno le indagini. Ci sono estremismi anche a destra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La battaglia per il diritto d'autore porta a suggerire cambiamenti che potrebbero uccidere Internet. Questo estremismi non vogliono riconoscere le ragioni degli altri, quindi si ritiene che oggi debba essere o l'anarchia oppure uno Stato totalitario sostenuto da coloro che si oppongono alla rete. Invece dobbiamo trovare il giusto mezzo. Trovare un modo per promuovere Internet ma anche credere al giornalismo, avere fiducia nel governo. L'importante non è quale scegliere l'uno o l'altro, la domanda invece è come riuscire ad avere entrambi, dobbiamo accettare l’esistenza di Internet e gioire perché Internet esiste e non scomparirà, ma anche pensare a come minimizzare il danno che Internet può fare e come fare questo? Ci sono risposte ovvie già di 10 anni, per esempio per il diritto d'autore bisogna esercitare un controllo su come si utilizzano i lavori e garantire un compenso giusto per il lavoro che viene usato e trovare delle forme di compensazione per i danni arrecati dalla pirateria. C'è un'idea che è alla base del partito verde in Germania, sostegno pubblico per i beni pubblici e il giornalismo investigativo lo è. Per quanto riguarda la politica bisogna rimuovere le cause che portano all'assenza di fiducia ,dobbiamo eliminare il finanziamento privato dei partiti e trasformarlo in finanziamento pubblico e quindi far sì che la gente possa credere ragionevolmente che qualsiasi decisione non sia stata presa solo per denaro. Fra gli attivisti di tutto il mondo non c'è nessuno che si faccia portavoce di queste posizioni in tutto il mondo, ci sono soltanto estremismi. Per quanto riguarda il diritto d'autore negli Stati Uniti, c’è una guerra, un mio amico la chiamava la sua guerra al terrorismo e i terroristi sono i nostri figli. Il finanziamento pubblico al giornalismo è stato eliminato negli Usa, credendo che il mercato privato potesse bastare da solo. È aumentato enormemente il costo delle campagne politiche e i congressisti spendono il 30% del loro tempo per cercare i fondi e la Corte Suprema ha eliminato quest'anno le basi costituzionali che permettevano al Congresso di limitare la spesa per sostenere un candidato. Tutto questo non fa altro che creare posizione estremiste ovunque. Dobbiamo imparare a essere un punto umili dal punto di vista della legislazione. Il ventesimo secolo è stato un secolo dove la tecnologia ha reso possibile una mentalità dittatoriale, i governi hanno usato la tecnologia per propagandare la loro azione, sono state promosse normative a volte brutali per controllare la società. La mentalità che è alla base di questo è che il governo ha il potere di controllare, di rifare o riformare la società e si crede che quando c'è un rallentamento allora bisogna aumentare la forza affinché la normativa diventi più efficace. Questo rapporto “più forza maggiore efficacia” è falso in democrazia. Una maggiore forza spesso significa una normativa meno efficace. Dare una spintarella è meglio che un pugno, dobbiamo imparare questa umiltà. Anche gli estremisti devono ricordare che ci sono dei limiti a quello che può fare il governo, ci sono dei vincoli naturali. Soprattutto se pensiamo al primo punto che ho sollevato oggi e cioè l'aspetto delle generazioni quando ci rendiamo conto che questa guerra che facciamo a Internet è la guerra che facciamo contro ai nostri figli, dobbiamo essere umili e riconoscere che npiù poniamo vincoli su come loro usano Internet e più loro si oppongono queste restrizioni e in modo sempre più distruttivo. Non possiamo impedire ai nostri ragazzi di essere creativi in un modo in cui noi non eravamo alla loro età, se facciamo ciò allora non faremo altro che renderli, spingerli a diventare pirati. Nel mio Paese i ragazzi vivono in un'era di proibizione, la loro vita la vivono sempre contro la legge e questo è corrisivo, corrode alle basi la democrazia e lò Stato di Diritto. &lt;br /&gt;Internet è libertà. Ma la libertà che cosa è? La libertà può produrre sia bene che male. La risposta matura alla libertà è minimizzare il negativo e massimizzare il bene; la risposta saggia di ogni governo è quella di non imbarcarsi in una guerra senza speranza. Ciò di cui abbiamo bisogno è che nostri governi siano maturi e che siano sani di mente, e devono capire che dobbiamo imparare da quello che ci ha insegnato il secolo scorso: quindi non vogliamo governi giovani e arroganti. I governi ovunque nel mondo devono rendersi conto che non possono governare con la forza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Trascrizione a cura di Federico Guerrini)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2461346443412245315?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2461346443412245315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2461346443412245315' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2461346443412245315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2461346443412245315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/03/il-web-e-la-trasparenza-tra-ideali-e.html' title='Il web e la trasparenza  tra ideali e realtà'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1848862729178625847</id><published>2010-02-15T17:51:00.000+01:00</published><updated>2010-02-15T17:52:25.935+01:00</updated><title type='text'>Come è difficile il "suicidio virtuale"</title><content type='html'>S’è parlato molto negli scorsi giorni del caso di Elisabetta Tulliani. L'attuale compagna di Gianfranco Fini ha chiesto al Garante della Privacy un provvedimento per eliminare da Internet le foto che la ritraevano con il suo ex-compagno: Luciano Gaucci, già presidente del Perugia Calcio fuggito all'estero fino a quando ha patteggiato una pena di tre anni per bancarotta fraudolenta e reati fiscali. La Tulliani, è un personaggio pubblico, quindi per le foto che la riguardano vale il diritto di cronaca (il garante ha fatto una scelta salomonica: vanno rimosse dall'indice dei motori di ricerca).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, se per le persone in vista è giusto che la stampa e il web informino a 360 gradi, anche per le persone comuni la memoria perenne del web rimane sempre accesa ed accessibile a occhi indiscreti e no. È nata così l'esigenza, di compiere un vero e proprio "suicidio virtuale": ovvero la possibilità di cancellare dai social network tutto ciò che ci riguarda: foto, frasi, account.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un'operazione lunga e, se non si hanno approfondite competenze informatiche, non alla portata di tutti. Sono nati così dei servizi appositi che aiutano a compiere la dolce morte sul web. Nel Giappone antico Seppuku era il rito con il quale i samurai si toglievano la vita perchè responsabili di qualche colpa o per darsi una morte onorevole. E Seppuku è ora il servizio che permette di compiere il suicidio virtuale su Facebook.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Come i Samurai si riprendevano il loro onore di guerrieri – è scritto sul sito – così puoi liberarti del corpo digitale e riscoprire l'importante di essere ciascuno, invece di qualcuno". Il servizio è gratuito, e facile da utilizzare: si può anche lasciare un Memorial Page. Nel dicembre scorso Facebook ha deciso di bloccare il sito minacciando azioni legali. Ma Seppuku è riuscito ad aggirare il blocco ed è di nuovo operativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stessa sorte è toccata a un’altra applicazione Facebook: Suicide Machine, la macchina dei suicidi, che consentiva di cancellare la propria esistenza virtuale, oltre che su Facebook, anche su altri social network: Twitter, Linkedin e MySpace. Anche qui Facebook si è subito attivato, bloccando l'applicazione. I gestori hanno promesso che riusciranno ad aggirare il blocco e torneranno presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre ai social network, però, sono frequenti le occasioni nei quali può rimanere qualche informazione personale online che si vuole rendere non più raggiungibile. Il caso più semplice può essere quello di un annuncio di lavoro, nei quali vengono lasciati numero di telefono, età, indirizzo e che rimane on-line anche dopoché l'annuncio non è più valido. Problemi seri potrebbero porsi per tutti coloro, giovani o no, che pubblicano on-line video dei quali in futuro potrebbero pentirsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questi dati sensibili, non c'è ancora una soluzione vera. In Francia un dibattito è nato dopo il caso di una donna che si era rivolta al giudice per eliminare messaggi su un forum che contenevano dettagli sul suo stato di salute. Il sottosegretario all'economia telematica Nathalie Kousciusko-Morizet ha cominciato a lavorare a una legge per l'oblio telematico, ma la strada è stretta, come il crinale che divide la tutela della privacy dalla censura di informazioni di interesse pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche l'Unione europea è al lavoro. Il commissario europeo all'informazione Viviane Redint ha aperto una trattativa con Google per capire quanto tempo devono rimanere sul motore di ricerca le informazioni. Dal motore hanno proposto 18 mesi, specificando che Google si limita a indicizzare quello che trova on-line. Unica soluzione, perciò, rimane quella di rivolgersi al web-master del sito che ha pubblicato l'informazione che vogliamo cancellare. In Italia, la giurisprudenza sancisce un diritto all'oblio, ma non risulta di semplice applicazione. Eppure il problema è sempre più presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È recente il caso di una ragazza di Feltre, in provincia di Belluno, che si è fatta filmare dal ragazzo durante alcune performance sessuali. Il video è poi finito su Internet con nome e cognome, per bloccare tutto lei ha dovuto denunciare l'episodio in questura. Insomma, la questione della cancellazione dei propri dati su Internet rimane pressante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in Italia stanno nascendo della aziende che fanno questo servizio a pagamento, sulla scia di quanto già successo negli Usa. Per ora il problema rimane. E si aspettano delle procedure e delle norme che sappiano coniugare il diritto alla privacy, con il diritto della stampa e dei cittadini di essere informati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da il Fatto Quotidiano del 14 febbraio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1848862729178625847?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1848862729178625847/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1848862729178625847' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1848862729178625847'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1848862729178625847'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/02/come-e-difficile-il-suicidio-virtuale.html' title='Come è difficile il &quot;suicidio virtuale&quot;'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1522468704147687197</id><published>2010-01-25T08:27:00.000+01:00</published><updated>2010-01-25T08:28:28.744+01:00</updated><title type='text'>Perché il potere ha paura del web</title><content type='html'>Il nostro obiettivo è cambiare il mondo", è uno slogan di Eric Schmid, il chief executive di Google. Lo stesso Schmid che quattro anni fa, all'inaugurazione del motore di ricerca in mandarino, con l'indirizzo locale segnato dal suffisso ". cn", dichiarò: "Siamo qui in Cina per rimanerci sempre". Ora quelle due affermazioni - cambiare il mondo, rimanere in Cina - sono diventate tra loro inconciliabili. Se Google non accetta le regole di Pechino, e la censura delle autorità locali, la sua avventura cinese dovrà chiudersi. Lo scontro epico che si è aperto fra la più grande potenza di Internet e la più grande nazione del pianeta, è destinato a ridefinire nei prossimi anni l'architettura globale del web, i limiti geopolitici della libertà d'informazione, e il nuovo concetto di sovranità nello spazio online.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il precipitare degli eventi ha colto tutti di sorpresa, almeno in Occidente. Questo copione non è stato scritto né a Mountain View, il quartier generale di Google nella Silicon Valley californiana, né tanto meno a Washington nelle sedi del potere politico. Negli scenari più pessimisti elaborati dal Pentagono, quando due anni fa l'Esercito Popolare di Liberazione centrò in pieno un proprio satellite in un test di guerre stellari, fu detto che la conquista dello spazio sarebbe stata la prossima sfida tra l'America e la Cina. Nessuno aveva messo in conto quello che sta accadendo da due settimane: l'improvviso gelo tra i soci del G2 per il controllo del cyber-spazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure quando Google lanciò la sua versione in mandarino nel 2006, la censura di Stato esisteva già. Come Microsoft, come Yahoo, come Rupert Murdoch, anche il colosso di Mountain View accettò il patto con il diavolo: collaborare con il regime facendo propri i suoi tabù, interiorizzarne i limiti alla libertà di espressione, autocensurarsi con dei filtri di software automatici approvati dalle autorità locali. Sembrava logico. Google si comportava come tante altre multinazionali "normali", separava le regole universali del business capitalistico dal contesto politico locale. Come un qualsiasi fabbricante di auto o di jeans, Schmid pensò di poter chiudere gli occhi sugli abusi contro i diritti umani, e partire alla conquista del più vasto mercato mondiale. Anzi, nel 2006 la questione di coscienza per gli americani sembrava risolta una volta per tutti dalle parole ottimiste di Bill Gates: "Per quanti limiti possano mettere all'attività di Microsoft, l'avvento di Internet introduce nella società cinese un volume d'informazioni senza precedenti. La Cina sarà comunque migliore di prima, grazie a noi". Ai vertici di Google, a onor del vero, non tutti la pensavano così. Sulle condizioni dello sbarco in Cina aveva dei forti dubbi uno dei due co-fondatori dell'azienda, Sergey Brin. Per la sua biografia personale - nato nell'Unione sovietica, emigrò in America da bambino con i genitori - aveva intuito un'incompatibilità insolubile, tra la "natura" profonda del business di Google e quella della Repubblica Popolare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La casistica dei conflitti tra i regimi autoritari e la libertà online è ricca di precedenti, dall'Iran alla Birmania. Ma la questione cambia completamente quando la posta in gioco è un mercato di 330 milioni di utenti, ormai il più popoloso del pianeta. Il comunicato del governo cinese che stigmatizza Google e ribatte alle critiche di Hillary Clinton, fa esplicito riferimento alle "regole della rete cinese". Nessuno immagina che possa esistere un "Internet iraniano". Ci sono solo le barriere che Teheran frappone per l'accesso locale alla rete: che resta una, indivisa e globale. Ma l'idea che la Cina possa organizzarsi come un cyber-universo autonomo da noi, è altrettanto impensabile?&lt;br /&gt;In Occidente diamo ormai per scontato da anni che la superficie terrestre sia scandagliata minuziosamente da GoogleMap. Ricordo il divertimento con cui mi accorsi, quando abitavo a San Francisco, che dalle foto satellitari si poteva vedere non solo casa mia ma anche la targa della mia auto. Non appena mi trasferii a Pechino nel 2004 scoprii che intere zone della capitale cinese invece erano oscurate, a cominciare dal quartiere di Zhongnanhai dove risiede la nomenklatura comunista. Ciò che a noi appare naturale, o inevitabile, cioè che la mappatura terrestre sia fatta da un'impresa privata americana, non è accettabile a Pechino. E' un'intrusione virtuale nella sovranità: un valore per il quale gli Stati scendono in guerra da secoli. E visto da Pechino il confine che separa un colosso privato come Google dal governo di Washington, è labile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ken Auletta, autore del saggio "Googled" (il passivo del verbo "googlare"), osserva che "poche altre tecnologie - la stampa di Gutenberg, il telefono - hanno avuto effetti sociali rivoluzionari come questo motore di ricerca, che ha sconvolto il nostro modo di produrre informazione, selezionarla, consumarla". Ma Internet essendo nato in America, tutta l'organizzazione del world wide web ha un'impronta made in Usa. Porta i segni inconfondibili di un "sistema": regole e valori nati negli Stati Uniti, per estensione occidentali, non necessariamente percepiti come universali a Pechino. Dove noi parliamo di "architettura aperta", altri capiscono "egemonia americana".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Grande Muraglia di Fuoco, è il nome che i dissidenti hanno affibbiato alla censura online della Repubblica Popolare. E' il più moderno e sofisticato apparato di controllo dell'informazione, con almeno 15.000 tecnici informatici in servizio permanente. Eppure il governo di Pechino ha avuto bisogno fino a ieri di appoggiarsi sul "collaborazionismo" di Google, Yahoo, Microsoft. I dissidenti, o anche i giovani cinesi più curiosi e dotati per l'informatica, hanno appreso ad aggirare la Grande Muraglia. Usano metodi simili a quelli degli hacker: ad esempio per dissimularsi attraverso domicili online all'estero. Sono esattamente i metodi mutuati dai cyber-pirati al servizio del governo, nelle incursioni denunciate da Google il 12 gennaio. Hanno violato la privacy della posta elettronica Gmail di numerosi militanti dei diritti umani; nonché di un grande studio legale di Los Angeles impegnato in un processo contro aziende di Stato cinesi per violazioni di copyright. E hanno profanato le email di 34 aziende hi-tech nella Silicon Valley, un grave episodio di spionaggio industriale che getta un'ombra sulla sicurezza di tutto l'impero Google.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esperto d'informatica Holman Jenkins evoca per questa offensiva un precedente poco noto. "All'inizio degli anni Novanta ci fu un'escalation di episodi di pirateria navale nel Mare della Cina meridionale. Hong Kong, che era ancora una colonia inglese, raccolse le prove che i pirati erano in realtà al servizio delle forze armate cinesi. Era un modo per rivendicare la sovranità di Pechino su rotte di comunicazione strategiche". I cyber-pirati che la Cina ha scatenato contro Google, innescando un conflitto che ha portato fino all'intervento dell'Amministrazione Obama, starebbero facendo un gioco simile. Come il corsaro Francis Drake al servizio di sua maestà Elisabetta I contro l'impero spagnolo. In palio stavolta c'è uno spazio virtuale, perfino più strategico delle rotte marittime. La Cina punta molto in alto, se ha sentito il bisogno di intimidire Google fino a mettere in discussione la privacy dei suoi clienti industriali: tutti ormai potenzialmente spiati. I dirigenti della Repubblica Popolare possono immaginare un Trattato di Yalta del terzo millennio, con cui l'America prenda atto della loro sovranità su una parte di Internet. Se passa il loro piano, il discorso visionario di Hillary Clinton che ha esaltato Internet come "il grande egualizzatore", si applicherebbe solo al di qua della Grande Muraglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Federico Rampini&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1522468704147687197?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1522468704147687197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1522468704147687197' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1522468704147687197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1522468704147687197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/01/perche-il-potere-ha-paura-del-web.html' title='Perché il potere ha paura del web'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6370844207681361445</id><published>2010-01-14T21:24:00.000+01:00</published><updated>2010-01-14T21:25:52.253+01:00</updated><title type='text'>Peer to peer, nuova offensiva nel mirino Telecom e utenti</title><content type='html'>GLI UTENTI e i siti peer to peer italiani sono al centro di una contesa giudiziaria che segna una svolta nella guerra alla pirateria online. La Fapav (Federazione anti pirateria audio visiva) ha chiesto al Tribunale civile di Roma di imporre a Telecom Italia alcune misure straordinarie: primo, obbligare la compagnia telefonica a denunciare alle autorità giudiziarie chi nella propria rete si macchia di pirateria; secondo, impedire l'accesso ad alcuni notissimi siti collegati, anche indirettamente, al peer to peer; terzo, battersi, d'ora in avanti, in prima linea contro il fenomeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se dovesser accettare le richieste di Fapav, quindi, Telecom dovrebbe scoprire quali utenti scambiano file pirata e fare pressioni perché smettano. Nel ricorso d'urgenza presentato da Fapav si legge anche un'accusa alla compagnia: non aver fatto abbastanza finora per dissuadere i propri utenti peer to peer, perché a Fapav risultano "centinaia di migliaia di utenti Telecom" che hanno scaricato film recenti. La Federazione ha addirittura fatto una classifica dei film più scaricati illegalmente: in testa Baaria (600 mila file scambiati), seguito da Il Grande Sogno (300mila), Amore 14 (200mila), Bruno (180mila), Basta che funzioni (178 mila), La Doppia ora (100 mila) e Viola di Mare (60mila).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatto sta che Telecom si sta opponendo alle richieste. Non solo: nella propria difesa presentata al Tribunale, accusa a sua volta Fapav di aver monitorato le connessioni degli utenti Telecom, violandone la privacy. Soltanto con questi mezza la Federazione avrebbe potuto ottenere i dati sui film più scaricati. Secondo l'operatore, è una vicenda simile a quella di&lt;br /&gt;Peppermint (azienda discografica tedesca che aveva fatto incetta di dati degli utenti peer to peer italiani). Un caso che si era concluso nel 2007 con la condanna dei discografici, al Tribunale di Roma e da parte del Garante della Privacy. Non si sa in che modo Fapav abbia monitorato il traffico peer to peer, ma forse si è servita di un software ad hoc (Peppermint utilizzava quello di Logistep).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La data dell'udienza non è stata ancora fissata (a differenza di quanto riportato da altri organi di informazione), perché all'ultimo momento è stato cambiato il giudice (adesso è Antonella Izzo). Poiché si tratta un procedimento d'urgenza, però, dovrebbe essere questione solo di pochi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'eventuale condanna cambierebbe di molto le abitudini di navigazione degli italiani. Primo, perché sono milioni gli utenti peer to peer nostrani (8 milioni solo quelli di eMule, secondo Nielsen). Secondo, perché i siti che Fapav vuole oscurare solo molto popolari: c'è The Pirate Bay e poi un gran numero di indirizzi italiani: Italianshare, ItalianSubs, Vedogratis, Youandus, Italianstreaming, 1337x, Dduniverse, Angelmule, Italiafilm, Ilcorsaronero. Alcuni di questi permettono di vedere direttamente film pirata, altri solo di trovarli (a mo' di motore di ricerca). Ma c'è anche il caso di ItalianSubs, che si limita a fornire sottotitoli in italiano a film inglesi che l'utente si deve procurare altrove. Se scaricare e condividere un file pirata è illegale, non è così scontato che lo siano anche tutti quei siti. Solo The Pirate Bay è stato condannato per aver favorito la pirateria: da un tribunale svedese e poi di recente anche dalla Cassazione italiana, secondo la quale è corretto impedire l'accesso a siti che facilitano il download di file pirata. La sentenza della Cassazione forse aprirà la strada a una campagna di denunce, contro siti collegati al peer to peer. Questa della Fapav potrebbe essere solo la prima di una lunga serie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Longo&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6370844207681361445?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6370844207681361445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6370844207681361445' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6370844207681361445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6370844207681361445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/01/peer-to-peer-nuova-offensiva-nel-mirino.html' title='Peer to peer, nuova offensiva nel mirino Telecom e utenti'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-979814606252867579</id><published>2010-01-13T16:15:00.000+01:00</published><updated>2010-01-13T16:16:10.140+01:00</updated><title type='text'>Facebook trascina in tribunale chi spinge ai "suicidi" virtuali</title><content type='html'>ALCUNI preferiscono darci un taglio netto. Altri la fanno finita, ma poi ci ripensano. Altri ancora lasciano che sia un software a effettuare per loro l'ultimo click. È il variegato mondo dei suicidi, o aspiranti tali, virtuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gioco o perché la dipendenza dai social network è troppo forte, perché si è sfufi del proprio data-body ed è meglio rifarsene uno nuovo, o semplicemente perché è più bello passare il tempo con persone in carne e ossa, sono sempre di più gli utenti che cancellano profili, avatars, feeds, e tracce personali nella fitta rete di relazioni del Web 2.0.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che il fenomeno abbia raggiunto livelli di guardia è evidente dal fatto che alla defezione personale si stia affiancando un esodo sempre più organizzato, premeditato, collettivo. Due servizi Seppukoo e Web 2.0 Suicide Machine permettono infatti agli utenti di staccare la spina da social network come Facebook, Myspace, LinkedIn e Twitter attraverso una procedura automatizzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lanciati entrambi nel mese di dicembre, i due software sono finiti da qualche giorno sotto il fuoco del team legale di Facebook, che contesta loro la violazione della Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità  degli utenti Facebook. Non solo, mentre gli avvocati delle parti interessate sono impegnate nelle schermaglie preliminari di quella che potrebbe essere una lunga battaglia legale, Facebook ha bloccato l'accesso al proprio network dai due siti, rendendoli così inefficaci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Creato da Les Liens Invisibles (Le Connessioni Invisibili), gruppo di net artisti italiani formato da Clemente Pestelli e Gionatan Quintini, Seppukoo permette agli utenti di cancellare il proprio profilo seguendo una procedura "ritualizzata" (il seppuku è il suicidio rituale dei samurai giapponesi). Per effettuarlo l'utente Facebook inserisce il proprio nome utente e password su Seppukoo.com, compone una pagina Web con cui essere ricordato/a, e scrive un biglietto d'addio. Il servizio disattiva l'account, spedisce le sue ultime parole al suo intero network di amici, e gli attribuisce un punteggio. Quanti più  amici dell'utente suicidato decidono di imitare il suo gesto, tanto più  l'utente ottiene un punteggio alto su Seppukoo.com - un meccanismo volto a incentivare il carattere virale dell'azione. Nel giro di poche settimane infatti, e prima dello stop di Facebook, Seppukoo avrebbe disconnesso circa ventimila utenti. Effettuata la rimozione, il servizio consentiva comunque agli utenti di riattivare il proprio profilo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più  radicale l'approccio della Suicide Machine, una piattaforma lanciata da poche settimane da Moddr Lab, laboratorio multimediale di stanza a Rotterdam, coordinato dall'artista austriaco di origini bosniache Goran Savicic. In questo caso, una volta lanciata la Suicide Machine, gli utenti non possono più  tornare indietro. Il programma inizia cambiando la password utente (il che significa che diventa impossibile riattivare il proprio account Facebook) e la foto del profilo utente. Poi procede alla rimozione di tutti i suoi amici, dei gruppi cui è iscritto e di tutti i suoi post. Infine, crea una pagina di commemorazione con una foto e poche parole d'addio e, per chi loro richiede, un video-ricordo del processo di cancellazione. Inoltre la Suicide Machine permette agli utenti di disconnettersi anche da Myspace, LinkedIn e Twitter. Ma a differenza di Seppukoo, e probabilmente per il carattere irreversibile dell'azione, la Suicide Machine avrebbe disconnesso finora "solo" 900 utenti, un numero che dopo lo stop di Facebook, arrivato nei primi giorni del 2010, non sembra destinato a salire di molto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile prevedere quale sarà l'esito della battaglia legale in corso. La principale contestazione che i legali di Facebook muovono ai due servizi è di fare phishing, cioé di utilizzare i dati personali dei suoi utenti e di farlo senza il loro consenso. I gestori dei siti rivendicano invece il diritto degli utenti di disporre come meglio credono dei propri dati personali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dichiara a Repubblica.it Guy McMusker, art director e portavoce immaginario di Les Liens Invisibles, le richieste di Facebook "sono ingiustificate e nascondono la volontà di mantenere una posizione di monopolio nel sistema dei network e, soprattuto, nella conservazione e gestione dei dati dati personali che l'uso di questo sistema consente di ottenere a chi lo gestisce. In realtà - prosegue McMusker - le informazioni che risiedono sul sito seppukoo.com ci sono state comunicate volontariamente e coscientemente dagli iscritti a Facebook che ne sono gli unici titolari e che devono poter disporre di queste come vogliono; devono dunque avere la facoltà di poterle condividere con chiunque, anche esterno a Facebook e senza le imposizioni di Facebook."&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-979814606252867579?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/979814606252867579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=979814606252867579' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/979814606252867579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/979814606252867579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/01/facebook-trascina-in-tribunale-chi.html' title='Facebook trascina in tribunale chi spinge ai &quot;suicidi&quot; virtuali'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-4451676163988777460</id><published>2010-01-13T11:09:00.000+01:00</published><updated>2010-01-13T11:10:20.006+01:00</updated><title type='text'>Google sotto attacco in Cina basta censura, ma rischia stop</title><content type='html'>Google minaccia di abbandonare la Cina. L'annuncio clamoroso è arrivato ieri dal quartier generale di Mountain View, nella Silicon Valley californiana, al termine di una escalation di tensione fra il colosso di Internet e il regime di Pechino. I vertici di Google hanno rivelato che il loro motore di ricerca - nella versione in mandarino - è stato fatto oggetto di attacchi sempre più frequenti da parte di hacker cinesi, che si sospetta siano al servizio della censura di Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli attacchi più gravi, che hanno portato all'annuncio di ieri, hanno violato le e-mail di alcuni attivisti per i diritti umani, oltre che di grandi imprese occidentali. In un blog del gruppo, i dirigenti di Google ieri sera hanno rivelato di avere "scoperto un attacco mirato ed altamente sofisticato contro la nostra infrastruttura, originato dalla Cina". Ulteriori indagini interne hanno confermato che il bersaglio principale sono stati "gli account G-mail di diversi militanti per i diritti civili".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Google non ha esplicitamente accusato il governo cinese di essere il regista di questa violazione. Tuttavia la reazione del gruppo californiano non lascia dubbi. Infatti come risposta a questa offensiva senza precedenti, Google ha deciso che non filtrerà più le informazioni sul suo sito cinese. Interromperà cioè quella politica di cooperazione con le autorità della Repubblica Popolare che in passato era stata oggetto di polemiche negli Stati Uniti: secondo le ong che difendono i diritti umani infatti Google avrebbe praticato un "collaborazionismo" con la censura di regime, pur di avere accesso al mercato online più grande del mondo (così come Yahoo che arrivò a macchiarsi di delazione consegnando alla polizia cinese le email personali di un dissidente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inizio della collusione con il governo cinese risale al 2006: è in quell'anno che Google inaugurò la versione mandarina del suo motore di ricerca, e quindi un sito che finisce col suffisso ". cn". Ma ora quel patto col regime è in crisi. Se Google cessa di filtrare il suo motore di ricerca in mandarino, con ogni probabilità il governo cinese ne bloccherà l'accesso e potrebbe oscurarlo definitivamente. In passato Pechino non ha esitato a cancellare la visibilità di Google, o di siti come Wikipedia, se non accettavano di "purgarsi" spontaneamente. Tra le richieste del ministero dell'Informazione cinese, per esempio, c'è la cancellazione dei siti che difendono i diritti del Tibet e dello Xinjiang. Per essere autorizzato a operare sul mercato cinese, Google ha quindi installato dei software che automaticamente evitano l'accesso a siti o a termini che sono tabù per la propaganda di regime. Un prezzo pesante da pagare, in cambio della possibilità di contatto con 300 milioni di utenti Internet: il pubblico online cinese ha ormai superato quello degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte all'ultima provocazione, Google sembra avere valutato che il prezzo d'immagine da pagare verso l'opinione pubblica americana rischia di essere troppo elevato. Il motto dei fondatori dell'azienda di Mountain Valley, dopotutto, è "don't be evil", non essere malvagi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Federico Rampini&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-4451676163988777460?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/4451676163988777460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=4451676163988777460' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4451676163988777460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4451676163988777460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2010/01/google-sotto-attacco-in-cina-basta.html' title='Google sotto attacco in Cina basta censura, ma rischia stop'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-8531507366381103943</id><published>2009-12-18T18:02:00.000+01:00</published><updated>2009-12-18T18:03:17.356+01:00</updated><title type='text'>Documenti grandi, ecco come inviarli</title><content type='html'>Per lavoro o per divertimento spesso abbiamo bisogno di inviare file piuttosto pesanti. Rispetto a qualche tempo fa le caselle di posta elettronica sono diventate più capienti ma l'invio di certi allegati continua a rimanere un problema. Ecco alcuni servizi online per inviare i file direttamente tramite email oppure per "parcheggiarli" sui server disponibili fino a quando il destinatario non li recupererà e, comunque, per un periodo di tempo limitato. Sono gratuiti e, nella maggior parte dei casi, non richiedono registrazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;WeTransfer (https://www.wetransfer.com/) Permette di inviare file fino a due giga e non richiede registrazione. Una volta collegati è sufficiente selezionare il file da inviare, inserire indirizzo di posta elettronica del destinatario, indirizzo email personale e, a scelta, anche un messaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Filedropper (http://www.filedropper.com/) Per caricare file fino a 5 Gb. Una volta eseguito l'upload si ottiene un link che può essere condiviso con i destinatari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Filemail (http://www.filemail.com/it/) Per inviare file fino a 2 Gb. Non richiede registrazione. Ha anche un account Premium (fino a 10 Gb) a 4 dollari al mese e una versione Corporate a 45 dollari al mese per file superiori ai 10 Gb.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;QuickBigFile (http://quickbigfile.com/) Consente l'invio di file fino a 2.5 Gb. Il suo utilizzo è molto semplice: è sufficiente caricare il file, impostare indirizzo del mittente e del destinatario e riempire il corpo del messaggio. I file rimangono su QuickBigFile per 30 giorni. E' anche possibile ricevere una mail di notifica nel momento in cui il destinatario effettua il download.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Yousendit (http://www.yousendit.com/) Permette di inviare fino a 2 Gb di file. Una volta caricato, il destinatario riceve una mail con un link dove poter scaricare il contenuto. Il file rimarrà disponibile per una settimana e poi verrà cancellato. Per spedire file più grandi e più velocemente esiste anche il software Yousendit Express (http://www.yousendit.com/cms/standalone-app) disponibile per WIndows e Mac.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TransferBigFiles (http://transferbigfiles.com/) E' possibile inviare gratuitamente fino a 2 Gb di file. Il contenuto rimane disponibile per 5 giorni, oppure per 30 se avete effettuato la registrazione al servizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Megaupload (http://www.megaupload.com/) E' possibile inviare gratuitamente file fino a 1024 Mb. Si clicca su Sfoglia, si sceglie il file da caricare. Alla fine del percorso si ottiene una Url da poter condividere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fileurls (http://fileurls.com/) La differenza rispetto agli altri servizi è che permette di inserire una password per proteggere i file e di scegliere per quanti giorni renderlo scaricabile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PipeBytes (http://host01.pipebytes.com/) Non richiede registrazione e non è necessario inserire la propria mail o quella del destinatario. Una volta caricato il file viene prodotta una url da condividere. Stream File (http://www.streamfile.com/) Permette di inviare file fino a due giga, il funzionamento è identico ai servizi precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Katia Ancona&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-8531507366381103943?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/8531507366381103943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=8531507366381103943' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8531507366381103943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8531507366381103943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/12/documenti-grandi-ecco-come-inviarli.html' title='Documenti grandi, ecco come inviarli'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1028962872994532023</id><published>2009-12-17T10:22:00.001+01:00</published><updated>2009-12-17T10:23:25.983+01:00</updated><title type='text'>"Le leggi per la Rete"  di Stefano Rodotà</title><content type='html'>L'Italia ha scoperto la Rete. Appena ieri era divenuta evidente per tutti la forza di Internet quando proprio da lì era partita l'iniziativa che era riuscita a portare in piazza un milione di persone per il "No B Day".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si materializzava così una dimensione della democrazia inedita per il nostro paese. Pochi giorni dopo quell'immagine appare rovesciata. Internet diventa il luogo che genera odio, secerne umori perversi. E questa sua nuova interpretazione travolge quella precedente: il "No B Day" è presentato come un momento d'incubazione dei virus che avrebbero reso possibile l'aggressione a Berlusconi, Internet come lo strumento in mano a chi incita alla violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusione: la proposta di un immediato giro di vite per controllare la Rete, secondo un abusato copione che trasforma ogni fatto drammatico non in un imperativo a riflettere più seriamente, ma in un pretesto per ridurre ogni questione politica e sociale a fatto d'ordine pubblico, limitando libertà e diritti.&lt;br /&gt;Per fortuna, all'interno dello stesso mondo politico è stata subito colta la pericolosità di questa impostazione. Intervenendo alla Camera dei deputati, Pier Ferdinando Casini ha detto parole sagge: "Guai a promuovere provvedimenti illiberali. Le leggi già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete". E la finiana fondazione FareFuturo evoca la "sindrome cinese", la deliberata volontà di impedire che Internet possa rappresentare uno strumento di democrazia. Questi moniti, insieme a molti altri, sembrano aver trovato qualche ascolto, a giudicare almeno dalle dichiarazioni più prudenti del ministro Maroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema della violenza è vero, e grave. Ma altrettanto ineludibile è la questione della democrazia. È istruttivo leggere la lista dei paesi che sottopongono a controlli Internet: tutti Stati autoritari o totalitari (con una particolare eccezione per l'India). Questo vuol forse dire che i paesi democratici sono distratti, che si sono arresi di fronte all'hate speech, al linguaggio dell'odio? O è vero il contrario, che è maturata la consapevolezza che la democrazia vive solo se rimane piena la libertà di manifestare opinioni, per quanto sgradevoli possano essere, e che già disponiamo di strumenti adeguati per intervenire quando la libertà d'espressione si fa reato nel nuovo mondo digitale?&lt;br /&gt;Vi è una vecchia formula che ben conoscono coloro i quali si occupano seriamente di Internet: quel che è illegale offline, è illegale anche online. Tradotto nel linguaggio corrente, questo vuol dire che Internet non è uno spazio privo di regole, un far west dove tutto è possibile, ma che ad esso si applicano le norme che regolano la libertà di espressione e che già escludono che essa possa essere considerata ammissibile quando diventa apologia di reato, istigazione a delinquere, ingiuria, minacce, diffamazione. Questo è il solo terreno dove sia costituzionalmente legittimo muoversi, e le particolarità di Internet non hanno impedito alla polizia postale e alla magistratura di intervenire per reprimere comportamenti illegali. Le conseguenze di questa impostazione sono chiare: no alla censura preventiva, comunque incompatibile con i nostri principi costituzionali; no a forme di repressione affidate ad autorità amministrative o riferite a comportamenti non qualificabili come reati; no ad accertamenti e sanzioni non affidati alla competenza dell'autorità giudiziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Considerando più da vicino le peculiarità di Internet, bisogna essere ben consapevoli del fatto che le proposte di introdurre "filtri" all'accesso a determinati siti sollevano un radicale problema di democrazia. Chi stabilisce quali siano i siti "consentiti"? Qual è il confine che separa i contenuti liberamente accessibili e quelli illeciti? Il più grande spazio pubblico mai conosciuto dall'umanità rischia di essere affidato, all'arbitrio politico, che inevitabilmente attrarrebbe nell'area dei comportamenti vietati tutto quel che si configura come dissenso, pensiero minoritario, opinione non ortodossa. E la proposta di vietare l'anonimato in rete trascura il fatto che proprio l'anonimato (peraltro ostacolo non del tutto insuperabile nel caso di veri comportamenti illeciti) è la condizione che permette la manifestazione del dissenso politico. Quale oppositore di regime totalitario potrebbe condurre su Internet la sua battaglia politica, dentro o fuori del suo paese, se fosse obbligato a rivelare la propria identità, così esponendo se stesso, i suoi familiari, i suoi amici a ogni possibili rappresaglia? Non si può inneggiare al coraggio dei bloggers iraniani o cubani, e denunciare le persecuzioni che li colpiscono, e poi eliminare lo scudo che, ovunque, può essere necessario per il dissenziente politico. Anche nei paesi democratici. È di questi giorni la denuncia di associazioni americane per la tutela dei diritti civili che accusano le agenzia per la sicurezza di controllare reti sociali come Facebook e Twitter proprio per individuare chi anima iniziative di opposizione. Non è la privacy di chi è in Rete ad essere in pericolo: è la sua stessa libertà, e dunque il carattere democratico del sistema in cui vive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, i gruppi che su Facebook inneggiano a Massimo Tartaglia turbano molto. Ma bisogna conoscere le dinamiche che generano queste reazioni, certamente inaccettabili, ma rivelatrici del modo in cui si sta strutturando la società, che richiede attenzione e strategie diverse dalla scorciatoia repressiva, pericolosa e inutile. Inutile, perché la Rete è piena di risorse che consentono di aggirare questi divieti. Pericolosa, non solo perché può colpire diritti fondamentali, ma perché spinge le persone colpite dal divieto a riorganizzarsi, dando così permanenza a fenomeni che potrebbero altrimenti ridimensionarsi via via che si allontana l'occasione che li ha generati.&lt;br /&gt;Solo una buona cultura di Internet può offrirci gli strumenti culturali adatti per garantire alla Rete le potenzialità democratiche continuamente insidiate al suo stesso interno da nuove forme di populismo, dalla possibilità di creare luoghi chiusi, a misura proprie e dei propri simili, negandosi al confronto e alla stessa conoscenza degli altri. Più che misure repressive serve fantasia, quella che induce gruppi in tutto il mondo a chiedere un Internet Bill of Rights o che ha spinto uno studioso americano oggi collaboratore di Obama, Cass Sunstein, a proporre che i siti particolarmente influenti per dimensioni o contenuti debbano prevedere un link, una indicazione che segnali l'esistenza di siti con contenuti diversi o opposti e che permetta di collegarsi a questi immediatamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Rodotà&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1028962872994532023?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1028962872994532023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1028962872994532023' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1028962872994532023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1028962872994532023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/12/le-leggi-per-la-rete-di-stefano-rodota.html' title='&quot;Le leggi per la Rete&quot;  di Stefano Rodotà'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6056520335223036766</id><published>2009-12-09T08:28:00.000+01:00</published><updated>2009-12-09T08:29:49.858+01:00</updated><title type='text'>"Internet Evolved" indaga sul futuro della rete</title><content type='html'>Dove sta andando Internet? Gran bella domanda. A cui difficilmente si può davvero pensare di poter dare una risposta univoca. Ci si può ragionare, però. Cercando di individuare traiettorie, possibilità, rischi e ipotesi di scenari presenti e futuri. Esattamente ciò che si farà giovedì 10 dicembre a Internet Evolved – La rete esce dalla rete, quinta conferenza annuale organizzata a Torino da Top-ix, consorzio nato nel 2002 per favorire attraverso Internet lo sviluppo della produttività del territorio piemontese e del Nord Ovest.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il percorso scelto prevede quattro diversi momenti di incontro e riflessione, che occuperanno l’intera giornata. Si partirà con “Internet: nuove frontiere della rete”: analisi di una piattaforma in costante mutazione, che deve rispondere alle esigenze di un numero sempre crescente di utenti e di dati e a un intreccio sempre più stretto con il mondo imprenditoriale, economico, industriale e dei mercati. Alle tematiche dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile sarà invece dedicato lo spazio “Green Web”, nel quale si valuterà l’impatto ambientale del settore tecnologico, le sue possibilità di fare da volano per una rivoluzione verde della società e le incognite ambientali legate alla next big thing delle reti digitali, il “cloud computing”, cioè il passaggio a un ecosistema in cui la maggior parte dei dati (anche personali) saranno archiviati e gestiti a distanza, e non più negli hard disk dei computer degli utenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella seconda parte della giornata si passerà ad affrontare uno dei temi storicamente più importanti e al tempo stesso spinosi della rivoluzione digitale: il rapporto con le istituzioni e le possibilità (necessità?) dell’e-government di aggiornare e rendere più efficace la pubblica amministrazione. Titolo del segmento: “Government as a Platform”. Infine, spazio alla visione che fa da sottofondo (e sottotitolo) all’intera conferenza: l’idea di una Internet che esce dai suoi confini originari per coinvolgere in modo sempre più radicale la vita quotidiana e relazionale dei suoi utenti (attraverso Facebook e i social network) e per scoprire nuovi mercati e nuove vie di sviluppo nella dimensione dei dispositivi portatili (pensiamo al successo dell’iPhone, dei Blackberry, della rampante piattaforma Android, degli smartphone più sofisticati). “MICROApps” sarà il titolo di quest’ultimo panel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla conferenza parteciperanno relatori provenienti dalle più svariate realtà imprenditoriali (multinazionali dell’IT, telco, start up), dal mondo dell’università, della ricerca scientifica, dell’informazione e delle istituzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca Castelli&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6056520335223036766?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6056520335223036766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6056520335223036766' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6056520335223036766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6056520335223036766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/12/internet-evolved-indaga-sul-futuro.html' title='&quot;Internet Evolved&quot; indaga sul futuro della rete'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1532069028396762380</id><published>2009-11-29T17:33:00.000+01:00</published><updated>2009-11-29T17:34:51.629+01:00</updated><title type='text'>Assediati dai software intelligenti</title><content type='html'>La sfida tra l’uomo e la macchina intriga gli scienziati da anni, ovvero da quando sono riusciti a trasferire almeno alcune delle caratteristiche proprie dell’intelligenza umana ai «robot». Non si tratta solo di creature più o meno antropomorfe o zoomorfe (dall’aspirapolvere Roomba al cagnolino Aibo passando per il robot umanoide della Honda, Asimo), ma di sofisticati algoritmi con enormi spazi di applicazione nel settore della comunicazione ed elaborazione dati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La robotica oggi ha trovato nicchie applicative di grande interesse. si può dire che l’intelligenza artificiale (ai) sia ovunque intorno a noi», dice Andrea Bonarini del laboratorio Ai &amp; Robotics del Politecnico di Milano. «Basti pensare ai software intelligenti per l’interpretazione dei trend di mercato, che permettono di costruire campagne pubblicitarie mirate, a quelli per la pianificazione delle attività strategiche in azienda o ai sistemi informatici che fanno dialogare tra loro database diversi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche in Borsa da tempo vengono usati programmi di Ai per la compravendita di strumenti finanziari: Richard Balarkas, Ceo di Instinet Europe, fa notare che i mercati azionari europei sono per la maggior parte pilotati da algoritmi in grado di compiere sofisticate analisi sui titoli e l’andamento del mercato. Questi programmi non sempre tengono il passo con la dinamicità tipica delle borse, ma poichè trovare il software giusto vorrebbe dire assicurarsi guadagni milionari, scienziati (e aziende) non smettono di testare nuovi prodotti: l’ultimo è quello di Krishnen Vytelingum della University of Southampton che, insieme a colleghi della University of Bristol, ha sviluppato un programma di trading migliore del 5% di quelli esistenti: è più dinamico (cambia la sua aggressività in base al comportamento degli altri agenti) e sa impostare le scelte in base all’analisi di periodi passati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Particolarmente studiata l’informatica scacchistica: anche perchè permette applicazioni in altri campi, dalla telefonia alla psicologia. l’italiano Giancarlo Delli Colli è autore del software Equinox (all’ultimo Festival della Scienza di Genova ha sfidato i due scacchisti Elena Sedina e Igor Efimov). C’è stata anche una partita tra i due programmi Equinox e Freccia, anche questo di un italiano, Stefano Gemma, vinta dal primo. I software intelligenti si sostituiscono anche al medico o allo scienziato. Lo scienziato-robot Adamo della Aberystwyth University e della Cambridge University (Uk) ha elaborato un’ipotesi di ricerca, verificata e ripetuto l’esperimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste anche il giornalista-robot: un programma evoluto capace di scrivere articoli, per ora solo di sport (baseball). Il progetto, denominato Stats Monkey, è dell’Intelligent Information Laboratory della Northwestern University americana: tutto quello che serve, pare, sono crawlers che mescolano espressioni del linguaggio umano e citazioni di articoli precedenti. Dato che un articolo di sport contiene informazioni standard, il sistema riesce a generare automaticamente il testo, compresi titolo e foto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fantascienza? No: l’azienda californiana demand media, che ha stretto una partnership con Google, crede nel giornalismo on-demand, generato - almeno in parte - al computer. L’algoritmo proprietario di demand media cerca attraverso i termini di ricerca inseriti su Google, individua le parole chiave su cui puntano gli inserzionisti e produce migliaia di argomenti per articoli e video che corrispondono a quanto è più richiesto sul web. La storia viene poi sviluppata da freelancer «umani» - almeno per ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in Italia? «La comunità robotica italiana è all’avanguardia e contende il primato a Germania, Francia e Svezia. Non ci mancano i cervelli, il nostro problema sono risorse e strutture», risponde Stefano Chiaverini, direttore del dipartimento di automazione, elettromagnetismo, ingegneria dell’informazione e matematica industriale dell’Università di Cassino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I finanziamenti ministeriali sono esigui (10 milioni di euro per l’intera area dell’ingegneria industriale e dell’informazione), ma grazie al settimo programma quadro Ue la robotica ha ottenuto 400 milioni, di cui circa il 10% tornerà in Italia. «L’università di Napoli Federico II, unitamente al mio ateneo, la seconda università di Napoli, l’università di Salerno, l’università della Basilicata e l’università di Roma Tre, è partner di un grosso progetto europeo sulla robotica, Echord, guidato dall’università tecnica di Monaco, che ha ottenuto il maggior finanziamento ue mai dato al settore (19 milioni di euro). Echord metterà l’accento sulla ricerca finalizzata all’applicazione industriale, favorendo il trasferimento tecnologico dai laboratori alle aziende», conclude Chiaverini: «solo così robot e programmi di Ai diventeranno prodotti di elettronica di consumo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1532069028396762380?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1532069028396762380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1532069028396762380' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1532069028396762380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1532069028396762380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/11/assediati-dai-software-intelligenti.html' title='Assediati dai software intelligenti'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5140925275874124506</id><published>2009-11-24T21:11:00.000+01:00</published><updated>2009-11-24T21:13:05.791+01:00</updated><title type='text'>Privacy e uso dati sensibili Google nei guai in Germania</title><content type='html'>Il governo tedesco si prepara a un'offensiva contro Google Analytics, il sistema utilizzato da 1,8 milioni di siti tedeschi - e assai diffuso anche in Italia - per misurare il proprio traffico online. Lo afferma on line il giornale Die Zeit, secondo il quale le autorità federali potrebbero addirittura arrivare a comminare multe fino a 50mila euro per i siti che dovessero continuare a utilizzare lo strumento di Google.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mirino dell'autorità federale e di quelle dei länder che si occupano della protezione dei dati della privacy dei cittadini, è finito lo strumento che raccoglie informazioni di navigazione sugli utenti internet. Secondo le autorità il suo utilizzo sarebbe contrario alle leggi tedesche, anche se ancora non sono state definite le misure da adottare per spingere i gestori dei siti ad abbandonarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due gli addebiti ad Analytics. In primo luogo il sistema assocerebbe i dati di fruizione dei siti degli utenti ad altre informazioni raccolte attraverso i servizi Google, come ad esempio la posta Gmail, condividendo il tutto con terze parti, non prevedendo per l'utente la possibilità di rifiutare il proprio consenso. Il timore dell'authority è che Google sia in grado di ricavare i profili di milioni di utenti internet ricostruendo dai siti visitati i loro interessi, il loro stile di vita, le abitudini, le condizioni di salute. Questa carta di identità sarebbe inoltre collegata a un indirizzo Ip, dunque - in definitiva, affermano le autorità di garanzia - a una persona fisica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo desta preoccupazione il fatto che le informazioni siano custodite da Google su server ubicati sul suolo americano. Ciò violerebbe le normative tedesche in materia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Meyerdierks, responsabile della sicurezza dei dati per Google in Germania, contesta questa lettura. L'accordo Safe Harbor tra Unione Europea e Usa, afferma il poravoce, garantisce che i dati vengano custoditi in modo appropriato. Quanto alla profilazione, la possibilità per gli utenti di cancellare i cookie, i pezzetti di codice che restano nel nostro computer quando navighiamo su internet permettendo la nostra tracciabilità, li metterebbe al sicuro da ogni profilazione indesiderata. Che sarebbe in ogni caso anonima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si attende che le autorità federali e statali tedesche prendano una decisione definitiva entro la settimana. Analytcs è uno degli strumenti gratuiti di Google più utilizzati dai webmaster. In Germania lo adotta il 13% dei siti, in Italia gli utenti sono centinaia di migliaia. Le informazioni che ne derivano sono utilizzate anche da altri software del motore di ricerca, come ad esempio AdPlanner, che consente agli investitori di pianificare inserzioni e campagne pubblicitarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'episodio tedesco è solo l'ultimo di una serie di addebiti dei paesi europei contro Google. Sotto accusa non solo la privacy, ma anche il pagamento delle tasse sui ricavi generati in Europa e il presunto abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca e della pubblicità. A questo proposito nell'agosto scorso l'Antitrust italiano, dopo una segnalazione della Fieg, l'associazione degli editori, ha aperto un'istruttoria che è ancora in corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Massimo Russo&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5140925275874124506?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5140925275874124506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5140925275874124506' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5140925275874124506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5140925275874124506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/11/privacy-e-uso-dati-sensibili-google-nei.html' title='Privacy e uso dati sensibili Google nei guai in Germania'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7937676418418952078</id><published>2009-11-20T07:34:00.000+01:00</published><updated>2009-11-20T07:35:30.804+01:00</updated><title type='text'>Ecco Chrome Os di Google tutte le applicazioni in rete</title><content type='html'>Il sistema operativo di Google, Chrome Os, finalmente si mostra al mondo per mettere in luce il suo credo: velocità, sicurezza, semplicità e, soprattutto, rete. Pochi secondi per avviarsi e nessun programma installato: tutto quello che serve a Chrome Os è una connessione a internet, ed è proprio sul web che risiedono tutti i suoi programmi.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Anche se per poterlo provare con mano bisognerà aspettare ancora un anno, la breve dimostrazione nel quartier generale di Mountain View del motore di ricerca evidenzia tutte le carte nascoste del sistema operativo. Alcune già nell'aria, e altre del tutto inattese, come la possibilità di utilizzarlo solo sui computer che lo equipaggiano al momento dell'acquisto (in maniera simile ai Mac della Apple).&lt;br /&gt;Caratteristiche. Il Chrome Os vive in simbiosi con l'omonimo browser e, accendendo il computer, in pochi secondi l'utente si ritrova già su internet. Le operazioni che siamo abituati ad eseguire dal desktop, come il lancio di un programma o la navigazione tra cartelle, vengono eseguite attraverso il browser, sfruttando alcuni dei servizi noti del motore di ricerca, primi tra tutti i "Docs". Tutti i documenti e i dati dell'utente, inoltre, non vengono salvati sul pc ma sulla rete: nei piani di Google questo permetterà di cambiare computer con facilità e senza dover "dipendere" dall'hard disk di quello vecchio.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Chi ha già avuto modo di utilizzare il programma Chrome, potrebbe avere difficoltà nel notare la differenza al confronto dell'omonimo sistema operativo. In caso si utilizzi più di un programma, ad esempio un videogioco e un lettore musicale, su Chrome verranno aperte diverse "schede" (o tab), proprio come avviene già adesso sui principali browser in circolazione. Durante la presentazione è stato mostrato con successo il funzionamento di periferiche aggiuntive (come le webcam), ed è stato confermato l'impegno per rendere compatibile l'os con stampanti, tastiere e mouse in circolazione. Un elemento da non sottovalutare visto che la diffusione di driver per il funzionamento delle periferiche può mettere in discussione il successo di un sistema operativo.&lt;br /&gt;                          &lt;b&gt;Non su tutti i computer.&lt;/b&gt; Un po' a sorpresa rispetto alle previsioni, Google si è limitata a rilasciare il codice sorgente alla comunità dei programmatori, smentendo le voci di un arrivo sul mercato nel giro di alcune settimane. La novità davvero inattesa è stata però la notizia che l'os di Google non sarà scaricabile su ogni computer, ma funzionerà solo sulle macchine che lo equipaggiano al momento della vendita. I "Google pc" saranno dei netbook, gli ultraportatili pensati per navigare, e verranno commercializzati a fine 2010 dai maggiori produttori di computer con cui il motore di ricerca ha stretto un accordo. Nessuna rivelazione sul prezzo finale, anche se è stato specificato che non dovrebbe discostarsi dalle cifre attuali del settore dei netbook (quindi tra i 250 e i 350 euro).&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Perché Chrome Os.&lt;/b&gt; Per spiegare la decisione di realizzare il nuovo programma, Google ha illustrato i trend che stanno caratterizzando il mondo dell'informatica. Prima di tutto la convergenza delle piattaforme, con i computer che si fanno più piccoli (e diventano netbook) e i cellulari che si ingrandiscono (e diventano smartphone o tablet pc). A questo si deve poi aggiungere la crescita delle applicazioni "cloud based", che utilizzano cioè i server su internet per funzionare ed immagazzinare i dati (gmail, facebook, youtube ecc). L'unione di questi trend porta quindi a pensare a una rivoluzione complessiva del computer per come è strutturato oggi, erede di una concezione dell'informatica che risale a un periodo in cui il web non esisteva. Meno potenza nella propria macchina in cambio di prestazioni più veloci sulla rete insomma.&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;                      &lt;b&gt;Un successo annunciato?&lt;/b&gt; Quando Google presenta un nuovo prodotto attira immediatamente l'attenzione di appassionati e media. Eppure la sfida che dovrà affrontare Chrome Os è tra le più ardue ed è oggi difficile pronosticarne il successo. Rosicchiare quote di mercato a Windows, giunto alla sua settima versione, non è facile; secondo i dati Net application, il sistema di Microsoft è installato su più di nove computer ogni dieci, mentre ai rivali Mac e Linux restano le briciole del mercato con, rispettivamente, il cinque e l'uno percento.&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;         &lt;!-- do nothing --&gt; Il Chrome Os di Google non punta inoltre alla totalità dei sistemi, ma solo alla nicchia sempre più larga dei netbook. E se la supremazia del gigante di Mountain View non è messa in discussione sul fronte dei servizi online, non si può dire lo stesso per i programmi "classici": il browser intorno a cui ruota il sistema operativo di Google, Chrome, è stato apprezzato dagli utenti più esperti ma ad un anno dalla pubblicazione, risulta installato su circa due computer ogni cento, contro il 64% di Internet Explorer di Microsoft (le cui quote però scendono costantemente da alcuni anni) e il browser open source Firefox (installato su un quarto dei computer).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7937676418418952078?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7937676418418952078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7937676418418952078' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7937676418418952078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7937676418418952078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/11/ecco-chrome-os-di-google-tutte-le.html' title='Ecco Chrome Os di Google tutte le applicazioni in rete'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6427830089414424365</id><published>2009-11-13T11:31:00.000+01:00</published><updated>2009-11-13T11:32:16.613+01:00</updated><title type='text'>Generazione social network. "Macché isolati, più curiosi"</title><content type='html'>Hanno più amici, sono più tolleranti e aperti alle diversità, continuano a preferire i rapporti faccia a faccia con familiari e persone care ma scrivono pochissime lettere. Ecco il quadro della generazione che utilizza telefoni cellulari e social network.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Pensavate che dietro allo schermo del computer si nascondessero persone asociali e timorate dal mondo? Vi stavate sbagliando. A dirlo è una ricerca americana condotta dalla &lt;a href="http://www.pewinternet.org/"&gt;&lt;u&gt;Pew Internet &amp;amp; American Life Project&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, una società non profit e apartitica che fornisce informazioni sulle attitudini e i trend negli Stati Uniti e nel resto del mondo.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Questa volta ad essere analizzato è il rapporto tra isolamento e tecnologia, con particolare interesse a quei mezzi che negli ultimi venti anni hanno sostituito le vecchie modalità di interazione. E il risultato è sorprendente. Tra gli oltre 3mila cittadini americani adulti intervistati telefonicamente, chi frequenta social network, blog o usa il cellulare ha più opportunità di stringere relazioni. Il volume dei rapporti sociali è in media più alto del 12 % tra chi usa il cellulare e del 9 tra chi frequenta siti di condivisione o invia email. Rispetto all'ultimo rapporto sull'argomento, risalente al 1985, il numero di persone alle quali confidare i propri segreti però è sceso da tre a due. Ma l'uso della tecnologia non è legato a questa decrescita.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Anzi, per chi usa le nuove reti sociali i contatti risultano più numerosi e diversificati rispetto agli altri: solo il 45% degli intervistati afferma di parlare di questioni importanti con persone fuori dalla propria famiglia mentre lo fa il 55% degli utenti internet. Quelli che scambiano foto online hanno il 61% di chance in più rispetto alla media d'avere discussioni con interlocutori con interessi politici differenti. I blogger hanno il 95 % di opportunità d'avere relazioni con gente di etnia diversa dalla propria. In altre parole, le tecnologie di comunicazione sono un fattore d'integrazione sociale.&lt;br /&gt;             &lt;div id="adv180x150m"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;!--script language="javascript" type="text/javascript"&gt;OAS_RICH('Middle');&lt;/script--&gt;  &lt;script language="javascript1.1" src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"&gt;&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript" src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/hi-tech/interna/1609506046@Middle"&gt;&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript1.1" src="http://ad.it.doubleclick.net/adj/N3991.manzoni_network/B4021938.8;sz=300x250;click0=http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/hi-tech/interna/1431003171/Middle/OasDefault/Samsu_X520_NwTe_SqIns_091109/samsung_x520_nwtec_sqins.html/34653064306134643461666265653730?;ord=1431003171?"&gt; &lt;/script&gt;&lt;!-- Template Id = 1 Template Name = Banner Creative (Flash) --&gt; &lt;!-- Copyright 2002 DoubleClick Inc., All rights reserved. --&gt;&lt;script src="http://m1.emea.2mdn.net/879366/flashwrite_1_2.js"&gt;&lt;/script&gt; &lt;object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" id="FLASH_AD" height="250" width="300"&gt;&lt;param name="movie" value="http://m1.emea.2mdn.net/1754951/SAMSUNG_SerieX_300x250.swf"&gt;&lt;param name="flashvars" value="clickTag=http%3A%2F%2Fad.it.doubleclick.net%2Fclick%253Bh%3Dv8%2F38e4%2F17%2Fb6%2F%252a%2Fx%253B219125838%253B0-0%253B0%253B42272021%253B4307-300%2F250%253B33919212%2F33937090%2F1%253B%253B%257Esscs%253D%253fhttp%3A%2F%2Foas.repubblica.it%2F5c%2Frepubblica.it%2Fnz%2Fhi-tech%2Finterna%2F1431003171%2FMiddle%2FOasDefault%2FSamsu_X520_NwTe_SqIns_091109%2Fsamsung_x520_nwtec_sqins.html%2F34653064306134643461666265653730%3Fhttp%3A%2F%2Fwww.samsung.com%2Fit%2Fmicrosite%2Fnotebook%2Fserie-x%2Findex.htm"&gt;&lt;param name="quality" value="high"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="AllowScriptAccess" value="never"&gt;&lt;embed src="http://m1.emea.2mdn.net/1754951/SAMSUNG_SerieX_300x250.swf?clickTag=http%3A%2F%2Fad.it.doubleclick.net%2Fclick%253Bh%3Dv8%2F38e4%2F17%2Fb6%2F%252a%2Fx%253B219125838%253B0-0%253B0%253B42272021%253B4307-300%2F250%253B33919212%2F33937090%2F1%253B%253B%257Esscs%253D%253fhttp%3A%2F%2Foas.repubblica.it%2F5c%2Frepubblica.it%2Fnz%2Fhi-tech%2Finterna%2F1431003171%2FMiddle%2FOasDefault%2FSamsu_X520_NwTe_SqIns_091109%2Fsamsung_x520_nwtec_sqins.html%2F34653064306134643461666265653730%3Fhttp%3A%2F%2Fwww.samsung.com%2Fit%2Fmicrosite%2Fnotebook%2Fserie-x%2Findex.htm" quality="high" wmode="opaque" swliveconnect="TRUE" bgcolor="#" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="never" height="250" width="300"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;noscript&gt;&lt;a target="_blank" href="http://ad.it.doubleclick.net/click%3Bh=v8/38e4/17/b6/%2a/x%3B219125838%3B0-0%3B0%3B42272021%3B4307-300/250%3B33919212/33937090/1%3B%3B%7Esscs%3D%3fhttp://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/hi-tech/interna/1431003171/Middle/OasDefault/Samsu_X520_NwTe_SqIns_091109/samsung_x520_nwtec_sqins.html/34653064306134643461666265653730?http://www.samsung.com/it/microsite/notebook/serie-x/index.htm"&gt;&lt;img src="http://m1.emea.2mdn.net/1754951/SAMSUNG_SerieX_300x250.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/noscript&gt; &lt;noscript&gt; &lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/hi-tech/interna/1431003171/Middle/OasDefault/Samsu_X520_NwTe_SqIns_091109/samsung_x520_nwtec_sqins.html/34653064306134643461666265653730?http://ad.it.doubleclick.net/jump/N3991.manzoni_network/B4021938.8;sz=300x250;ord=1431003171?"&gt; &lt;img src="http://ad.it.doubleclick.net/ad/N3991.manzoni_network/B4021938.8;sz=300x250;ord=1431003171?" border="0" width="300" height="250" alt="Click Here" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/noscript&gt;&lt;/div&gt;           &lt;br /&gt;Secondo la ricerca Pew i nuovi network aiutano ad ampliare i propri orizzonti e ad abbattere barriere geografiche e razziali. Si scopre per esempio che chi usa il telefono cellulare ha un bacino di contatti più vasto del 25%, chi è un internauta base del 15% e la percentuale sale ancora di più per chi è un navigatore abituale o un utilizzatore di servizi di chat o di condivisione di immagini. Inoltre le persone con le quali discutere di argomenti importanti sono per chi usa il cellulare numericamente maggiori del 12%, per chi condivide immagini o usa chat del 9%. Gli internauti sono più inclini del 45% a frequentare bar, del 69% a mangiare in un ristorante e del 42% a fare una passeggiata in un parco pubblico. Chi usa le nuove tecnologie è anche chi pratica maggiormente il volontariato su base locale, così come i gruppi giovanili e le organizzazioni benefiche.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Un dato che consolerà i tanti detrattori della nuove forme di socialità è sicuramente quello relativo all'isolamento. Oggi, come nel 1985, la percentuale di cittadini americani che possono considerarsi socialmente isolati continua ad essere pari al 6%. Non aumentano dunque le persone sole, ovvero che non hanno conoscenti con i quali discutere o che considerano persone significative nella loro vita, ma si diversifica, a favore di chi utilizza tecnologie digitali, la qualità delle relazioni. Un dato rimane inalterato: quello relativo al rapporto con le persone care. Gli intervistati continuano a preferire la comunicazione faccia a faccia per quanto riguarda familiari e amici, persone che amano frequentare con una media di 210 giorni all'anno, contattare con telefoni cellulari circa 195 giorni all'anno, con telefoni fissi 125 giorni, tramite e-mail quasi 72 giorni, in chat 55 giorni e via social network 39 giorni. E la lettera? Se vogliamo la vera sconfitta dalle nuove tecnologie è proprio lei che gli intervistati dichiarano di utilizzare con una media di solo 8 giorni all'anno.&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;Altro dato inatteso è quello relativo ai rapporti con le realtà locali: secondo la ricerca Pew infatti chi si serve di internet lo fa indifferentemente sia per incoraggiare relazioni con persone che vivono a grande distanza che per mantenere i contatti locali. Fanno eccezione però gli iscritti a Facebook: sono loro quelli ad essere meno interessati a conoscere i propri vicini. Quando hanno bisogno di supporto, compagnia o aiuto per vicende familiari preferiscono parlarne con i loro contatti Facebook piuttosto che con le persone vicine, ma quando sono i vicini ad avere bisogno d'aiuto non esitano ad intervenire.&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;         &lt;!-- do nothing --&gt; "Il dato fa parte di un tendenza tipica nella storia dell'umanità %u2013 spiega Keith Hampton, principale autore del rapporto e docente della Annenberg School for Communication dell'università della Pennsylvania %u2013 accadde lo stesso quando fu introdotto il telefono fisso e si percepì per la prima volta che era possibile ottenere un sostegno sociale anche fuori dalla cerchia del vicinato. I social network sono solo l'ennesimo esempio di come l'uomo utilizzi le tecnologie di comunicazione per ottenere vari tipi di interazioni da persone a distanze che prima non avremmo mai raggiunto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Benedetta Perilli&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6427830089414424365?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6427830089414424365/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6427830089414424365' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6427830089414424365'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6427830089414424365'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/11/generazione-social-network-macche.html' title='Generazione social network. &quot;Macché isolati, più curiosi&quot;'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5259466431986485835</id><published>2009-10-24T09:09:00.000+02:00</published><updated>2009-10-24T09:10:02.990+02:00</updated><title type='text'>La Francia stacca la spina ai pirati e indica la strada su Internet</title><content type='html'>&lt;p&gt;La Francia vuole essere all’avan­guardia nella battaglia contro la pirateria intellettuale. E ieri questa volon­tà ha fatto un sensibile passo in avanti. La Corte Costituzionale d’Oltralpe ha da­to il via libera alla legge che si propone di proteggere la produzione intellettuale an­che su Internet. Si tratta di una seconda versione delle norme suggerite dalla Ha­dopi ( Haute autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur Internet ), la commissione da cui pren­de il nome la legge. Le nuo­ve regole stabiliscono pe­nali che possono essere an­che molto pesanti per chi scarica illegalmente conte­nuti dalla rete. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;Non è la prima volta nel­la storia &lt;/b&gt;che la Francia si pone come Paese che sen­za timidezze vuole imporre principi che poi si rivelano universali. La rete che si è sviluppata grazie al binomio libertà e gra­tuità mal sopporterà quella che viene vi­sta come un’autentica invasione di cam­po. Ma come la Polis fisica, affinché po­tesse continuare a esistere, doveva conta­re su regole, allo stesso modo nel mondo digitale si dovrà avviare un analogo pro­cesso. Non si sta mettendo in discussio­ne la libertà e il gratuito della rete, quan­to la necessità di confini. E questo anche per un malinteso senso del gratuito. Anche la strategia del free teorizzata da Chris Anderson nel suo ultimo libro è una strategia commerciale, vale a dire che il gratis è uno dei mezzi per poter arrivare a «vendere» prodotti. Tanto più nel caso di prodotti dell’intelletto. Con un problema in più, non tutti sono in grado di at­tuare una difesa o una stra­tegia che valorizzi la pro­pria produzione. &lt;/p&gt; &lt;div id="rectangle right" class="right"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Rectangle'begin --&gt; &lt;script type="text/javascript"&gt; OAS_AD('Bottom1'); &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD 'Rectangle' end --&gt;  &lt;/div&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;Certo, i francesi non sono andati leggeri: &lt;/b&gt;hanno previsto pe­nali pesanti per la pirate­ria via web. Sanzioni di due tipi: la prima prevede la disconnessione da Inter­net per un anno dopo il terzo avviso inviato a chi scarica illegal­mente contenuti, la seconda prevede ad­dirittura l’arresto. E allora si potrà an­che discutere la forza e la misura delle regole. Ma è evidente che non sarà possi­bile rinviare ulteriormente la necessità della loro esistenza. &lt;/p&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt; Daniele Manca  (www.corriere.it)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;24 ottobre 2009&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5259466431986485835?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5259466431986485835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5259466431986485835' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5259466431986485835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5259466431986485835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/10/la-francia-stacca-la-spina-ai-pirati-e.html' title='La Francia stacca la spina ai pirati e indica la strada su Internet'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7585791150480292502</id><published>2009-10-07T20:52:00.001+02:00</published><updated>2009-10-07T20:54:29.180+02:00</updated><title type='text'>'Navigatori' spiati per 7 anni registrate le visite a ogni sito</title><content type='html'>La privacy? Dice un dirigente dell'autorità garante: "Chiunque tra il 2001 e l'inizio del 2008 abbia usato la rete internet deve sapere che tre tra i maggiori fornitori di accesso del paese (Telecom Italia, Vodafone e H3g) tre compagnie di telecomunicazione, hanno registrato tutto il traffico di quegli anni. Non tutti lo facevano con la stessa profondità, e lo abbiamo specificato nei nostri &lt;a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1481285"&gt;&lt;u&gt;provvedimenti del 17 gennaio 2008&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;. Non è nemmeno detto che lo abbiano fatto in modo continuo dal primo all'ultimo giorno. Però quella raccolta di dati avveniva e il pretesto era che bisognava tenersi pronti per rispondere alle richieste dell'autorità giudiziaria. Il punto è che raccogliere i dati personali in quel modo e con quella rozzezza espone gli stessi investigatori ad errori e valutazioni sbagliate".&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Insomma, cari utenti di internet di quegli anni, siete avvertiti: da qualche parte esisteva (e "dovrebbe" non esistere più) un complesso sistema di grossi hard disk sui quali c'erano gli indirizzi (URL) di tutte le nostre pagine internet visitate. "Tutte, ma proprio tutte". Più le password che immettevate per entrare nella vostra mail, i codici di accesso alla banca (se il sistema non era protetto) e anche sì, la password di quel sito un po' scollacciato che ogni tanto allieta una vostra serata un po' uggiosa. Per non parlare di chat e messaggi posta. Tutto era "captivato" e tutto era leggibile.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Ora, dal gennaio del 2008 non lo è più (e sì che resistenze da parte di magistratura e apparati di polizia, perché si continuasse con la rete a strascico, ce ne sono state). Non solo: in Italia è stato anche adottato il sistema dello "Ip univoco" che rappresenta un passo avanti in materia - in Inghilterra, dopo gli attentati del 2005, è successo qualcosa di simile e su scala più ampia.&lt;br /&gt;             &lt;div id="adv180x150m"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;!--script language="javascript" type="text/javascript"&gt;OAS_RICH('Middle');&lt;/script--&gt;  &lt;script language="javascript1.1" src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"&gt;&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript" src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/hi-tech/interna/1144912420@Middle"&gt;&lt;/script&gt; &lt;/div&gt;           &lt;br /&gt;Domanda: ma quelle informazioni sono poi state davvero distrutte? Questo non lo sa nessuno, ma il funzionario dice che non ha motivo di ritenere che non lo siano state. E il problema della traccia e della completa tracciabilità elettronica delle nostre vite resta, ma non è detto che sia irrisolvibile.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;L'ingegner Cosimo Comella è il dirigente dell'Autorità per la protezione dei dati personali che ha detto queste ed altre cose al seminario organizzato a Roma dal "Pasion", un progetto sulla protezione dei dati finanziato dall'Unione europea proprio nella sede dell'Autorità, con la presenza sia dell'attuale (Francesco Pizzetti) che del primo presidente (Stefano Rodotà). Comella ragiona che il pubblico e i media si indignano o si allarmano per questioni anche superficiali: "Non mi spiego perché il nostro provvedimento del 2008 che mise fine a quella situazione fu sostanzialmente ignorato dai giornali". Ma qui si apre un capitolo assai grosso: la sensibilità di ognuno di noi al tema "protezione dei dati", non privacy, come prega di dire il presidente Pizzetti.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Perché siamo forse un paese rassegnato: non solo al traffico, all'evasione fiscale e all'esistenza della mafia. Ma anche all'idea che contro la violazione delle nostre vite non si può fare niente. Risulta da un'indagine di opinione mostrata al workshop. Così guardiamo con rassegnazione al fatto che le aziende, ormai in modo dichiarato, facciano indagini attraverso Google sulle persone che presentano una domanda di assunzione. Lo fanno, non è un mistero. "E' ormai diventato quasi inutile avere un curriculum" dice il garante Pizzetti, "Quella è solo la nostra versione della nostra vita, poi sarà messa al vaglio di motori e social netwiork".&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;Noi italiani siamo rassegnati all'idea che internet sia intercettata e studiata in un modo che ci indignerebbe per qualsiasi altro mezzo. Eppure succede ben altro che l'intercettazione malandrina. E accettiamo in modo supino che la politica pensi e legiferi alla rete senza rendersi conto di cosa sta maneggiando. Pizzetti e Rodotà si esprimono in modo diverso, ma le loro analisi portano esattamente a questo punto: che governi e parlamenti ricorrono a controlli e censure sempre più approfonditi e indiscriminati perché di fatto non conoscono l'oggetto di cui parlano.&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;Si può far qualcosa per impedire che un datore di lavoro ci studi su Google e scopra che dieci anni fa, dopo una festa di laurea, ci siamo fatti uno spinello? Non si può fare molto. E se la misura - sostiene Rodotà - è solo l'autocensura, ne deriva un danno devastante della libertà personale e di espressione. Perché se sappiamo di essere spiati cambiano anche i nostri pensieri".&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;Invece si può fare molto perché la nostra posta non sia spiata, perché le nostre "pagine viste" non siano spiate da chi non deve, perché il nostro comportamento non diventi solo e soltanto il grano che viene macinato nei mulini del "marketing comportamentale" sul quale vengono investiti milioni di dollari ed euro ogni anno.&lt;br /&gt;           &lt;br /&gt;Si può fare qualcosa e una delle risposte è nel lavoro dei crittografi. La crittografia è una branca della matematica coltivata da pochi, che viene chiamata in causa solo quando si parla di cose militari. Ma che potrebbe - è l'argomento di Giuseppe Bianchi, matematico e crittografo all'università Roma 2, che lavora in vari progetti Ue - trovare soluzioni concrete ed efficaci: possiamo avere uno "pseudonimo" registrato, che permetta di "mostrare al vigile la patente senza dire il proprio nome". Si può pensare a messaggi di posta che dopo un certo periodo si autodistruggano scomparendo dalla disponibilità di spioni e ficcanaso. Si può pensare a sistemi che controllino chi scarica abusivamente contenuti coperti da copyright senza frugare nell'attività online della persona. Serve una politica avvertita e colta. E un'opinione pubblica che non dica: "Non c'è niente da fare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3 style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="txt12"&gt;Vittorio Zambardino&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7585791150480292502?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7585791150480292502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7585791150480292502' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7585791150480292502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7585791150480292502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/10/navigatori-spiati-per-7-anni-registrate.html' title='&apos;Navigatori&apos; spiati per 7 anni registrate le visite a ogni sito'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-3250802885359364967</id><published>2009-10-01T07:48:00.000+02:00</published><updated>2009-10-01T07:49:35.697+02:00</updated><title type='text'>Icann si apre al mondo</title><content type='html'>L’&lt;a class="linkblu" target="_blank" href="http://www.icann.org/"&gt;&lt;strong&gt;Icann&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, l’organismo americano che si occupa della gestione di Internet e dei suoi domini, si sgancia dalle autorità americane e diventa più indipendente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Creato nel 1998 in California, l’&lt;strong&gt;&lt;a class="linkblu" target="_blank" href="http://www.icann.org/"&gt;&lt;strong&gt;Icann&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;(&lt;strong&gt;Internet corporation for assigned names and numbers&lt;/strong&gt;) ha funzionato fino a oggi sulla base di un accordo con le autorità americane per la telecomunicazioni e l’informatica, dipendente dal &lt;strong&gt;dipartimento del Commercio Usa&lt;/strong&gt;: l’intesa però &lt;strong&gt;scade oggi&lt;/strong&gt;, e proprio per questo le due parti si sono accordate su un nuovo testo, chiamato «dichiarazione di impegno», con cui accorda un peso maggiore al comitato di supervisione governativa internazionale, di cui gli Usa fanno parte assieme alle altre autorità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La &lt;strong&gt;Commissione europea&lt;/strong&gt; ha accolto con favore la decisione americana di rendere la &lt;strong&gt;governance di Internet&lt;/strong&gt; più indipendente, più democratica e più internazionale. &lt;strong&gt;Viviane Reding&lt;/strong&gt;, responsabile per i Media e la Società dell’informazione, si è detta soddisfatta del fatto che l'organismo &lt;strong&gt;incaricato della gestione dei domini Internet&lt;/strong&gt;, diventerà più aperto e sarà costretto a rendere conto delle sue decisioni ai miliardi di internauti del mondo intero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;color:#606163;"&gt;Bruxelles aveva chiesto a più riprese, dal 2005, che la governance delle risorse essenziali e mondiali di Internet venisse riformata, in modo da garantire la libertà di espressione e la continuità delle operazioni online. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;color:#606163;"&gt;«Accolgo con favore la decisione delle autorità americane di far evolvere il funzionamento dell’Icann al fine di adattare il suo ruolo, essenziale in materia di governance di Internet, alle realtà del ventunesimo secolo e di una rete sempre più mondiale», ha spiegato Reding, aggiungendo: «Gli utilizzatori di Internet del mondo intero possono aspettarsi che le decisioni dell’Icann sui nomi dei domini e sugli indirizzi internet siano più indipendenti e tengano conto dell’interesse di tutti». &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;color:#606163;"&gt;Reding ha garantito che la Commissione Ue ha la «ferma volontà di portare a termine la riforma collaborando con le autorità nazionali, le imprese e la società civile», ha aggiunto il&lt;br /&gt;commissario, garantendo che «la Commissione seguirà ugualmente da vicino l’effetto dei lavori dell’Icann sulla concorrenza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;color:#606163;"&gt;Oltre a decidere quali nomi aggiungere alla lista dei domini più importanti come .com, .net e .org, gestisce il sistema degli indirizzi web (dns) che assicura la connessione e la navigazione dei pc.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;fonte&lt;/p&gt;&lt;p&gt;www.lastampa.it&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-3250802885359364967?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/3250802885359364967/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=3250802885359364967' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3250802885359364967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3250802885359364967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/10/icann-si-apre-al-mondo.html' title='Icann si apre al mondo'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-504166294527830338</id><published>2009-09-22T07:47:00.000+02:00</published><updated>2009-09-22T07:48:41.253+02:00</updated><title type='text'>Obama salva la neutralità della Rete</title><content type='html'>Obama il salvatore: mentre non è chiaro quanto sia positivo &lt;a class="linkblu" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;amp;ID_articolo=6670&amp;amp;ID_sezione=38&amp;amp;sezione=News"&gt;&lt;strong&gt;il suo intervento di oggi per salvare i giornali tradizionali&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, è sicuramente rivoluzionario il sostegno che ha dato alla battaglia per preservare l'originale &lt;strong&gt;natura neutrale della Rete. &lt;/strong&gt;Un dibattito, quello sulla Neutralità della Rete, che i media tradizionali hanno sempre confinato nell'ambito dei tecnicismi, e che invece riguarda la libertà di comunicazione di tutti i cittadini-utenti.  La notizia di oggi è che, per garantire che Internet resti «libera ed aperta» la Commissione federale per le comunicazioni (&lt;strong&gt;&lt;a class="linkblu" target="_blank" href="http://www.fcc.gov/"&gt;Fcc&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;) ha annunciato diverse misure innovative, fra le quali anche quella che imporrà ai provider di &lt;strong&gt;trattare il traffico online in modo uguale per tutti&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A parlarne è stato il presidente della Fcc, &lt;strong&gt;&lt;a class="linkblu" target="_blank" href="http://hraunfoss.fcc.gov/edocs_public/attachmatch/DOC-293569A1.pdf"&gt;Julius Genachowski&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, in un discorso alla &lt;strong&gt;Brookings Institution&lt;/strong&gt; nel quale ha sottolineato come sia «vitale che Internet continui ad essere un motore di innovazione, crescita economica, competizione e impegno democratico».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quest’ottica la necessità di garantire «&lt;strong&gt;la neutralità della rete&lt;/strong&gt;» imponendo ai fornitori del servizio di fornire la stessa velocità a tutti i clienti, dai piccoli siti ai giganteschi portali.&lt;br /&gt;Le nuove regole impediranno ai provider di bloccare o rallentare video o applicazioni che richiedono un vasto impegno della banda e di applicare tariffe diverse fra gli utenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante la sua campagna elettorale, il presidente &lt;strong&gt;Barack Obama&lt;/strong&gt; aveva parlato molto della neutralità della rete, un'idea fortemente appoggiata dalle imprese del Web (giganti come Google, Amazon, Yahoo!, Ebay) e dai rappresentanti dei consumatori, ma che è invece osteggiata dalle compagnie di telecomunicazioni (At&amp;amp;T, Verizon e Comcast) che vorrebbero rientrare dai costi sostenuti per le infrastrutture offrendo qualità di connessione in base ai contenuti: offrendo a quelli a pagamento corsie preferenziali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Genachowski ha detto che le nuove norme verranno sottoposte al dibattito e che la Fcc ha aperto un nuovo sito &lt;a class="linkblu" target="_blank" href="http://www.%20openinternet.%20gov/"&gt;&lt;strong&gt;OpenInternet.gov&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; per incoraggiare il pubblico a partecipare al processo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che differenza, rispetto all'approccio del &lt;a class="linkblu" href="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=2&amp;amp;ID_articolo=586&amp;amp;ID_sezione=3"&gt;&lt;strong&gt;governo Usa sotto George W. Bush&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;... Fa ben sperare che anche in Europa e in Italia, con i leader giusti, si possano avere regole chiare, trasparenti ed eque per Internet...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Peccato che sempre &lt;a class="linkblu" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;amp;ID_articolo=6670&amp;amp;ID_sezione=38&amp;amp;sezione=News"&gt;&lt;strong&gt;oggi Obama, nell'offrire il salvataggio ai giornali tradizionali, abbia invece dichiarato inaffidabili le notizie provenienti dalla Blogosfera&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;: sono contraddizioni che faranno molto discutere, appunto, nella Blogosfera...!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrando nel merito delle novità introdotte dalla Fcc, le riassume bene &lt;a class="linkblu" target="_blank" href="http://consumerist.com/5364181/fcc-proposes-new-awesome-net-neutrality-rules"&gt;&lt;strong&gt;The Consumerist&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;: &lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;"FCC Proposes New, Awesome, Net Neutrality Rules&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;The FCC today proposed new rules to protect and preserve "net neutrality," the idea that ISPs must treat all users the same and not prejudice against different types of customers.&lt;br /&gt;In a speech, Chairman Julius Genachowski supported adopting the "Four Freedoms" first articulated by the FCC in 2004 not just as principles but as formal rules, and adding two more: "non-discrimination" and "transparency." The big networks are, naturally, incensed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;More specifically, the new principles are:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) &lt;strong&gt;Non-discrimination&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:85%;"&gt;—&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; broadband providers cannot discriminate against particular Internet content or applications.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) &lt;strong&gt;Transparency&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;font-size:85%;"&gt;—&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; providers of broadband Internet access must be transparent about their network management practices.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;And to recap, The "Four Freedoms" are:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;1) &lt;strong&gt;Freedom to Access Content&lt;/strong&gt;: Consumers should have access to their choice of legal content&lt;/p&gt; &lt;p&gt;2) &lt;strong&gt;Freedom to Use Applications&lt;/strong&gt;: Consumers should be able to run applications of their choice&lt;/p&gt; &lt;p&gt;3) &lt;strong&gt;Freedom to Attach Personal Devices&lt;/strong&gt;: Consumers should be permitted to attach any devices they choose to the connection in their homes&lt;/p&gt; &lt;p&gt;4) &lt;strong&gt;Freedom to Obtain Service Plan Information&lt;/strong&gt;: Consumers should receive meaningful information regarding their service plans."&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fonte&lt;/p&gt;&lt;p&gt;www.lastampa.it&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-504166294527830338?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/504166294527830338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=504166294527830338' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/504166294527830338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/504166294527830338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/09/obama-salva-la-neutralita-della-rete.html' title='Obama salva la neutralità della Rete'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2442725820494109129</id><published>2009-09-16T18:32:00.000+02:00</published><updated>2009-09-16T18:33:23.631+02:00</updated><title type='text'>Internet e sicurezza</title><content type='html'>ANCHE la rete ha il suo galateo "la netiquette", ma spesso gli utenti non lo conoscono e non lo rispettano mettendo in pericolo sé stessi e gli altri. Per diffondere la conoscenze delle norme della community virtuale, la polizia delle Comunicazioni, il ministero dell'Istruzione e il portale di videosharing YouTube, si sono alleati e all'interno del progetto "&lt;a href="http://www.google.com/support/youtube/bin/answer.py?answer=148515&amp;amp;hl=it"&gt;&lt;u&gt;Non perdere la bussola&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;" organizzeranno delle task force on demand che a richiesta "invaderanno" le scuole medie e superiori della penisola per mettere in guardia i giovani dalle insidie del web.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Il test della nonna.&lt;/b&gt; Non caricare online sui siti di condivisione video o foto che potrebbero sconvolgere tua nonna. E' questo il galateo in pillole che la polizia delle Comunicazioni e YouTube consigliano per utilizzare al meglio le risorse della rete. Internet è come una grande metropoli: offre divertimento, cultura e luoghi di aggregazione, ma nasconde delle insidie, dei vicoli bui in cui non ci si dovrebbe infilare. "La rete non è diversa dalla vita di tutti i giorni, quindi anche sul web ci sono dei codici di condotta che regolano le reti sociali, codici riassumibili nel test della nonna", ha spiegato Marco Pancini, European Senior Policy Consuel di Google. E in effetti YouTube, sito di condivisione video acquistato da Google nel 2006, ha un suo &lt;a href="http://www.youtube.com/t/community_guidelines?hl=it"&gt;&lt;u&gt;codice di condotta&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; che pochi tra i 10 milioni di utenti mensili italiani conoscono. Per esempio: i minori di 13 anni dovrebbero usarlo insieme ad un adulto, sono vietati i contenuti violenti o sessualmente allusivi e quelli di cui non si possiedono i diritti d'autore.&lt;br /&gt;             &lt;div id="adv180x150m"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;!--script language="javascript" type="text/javascript"&gt;OAS_RICH('Middle');&lt;/script--&gt;  &lt;script language="javascript1.1" src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"&gt;&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript" src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/hi-tech/interna/1825062774@Middle"&gt;&lt;/script&gt; &lt;/div&gt;           &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Non perdere la bussola. &lt;/b&gt;Cyberbullismo, pornografia, &lt;a href="http://www.youtube.com/t/safety?gl=IT&amp;amp;hl=it"&gt;&lt;u&gt;problemi di privacy&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, violazione del copyright sono solo alcune delle "materie" che a partire dall'anno scolastico 2009-2010, potranno essere insegnate nelle scuole medie e superiori grazie a dei workshop formativi organizzati dalla Polizia delle Comunicazioni con il supporto di YouTube. L'iniziativa "Non perdere la bussola" vuole fornire agli studenti gli strumenti per una navigazione sicura e consapevole, attraverso l'impiego di giovani poliziotti che utilizzano lo stesso linguaggio dei ragazzi: "Gli studenti non ascoltano i genitori per quanto riguarda il mondo di internet, perché è il loro regno, un luogo quasi sconosciuto per gli adulti - ha detto il neodirettore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni Antonio Abruzzese - e sarebbe assurdo pensare di competere con loro sul piano tecnico, sono molti più avanti".&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Come fare.&lt;/b&gt; Le Scuole interessate ad ospitare il workshop formativo o a ricevere un approfondimento sull'attività didattica proposta potranno inviare una richiesta al seguente indirizzo email: polizia.comunicazioni@interno.it, specificando nell'oggetto il riferimento al progetto "Polizia delle Comunicazioni e YouTube". Le iscrizioni sono già aperte e la sessione formativa si terrà nell'anno scolastico 2009-2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2442725820494109129?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2442725820494109129/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2442725820494109129' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2442725820494109129'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2442725820494109129'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/09/internet-e-sicurezza.html' title='Internet e sicurezza'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2289418961106748579</id><published>2009-09-06T08:57:00.000+02:00</published><updated>2009-09-06T08:58:33.703+02:00</updated><title type='text'>Wikipedia vacilla: "C'è troppa libertà"</title><content type='html'>Wikipedia - ma sono in pochi a non saperlo - è un’enciclopedia on line, collaborativa e gratuita. Significa che la si può consultare in internet e che chiunque può contribuire alla compilazione - arricchendo le voci esistenti o creandone di nuove - senza presentare credenziali: basta connettersi e mettersi al lavoro. Come non si paga per leggerla, così non si viene pagati per scriverla. Il volontariato e la passione sono la potenza della Rete. Oggi, otto anni dopo la nascita, Wikipedia esiste in duecentocinquanta lingue: la fonte è la medesima Wikipedia alla voce «Wikipedia»: «All’inizio di aprile 2008, Wikipedia contiene in totale più di 12 milioni di voci, 34 milioni di pagine (modificate 470 milioni di volte) e 11 milioni di utenti registrati».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni giorno vengono contati 60 milioni di accessi. I pregi sono innumerevoli. Anzitutto la velocità: domenica, mezz’ora dopo la fine del Gran Premio di Formula Uno, la voce dedicata al vincitore Kimi Raikkonen era già stata aggiornata. Ormai, dunque, tutti scorrono Wikipedia benché in pochi la citino. Un po’ perché viene usata per verificare dati oggettivi (in che anno è nato Soren Kierkegaard?), un po’ perché ci si vergogna a indicarla come fonte. E qui c’è il punto centrale della questione. Wikipedia si autodefinisce «enciclopedia libera» perché «non c’è un comitato di redazione né alcun controllo preventivo sul materiale inviato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ libera, dunque, perché non essendoci controllo non esiste il rischio di censura; non essendoci editore, non ci sono interessi economici o accademici da soddisfare. Gli errori saranno corretti dagli altri partecipanti. E dunque la prima controindicazione è l’anarchia: la voce di Alessandro Del Piero è lunga il doppio di quella di Giacomo Leopardi. La portata scientifica dell’opera è discutibile e, infatti, se si vuole sapere chi sono i macchiaioli più celebri Wikipedia va benissimo, se si vogliono approfondirne le ragioni estetiche uno si sente più rassicurato dalla compulsazione dell’«Argan».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cronista, più o meno tre anni fa, trovò la voce «giacobinismo» fotocopiata dalla Garzantina, e un amico gli ha segnalato che alcune località riportavano notizie copiate da agenzie di viaggio. «L’Espresso» inserì la voce sul poeta Carlo Zamolli - inesistente - per dimostrare la fragilità dell’impresa. Ma i guai arrivano per le biografie dei viventi: non molti mesi fa l’ex sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, minacciò Wikipedia di querela e i compilatori rimasero di sasso: Wikipedia non è querelabile, la responsabilità degli scritti è degli autori, ma soprattutto l’enciclopedia ha un altro spirito, e cioè gli errori non si querelano, si correggono, anche se offensivi: a nessuno è negato l’accesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tutti possono controllare - correzione dopo correzione - come una voce è evoluta negli anni. E però - la notizia è già girata - i coordinatori dell’edizione in lingua tedesca hanno deciso di dotarsi di un gruppo di esperti incaricati di controlli a priori, anziché a posteriori. Presto la novità sarà estesa alla versione in lingua inglese, e non tutti sono contenti. Nei gruppi di discussione si parla di tradimento: «Da collaborativa a classista». Cioè: ci saranno wikipediani di serie A e wikipediani di serie B. E’ il crollo di un’impalcatura, di un sogno o di un’utopia: l’ecinclopedia libera limita la sua libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wikipedia ha fallito o ha semplicemente preso atto di essere diventata grande? «La libertà è difficile. Contrariamente a quel che pensa la maggior parte della gente, essa è piuttosto un dovere che non un diritto (...) è il risultato d’un lungo cammino, bisogna guadagnarsela, conquistarsela, accettare perfino di limitarla, di ridisegnarne continuamente i confini, di rimetterla incessantemente in discussione». Così cominciava un saggio di Franco Cardini («La fatica della libertà», Fazi editore, 2006), ordinario di Storia medievale all’Università di Firenze. Quel saggio, applicato a Wikipedia, suggerisce oggi a Cardini che «la libertà è distruttiva se non è accompagnata dalla consapevolezza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Gianpiero Lotito, già docente di Editoria multimediale alla Statale di Milano e autore di «Emigranti digitali» (Bruno Mondadori editore, prefatto da un guru come Peter Sondergaard), osserva: «Per Wikipedia si tratta di una presa di coscienza, di un atto di maturità: il controllo editoriale non impedisce a nessuno di partecipare. Qui c’è un vantaggio enorme: nessuno, come succedeva in passato, deve conquistarsi uno spazio. Lo spazio c’è già. E chi rifiuta il controllo non ne capisce il valore, a meno che non voglia dire censura, ma questo va da sé... Io non credo che l’assenza di controllo garantisca la libertà, ma piuttosto che porti all’arbitrio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ lo stesso giudizio di Cardini: «Io consulto Wikipedia, mi piace, ma l’esercizio indiscriminato della libertà porta dritto, io temo, alla libertà della cazzata. Forse si sono accorti che volendo fare l’enciclopedia libera avevano aperto gli spazi alla libertà della corruzione: liberi tutti di prendere parte, liberi tutti di corrompere». Ed è qui che Lotito pone un ulteriore problema, e serio: «Si vadano a vedere le voci di Wikipedia. Si può vedere chi le ha scritte, chi le ha arricchite, chi le ha corrette. Ma mi riesce difficile capire che competenza c’è dietro il lavoro di un amministratore che si chiama Biopresto. Magari è un esperto, ma come faccio a saperlo?». E cioè, tranne rarissimi casi non si firmano con nome e cognome, ma con un nickname. «La libertà senza trasparenza - aggiunge Lotito - è una cosa curiosa. Io devo sapere se la biografia di Bartali l’ha scritta un tifoso di Coppi. La libertà di Wikipedia deve coincidere con la libertà di chi la legge. E forse siamo sulla buona strada».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mattia Feltri&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2289418961106748579?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2289418961106748579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2289418961106748579' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2289418961106748579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2289418961106748579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/09/wikipedia-vacilla-ce-troppa-liberta.html' title='Wikipedia vacilla: &quot;C&apos;è troppa libertà&quot;'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1204902000054694710</id><published>2009-07-13T18:09:00.000+02:00</published><updated>2009-07-13T18:10:40.459+02:00</updated><title type='text'>Il pacchetto Office gratis sul Web</title><content type='html'>Il pacchetto Office sbarca sul Web, e lo fa in formato gratuito. Un’arma potentissima da usare contro l’arcirivale Google, che meno di una settimana fa ha lanciato la sua sfida al monopolio Microsoft dei sistemi operativi con Chrome OS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che la casa madre di Windows propone è versione completamente free dei classici del lavoro d’ufficio: Word, Excel, Powerpoint, e l’ancor più antico Wordpad, da utilizzare durante le connessioni internet e senza installazione. Il passo era già stato fatto, tre anni fa, da Google, che aveva lanciato i primi software basati sul web: ma trovare in rete la copia fedele del programma più familiare potrebbe fare la differenza per milioni di utenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scommessa della società fondata da Bill Gates ha un vago sapore di roulette russa. I ricavi della vendita del pacchetto Office rappresentano il nucleo centrale del fatturato di Microsoft: ben 9,3 miliardi di dollari dei 14,3 miliardi di ricavi dei primi nove mesi dell’anno fiscale in corso. Proprio questi utili potrebbero volatilizzarsi con la liberalizzazione del prodotto più pregiato. L’apparente contraddizione dovrebbe essere risolta dalla pubblicità. Milioni di utenti che lavoreranno sul web con i software di casa Microsoft però potrebbero trovarsi davanti siti pieni di pubblicità, una visibilità per cui molte aziende sarebbero felici di sborsare milioni di dollari sull’unghia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per alcuni analisti, quindi, questa potrebbe essere proprio l’occasione di rilanciare il comparto internet dei creatori di Windows, da anni in declino. La Microsoft lancerà il prodotto Web insieme alla nuova versione del pacchetto Office 2010, nella prima metà del prossimo anno. Le versioni beta dei due software sono state presentate alla conferenza per i partners commerciali a New Orleans, per essere poi distribuite a decine di migliaia di testers per il perfezionamento. La guerra Google-Microsoft arriva quindi ad una svolta: la Microsoft abbandona (almeno in parte) la politica del copyright ad ogni costo e accetta di diventare free, per combattere sullo stesso terreno l’ultimissimo rivale firmato Google, il Chrome Operating System. Ma le sorprese non accennano a finire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1204902000054694710?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1204902000054694710/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1204902000054694710' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1204902000054694710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1204902000054694710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/07/il-pacchetto-office-gratis-sul-web.html' title='Il pacchetto Office gratis sul Web'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1625527063739222544</id><published>2009-07-08T10:33:00.000+02:00</published><updated>2009-07-08T10:34:46.472+02:00</updated><title type='text'>Google, sfida a Microsoft Pronto il sistema operativo</title><content type='html'>L'attacco al cuore di Microsoft è stato lanciato: Google ha appena annunciato la nascita di un suo sistema operativo, diretto concorrente del dominatore Windows. Il Google Chrome OS, questo il nome del prodotto, sarà open source (cioè liberamente modificabile dagli utenti) e farà la sua comparsa su alcuni modelli di computer portatili nella seconda metà del 2010.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;E così, dopo essersi messa in diretta concorrenza con Microsoft Office e Internet Explorer, lanciando propri programmi per la videscrittura, il calcolo, la navigazione in rete, Google ora tenta di colpire il gigante di Redmond dove fa più male: nel campo dei sistemi operativi per personal computer, dove Windows regna praticamente incontrastato da decenni.&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;Secondo quanto annunciato da Google sul suo blog ufficiale, Chrome OS sarà pensato per un nuovo tipo di panorama informatico, nel quale i computer sono sempre più rivolti a internet. In questo senso sarà la naturale estensione di Google Docs (la suite di software online per l'ufficio) e del browser Google Chrome. "Gli attuali sistemi operativi sono stati disegnati in un'era nella quale non c'era il web", spiega Sundar Pichai, VP Product Management and Linus Upson, Engineering Director di Google. "Il nuovo sistema operativo dovrà essere veloce e leggero, dovrà avviarsi e portarti in rete in pochi secondi". Per questo, i primi computer a dotarsi del Google Chrome OS saranno i netbook, i piccoli portatili di ultima generazione pensati per gli utenti che hanno bisogno di lavorare e accedere a internet in mobilità.&lt;br /&gt;             &lt;div id="adv180x150m"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;!--script language="javascript" type="text/javascript"&gt;OAS_RICH('Middle');&lt;/script--&gt;  &lt;script language="javascript1.1" src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"&gt;&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript" src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/hi-tech/interna/1662173793@Middle"&gt;&lt;/script&gt; &lt;/div&gt;           &lt;br /&gt;Google era già presente nei sistemi operativi con Android, il suo prodotto per i cellulari. Chrome OS, che avrà un cuore Linux, potrà essere usato tanto sui portatili che sui computer desktop più potenti. A maggio 2009, secondo i dati forniti da NetApplications, Windows era presente in oltre l'87 per cento dei pc. Al momento, il concorrente più significativo è il Mac OS X, con il 9,8 per cento. I vari sistemi operativi Linux si dividono attualmente circa l'1 per cento del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1625527063739222544?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1625527063739222544/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1625527063739222544' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1625527063739222544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1625527063739222544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/07/google-sfida-microsoft-pronto-il.html' title='Google, sfida a Microsoft Pronto il sistema operativo'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5179055633717815972</id><published>2009-07-02T20:46:00.001+02:00</published><updated>2009-07-02T20:55:34.790+02:00</updated><title type='text'>Da Internet una nuova resistenza</title><content type='html'>«Dai blog ai social network fino al recentissimo, e già quasi invecchiato, sistema twitter, sempre di più oggi l’informazione è il prodotto di una comunicazione continua e collettiva a livello mondiale». Ne è convinto il presidente del Garante per la protezione dei dati personali &lt;strong&gt;Francesco Pizzetti&lt;/strong&gt;, che nella sue relazione annuale al Parlamento spiega che «quanto sta avvenendo in Iran dimostra che su questi strumenti, e specialmente sui più innovativi, poggia una forma di resistenza democratica mai immaginata prima».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Intercettazioni: "No a sanzioni penali per i giornalisti"&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;No alle sanzioni penali per i giornalisti che pubblicano informazioni acquisite e trattate dai giudici. Pizzetti esprime perplessità sulle nuove regole relative ai limiti della pubblicabilità di notizie acquisite e trattate dai giudici. Del resto «non tocca all’Autorità fissare le regole che presiedono al rispetto della libertà d’informazione garantita dalla Costituzione, se non quando siano concretamente in discussione eventuali e puntuali violazioni della riservatezza dei cittadini», aggiunge. Per Pizzetti «non vi è ragione di ritenere che la regolazione in via generale della libertà di stampa abbia una diretta e immediata connessione con la tutela della privacy, che deve invece sempre essere valutata caso per caso».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"Brunetta sia attento a non violare i diritti statali"&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;L’operazione trasparenza avviata dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, non deve rischiare di mettere a repentaglio il diritto alla privacy degli statali. Pur apprezzando «ogni azione tesa ad aumentare l’efficienza della Pa e incrementare l’uso delle tecnologie per accelerare e rendere più agevole il rapporto con i cittadini», Pizzetti sottolinea «la pericolosità della diffusione in rete, senza adeguate misure di protezione e di controllo, dei milioni di dati personali che l’Amministrazione quotidianamente tratta». Dunque, il Garante invita ad «una attenta valutazione dei diritti degli stessi funzionari pubblici» e aggiunge: «occorre evitare una lettura della nuova normativa eccessivamente sbilanciata, che potrebbe tradursi in una violazione, a danno dei dipendenti pubblici, dei diritti fondamentali di ogni lavoratore».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;"Foto villa Certosa, il principio si applica a tutti"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il divieto di diffusione di foto all’interno di abitazioni private è «un principio che si applica a tutti, indipendentemente dalla notorietà e che comporta la illeicità delle foto e il conseguente divieto della loro diffusione. Abbiamo vietato tali foto - ricorda - in quanto sono stati utilizzati teleobiettivi e sistemi inclusivi e sofisticati di ripresa e di trattamento delle immagini». Del resto «non è lecito riprendere senza il loro consenso persone all’interno di una privata dimora, compreso il parco e gli edifici che ne fanno parte, specialmente quando esse svolgano normali attività di vita sociale e di relazione», aggiunge.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;"Presto un intervento sulla videosorveglianza"&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Anche le ronde finiscono nel mirino di Pizzetti che promette a breve un provvedimento sull’uso corretto delle videocamere e degli altri sistemi di controllo. Il Garante ha detto che  vigilerà sull’utilizzazione «da parte delle istituzioni di sicurezza dei dati raccolti da privati». Fari accesi, dunque, «sulla videosorveglianza e, più in generale, sulla possibilità che associazioni di cittadini svolgano attività connesse con i compiti istituzionali delle forze di polizia», assicura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fonte&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5179055633717815972?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5179055633717815972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5179055633717815972' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5179055633717815972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5179055633717815972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/07/da-internet-una-nuova-resistenza.html' title='Da Internet una nuova resistenza'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7166059714280096036</id><published>2009-06-19T20:32:00.000+02:00</published><updated>2009-06-19T20:33:09.882+02:00</updated><title type='text'>File sharing: risarcimento record!!!</title><content type='html'>Un tribunale americano ha condannato una donna del Minnesota a pagare un risarcimento di 1,9 milioni di dollari (circa 1.366.000 euro) per aver illegalmente scaricato 24 canzoni da Internet. Il processo contro Jammie Thomas Rassett, una madre di quattro figli che lavora per una tribù indiana, è il primo negli Stati uniti per violazione del copyright, ha detto il suo avvocato alla tv satellitare Cnn. La donna, che ha 32 anni, è rimasta stupita per la sentenza, anche perchè scaricare legalmente le canzoni le sarebbe costato solo 99 centesimi di dollaro a brano (in tutto 23,76 dollari), e intende ricorrere in appello.&lt;br /&gt;Il tribunale ha stabilito un risarcimento di circa 80.000 dollari per ogni violazione del copyright, con gran soddisfazione della Record Industry association of America (Riaa), l'associazione dei produttori discografici. La Thomas-Rasset era stata condannata a pagare un risarcimento di 220mila dollari alla Riaa in un primo processo nel 2007, ma il procedimento era stato annullato per un vizio di forma. Le canzoni scaricate sono di No Doubt, Sheryl Crow, Gloria Estefan e Linkin Park.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte&lt;br /&gt;www.corriere.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7166059714280096036?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7166059714280096036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7166059714280096036' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7166059714280096036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7166059714280096036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/06/file-sharing-risarcimento-record.html' title='File sharing: risarcimento record!!!'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-3786641842744846485</id><published>2009-05-27T16:12:00.002+02:00</published><updated>2009-05-27T16:16:14.150+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ternet'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='internet privacy telesorveglianza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scienza tecnologia informatica'/><title type='text'>Social network: attenzione agli effetti collaterali - Un opuscolo del Garante della privacy</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Come tutelare la propria privacy ai tempi di Facebook, MySpace &amp;amp; Co.? Come difendere la propria reputazione, l'ambiente di lavoro, gli amici, la famiglia, da spiacevoli inconvenienti che potrebbero essere causati da un utilizzo incauto o improprio degli strumenti offerti dalle reti sociali?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sono queste alcune delle domande a cui risponde la guida messa a punto dal Garante per la privacy "Social Network: Attenzione agli effetti collaterali". Non un manuale esaustivo, ma un agile vademecum sia per persone alle prime armi, sia per utenti più esperti, pensato per aiutare chi intende entrare in un social network o chi ne fa già parte a usare in modo consapevole uno strumento così nuovo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La guida del Garante privacy&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La guida è organizzata in quattro capitoli pensati in forma modulare, così da offrire a tutti i lettori elementi di riflessioni e consigli, adatti alla propria formazione e ai differenti interessi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;blockquote dir="ltr" style="margin-right: 0px;"&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;1. Avviso ai naviganti&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Spunti di riflessione sul funzionamento dei social network e su alcuni dei principali rischi che si possono incontrare nell'uso dei social network.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;2. Ti sei mai chiesto?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;La semplice check list che ogni utente dovrebbe controllare prima di pubblicare su Internet i propri dati personali, le informazioni sulla propria vita e o su quella delle persone a lui vicine.&lt;br /&gt;Per facilitare la lettura, le domande sono raggruppate in cinque sezioni, in base al tipo di lettori cui ci si rivolge: ragazzi, genitori, persone in cerca di lavoro, "esperti" e professionisti. In realtà, anche gli utenti esperti possono trovare domande interessanti nella sezione dedicata ai ragazzi, e viceversa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;3.  Consigli per un uso consapevole dei social network&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Il "decalogo" stilato dal Garante, con consigli utili per tenere sotto controllo i pericoli che si possono incontrare nell'uso dei social network.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;4. Il gergo della rete&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;La spiegazione, rigorosamente non tecnica, dei termini informatici o delle espressioni gergali che si incontrano con maggiore frequenza nelle "reti sociali".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Scarica l'opuscolo:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1614258"&gt;http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1614258&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-3786641842744846485?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/3786641842744846485/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=3786641842744846485' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3786641842744846485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3786641842744846485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/05/social-network-attenzione-agli-effetti.html' title='Social network: attenzione agli effetti collaterali - Un opuscolo del Garante della privacy'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7632510238841938086</id><published>2009-05-26T18:32:00.001+02:00</published><updated>2009-05-26T18:35:14.568+02:00</updated><title type='text'>Intervista al prof. Pizzetti su "Internet e Privacy"</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Professore, partiamo da Facebook. C’è un servizio che ha 11 milioni di utenti in Italia, che sospende le persone con messaggi in inglese cui non esiste un reale diritto di replica e di autodifesa, che ha “termini d’uso” scritti parzialmente in inglese. Lei non pensa che questa azienda dovrebbe avere un punto di rapporto con gli utenti del paese, qualcosa come un ufficio nazionale? Si fa fatica anche a trovare quello europeo…&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Partirei dal fatto che la rete ha introdotto una nuova realtà. Ha duplicato la nostra esistenza, creando una dimensione non locale e “virtuale”, che ha regole del tutto diverse da quelle che vigono nella realtà in cui siamo vissuti per migliaia di anni. E’ però una dimensione che influisce - lo vedremo -  sulla “vita reale”.  E la globalizzazione, che internet ha reso possibile e che con internet ha interagito, ha creato un vuoto di regole, di autorità regolatrici sovranazionali e soprattutto un vuoto di consapevolezza nelle persone. Se guardassimo sotto questo aspetto alla crisi economica mondiale, potremmo trarne indicazioni molto utili…&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E’ una dimensione problematica interamente nuova, che coinvolge il diritto, l’etica, il costume. Ovvio che si esplichi in alcuni fenomeni come i social network che sono globali in modo costitutivo. Contratti in lingue che le persone non conoscono, azionabili solo presso tribunali lontanissimi, ma anche condotte molto nuove, nelle quali le generazioni si separano. Pensi che contraddizione: ci sono giovani che posseggono la tecnologia ma sono del tutto indifesi nell’esposizione di sé e della propria vita, e “immigranti digitali” che per età potrebbero aiutarli ad essere più consapevoli, ma che non hanno le conoscenze per comunicare con loro in modo adeguato&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Lei insiste molto sulla formazione del pubblico, delle persone. L’Autorità ha pubblicato un vademecum sui social network che andrà anche nelle scuole. Ma le faccio il caso di certe applicazioni Facebook che si presentano sotto l’aspetto del gioco, dell’intrattenimento, del test, che prelevano grandi quantità di dati, destinati ad essere usati successivamente. Come si regola l’Autorità, come si regolano le Autorità degli altri paesi su questo punto?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;L’anno scorso è stata varata la “Carta di Roma” sui social network, un documento formale, approvato da tutte le autorità garanti. Propone una serie di raccomandazioni che poggiano su due concetti: è necessaria una comunicazione chiara agli utenti, ma è altrettanto necessaria la consapevolezza da parte delle persone della complessità del mezzo che stanno usando.&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Dopodiché il problema che io sento è il pericolo di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Il pericolo cioè che per normare una dimensione che sfugge ad ogni definizione nota, si adottino regole che limitano in modo illegittimo la rete dal punto di vista della libertà degli individui. Anche nel modo di enunciare il problema c’è questa contraddizione tra un modo di ammonire e avvertire sui pericoli della rete, che può somigliare al genere narrativo dell’orco delle favole, e dall’altra il permanere di un far west dove i più deboli sono privi di tutela.&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma lei sembra più preoccupato del processo generale…&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Viviamo una novità assoluta. Una realtà che si dematerializza e si trasforma solo in dati e dove, quindi, il controllo di questi dati è fondamentale. Allo stesso tempo, ci troviamo a non avere alcuno strumento per esercitare questo controllo.&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Sono molto impressionato, ad esempio, dalla cancellazione della distinzione tra passato, presente e futuro. Nasce una nuova linea temporale, dove passato presente e perfino il futuro si mescolano senza distinzione. Dove informazioni passate possono essere presentate, e prese in considerazione, prima di altre più recenti e corrette. Dove l’ordinazione di questi dati ubbidisce a criteri che non sono quelli dell’esattezza e della fedeltà.&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Questa è una dimensione nuovissima, l’umanità non l’ha mai vissuta. Pensi al concetto di “rifarsi una vita” e a quello di autorappresentazione di sé.  Una volta cambiavi paese, se ci riuscivi perfino l’identità, e avevi una ragionevole possibilità di rifarti una vita. Con internet è impossibile.&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;E ancora: io mando un curriculum al mio datore di lavoro, penso che questa mia presentazione basterà perché mi si valuti correttamente. Macché:, il datore di lavoro cerca con i motori e può trovare cose, magari remote nel tempo, che mettono in discussione l’immagine che ho dato di me. Ci sono casi di giovani che si vedono negare il lavoro per aver scritto di aver bevuto un bicchiere di troppo alla festa di laurea. Non credo che questa consapevolezza sia diffusa.&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;E “terrificante” e “entusiasmante” allo stesso tempo, è una sfida incredibile. Oggi è il mondo del diritto, forse il mondo dell’etica da ripensare. Di certo il mondo delle relazioni individuali. Cosa vuol dire vivere in un mondo in cui io non sono più padrone di rifarmi una vita? Cosa vuol dire vivere in un mondo in cui passato presente e futuro sono su una linea temporale unica?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Di certo significa che stiamo perdendo la possibilità di essere padroni della nostra autorappresentazione. Con un certo uso del motore di ricerca, viene meno il principio di finalità del dato. Io  consento all’uso dell’informazione su di me solo per certe finalità e in base alla rappresentazione che voglio dare di me nei diversi contesti. E invece rischio magari di vedermi rappresentano davanti a una comunità professionale attraverso un’informazione fornita ad altri o per un comportamento sbarazzino di dieci anni prima.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ora fino a questo punto della storia noi abbiamo vissuto in una dimensione in cui era possibile nascondersi, selezionare le informazioni da far conoscere e quindi autorappresentarci. La perdita di questa dimensione non è ancora chiara a tutti noi: l’autorappresentazione non è più nelle nostre mani. Per citare Bunuel: che fine ha fatto il “fascino discreto della borghesia” in internet?&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma questo sposta la sede per le autorità della privacy: da Roma a Bruxelles, a New York, dove?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Col passaggio dalla realtà “reale” a quella virtuale le autorità per la privacy hanno completamente cambiato ruolo…&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Scusi l’interruzione, ma se le propongo come tema che forse sarebbe meglio chiuderle?&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Ci sto arrivando…le autorità si sono trovate sulla frontiera più moderna. Perché devono creare la precondizione per una vita libera e democratica. Una volta si trattava di garantire la sicurezza fisica delle persone come precondizione della vita sociale e civile, della libertà. Nella realtà virtuale la chiave è la sicurezza dei dati che circolano sulla rete e sui dati individuali. Il compito è spaventosamente difficile …&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Sappiamo cosa abbiamo perso ma non sappiamo qual è il mondo nuovo. In questa situazione c’è la tendenza, tra i legislatori, a trasferire le norme della realtà “reale” sulla realtà virtuale… come se bastasse…&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Certo, avessimo  magari un problema e ci fosse bisogno di “una” soluzione sarebbe più semplice. Ma siamo di fronte al cambiamento di una dimensione della vita umana che incide nel rapporto fra uomo e mondo, fra uomo e natura. Non capisco gli uomini politici che non colgono fino in fondo questa complessità, che può far tremare le vene e i polsi, che ci fa sentire indifesi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;I motori di ricerca: ci sono tempi di conservazione dei dati che sono assai discutibili. Ma ancora più dicutibile è la tendenza ad accettare le autodichiarazioni dei motori sulla correttezza delle loro procedure sull’uso dei dati… Penso a certe affermazioni di Google sul funzionamento di AdSense. Bisogna accontentarsi delle loro parole?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Sulla conservazione dei dati c’è stato un lavoro a livello europeo, Google ha preso degli impegni sui tempi di mantenimento. E’ vero, continuiamo ad aver fiducia nelle dichiarazioni di queste strutture, ma non sfuggo al problema se la metto in altri termini: è più pericoloso cosa può sapere Google di me o cosa può sapere il mio vicino di casa su di me tramite Google?&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Possiamo  anche preoccuparci della “profilazione”, ma perdiamo di vista l’impatto sociale del mezzo. Cosa succede quando un professore fa lezione ma i suoi studenti possono vedere via Google cose relative alla sua vita passata che mettono in crisi il suo “standing” e il suo credito professionale. Non c’è un problema di ordinazione dei risultati? Di criteri ordinativi che non possono solo ubbidire al marketing o alla popolarità?&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Temo che su questo non ci sia autorità di privacy che tenga&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Invece se non vogliono avere un ruolo burocratico, le autorità possono fare molto per la consapevolezza delle persone. Sarebbe abbastanza facile mettersi a fare i controllori delle policy e delle pratiche di profilazione, ma il fulcro del problema non è questo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Ultima domanda: dopo la legge francese Hadopi sui download illegali c’è chi, anche di fronte all’eventualità che un orientamento simile prevalga in Italia, ha sollevato obiezione di privacy sul problema dell’identificazione delle persone che effettivamente scaricano file su un certo indirizzo IP. La sua autorità era intervenuta su questo già in passato.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Noi in passato abbiamo ribadito che il gestore telefonico tiene traccia dell’indirizzo IP degli utenti solo per garantire la connessione. Lo abbiamo fatto sulla base dei principi fondamentali della protezione dati. Il fornitore di accesso non poteva fornire informazioni sul comportamento dell’utente in rete. Se non teniamo fermo il principio che i dati possono essere usati solo per le finalità per le quali se ne  viene in possesso in virtù di un contratto o di una legge, si perde la bussola .&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se invece mi chiede sul fenomeno p2p , beh’ non possiamo asssistere con grande serenità alla vanificazione del diritto d’autore, trovo ragionevole remunerare chi mi fornisce un’opera dell’ingegno. Mi pare giusto fare in modo di superare il far west, ma mi pare che molti non si rendano conto dei pericoli insiti nell’estensione semplicistica alla rete di massicce attività di controllo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fonte:&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/26/?ref=hpsbsx&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7632510238841938086?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7632510238841938086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7632510238841938086' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7632510238841938086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7632510238841938086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/05/intervista-al-prof-pizzetti-su-internet.html' title='Intervista al prof. Pizzetti su &quot;Internet e Privacy&quot;'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-4261882596421532923</id><published>2009-05-17T08:36:00.000+02:00</published><updated>2009-05-17T08:38:41.866+02:00</updated><title type='text'>La pirateria informatica aumenta la popolarità delle star musicali</title><content type='html'>La battaglia delle major del disco contro la pirateria online non sembra conoscere sosta, come dimostra l'ultimo &lt;a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_aprile_19/pirate_bay_pm_italiano_vuole_condanna_bis_del_frate_57f3fe48-2cb6-11de-bc78-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;processo contro i fondatori di Pirate Bay in Svezia&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;  e l'approvazione della &lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_13/internet_pirati_legge_francese_4128e662-3fc4-11de-bc3f-00144f02aabc.shtml" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;legge «tre errori e sei disconnesso» in Francia&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;. Ma un nuovo studio realizzato in Inghilterra arriva a mettere in discussione alcune convinzioni che stanno alla base di questa crociata: davvero il file-sharing illegale sta danneggiando il mercato della musica? O, piuttosto, sta creando nuove possibilità di promozione per gli artisti? E, cioè, funziona per lo più come la vecchia radio e i videoclip in tv: maggiori passaggi equivalgono anche a più vendite?  &lt;p&gt; &lt;b&gt;LO STUDIO -&lt;/b&gt; Realizzato da Prs for Music (omologo inglese della nostra Siae) e dall'istituto di ricerca Big Champagne (che da anni analizza il mercato della musica sui circuiti illegali), &lt;a href="http://www.prsformusic.com/monline/research/Documents/The%20long%20tail%20of%20P2P%20v9.pdf" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;il report&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; conferma che gli artisti più piratati sono anche quelli che tendono a scalare più in fretta la classifica delle hit. Un esempio? Nell'ultima settimana di aprile il singolo di Lady GaGa «The Fame» è stato scaricato 338mila volte. Lo stesso vale per gli altri artisti della top 100: sono anche quelli più popolari sui servizi di file-sharing. «Trovarsi in testa alle classifiche dei file più scaricati spesso è il segnale di un successo anche nel mercato legale. In dieci anni di analisi non è mai successo che una hit nel mercato pirata non lo sia poi diventata anche in quello legale» spiegano gli autori. Per quanto possa sembrare paradossale, alla fine la pirateria aiuta le star a diventare ancora più popolari. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;CODA CORTA - &lt;/b&gt;Lo studio smentisce anche la &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;teoria della coda lunga di Chris Anderson&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, secondo cui la rete avrebbe allargato le opportunità di business per i prodotti di nicchia e segnato la morte della hit-parade. Sui servizi di file-sharing le attenzioni continuano a concentrarsi solo su una piccola fetta di artisti: l'80 per cento degli scambi riguarda il 5 per cento delle tracce; e spesso si tratta proprio delle hit del momento. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;MODELLI DI BUSINESS -&lt;/b&gt; I servizi di file-sharing ma anche quelli di streaming su YouTube o MySpace quindi costituiscono ormai una potente alternativa promozionale ai circuiti tradizionali (radio e tv). Le industrie discografiche saranno probabilmente costrette a pensare a modelli di business in grado di legalizzare il file-sharing, facendo accordi con i fornitori di connettività.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;I DISCOGRAFICI ITALIANI -&lt;/b&gt; «Il peer-to-peer è solo un amplificatore di notorietà - sottolinea però Enzo Mazza della Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana) - La promozione mainstream (radio, tv, ecc.) spinge i consumatori a correre sui sistemi peer-to-peer e cercare l'ultima star il cui brano è stato passato in radio o è stato visto in un videoclip. Se fosse vero l'assunto che il file-sharing promuove le vendite di hit, dovremmo trovarci un mercato florido e non con dischi che invece di fare un milione di copie ora ne fanno 500 mila». &lt;/p&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt; &lt;p class="footnotes"&gt;Nicola Bruno&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it"&gt;www.corriere.it &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-4261882596421532923?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/4261882596421532923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=4261882596421532923' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4261882596421532923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4261882596421532923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/05/la-pirateria-informatica-aumenta-la.html' title='La pirateria informatica aumenta la popolarità delle star musicali'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-401583591136284697</id><published>2009-05-13T14:49:00.001+02:00</published><updated>2009-05-13T14:50:47.868+02:00</updated><title type='text'>La francia approva la legge anti p2p</title><content type='html'>&lt;p&gt;Brutte notizie per chi “scarica” film e musica, in Francia arrivano le sanzioni penali e la sospensione del servizio, cioè della possibilità di connettersi ad internet come “pena” per i “pirati”. Lo ha deciso ieri l’Assemblea nazionale (e il Senato ha definitivamente confermato questa mattina). Ed è possibile che in Italia qualcuno voglia seguire l’impostazione di Parigi: questo sembra essere l’orientamento che viene portato all’interno del comitato tecnico contro la pirateria istituito presso la presidenza del consiglio italiana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il parlamento francese  ha approvato ieri sera la legge &lt;a href="http://www.lemonde.fr/culture/article/2009/05/12/l-assemblee-met-fin-a-des-mois-de-debats-en-votant-la-loi-creation-et-internet_1192289_3246.html" target="_blank"&gt;che va sotto l’acronimo Hadopi &lt;/a&gt;(&lt;em&gt;qui Le Monde - in francese). &lt;/em&gt;Pur se con una maggioranza inferiore a quella prevista, perché almeno 44 deputati tra quelli che sostengono il governo non l’hanno votata, la legge più discussa degli ultimi tempi è passata con 296 voti a favore contro 233. Il partito socialista, che è all’opposizione, ha annunciato già che si rivolgerà alla Corte costituzionale perché esamini questo testo “assurdo e inapplicabile”. Ma intanto la “Hadopi” oggi è legge dello stato francese &lt;a href="http://www.assemblee-nationale.fr/13/ta/ta0275.asp" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;(il testo - in francese). &lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ecco in cosa consiste.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;“Sanzione graduata in tre stadi” &lt;/strong&gt;- Hadopi sta per  &lt;em&gt;Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet. &lt;/em&gt;Si tratta cioè di una autorità indipendente che viene istituita e che, una volta individuato l’utente che “scarica” illegalmente opere dell’ingegno, lo farà oggetto di un’azione in tre tempi: 1) una comunicazione via mail, in cui si rende noto che il comportamente dell’utente è stato individuato e lo si invita a cessarlo; 2) una lettera raccomandata che ripete in modo definitivo l’ingiunzione; 3) la disconnessione dalla rete internet. A questa sanzione si aggiungerà poi quella amministrativa. Per giunta l’abbonato colpito dovrà pagare il canone al provider per tutto il tempo di durata della sanzione, cioè anche mentre non usa la rete perché è stato privato dell’accesso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un dibattito nazionale, un conflitto internazionale -&lt;/strong&gt; La legge Hadopi tuttavia non è una questione di destra e sinistra contrapposte. Si sono detti favorevoli al disegno anche attori e registi come Michel Piccoli e Luc Besson e gran parte dell’industria dell’intrattenimento è schierata a difesa dei propri diritti e contro i “pirati”. E tuttavia c’è una dimensione internazionale, europea, del problema che promette ulteriori evoluzioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Proprio pochi giorni fa la discussione sul “pacchetto telecom” (un gigantesco provvedimento che riformula 5 direttive sulle telecomunicazioni), in sede di parlamento europeo, si è chiusa, poco prima delle elezioni, con l’approvazione del cosiddetto emendamento 138 e il blocco dell’intero pacchetto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Qual è il problema? Sta proprio nell’emendamento 138, che stabilisce una linea di principio: la connessione internet è un elemento di manifestazione della libertà di pensiero e non può essere in alcun modo fatto oggetto di sanzione di legge. Per intendersi: i sostenitori dell’Hadopi e difensori ad oltranza del diritto d’autore hanno definito questo testo: “emendamento salva p2p”, e intendevano dire: salvapirati.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Che qualche problema si ponga lo dice anche però il sostegno all’emendamento da parte di un fronte di giuristi e di blogger non immediatamente identificabili con posizioni estreme. Guido Scorza è uno di questi e &lt;a href="http://www.guidoscorza.it/?p=781" target="_blank"&gt;nel suo blog, stamattina, &lt;/a&gt;parla di un “dibattito ai confini dell’Europa”. Dice a Repubblica: “E’ davvero assurdo che vi sia la pretesa di svolgere questo tipo di battaglia a livello locale e nazionale, mentre abbiamo a che fare con un mercato senza confini”. E nel suo blog aggiunge: “la decisione di approvare l’Hadopi non tiene in considerazione il pronunciamento che vi è appena stato in sede europea in favore della libertà d’espressione”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cosa c’è dietro i timori e le opposizioni a Hadopi? &lt;/strong&gt;Semplice: per poter individuare chi sta scaricando è necessario che vengano svolte indagini che “entrano nel merito” di tutto il traffico internet che viene scambiato dagli utenti - nella legge francese ad opera delle forze di polizia, ma è già successo “altrove” che investigatori privati lo facciano su incarico delle industrie del settore. Tra le tecniche adoperate per farlo vi sono software che di fatto “frugano”, materialmente (il famigerato DPI che sta per Deep Packet Inspection) in ciò che le persone scrivono, trasmettono, ricevono. Insomma non è solo una questione di arte minacciata dai pirati…&lt;/p&gt;&lt;p&gt;fonte www.repubblica.it&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-401583591136284697?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/401583591136284697/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=401583591136284697' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/401583591136284697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/401583591136284697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/05/la-francia-approva-la-legge-anti-p2p.html' title='La francia approva la legge anti p2p'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-8052648706799459011</id><published>2009-05-12T15:28:00.001+02:00</published><updated>2009-05-12T15:30:20.851+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='digital divide'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='internet'/><title type='text'>Gli italiani e la rete</title><content type='html'>Tre italiani su quattro (73,7%) hanno un computer a casa mentre un italiano solo su due (58,5%) utilizza internet, quasi tutti i giorni, soprattutto da casa con la connessione veloce adsl (84,5%), per cercare informazioni e utilizzare la posta elettronica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È quanto emerso da un’indagine conoscitiva su un campione di 2.400 persone sull’assetto e sulle prospettive delle nuove reti del sistema delle comunicazioni elettroniche, commissionata dalla IX commissione permanente della Camera dei deputati (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) e svolta dall’istituto Mides (Forum Pa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra chi ancora non ha il pc (26,3%) la maggior parte (82,2%) non lo comprerebbe anche se ci fossero incentivi economici e comunque, anche se lo avesse, non navigherebbe sul web (74,2%). Chi non utilizza internet lo fa perchè non ha le competenze (46%) o perchè non gli interessa, non sa cosa sia e cosa offre (43%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’identikit di chi non va on line (41,5%): donna, oltre 50 anni, con titolo di studio elementare o di scuola media inferiore, casalinga o pensionata o coppia senza figli che vive in famiglia. Di questa fascia di persone, l’indagine indica come «irrecuperabili», che cioè non sono affatto interessati ad internet il 18,8%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È ancora molto bassa (20,6%) anche la percentuale di coloro che usufruiscono di un servizio pubblico utilizzando internet: fra questi il 24% è rimasto molto soddisfatto, il 65,4% abbastanza soddisfatto, mentre l’8,9% lo è stato poco e l’1,6% per niente. Sono indicazioni del rapporto «Gli italiani e le nuove tecnologie» basato sull’indagine conoscitiva sull’assetto e sulle prospettive delle nuove reti del sistema delle comunicazioni elettroniche, richiesta dalla IX Commissione permanente della Camera dei deputati (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) e svolta dall’istituto Mides (Forum Pa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’indagine - si legge nel rapporto - mette «in evidenza la necessità di un importante sforzo del sistema Paese per un deciso sviluppo delle comunicazioni elettroniche». Fra chi usa il web per i servizi della pubblica amministrazione, il 54,5% afferma che il servizio è rimasto invariato; per il 22,4% è migliorato mentre per il 14,6% è peggiorato. Chi non utilizza questi servizi spiega di non essere abituato (47,7%), di preferire il contatto diretto (31,6%), di non fidarsi (7,6%), di averci provato ma di non esserci riuscito (5,5%).            &lt;img src="http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif" height="8" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;amp;ID_articolo=6168&amp;amp;ID_sezione=38&amp;amp;sezione=News"&gt;http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;amp;ID_articolo=6168&amp;amp;ID_sezione=38&amp;amp;sezione=News&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-8052648706799459011?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/8052648706799459011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=8052648706799459011' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8052648706799459011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8052648706799459011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/05/gli-italiani-e-la-rete.html' title='Gli italiani e la rete'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-4534818819271838926</id><published>2009-05-10T17:44:00.001+02:00</published><updated>2009-05-10T17:48:47.105+02:00</updated><title type='text'>Tra opportunità ed insidie</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/Sgb2rDshMPI/AAAAAAAAAIQ/rhRjuVzaboA/s1600-h/2009_Seminario_reati+informatici.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 283px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/Sgb2rDshMPI/AAAAAAAAAIQ/rhRjuVzaboA/s400/2009_Seminario_reati+informatici.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334222028253769970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-4534818819271838926?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/4534818819271838926/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=4534818819271838926' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4534818819271838926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4534818819271838926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/05/tra-opportunita-ed-insidie.html' title='Tra opportunità ed insidie'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_qkT46p7pPKI/Sgb2rDshMPI/AAAAAAAAAIQ/rhRjuVzaboA/s72-c/2009_Seminario_reati+informatici.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5238362326526908284</id><published>2009-05-07T07:49:00.000+02:00</published><updated>2009-05-07T07:50:04.594+02:00</updated><title type='text'>Per negare l'accesso a Internet servirà l'ordine di un giudice</title><content type='html'>L’Europarlamento ha bocciato a larga maggioranza, oggi a Strasburgo, le nuove norme Ue che avrebbero permesso alle autorità amministrative degli Stati membri di "tagliare" l’accesso a Internet degli utenti che scaricassero illegalmente contenuti sottoposti a copyright, così come prevede una legge attualmente in discussione in Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con 407 voti a favore, 57 contrari e 171 astenuti, gli eurodeputati hanno approvato in seconda lettura un emendamento - nell’ambito del compromesso complessivo con il Consiglio Ue sul pacchetto di riforma delle telecomunicazioni - in cui si conferma la posizione dell’Europarlamento secondo cui l’accesso a internet può essere negato in caso di downlaod illegale solo a seguito di un ordine del giudice, e non su semplice decisione amministrativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’approvazione dell’emendamento ha fatto cadere l’intero testo sulla riforma delle Tlc, perché i negoziati di compromesso con il Consiglio Ue non prevedono modifiche e sono approvati solo se l’Europarlanento li accetta integralmente. Il pacchetto sarà ora rinviato al ’comitato di conciliazionè dove le due istituzioni comunitarie cercheranno un nuovo accordo sulla riforma, che mira a migliorare la concorrenza e la tutela dei consumatori sul mercato europeo delle telecomunicazioni. Quello della repressione del download illegale era ormai il solo punto controverso del pacchetto, fra l’Assemblea di Strasburgo e i governi dei Ventisette.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5238362326526908284?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5238362326526908284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5238362326526908284' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5238362326526908284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5238362326526908284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/05/per-negare-laccesso-internet-servira.html' title='Per negare l&apos;accesso a Internet servirà l&apos;ordine di un giudice'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2497674695462005942</id><published>2009-04-27T07:33:00.001+02:00</published><updated>2009-04-27T07:33:41.454+02:00</updated><title type='text'>www.euprofiler.eu</title><content type='html'>L'Unione europea si dota di un nuovo strumento online di consulenza: si chiama Eu Profiler e servirà come aiuto per le elezioni europee. Ne ha dato notizia in una nota l’Istituto Universitario Europeo di Firenze che, insieme a due partner "tecnici", ha sviluppato il primo strumento informatico studiato per aiutare gli incerti a scegliere il loro partito politico. Da adesso ogni elettore europeo avrà la possibilità di sapere, in soli 10 minuti, quale partito nazionale o europeo si avvicina alle proprie idee politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accessibile all’indirizzo &lt;a class="linkblu" target="_blank" href="http://www.euprofiler.eu/"&gt;&lt;strong&gt;www.euprofiler.eu&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, è stato sviluppato da un team internazionale di esperti in scienze sociali e combina l’alta tecnologia informatica con la conoscenza delle posizioni politiche di 300 partiti europei. È disponibile in quasi tutte le lingue dell’Unione Europea ed è personalizzato in base alle campagne politiche di ogni paese membro. A due giorni dal lancio, conta già più di 64.000 visitatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un contesto elettorale confuso, nel quale le linee di demarcazione delle singole formazioni politiche non sono chiaramente definite, Eu Profiler fornisce un prezioso supporto all’elettore, permettendo anche di raccogliere dati per finalità scientifiche, ossia per analizzare i comportamenti di voto degli elettori europei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a ciò, Eu Profiler, che sarà utilizzato verosimilmente da milioni di visitatori, costituirà un potente strumento per elevare il livello di consapevolezza degli elettori circa le prossime elezioni europee. In un’epoca di scarso attaccamento dell’elettorato verso le istituzioni europee, Eu Profiler potrà dare un contributo per superare questo distacco fra Bruxelles e la società civile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2497674695462005942?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2497674695462005942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2497674695462005942' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2497674695462005942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2497674695462005942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/04/wwweuprofilereu.html' title='www.euprofiler.eu'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5157089394442690452</id><published>2009-04-21T17:34:00.001+02:00</published><updated>2009-04-21T17:36:40.433+02:00</updated><title type='text'>Online la biblioteca digitale mondiale</title><content type='html'>E' online da martedì la &lt;a href="http://www.wdl.org/en/" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;«World Digital Library»&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; dell'Unesco (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura). Nell'archivio digitale gli internauti possono ammirare da subito, e gratuitamente, tutti i grandi tesori letterari e culturali mondiali conservati nelle più famose biblioteche. Con un occhio a manoscritti, lettere, libri rari, film, registrazioni sonore, illustrazioni e immagini provenienti anche dall'emisfero orientale.&lt;br /&gt;Una biblioteca digitale mondiale per non dimenticare. Arriva sul web, ed è accessibile a tutti. Dai documenti e articoli di giornale della Biblioteca nazionale della Cina a manoscritti scientifici della Biblioteca nazionale e degli Archivi d'Egitto fino alle fotografie di paesaggi brasiliani provenienti dalla Biblioteca nazionale del Brasile. Il gigantesco portale offre funzioni di ricerca in sette lingue: inglese, arabo, cinese, spagnolo, francese, portoghese e russo. Gli utenti possono consultare il materiale grazie a diversi parametri, quali la località; l'epoca o il tipo di media. Una volta scovato l'elemento che interessa lo si può analizzare nel minimo dettaglio. Come per una immagine di Piazza San Marco a Venezia colma di gente in estate, risalente agli inizi del secolo scorso.&lt;br /&gt;Gli obiettivi della «World Digital Library», messa a punto dall'Unesco e dall'americana Library of Congress, riguardano la possibilità di accedere attraverso un unico portale a materiali culturali provenienti da ogni parte del pianeta, a «favorire del dialogo interculturale e della comprensione internazionale, contribuendo al tempo stesso alla diffusione della conoscenza e alla promozione internazionale delle culture e della ricerca scientifica».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5157089394442690452?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5157089394442690452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5157089394442690452' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5157089394442690452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5157089394442690452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/04/online-la-biblioteca-digitale-mondiale.html' title='Online la biblioteca digitale mondiale'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6017773336802256891</id><published>2009-04-18T07:57:00.001+02:00</published><updated>2009-04-18T08:02:44.859+02:00</updated><title type='text'>Quattro giovani contro le major ... ma la storia non si può fermare</title><content type='html'>&lt;div class="post_message"&gt;Dopo la condanna ai responsabili di Pirate Bay, parla Luca Neri, giornalista, consulente informatico e autore del libro La baia dei pirati - Assalto al copyright, un'inchiesta edita da Cooper che racconta le ragioni tecniche, sociali, politiche della condivisione online.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Neri, quali saranno le conseguenze della condanna a Pirate Bay?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Prima di tutto, non scompare il peer to peer. La condanna è puramente simbolica e non comporterà la chiusura definitiva del sito. Siamo solo al primo appello e prima che i responsabili vadano in galera dovrà ancora passare del tempo. Il problema è comunque un altro. Pirate Bay ha avviato già dal 2006, ovvero dal primo sequesto dei suoi server in Svezia, un sistema di server distribuito in giro per il mondo che rende tecnicamente abbastanza difficile la chiusura del sito. La sentenza di oggi sposta il dibattitto sul copyright nell'era del digitale da un piano giuridico a un piano simbolico. Può avere effetti sull'opinione pubblica europea ma non cancellerà il trend della tecnologia che va verso una circolazione sempre più facile delle informazioni tra individui. Credere di poter fermare così il fenomeno della condivisione, è come credere di poter fermare la storia".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quattro giovani contro le major. Chi vincerà?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"A differenza di altri siti di file sharing come Napster o Kazaa, Pirate Bay non è a fini commerciali. Quelle erano imprese non tradizionali con aspirazioni economiche che sono state considerate dai giudici come illegali. Qui il fenomeno è diverso: Peter Sunde e i suoi tre amici hanno creato Pirate Bay non per soldi, ma per scatenare un dibattito internazionale. Non sono degli uomini di affari, ma dei militanti che per questa causa sono anche pronti a diventare dei martiri. Quella di oggi è solo una vittoria formale che le multinazionali dell'audivisivo europee cercavano in questo momento. Bisognerebbe invece riflettere sulle differenze che ci sono tra Europa e Stati Uniti: negli States non sono i siti ad essere condannati ma i singoli utenti che ne fanno utilizzo. In Europa si è voluto colpire un simbolo, non un servizio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quale ruolo sta avendo la rete nella riscrittura delle regole del copyright?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Fino ad oggi l'enorme potenziale del digitale ha impaurito le major dell'audiovisivo che, da intermediari tra contenuti e pubblico, si sono visti fortemente ridimensionati. Sono nate così leggi sempre più draconiane per soffocare la circolazione dei contenuti. Le norme riguardanti il copyright e il file sharing andrebbero cambiate. I giovani lo sanno e sono loro gli elettori di domani. Quanto tempo impiegheranno i politici a capirlo, è ancora da vedere".&lt;/div&gt; &lt;ul class="actionspro"&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/edittopic.php?uid=59607076754&amp;amp;topic=7383&amp;amp;action=4&amp;amp;reply_to=28347" rel="nofollow"&gt;Rispondi al tuo post&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/edittopic.php?uid=59607076754&amp;amp;topic=7383&amp;amp;action=256" rel="nofollow"&gt;Cancella post&lt;/a&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6017773336802256891?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6017773336802256891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6017773336802256891' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6017773336802256891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6017773336802256891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/04/quattro-giovani-contro-le-major-ma-la.html' title='Quattro giovani contro le major ... ma la storia non si può fermare'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6358074484708830791</id><published>2009-03-29T19:00:00.001+02:00</published><updated>2009-03-29T19:01:32.995+02:00</updated><title type='text'>Lawrence Lessig: "Internet libera per salvare la democrazia dalla corruzione"</title><content type='html'>Internet si sta dimostrando uno strumento di riforma della politica e della democrazia straordinario. Parola di &lt;strong&gt;&lt;a class="linkblu" target="_blank" href="http://www.lessig.org/"&gt;LAWRENCE LESSIG&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; - il più grande esperto mondiale di diritto di rete, professore di legge ad&lt;strong&gt; Harvard &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Stanford&lt;/strong&gt;, scrittore, fondatore del nuovo sistema di copyright &lt;strong&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.creativecommons.org/"&gt;Creative Commons&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; e collaboratore di &lt;strong&gt;Obama&lt;/strong&gt; (suo ex compagno universitario e suo consigliere nella corsa alla presidenza Usa), lanciato in una campagna in favore di una politica partecipata e trasparente, per non soffocare la creatività ma favorire la democrazia e il progresso del mondo -, ieri sera ospite eccezionale a «&lt;a target="_blank" href="http://www.meetthemediaguru.org/"&gt;&lt;strong&gt;Meet the Media Guru&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;», l’appuntamento di Milano  organizzato da &lt;strong&gt;Maria Grazia Mattei&lt;/strong&gt; in collaborazione con Provincia e Camera di Commercio di &lt;strong&gt;Milano&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riflessione di Lessig (&lt;em&gt;nella foto in un momento di relax a cena ieri sera dopo l'incontro pubblico&lt;/em&gt;) è di particolare &lt;strong&gt;attualità per l'Italia&lt;/strong&gt;, dove il mondo della politica ha in cantiere una serie di provvedimenti che minacciano di imbrigliare la libertà della Rete (a partire dall’emendamento al &lt;strong&gt;pacchetto sicurezza&lt;/strong&gt; di&lt;strong&gt; Giampiero D'Alia&lt;/strong&gt; che prevede l'oscuramento completo di tutti i siti in cui ci sono "apologie di reato o istigazioni a delinquere").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Catapultato ieri in Italia dagli Usa e rientrato oltreoceano già all’alba di oggi, è stato accolto come una rock star da un pubblico informato e altamente internettiano, che evidentemente lo conosce già da tempo e lo frequenta online su Facebook e altri social networks, o direttamente sul suo &lt;strong&gt;blog &lt;/strong&gt;(&lt;a target="_blank" href="http://www.lessig.org/blog"&gt;www.lessig.org/blog&lt;/a&gt;): la sala nella bella &lt;strong&gt;Mediateca Santa Teresa&lt;/strong&gt; era stracolma, tanto che c’era molta gente fuori a seguire l’evento - in inglese, con traduzione simultanea in cuffia, ma ne hanno fatto uso davvero in pochi - su megaschermi. Alla fine della «lectio magistralis», un question-time fitto con tantissime domande dal pubblico in platea.  Lo abbiamo intervistato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Prof. Lessig, com'è dimagrito...&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;«Quando ho capito che con tutti quei chili accumulati per lo stress da lavoro associato al fast food non sarei vissuto abbastanza a lungo da vedere i miei figli all’università, ho deciso da un giorno all’altro di intraprendere una rigorosa dieta vegetariana, anzi, &lt;em&gt;vegana&lt;/em&gt;: niente più carne, pesce, uova, latticini di alcun genere, ma nemmeno condimenti, nè pasta, riso o altri cereali raffinati. Mi nutro con ogni tipo di verdure, legumi, insalate, noci, frutta. E basta. Mi sento benissimo. E' stato Shawn Fanning, il fondatore di Napster, a consigliarmi questa dieta. Sta diventando una moda, nel mondo dei "computerari" rovinati da una vita sregolata...».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Perchè dopo 15 anni a studiare i diritti in Rete e le potenzialità del Web aperto e indipendente, ha scelto di focalizzarsi sulla proposta di una riforma della politica? Per salvare la democrazia negli Usa dalla corruzione dilagante, ok: ma qual è il nesso?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«La Rete offre potenzialità di interazione straordinarie per ripristinare una partecipazione attiva e la credibilità di istituzioni screditate dal lungo rapporto privilegiato con i potentati economici, vanno colte dai cittadini, ma soprattutto dal mondo politico che determina le regole della nostra società, cioè il Congresso a Washington D.C. La libertà da limiti e la capacità di attivare l'indipendenza sono costate a Internet una lunga esclusione, ma sono la libertà e l'indipendenza dirompenti di cui c'è bisogno ovunque, sicuramente nel governo Usa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma che legame c’è tra Internet e politica? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Beh, da quando c’è Barack Obama è tramontata l'idea che il governo sia un'entità che deve tenersi alla larga dalle vicende dei cittadini, la campagna elettorale di Obama si è trasformata in uno sforzo collettivo gigantesco di migliaia di militanti che ha fatto della Rete uno strumento di partecipazione e raccolta di fondi che ha mutato il rapporto fra cittadini e istituzioni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Adesso che Obama è alla Casa Bianca, proseguirà questo rapporto diretto con i suoi elettori? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Mi sembra proprio di sì, lo dimostra per esempio il fatto che il presidente continua a tenere un dialogo online, non più tardi dell'altro ieri ha incontrato virtualmente 90 mila americani sul sito della Casa Bianca per rispondere alle loro preoccupazioni sulla crisi economica: gli hanno inviato oltre centomila domande, ovvio che Obama non ha risposto a tutte, ma a quelle più votate dagli stessi cittadini sì.  Solo Internet permette al presidente questo contatto rapido e diretto con la sua base».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei ha deciso di studiare la politica, ma ha rinunciato a entrare in politica. Che cosa si propone di fare? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Voglio aiutare a costituire un movimento. La sola strada per ripristinare la fiducia è ripristinare l'indipendenza, rompendo ogni possibile legame tra soldi e scelte politiche. Ormai i politici seduti al Congresso passano il tempo ad esaudire i desideri delle lobby che hanno finanziato le loro campagne elettorali, preoccupati di farsi rieleggere, per rompere questo meccanismo bisogna fare in modo che i finanziamenti arrivino direttamente dalla base dell'elettorato, come è successo con Obama grazie a Internet».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perchè viene in Italia a raccontare i problemi americani? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Perchè penso che le soluzioni che propongo per i nostri problemi siano universali, grazie alle potenzialità di un'interazione tra l'architettura della Rete e della politica, che può innescare quella mobilitazione collettiva che, come ha insegnato Gandhi, è la chiave per risultati insperati».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perchè è importante che Internet resti libera? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Perchè la crisi di un sistema finanziario e mediatico che ha schiacciato i cittadini nel ruolo di spettatori passivi rappresenta un'opportunità di rinnovamento e partecipazione per la prima volta dopo centinaia di anni».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come vorrebbe che cambiassero le regole del Congresso? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Un anno prima che Obama si affacciasse come candidato alla presidenza, ho fondato insieme a Joe Trippi (uno dei massimi esperti di comunicazione politica e web e artefice della campagna alle primarie del carneade Howard Dean nel 2004) «&lt;strong&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.change-congress.org/"&gt;Change-Congress&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;» con lo scopo di smantellare il sistema di finanziamento delle lobby dei membri del Congresso, che sono costretti a passare gran parte del loro tempo a cercare fondi per la rielezione più che per fare il loro lavoro, cioè gli interessi del popolo Usa. Il denaro erode la fiducia tra elettore e rappresentante, anche quei politici che prendono decisioni in nome del bene pubblico sono meno credibili se finanziati da gruppi di interesse industriali forti».&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Come si contrasta tutto questo? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Con la micro-donazione e il finanziamento pubblico, che libererebbe i rappresentanti dai vincoli dei gruppi di interesse rendendoli realmente indipendenti. E’ un po’ come la battaglia contro l’alcolismo: un alcolista ha problemi fisici, sul lavoro e in famiglia, ma il suo primo problema è l’alcol, se non risolve quello non potrà nemmeno affrontare gli altri. Idem per il Congresso, se le regole consentono una grande influenza dei gruppi più ricchi ogni riforma (copyright, Internet, ma anche le prescrizioni della Fda sull’alimentazione o le sciagurate politiche sull’ambiente delle ultime amministrazioni Usa) sarà minata dal sospetto dei cittadini e dalla faziosità delle scelte e dei voti dei rappresentanti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei divenne un personaggio pubblico quando - prendendo le difese di un service provider (Eldred) - contestò la costituzionalità del &lt;em&gt;Sonny Bono Act&lt;/em&gt; - la legge approvata al Congresso che estendeva la tutela del copyright da 50 a 70 anni dopo la morte dell’autore. Eldred perse il caso, ma fu allora che lei decise di originare i &lt;a target="_blank" href="http://www.creativecommons.org/"&gt;&lt;em&gt;Creative Commons&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, cioè un sistema di tutela più flessibile e totalmente sotto il controllo degli autori, anziché dell’industria dell’entertainment. Il tema del diritto d’autore, prima riservato agli addetti ai lavori, divenne argomento di dibattito pubblico: ma non è che sia ancora molto chiaro, almeno non qui in Italia... &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Il &lt;strong&gt;Sonny Bono Act&lt;/strong&gt; è incostituzionale, infrange il primo emendamento, ed è una legge sorprendentemente retroattiva che non contiene alcuna utilità pubblica: bisogna ricordarsi che il copyright - che dovrebbe incentivare la produzione culturale creativa - non può prescindere dall'esigenza di massima diffusione della cultura, che è patrimonio di tutti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un altro suo cavallo di battaglia è la neutralità della Rete, la cosiddetta &lt;em&gt;Network Neutrality&lt;/em&gt;. Andò al Senato Usa per spiegare come funziona, assieme a Vinton Cerf. Perchè va difesa? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Il nodo era stato sollevato da &lt;strong&gt;Edward Whitacre&lt;/strong&gt;, allora Ceo dell’ex-monopolista telefonico &lt;strong&gt;At&amp;amp;t&lt;/strong&gt;, che voleva far pagare a produttori di contenuti come Google una tassa per fare transitare più velocemente i contenuti. Spiegammo che le straordinarie innovazioni cui si è assistito sul Web non sarebbero state possibili in presenza di una infrastruttura non neutra, che cioè non trattasse tutte le tipologie di dati allo stesso modo. Niente Google, ma anche niente Instant messaging, niente Kazaa o Skype, niente Hotmail, addirittura niente www. Tutte realtà nate con pochi mezzi e diventate grandi grazie al successo di pubblico. Se avessero dovuto pagare per raggiungere gli utenti, come voleva Whitacre, probabilmente non sarebbero mai cresciute».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I suoi studi si focalizzano sulla democrazia statunitense. Ma non è che le altre vadano molto meglio: e se ci limitiamo a guardare l'Italia, poi, dove la corruzione è all'ordine del giorno e le leggi anti-Internet pure...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Niente vi impedisce di intraprendere le vostre battaglie, come noi le nostre. Voi avete in Europa un movimento hacker molto politicizzato, che blocca le direttive Ue per esempio sui brevetti software, o sull'estensione del copyright fonografico, o contro la Neutralità della Rete. In Italia so che gli hacker hanno annunciato una "festa dei pirati", a Roma, domani, per creare attenzione attorno ai rischi della perdita della natura libera di Internet... Ci sono movimenti che raccolgono firme su Facebook per salvare Internet dalla censura, intellettuali che si battono per regole condivise. E grazie a Internet, si può creare un network globale di solidarietà attorno a certi grandi temi. Certo, sarà una dura battaglia, ma da qualche parte bisogna cominciare a partecipare, rimboccandosi le maniche, se si vuole salvare la democrazia: è un inizio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei ha scritto "Free Culture": ma con la crisi della pubblicità il modello di business dei contenuti editoriali gratis su Internet si sta sbriciolando. Che cosa ci riserva il futuro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Nel libro &lt;em&gt;Free&lt;/em&gt; è inteso come libera cultura, non necessariamente gratis...Però è vero, che per esempio i quotidiani negli Usa sono in crisi spaventosa, e non credo si risolleveranno, perchè la gente è disposta a spendere solo per informazioni a valore aggiunto, non quelle generaliste... di quelle ormai siamo sommersi e possiamo sceglierle dove come e quando ci pare, gratis, grazie a Internet. E' un dato di fatto con cui gli editori stanno facendo i conti, il mondo è cambiato».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6358074484708830791?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6358074484708830791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6358074484708830791' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6358074484708830791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6358074484708830791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/03/lawrence-lessig-internet-libera-per.html' title='Lawrence Lessig: &quot;Internet libera per salvare la democrazia dalla corruzione&quot;'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5797125632115884290</id><published>2009-03-22T11:24:00.002+01:00</published><updated>2009-03-22T11:32:18.326+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='file sharing'/><title type='text'>CREATIVITA' REMUNERATA, CONOSCENZA LIBERATA: FILE SHARING E LICENZE COLLETTIVE ESTESE</title><content type='html'>Segnalo un interessante documento elaborato dal Centro NEXA del Politecnico di Torino:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://nexa.polito.it/sites/nexa.polito.it/files/NEXA-filesharing-marzo2009.pdf"&gt;http://nexa.polito.it/sites/nexa.polito.it/files/NEXA-filesharing-marzo2009.pdf&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5797125632115884290?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5797125632115884290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5797125632115884290' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5797125632115884290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5797125632115884290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/03/creativita-remunerata-conoscenza.html' title='CREATIVITA&apos; REMUNERATA, CONOSCENZA LIBERATA: FILE SHARING E LICENZE COLLETTIVE ESTESE'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6286064255242012221</id><published>2009-03-18T19:54:00.001+01:00</published><updated>2009-03-18T20:00:14.046+01:00</updated><title type='text'>Condividere non è rubare</title><content type='html'>Al Prof. Mauro Masi, Coordinatore del Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invio anche Lei la lettera aperta che ho spedito alle persone sotto elencate, lo scopo è quello di sollecitare, da parte del Comitato da Lei presieduto, l'audizione delle istanze e proposte di cui siamo portatori. Siamo la sola Associazione Italiana che incarna le aspettative delle persone che praticano il file sharing di opere protette dal diritto d'autore, milioni di persone impropriamente equiparate ai ladri. Escludere questa voce dalle audizioni del Comitato da Lei presieduto sarebbe una imperdonabile lacuna democratica della pluralità di voci che questo Organismo da Lei presieduto dovrebbe prendere in considerazione, una vera mutilazione del concetto democratico per la formazione delle idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al Presidente del Consiglio dei Ministri;&lt;br /&gt;al Ministro dei Beni e le Attività Culturali;&lt;br /&gt;al Ministro degli Affari Interni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egregio Prof. Masi,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;poiché, nonostante i numerosi comunicati stampa inviati ed a parte qualche frammentaria notizia apparsa in Rete, nessuno dei tradizionali mass media ne ha dato notizia, ho preso l'iniziativa di redigere questo comunicato per informarLa che, il giorno 13 dicembre 2008, abbiamo promosso in 4 città italiane manifestazioni volte a sollecitare l’iniziativa politica per legalizzare in Internet la condivisione – purché non a fine di lucro - di opere protette dal diritto d'autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un mistero per nessuno che anche in Italia ci siano milioni di persone che attraverso la rete telematica condividono musica, film ed altre opere dell'ingegno e questi cittadini vengono, dagli autori e dall'industria dell'intrattenimento, definiti ladri nella convinzione che, se non fosse possibile reperire le opere in questo modo, esse verrebbero legalmente acquistate. E’ vero, le persone scaricano da Internet molte cose, ma è altrettanto vero che, se non potessero ottenerle in quel modo, difficilmente spenderebbero dei soldi per acquistarle attraverso canali legali. In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo è assai probabile, infatti, che di molte opere se ne farebbe a meno (in particolare quelle meno recenti), mentre altre potrebbero essere reperibili, ad esempio, da registrazioni dalle radio, dalle TV, da copie effettuate tramite acquisti collettivi (prima della diffusione massiccia delle connessioni a banda larga questa era la prassi costante) o - ancora peggio - acquistandole attingendo al vastissimo mercato illegale. Invece, grazie alla possibilità di scaricare tali opere da Internet, questo mercato clandestino si è, in questi ultimi anni, di molto ridotto. Siamo a conoscenza che al momento ci sono forti pressioni per introdurre, non solo in Italia, una legislazione che – a nostro avviso – viola la privacy, in quanto delega ai privati il monitoraggio e l'intercettazione delle comunicazioni in Internet, nonché l'estromissione dalla stessa di quegli utenti che, attraverso il file sharing, contravvengono la disciplina del diritto d'autore, ma osiamo sperare che la Sua sensibilità per la privacy e per la dottrina liberale non voglia cedere a siffatte misure invasive ed oscurantiste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concorderà con noi riguardo al fatto che l'arte, la cultura e la conoscenza non debbano essere mercificate oltre una certa soglia, come crediamo fermamente che sarebbe un grande traguardo per un Governo volto al progresso il riuscire a rendere tutto ciò alla portata anche dei ceti meno abbienti nel modo più ampio ed immediato possibile. Invece di combattere una battaglia per tutelare la proprietà intellettuale con sistemi criminalizzanti e accentratori, ci permettiamo di suggerire quanto possa essere più proficuo intraprendere un percorso in grado di apportare degli utili anche attraverso la condivisione di opere d’ingegno, purchè, ovviamente, non vi siano fini commerciali. Questa strada è - a nostro avviso - percorribile attraverso l'istituzione di un sistema di licenze collettive che legalizzino le condivisioni telematiche non a scopo di lucro, utilizzando a tal fine dei particolari siti che facciano da filtro affinché le opere condivise non siano di qualità elevata da sostituire l'acquisto dell’originale, ma – piuttosto - possano essere considerate ”copie di valutazione e promozione” e, come tali, persino propedeutiche all'acquisto in alta qualità degli originali stessi attraverso i canali ufficiali di vendita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco prima di Natale il Senato ha approvato l'Ordine del Giorno (n. G3.174 al DDL n. 1209) per consentire la nascita di altre società di intermediazione, raccolta e ripartizione dei compensi del diritto d'autore. A tale proposito gradirei segnalarLe che presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati è stata depositata, in attesa di valutazione, la PdL N° 185 che va proprio in questa direzione; sempre in attesa del vaglio vi è, inoltre, anche la PdL N° 187, nata con lo scopo di proporre una soluzione atta a legalizzare queste condivisioni attraverso un sistema di licenze collettive. La nuova figura di una società che raccolga e ridistribuisca, sulla base di imparziali criteri meritocratici, tutti gli introiti provenienti dalle condivisioni non commerciali attraverso Internet, sarebbe la svolta legalizzatrice di questo fenomeno, procurando, al contempo, ulteriori introiti per i detentori dei diritti di sfruttamento.&lt;br /&gt;La invitiamo, quindi, a prendere visione delle succitate PdL nn° 185 e 187, augurandoci che, condividendone la sostanza, voglia far sì che esse ottengano presto l'urgente calendarizzazione dei lavori parlamentari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un momento storico in cui stanno facendosi largo diverse politiche repressive ed oscurantiste, di cui la Francia ultimamente si sta facendo promotrice, la soluzione individuata nelle licenze collettive potrebbe essere sinonimo, per il Paese che intendesse adottarla, di grande innovazione liberale anche in ambito internazionale.&lt;br /&gt;Augurandomi che tale proposta venga al più presto presa in giusta considerazione, mi permetto di suggerire che - nel frattempo - quanto meno le opere che hanno ormai concluso il loro primario ciclo commerciale possano essere legittimamente condivise, sempre sottintendendo che ci si stia riferendo ad azioni prive di scopi commerciali. Infatti dopo qualche anno musica, film, libri, ma anche software e videogiochi perdono di interesse e diventano un patrimonio culturale di cui sarebbe bene garantire la più ampia disponibilità, anche allo scopo di favorire, attraverso la conoscenza, l'eventuale acquisto degli originali di “qualità”. Su questo ultimo punto la nostra Associazione si è particolarmente impegnata e siamo disponibili in qualsiasi momento ad un incontro, per avere la possibilità di esporre in modo più articolato la nostra visione di come la liberalizzazione di queste opere possa essere fattibile senza - non soltanto - creare danno al mercato, ma anzi, favorirlo e contribuire nel contempo a farlo crescere ancora di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certi della sua sensibilità democratica e quindi anche dell'invito di una rappresentanza della nostra Associazione alle audizioni, Le porgo a nome di tutti gli iscritti i nostri più cordiali saluti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luigi Di Liberto (presidente Associazione Scambio Etico)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6286064255242012221?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6286064255242012221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6286064255242012221' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6286064255242012221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6286064255242012221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/03/condividere-non-e-rubare.html' title='Condividere non è rubare'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-8549028212400961809</id><published>2009-03-15T08:39:00.000+01:00</published><updated>2009-03-15T08:40:12.868+01:00</updated><title type='text'>Open Office o Microsoft Office?</title><content type='html'>OpenOffice e Microsoft Office.&lt;br /&gt;Due mondi apparentemente paralleli, spesso confusi tra loro, ma che possiedono profonde e fondamentali differenze sia sulle idee base di sviluppo, sia sulla loro politica di veicolazione del software verso diversi target di utenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' bene porre dei termini di paragone con il solo scopo valutativo, per riuscire ad indirizzare l'utente in una scelta più che mai libera, andando incontro alle sue vere esigenze, e precisando fin da subito che i programmi sopracitati sono entrambi prodotti OTTIMI E COMPLETI, sotto ogni aspetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella stesura di questo articolo, prendo come modello l' UTENTE LOW-LEVEL: rappresenta la più grande fetta del mercato informatico (79%), ed è il classico utente che utilizza il pc a "scopo domestico", per creare MEDIAMENTE 150 pagine di scritto, 20 fogli di calcolo e 50 grafici in un anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elenco 10 punti principali: sono dei "canoni" secondo i quali la tipologia di utenza indicata, potrebbe/dovrebbe acquistare il prodotto della Sun Microsystem, e non il prodotto Microsoft.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iniziamo?..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 - E’ GRATIS - Costo zero. 0€. Serve aggiungere altro? ;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 - E’ OPENSOURCE - Ogni 2-3 mesi (anche meno a volte) viene rilasciata una versione nuova, aggiornata, migliorata secondo i consigli e i test della comunità di sviluppatori;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 - SUPPORTA MOLTISSIME ESTENSIONI - .odt, .docx, .doc, .xml sono solo alcune delle decine di estensioni supportate dalla suite OpenOffice;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 - E’ MULTIPIATTAFORMA - C’è una versione per Windows, una per Linux e una per MacOS X, massima versatilità di scambio anche tra sistemi operativi "rivali";&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 - SALVA DIRETTAMENTE IN .PDF - Con un solo click, senza programmi aggiuntivi (Adobe ecc.);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 - NON SALVA IN FORMATI "PROPRIETARI" - Il .docx di Microsoft Office 2007 non poteva essere aperto con nessun altro programma? Qui, la massima compatibilità e la massima capacità di conversione/lettura è assicurata;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 - OCCUPA MINORE SPAZIO SULL'HARD DISK - Neanche 100 Mb di download e 300 Mb in tutto una volta installato;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8- ESISTE UNA VERSIONE PORTABLE/STANDALONE - Possiamo portare sempre con noi la nostra suite, in un modo pratico, leggero e facilmente eseguibile, massima praticità;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9 - UTILIZZO EFFETTIVO - Il 99% degli utenti e degli enti non necessita di Microsoft Office: le esigenze della maggior parte delle persone e delle imprese non sono così elevate da richiedere un software a così elevata capacità e ad un tale prezzo di acquisto: la gente utilizza il 5% scarso delle caratteristiche Microsoft Office;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 - INTERFACCIA - La nuova interfaccia della suite Sun Microsystems è più semplice e lineare, rende il lavoro più agevole e semplice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A favore della suite Microsoft abbiamo una maggiore completezza, dovuta anche ad un team di sviluppo ben pagato, e ad un tempo di avvio dell'applicativo leggermente minore (3-4 secondi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclusioni: se non dovete scrivere una lettera al Presidente Obama ( !!! ), e se avete 4 secondi in più di pazienza, la vostra scelta dovrebbe per forza ricadere sul pacchetto Sun Microsystems.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Questa casa è riuscita a sfruttare realmente le potenzialità dell' Opensource, dimostrando che a volte, con l'umiltà e l'impegno DI TUTTI, si può ottenere tanto.......uguale........&lt;/span&gt;&lt;div class="post_message"&gt;&lt;wbr&gt;&lt;span class="word_break"&gt;&lt;/span&gt;.e anche DI PIU'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni Rimola&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-8549028212400961809?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/8549028212400961809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=8549028212400961809' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8549028212400961809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8549028212400961809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/03/open-office-o-microsoft-office.html' title='Open Office o Microsoft Office?'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1048413678318554259</id><published>2009-03-12T19:35:00.000+01:00</published><updated>2009-03-12T19:36:21.939+01:00</updated><title type='text'>La censura su Internet</title><content type='html'>Un tasto speciale, "ctrl", ovvero "control", riprodotto in maniera ossessiva su tutta la tastiera del computer. Reporter senza Frontiere presenta con questa immagine la nuova campagna contro la censura su Internet. Il "controllo" è quello totale e assoluto esercitato dai regimi dittatoriali sulle informazioni circolanti in rete. Ma, secondo quanto denuncia l'organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa, anche alcuni paesi democratici hanno adottato misure preoccupanti.&lt;br /&gt;                                             &lt;br /&gt;Per questo Rsf, oltre a denunciare le gravissime violazioni della libertà da parte dei dodici "nemici di Internet" (Arabia Saudita, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Uzbekistan, Siria, Tunisia, Turkmenistan e Vietnam), ha deciso di mettere "sotto vigilanza" altri undici governi, nel timore che gli abusi si possano estendere in altre aree del mondo.&lt;br /&gt;                                             &lt;br /&gt;Le democrazie sotto osservazione sono quella australiana e la sud-coreana. Nel gennaio 2008, il Parlamento australiano ha esaminato un progetto di legge che esige che i provider di Internet creino sempre due collegamenti in ogni casa, uno per gli adulti e un altro per i bambini, entrambi sottomessi a un filtro rigido e segreto. Il progetto è considerato da Rsf come un grave attentato alla confidenzialità della corrispondenza privata, perché viene presentato in un momento in cui la legislazione contro il terrorismo permette già a un'agenzia indipendente del governo di intercettare qualunque messaggio e-mail sospetto e di compiere indagini sugli internauti anche in assenza di un'autorizzazione giudiziaria.&lt;br /&gt;                                                                                &lt;!--inserto--&gt;&lt;div id="adv180x150m"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;!--script language="javascript" type="text/javascript"&gt;OAS_RICH('Middle');&lt;/script--&gt;  &lt;script language="javascript1.1" src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"&gt;&lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript" src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/esteri/interna/1269193077@Middle"&gt;&lt;/script&gt; &lt;/div&gt;&lt;!--/inserto--&gt;                                              &lt;br /&gt;Anche in Corea del Sud, secondo Reporter senza Frontiere, sono state adottate misure "sproporzionate" per regolare l'acesso alla rete. Il 7 gennaio scorso è stato arrestato un blogger con l'accusa di aver messo in pericolo "gli scambi economici sui mercati", così come "la credibilità della nazione" con la pubblicazione di alcuni articoli su uno dei forum di dibattito più importanti del paese.&lt;br /&gt;                                             &lt;br /&gt;Attualmente, denuncia l'organizzazione per la libertà di stampa, nel mondo ci sono 69 ciberdissidenti in carcere: in vetta alla lista nera, ancora una volta, la Cina, seguita da Vietnam e Iran. I dodici paesi indicati come "nemici di Internet" secondo Rsf hanno trasformato le loro reti in Intranet, impedendo agli internauti di accedere a quelle informazioni che i governi considerano "indesiderabili". Oltre a censurare, i regimi dimostrano anche grande efficacia nella repressione, spesso giustificata con la necessità di difendere la "sicurezza nazionale".&lt;br /&gt;                                             &lt;br /&gt;Accusate di aver collaborato spesso con i regimi censori - anche loro malgrado, per le fortissime pressioni dei governi - alcune delle grandi imprese globali di Internet hanno reagito con coraggio nei mesi scorsi: Google, Yahoo e Microsoft hanno aderito alla fine del 2008 ai principi del "Global Network Initiative", affermando pubblicamente la volontà di rispettare la libertà di espressione dei loro clienti in tutto il mondo. Una dichiarazione di principio che si spera possa diventare realtà. Per questo nei giorni scorsi Rsf ha lanciato insieme ad Amnesty International un appello ai direttori generali delle tre compagnie, chiedendo che oggi, giornata mondiale contro la cyber-censura, diano un segnale forte a difesa della libertà d'espressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1048413678318554259?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1048413678318554259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1048413678318554259' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1048413678318554259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1048413678318554259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/03/la-censura-su-internet.html' title='La censura su Internet'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7554520948869336224</id><published>2009-02-16T20:25:00.001+01:00</published><updated>2009-02-16T20:28:06.780+01:00</updated><title type='text'>Luca Neri: "Scaricare gratis è giusto"</title><content type='html'>Ovunque nel mondo, nonostante norme sempre più severe, denunce legali e contromisure tecniche, la pirateria casalinga dilaga. Scaricare musica, film, videogame, libri, software, senza pagare sembra essere l’attività più popolare in rete. E mentre l’industria discografica implode e Hollywood comincia a tremare, anche in Italia il download dalle reti peer-to-peer è ormai un’abitudine quasi banale per migliaia di persone. La scorsa estate le autorità italiane hanno scelto di oscurare uno dei cartelli di ’saccheggiatori' più famoso al mondo: Pirate Bay.&lt;br /&gt; 'La baia dei pirati'  (ed. &lt;a class="linkblu" href="http://www.coopereditore.it/" target="_blank"&gt;The Cooper Files&lt;/a&gt;) è un libro-inchiesta di &lt;a class="linkblu" href="http://www.macchianera.net/" target="_blank"&gt;Luca Neri&lt;/a&gt;, giornalista e consulente informatico, che spaziando tra Stati Uniti, Italia e Svezia, patria proprio del motore di ricerca 'corsaro', racconta le ragioni tecniche, sociali e politiche, e gli interessi, che impediscono la repressione di un fenomeno tanto eversivo. «Segui qualche link e scopri che The Pirate Bay è solo la punta di un iceberg - scrive Luca Neri - Continua a saltare di post in post, di forum in forum, ed è difficile resistere al risucchio di questa ondata corsara. I blog ti indirizzano verso le tesi di un numero crescente di giovani accademici (giuristi, (economisti, storici, sociologi), che hanno scelto proprio il copyright come oggetto di studio critico. La logica pacata dei loro paper si mescola ai proclami strillati dagli ’hacktivisti', e il risultato è un ribollire incontrollato di idee, pratiche, passioni, provocazioni - qualcosa che assomiglia all’embrione ideologico di una nuova rivolta generazionale». Oltre a far parlare chi col copyright ci lavora, il libro di Luca Neri fa dunque luce su una nuova tendenza che inneggia al download gratuito come atto di disobbedienza civile e alla pirateria come esigenza insopprimibile in epoca di libera comunicazione elettronica: «La novità radicale, rispetto a tutto il dibattito precedente è che qui non senti parlare della necessità di riformare, emendare, migliorare le norme esistenti Questa è una folla di saccheggiatori senza alcun rimorso... E ci ritroviamo davanti addirittura Johann Gutenberg. Il denominatore comune di tutte queste voci è infatti la convinzione che l’avvento delle reti digitali segni un momento di rottura, una rivoluzione non meno radicale dell’invenzione nel Quattrocento della stampa a caratteri mobili». Secondo gli esperti, come ci riferisce Neri, queste sarebbero illusioni infantili: «La verità - dicono - è che il digitale può essere usato altrettanto bene come strumento di controllo». E il giornalista osserva: «A me un dubbio rimane, che dietro tutto questo buon senso si nasconde un bag, un baco, una di quelle disfunzioni di programma capaci di mandare in tilt anche il programma più sofisticato...Non potrebbero essere gli esperti a soffrire di miopia? - si chiede Luca Neri - Tanto indaffarati con la routine quotidiana del business da aver smarrito la visione d’insieme, la consapevolezza che l’avvento delle reti apre davvero una nuova prospettiva nella trasmissione del sapere? In altre parole: cosa succederebbe se avessero ragione i ragazzini?». (Ansa)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7554520948869336224?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7554520948869336224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7554520948869336224' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7554520948869336224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7554520948869336224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/02/luca-neri-scaricare-gratis-e-giusto.html' title='Luca Neri: &quot;Scaricare gratis è giusto&quot;'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7338960689617513218</id><published>2009-02-05T15:36:00.001+01:00</published><updated>2009-02-05T15:39:26.775+01:00</updated><title type='text'>Scaricare senza pagare è giusto</title><content type='html'>«I principi su cui si basa il copyright sono obsoleti, dannosi, incompatibili con il fiorire della libera comunicazione elettronica. Ergo: scaricare senza pagare – musica, film, software, videogame, libri – è non solo giusto, ma anche necessario per la democrazia». E’ questa la provocatoria tesi di «La Baia dei Pirati, assalto al copyright», i&lt;a href="javascript:openlink(" target="" rel="nofollow"&gt;l libro di Luca Neri&lt;/a&gt; in uscita da Cooper che verrà presentato giovedì a Linea Notte di Antonio di Bella, dopo il TG3 di mezzanotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INCHIESTA - Neri, giornalista e consulente informatico nato a Firenze ma trapiantato a New York – ha svolto un’inchiesta capillare di un anno nel mondo dei corsari della rete fra Italia, Stati Uniti e Svezia. Scopo: cercare di capire come mai, nonostante leggi sempre più severe, la violazione del copyright è un fenomeno ormai inarrestabile. Il presunto materialismo dei giovanissimi, avvezzi ad avere tutto e subito, questa volta non c’entra. «Ho individuato l’emergere di una nuova ideologia collettiva», racconta Neri, «Che inneggia al saccheggio della proprietà intellettuale come atto di disubbidienza politica e civile». La maggior parte dei pirati da lui intervistati sono attivisti, nipoti del ‘68 e figli dei No Logo. «Da non confondersi con i criminali informatici», tiene a precisare, «che oggi sono spesso legati alla malavita organizzata».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SVEZIA - La sua inchiesta è partita dalla Svezia, 9 milioni di abitanti su un territorio una volta e mezza l’Italia, uno dei paesi tecnologicamente più avanzati al mondo. E’ qui che nasce il movimento di giovani corsari informatici che rivendicano il diritto a scambiarsi qualsiasi tipo di materiale digitale, liberamente e gratuitamente. Il loro motto: abolire il copyright, figlio della rivoluzione industriale e quindi fuori dalla storia, perché nell’era di Internet lo scibile umano dev’essere accessibile a tutti. Nel 2003, due anni dopo la chiusura di Napster imposta dalle autorità americane nasce Piratbyrån: una dozzina di ragazzi svedesi tra i 20 e i 30 anni, decisi a sfidare il protezionismo dei copyright made in Usa. Il gruppo lancia thepiratebay.org, un sito peer-to-peeer dove chiunque e da ogni angolo del mondo può scaricare gratuitamente film, musica, libri, videogiochi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IN PARLAMENTO – Due anni più tardi, dietro forti pressioni dell’ambasciata Usa a Stoccolma, il ministro degli Interni svedese fa intervenire la polizia che sequestra tutto il materiale e oscura il sito. Il resto è storia. «Il putiferio scatenato sui media fu enorme», incalza Neri, «Con l’aiuto dell’intera comunità informatica svedese, i pirati riaprirono i battenti nel giro di due giorni». Ormai sono diventati eroi, in patria e all’estero. Alle elezioni svedesi di quell’anno il neonato Partito Pirata riesce a raccogliere un numero di iscritti superiore a quello dei Verdi, partito fondato ben 15 anni prima. Oggi è popolarissimo nelle scuole e ha succursali in vari paesi europei, tra cui Spagna e Italia. E il futuro? «Per fare crollare l’impalcatura basterebbe che un solo paese abolisse il copyright», replica Neri, «Se la Svezia farà da battistrada, l’Ue le andrà dietro e gli Usa a quel punto non potranno fare la guerra a tutta l’Europa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ITALIA - Il 10 agosto 2008, su richiesta del Pm Giancarlo Mancuso, il giudice di Bergamo Raffaella Mascarino emette un ordine di oscuramento contro Piratebay, vietando a tutti i service provider della penisola di collegarvisi. «Fu una mossa di censura alla cinese», afferma Neri, «Anche se l’ordine fu più tardi revocato, in Italia il gruppo resta iscritto nel registro degli indagati». Eppure persino Roberto Maroni è un fan sfegatato del downloading. Due anni fa, rispondendo alla domanda di un giornalista «la musica la compra o la scarica da Internet?» il dirigente leghista oggi Ministro dell’Interno fu chiaro: «La scarico illegalmente, è ovvio. Non sono mica come Bono degli U2 che fa grandi proclami per la pace nel mondo e contro lo strapotere delle multinazionali e poi si compra le azioni di Microsoft o di Forbes, così diventa ricco. Io sono per la libera scaricabilità della musica». «Sa che è un reato, vero?», gli chiese a questo punto l’intervistatore. «Eccome”, replicò Maroni - è per questo che mi autodenuncio e spero che ci legga qualcuno della Guardia di Finanza. Così, finalmente, il caso finisce in Parlamento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandra Farkas&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/"&gt;www.corriere.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7338960689617513218?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7338960689617513218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7338960689617513218' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7338960689617513218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7338960689617513218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/02/scaricare-senza-pagare-e-giusto.html' title='Scaricare senza pagare è giusto'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-948562176900423989</id><published>2009-01-29T10:15:00.001+01:00</published><updated>2009-01-29T10:17:26.806+01:00</updated><title type='text'>Ancora su Internet e privacy</title><content type='html'>Internet e i social network hanno rivoluzionato la nostra vita relazionale: primo fra tutti Facebook, in testa a tutte le classifiche con oltre 150 milioni di utenti nel mondo di cui 6,5 milioni italiani; seguito da MySpace, Hi5, Flickr, Skyrock, Friendster, Tagged, LiveJournal, Orkut, Fotolog, Bebo.com, LinkedIn, Badoo.com...secondo l'ultima ricerca  Alexa.com. Ma bisogna saperli usare. I neofiti della Rete sono i soggetti più a rischio di furto di identità e di altri dati personali, soprattutto la mancanza di cultura digitale rischia di vedere molti utenti incappare in errori di cui prima o poi si pentono online: anche solo perchè online, scripta manent. Spesso per sempre. Quindi se non si sta attenti a quello che si pubblica, dalle foto alle confessioni personali, addio riservatezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per evitare un uso dei social network (e di tutta Internet!)  inconsapevole, per esempio del fatto che i propri dati personali possono non scomparire mai e quindi vanno maneggiati con cura, oggi il Garante della Privacy ha indicato alcune regole per l’auto-regolamentazione degli utenti durante &lt;a class="linkblu" href="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=30&amp;amp;ID_articolo=5676&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione="&gt;&lt;strong&gt;una tavola rotonda all’Università Cattolica di Milano&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; nella Giornata Europea della protezione dei dati personali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;strong&gt;Serve un antivirus umano&lt;/strong&gt;" ha dichiarato &lt;strong&gt;Mauro Paissan&lt;/strong&gt;, componente dell'Autorità Garante per la protezione di dati personali, nella sua relazione introduttiva. E il presidente &lt;strong&gt;Francesco Pizzetti&lt;/strong&gt; ha tracciato un elenco dei rischi che è bene conoscere: «Una volta messi sulla Rete, i dati personali di un utente sono difficilmente cancellabili; un numero enorme di persone può conoscere le vostre confessioni più intime e chiunque - aziende private, pubbliche amministrazioni, professionisti, sconosciuti - potrà raccogliere un’enorme quantità di informazioni che vi riguardano e farne l’uso che vuole. Ma ci sono profili ben più gravi, come quelli che riguardano la reputazione, che vanno considerati. Secondo una recente ricerca il &lt;strong&gt;77 %&lt;/strong&gt; di chi recluta personale cerca possibili &lt;strong&gt;candidati sul web&lt;/strong&gt; e il &lt;strong&gt;35%&lt;/strong&gt; di loro afferma di aver &lt;strong&gt;eliminato un candidato sulla base di informazioni scoperte navigando in rete.&lt;/strong&gt; Se si tratterà di decidere chi assumere tra due candidati allo stesso livello avrà la peggio quello dei due che, senza pensarci bene, ha messo a disposizione nel suo social network dati e informazioni che possono danneggiarlo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per evitare questi problemi &lt;strong&gt;occorre che la privacy e la libertà&lt;/strong&gt; possano convivere. Per questo il Garante, anche sulla scorta di quanto messo a punto anche delle Autorità Garanti di tutto il mondo riunite&lt;strong&gt; a Strasburgo nell’ottobre 2008&lt;/strong&gt;, ha dato un elenco di &lt;strong&gt;raccomandazioni agli utenti&lt;/strong&gt; affinchè valutino bene quali informazioni pubblicare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ma &lt;strong&gt;anche i fornitori di servizi&lt;/strong&gt; di social network devono essere sottoposti ad una serie di obblighi - ha spiegato Pizzetti - questi devono prevedere &lt;strong&gt;configurazioni tecniche orientate a favorire la privacy&lt;/strong&gt; degli utenti ed &lt;strong&gt;informarli in modo corretto e trasparente&lt;/strong&gt; sulle conseguenze che potrebbero derivare dalla pubblicazione di dati personali in un profilo. Devono inoltre garantire che &lt;strong&gt;i dati degli utenti non siano rintracciabili dai motori di ricerca&lt;/strong&gt; se non con il loro previo consenso. Agli utenti deve essere &lt;strong&gt;consentito di cancellare ogni informazione pubblicata&lt;/strong&gt; sul social network».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tema complesso e controverso, che non si esaurisce in una tavola rotonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ECCO IL DECALOGO x gli utenti:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;AUTOGOVERNO&lt;/strong&gt; - Pensarci bene prima di pubblicare propri dati personali (soprattutto nome, indirizzo, numero di telefono) in un profilo-utente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;USO CONSAPEVOLE&lt;/strong&gt; - Tenere a mente che immagini e informazioni possono riemergere, complici i motori di ricerca, a distanza di anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;RISPETTARE I TERZI&lt;/strong&gt; - Astenersi dal pubblicare informazioni personali e foto relative ad altri senza il loro consenso. Ci potrebbero essere ripercussioni penali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CAMBIARE LOGIN E PASSWORD&lt;/strong&gt; - Usare login e password diversi da quelli utilizzati su altri siti web, ad esempio la posta elettronica e per la gestione del conto corrente bancario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;ESSERE INFORMATI&lt;/strong&gt; - Informarsi su chi gestisce il servizio e quali garanzie dà il fornitore del servizio rispetto al trattamento dei dati personali. Utilizzare impostazioni orientate alla privacy, limitando al massimo la disponibilità di informazioni, soprattutto rispetto alla reperibilità dei dati da parte dei motori di ricerca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ecco il decalogo per i fornitori&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FAVORIRE LA PRIVACY&lt;/strong&gt; - I fornitori di social network devono prevedere configurazioni tecniche orientate a favorire la privacy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;INFORMAZIONE TRASPARENTE&lt;/strong&gt; - Devono informare gli utenti in modo trasparente sulle conseguenze che potrebbero derivare dalla pubblicazione di dati personali in un profilo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;GARANTIRE NON RINTRACCIABILITÀ DATI&lt;/strong&gt; - Devono garantire che i dati degli utenti non siano rintracciabili dai motori di ricerca se non con il loro previo consenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LIMITARE VISIBILITÀ INTERO PROFILO&lt;/strong&gt; - Agli utenti deve essere consentito di limitare la visibilità dell’intero profilo, così come il recedere facilmente dal servizio e di cancellare ogni informazione pubblicata sul social network.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-948562176900423989?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/948562176900423989/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=948562176900423989' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/948562176900423989'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/948562176900423989'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/01/ancora-su-internet-e-privacy.html' title='Ancora su Internet e privacy'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5427327995297770924</id><published>2009-01-24T22:47:00.001+01:00</published><updated>2009-01-24T22:50:51.958+01:00</updated><title type='text'>L'antivirus non basta più il vostro pc si difende così</title><content type='html'>ALL'INIZIO era una cascata di lettere verdi su uno schermo nero, come nelle scene più cupe di Matrix. Ora c'è Lord Voldemort. Allora, anni anni 80-90, erano ragazzini che si misuravano con la loro bravura, anche un po' matti, mettevano in giri quei programmini-bomba. Non che non fossero tempi difficili, poteva capitare di perdere un anno di lavoro dal pc, se non avevi fatto una copia di sicurezza. E ogni settimana dovevi aggiornare l'antivirus. Lo stesso concetto ci sfuggiva: una leggenda metropolitana dice che l'impiegata di un ministero romano, sentendo dire che sul suo computer c'era un virus, chiese guanti di plastica alla direzione. Poi ci insegnarono che un virus è un programma, come tutti gli altri, ma che raggiunge uno scopo suo, estraneo alla volontà del proprietario del computer.&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;"Oggi - dice Alberto Berretti, matematico e docente di sicurezza informatica a Roma 2 - siamo alla terziarizzazione del crimine informatico. Computer di ignari cittadini possono essere adoperati per scopi grigi o criminali tout court. Regna una raffinata divisione del lavoro: chi scrive il virus non conosce chi lo distribuisce, e chi lo utilizza per scopi commerciali è ancora un altro soggetto sconosciuto agli altri due. È un delitto perfetto, che non ha niente di mitologico, ma che si serve della capacità della rete di far cooperare insieme centinaia, migliaia di computer. Il classico "uso negativo" della tecnologia".&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;                    &lt;b&gt;Quanto è serio l'allarme di questo virus Conficker, di cui si parla negli Usa? &lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"Con oltre nove milioni di computer infettati mi pare che la gravità si definisca da sola. È una cosa molto seria: basti pensare che la Microsoft, per far fronte a questo attacco ha rilasciato una correzione extra, eppure lo fa già su base mensile".&lt;br /&gt;            &lt;div id="adv180x150m"&gt;&lt;!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;script language="javascript" type="text/javascript"&gt; &lt;!-- OAS_RICH('Middle'); //--&gt; &lt;/script&gt; &lt;/div&gt;           &lt;br /&gt;                    &lt;b&gt;Una volta l'hacker era benigno, aiutava la tecnologia a migliorare se stessa&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"Ciò che succede oggi non ha niente a che vedere con la visione dell'hacker romantico, pirata benevolo che per amor di conoscenza entra nei computer della Nasa. Qui siamo di fronte ad attività criminali su scala internazionale. Il virus lavora perché qualcun altro possa affittare a terzi il tuo computer".&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;                    &lt;b&gt;Un attimo. Sarà meglio spiegare prima cosa c'entra il computer di casa del signor Rossi con il cyber crime internazionale?&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"L'utente domestico è una vittima inconsapevole, anzi lo è il suo computer. I virus di cui parliamo oggi non hanno l'effetto plateale di bloccare tutto e di danneggiare la macchina, come succedeva una volta. Anzi quella gli serve intatta. Volano basso, l'utente non si accorge di nulla, sono stealth".&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;                    &lt;b&gt;Come può una persona "normale" proteggersi da tutto questo?&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"Aggiornando ogni mese il sistema operativo sul sito di Microsoft - è il prezzo del successo, i virus attaccano i sistemi Microsoft perché sono più diffusi degli altri - e tenendo sempre installata l'ultima versione dell'antivirus. Poi ci sarebbe qualcosa che dovreste fare voi dei media".&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;                    &lt;b&gt;Disinformiamo? Abbiamo colpe? Sa, va di moda...&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"Diciamo che il signor Rossi, grazie allo sviluppo della potenza di calcolo delle macchine e a Internet, ha in mano una Ferrari della conoscenza, va bene? E la Ferrari non si guida con la patente B. Ci vuole più esperienza. Allora c'è un flusso continuo di notizie da coprire: non è solo l'allarme virus, che pure è importante come dimostra questo caso, ma altri problemi, per esempio quelli che riguardano i difetti e i bachi di sicurezza nei programmi che si usano. Se ne trovano in continuazione. Se giornali e tv ci facessero più attenzione, con misura e competenza...".&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Insomma l'utente "guida" la Ferrari a rotta di collo&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"Non aggiornano l'antivirus, lasciano il sistema operativo come lo prendono dal venditore, vanno su qualsiasi sito, magari a cercare programmi copiati, i giochi soprattutto. Tengono il computer collegato 24 ore al giorno per scaricare qualsiasi cosa, e così prima a o poi...".&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Si diventa Zombie, cioè membri forzosi di una "botnet"? È sanscrito: può spiegarlo?&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"Una "botnet" non è niente altro che una rete di computer alla quale il pc che viene colpito dal virus viene associato, grazie a piccole quantità di informazione che vengono depositate nella macchina all'atto dell'infezione. È come se gli dessero un ordine sbagliato. Sono attività che l'utente non vede e che possono essere compiute da migliaia di computer che lavorano insieme ma rimanendo sparsi per il mondo. Sono "risorse" di operatività e connettività che altri possono affittare a soggetti interessati ad usarli".&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Pornografia? Spie? La fantasia potrebbe scatenarsi&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"Mah, in passato esisteva la cosiddetta Russian Business Network, una rete basata in Russia che svolgeva attività per soggetti che facevano phishing, quelli che ti dicono: siamo la tua banca, dacci la password. Oppure posso pensare che un sito che si occupa di prostituzione a un certo punto subisca un attacco e che subito dopo qualcuno lo contatti perché si affidi a provider di connessione più sicuro".&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Questo succede col pizzo di mafia e camorra.&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;                     "E chi le dice che in questo "terziario" virtuale non viga la stessa logica?".         &lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Lei delinea una quadro angoscioso per noi poveri utenti&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;"Non bisogna esagerare. Intendo, se il privato o l'azienda si proteggono, hanno fatto tutto il loro dovere, sono ragionevolmente al sicuro, non gli succede niente. E certo Internet non è una giungla. Ma è come in ogni città, c'è un quartiere malfamato, dove succedono certe cose. Le attività criminali hanno un versante economico, bisogna muovere soldi, contatti, informazione, e bisogno farlo in modo sicuro".&lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;         &lt;br /&gt;                     "Loro" fanno sicurezza informatica per i loro clienti togliendola agli utenti onesti?&lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;                     "Si può dire anche in questo modo".         &lt;br /&gt;          &lt;br /&gt;                     &lt;b&gt;Non c'è il rischio di una mitologia negativa di queste cose, come per certi personaggi di Stieg Larsson, l'hacker Lisbeth Salander? &lt;/b&gt;         &lt;br /&gt;        &lt;!-- do nothing --&gt; "Dobbiamo riparlare dei media? Negli Stati Uniti il Washington Post ha fatto una campagna meritoria contro tre reti di cyber crime, facendo ottimo investigative reporting. La Fbi li ha trovati e chiusi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5427327995297770924?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5427327995297770924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5427327995297770924' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5427327995297770924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5427327995297770924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/01/lantivirus-non-basta-pi-il-vostro-pc-si.html' title='L&apos;antivirus non basta più il vostro pc si difende così'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-4497065432657323846</id><published>2009-01-23T17:50:00.001+01:00</published><updated>2009-01-23T17:52:08.527+01:00</updated><title type='text'>Internet: dono per l'umanità</title><content type='html'>Internet è un «vero dono per l'umanità» e deve essere accessibile a tutti. Parola di Benedetto XVI che nella 43esima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, è tornato su un argomento negli ultimi tempi caro alla Chiesa, quello delle tecnologie digitali e del loro (corretto) utilizzo. Sarebbe «un grave danno» se non fossero accessibili a tutti, e specialmente ai più poveri e agli emarginati, ha sottolineato il Papa, ed «è gratificante vedere l'emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali». &lt;p&gt; &lt;b&gt;RISPETTO DELLA DIGNITÀ &lt;/b&gt;- Un altro rischio di Internet è la circolazione di contenuti che promuovono «odio e intolleranza», che sfruttano «i deboli e gli indifesi» o di natura pornografica. «Coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media - scrive Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali - non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana. Se le nuove tecnologie devono servire al bene dei singoli e della società, quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi».&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;BANALIZZARE L'AMICIZIA &lt;/b&gt;- Il Papa mette in guardia dal rischio di banalizzare il concetto di amicizia nelle reti sociali digitali, come Facebook o MySpace. «Il concetto di amicizia ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse negli ultimi anni - scrive Benedetto XVI -. Tale concetto è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l'esperienza dell'amicizia. Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare online le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero. Quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale». In conclusione ai giovani cattolici il Papa affida il compito di evangelizzare il «continente digitale», diffondendo la Buona Novella tra i loro coetanei, alla pari degli apostoli tra i popoli pagani del mondo greco-romano: «Sentitevi impegnati a introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita».&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;CANALE SU YOUTUBE &lt;/b&gt;- L'approccio del Vaticano alle tecnologie non è solo teorico: la Santa Sede ha aperto e presentato oggi un canale dedicato su YouTube, &lt;a href="http://it.youtube.com/vaticanit" rel="nofollow" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;http://it.youtube.com/vaticanit&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, che offre una copertura informativa delle principali attività di Benedetto XVI e degli avvenimenti vaticani più rilevanti. Le immagini sono prodotte dal Centro Televisivo Vaticano (Ctv), i testi sono redatti dalla Radio Vaticana e dallo stesso Ctv. Audio e testo dei videoclip - l’ultimo è il suo messaggio per la pace in Medio Oriente - sono in inglese, spagnolo, tedesco e italiano. Presentando l'iniziativa padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha spiegato: «Siamo convinti che dappertutto ci siano persone attente e sensibili, interessate ai messaggi, alle proposte, alle posizioni sui grandi problemi del mondo d'oggi di una autorità morale di alto livello come il Papa, e in generale la Chiesa cattolica. Perciò la scelta di YouTube come piattaforma adatta per diventare presenti sulla Rete, in modo da poter offrire una fonte di riferimento attendibile e continua, aldilà dei moltissimi frammenti di informazione su Papa e Vaticano presenti sulla Rete in modo piuttosto casuale o disperso».&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;!-- google_ad_section_end --&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-4497065432657323846?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/4497065432657323846/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=4497065432657323846' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4497065432657323846'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4497065432657323846'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/01/internet-dono-per-lumanit.html' title='Internet: dono per l&apos;umanità'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6027607385229001495</id><published>2009-01-16T09:15:00.000+01:00</published><updated>2009-01-16T09:16:44.067+01:00</updated><title type='text'>Modificare la Playstation è reato</title><content type='html'>Anche le Playstation sono protette dal diritto d’autore ed è reato modificarle per caricare videogiochi non originali. La Cassazione riconosce alla «consolle» più amata dai ragazzi la patente di «opera dell’ingegno» e condanna chi vende chip in grado di modificare le Playstation per «utilizzare videogiochi masterizzati». La quarta sezione penale, con la sentenza 1243, ha confermato la condanna del socio di un’azienda di distribuzione di prodotti elettronici di Bolzano che attraverso il proprio sito Internet aveva «posto in commercio dei ’mod-chip’ destinati ad alterare il prodotto Playstation 2 e a consentire la fruizione di videogiochi masterizzati». Condannato in primo grado e assolto in appello, il commerciante si era visto annullare con rinvio dalla Suprema Corte la sentenza favorevole.&lt;br /&gt;Già con la precedente decisione i giudici di piazza Cavour avevano spiegato che «i videogiochi sono qualcosa di più articolato rispetto ai programmi per elaboratore comunemente in commercio», aggiungendo che possono essere definiti «opere dell’ingegno complesse e multimediali». Insomma, la Playstation non è un semplice computer ma, a parere dei magistrati, una «macchina automatica per l’elaborazione dell’informazione». La Corte d’appello di Trento, che aveva inizialmente assolto il venditore di chip per le modifiche, ha quindi rivisto la propria decisione giungendo ad una sentenza di condanna. Inutile il nuovo ricorso in Cassazione, secondo la quale «se l’uso prevalente della Playstation modificata è quello di leggere videogiochi masterizzati», c’è violazione delle misure di protezione adottate dalla Sony (società produttrice della consolle) a tutela del diritto d’autore. In sostanza, l’azienda di Bolzano dovrà anche risarcire le spese del giudizio alla Sony, costituitasi parte civile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6027607385229001495?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6027607385229001495/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6027607385229001495' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6027607385229001495'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6027607385229001495'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/01/modificare-la-playstation-reato.html' title='Modificare la Playstation è reato'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5632214799369536983</id><published>2009-01-15T19:17:00.001+01:00</published><updated>2009-01-15T19:19:40.098+01:00</updated><title type='text'>Internet, privacy, identità personale</title><content type='html'>"Buon compleanno, caro Marc. Il 5 dicembre 2008 festeggerai i tuoi ventinove anni". Comincia così un testo pubblicato nel numero di dicembre-gennaio del bimestrale &lt;i&gt;Le Tigre&lt;/i&gt;. Testata poco conosciuta e alternativa e che è riuscita a fare quel che tutti temiamo, ma che in fondo pensiamo sia solo frutto dei nostri fantasmi: la biografia di un qualunque signor Rossi, ricostruita grazie a tutte le tracce lasciate su internet nell'arco di una decina d'anni. L'interessato, sgomento, l'ha scoperto poco tempo fa e ha protestato, ma inutilmente: tutto quel che si può trovare sul suo conto è pubblico ed è stato messo in rete da lui stesso.&lt;br /&gt;                                             &lt;br /&gt;La testata ha parzialmente accolto le proteste del giovane: se la rivista, in circolazione da settimane, non può più essere modificata, il testo presentato sul &lt;a href="http://www.le-tigre.net/"&gt;&lt;u&gt;sito&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; è stato reso anonimo, i nomi propri e le città sono stati cambiati (il vero Marc abita e lavora nella regione di Nantes, adesso il testo parla di Bordeaux e dintorni). Il direttore, Raphaël Meltz, ha tuttavia respinto tutte le accuse e non rimpiange la sua iniziativa: "Rendere pubblica la propria vita su internet è pericoloso, questo è il senso generale dell'articolo. Una volta sintetizzate, le informazioni pescate nella rete prendono all'improvviso un rilievo inquietante".&lt;br /&gt;                                             &lt;br /&gt;Basta qualche scampolo dell'articolo per capire che questo Marc è stato davvero un po' imprudente. E' stato scelto fra milioni di anonime persone perché ha pubblicato su Flickr, in due anni, la bellezza di diciassettemila foto. E già l'autore dell'articolo può cominciare a ricostruire una parte della vita: Marc lavora in uno "studio di architettura di interni", come si desume dal suo profilo su Facebook, e viaggia spesso per lavoro (in Canada, a Roma). In più ci sono le date dei viaggi: nell'agosto 2008 è a Montréal e c'è una sua foto in uno Starbuck's Café: "Bel viso, capelli piuttosto lunghi, un volto fine e dei grandi occhi curiosi". La vita di Marc si segue bene : si sa chi l'accompagna all'aeroporto, la data del matrimonio di due amici, la partecipazione al battesimo di una nipote. Basta ingrandire le foto per sapere anche con che marca di computer lavora.&lt;br /&gt;                                                                                &lt;!--inserto--&gt;&lt;div id="adv180x150m"&gt;&lt;script type="text/javascript"&gt; &lt;!-- OAS_RICH('Middle'); //--&gt; &lt;/script&gt;&lt;script language="JavaScript1.1" src="http://ad.it.doubleclick.net/adj/N4379.manzoni_repubblica.it/B3330334.2;sz=180x150;ord=765395130?"&gt; &lt;/script&gt;&lt;!-- Template Id = 1 Template Name = Banner Creative (Flash) --&gt; &lt;!-- Copyright 2002 DoubleClick Inc., All rights reserved. --&gt;&lt;script src="http://m1.emea.2mdn.net/879366/flashwrite_1_2.js"&gt;&lt;/script&gt; &lt;object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" id="FLASH_AD" width="180" height="150"&gt;&lt;param name="movie" value="http://m1.emea.2mdn.net/2142804/web_sale_soggetto2_180x150.swf"&gt;&lt;param name="flashvars" value="clickTag=http%3A%2F%2Fad.it.doubleclick.net%2Fclick%253Bh%3Dv8%2F37b6%2F3%2F0%2F%252a%2Fx%253B210383406%253B1-0%253B0%253B32081194%253B2928-180%2F150%253B29615185%2F29633064%2F1%253B%253B%257Esscs%253D%253fhttp%3A%2F%2Fwww.britishairways.com%2Ftravel%2Fglobal-flight-offers%2Fpublic%2Fit_it"&gt;&lt;param name="quality" value="high"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;param name="AllowScriptAccess" value="never"&gt;&lt;embed src="http://m1.emea.2mdn.net/2142804/web_sale_soggetto2_180x150.swf?clickTag=http%3A%2F%2Fad.it.doubleclick.net%2Fclick%253Bh%3Dv8%2F37b6%2F3%2F0%2F%252a%2Fx%253B210383406%253B1-0%253B0%253B32081194%253B2928-180%2F150%253B29615185%2F29633064%2F1%253B%253B%257Esscs%253D%253fhttp%3A%2F%2Fwww.britishairways.com%2Ftravel%2Fglobal-flight-offers%2Fpublic%2Fit_it" quality="high" wmode="transparent" swliveconnect="TRUE" bgcolor="#" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="never" width="180" height="150"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;noscript&gt;&lt;a target="_top" href="http://ad.it.doubleclick.net/click%3Bh=v8/37b6/3/0/%2a/x%3B210383406%3B1-0%3B0%3B32081194%3B2928-180/150%3B29615185/29633064/1%3B%3B%7Esscs%3D%3fhttp://www.britishairways.com/travel/global-flight-offers/public/it_it"&gt;&lt;img src="http://m1.emea.2mdn.net/2142804/web_sale_soggetto2_180x150.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/noscript&gt; &lt;noscript&gt; &lt;a href="http://ad.it.doubleclick.net/jump/N4379.manzoni_repubblica.it/B3330334.2;sz=180x150;ord=765395130?"&gt; &lt;img src="http://ad.it.doubleclick.net/ad/N4379.manzoni_repubblica.it/B3330334.2;sz=180x150;ord=765395130?" border="0" width="180" height="150" alt="Fare clic qui" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/noscript&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--/inserto--&gt;                                              &lt;br /&gt;Ma naturalmente si ritrova anche la vita privata. Basta dare un'occhiata al solito Facebook, in cui Marc si definisce come "celibe ed eterosessuale". Nella primavera 2008 ha una storia con Claudia, che lavora in un centro culturale. Il 'biografO' commenta : "E' affascinante, seni piccoli, capelli corti, belle gambe". Del resto, viene ritrovata anche la fidanzata precedente: Jennifer, sua compagna per due anni e una tipologia femminile molto simile. Poi ci sono le feste, gli incontri con gli amici. Tutto datato, tutto rigorosamente vero. E pubblico.&lt;br /&gt;                                             &lt;br /&gt;La rivista ha così scoperto che dieci anni fa Marc era in un'orchestrina di amici, ha ritrovato il suo telefonino, sempre sulla rete, e ha verificato che è ancora lui a rispondere a quel numero. E poi, quando Meltz ha voluto diventare amico di Marc su Facebook, che gli ha risposto chiedendogli chi fosse, il sistema gli ha consentito di accedere, senza nessuna pirateria, alla lista degli amici e alle informazioni di base. Le Tigre, insomma, ha ritrovato tutto, tranne il domicilio di Marc: sa in quale viale abita, ma non conosce il numero. E Marc non è sull'elenco telefonico.&lt;br /&gt;                                             &lt;br /&gt;Il malcapitato ha appreso dell'esistenza dell'articolo da una collega di lavoro (Le Tigre è una rivista scarsamente diffusa), ha telefonato alla redazione e c'è stato l'accordo che abbiamo detto. Poi un giornale locale ha dato pubblicità all'affare. Nel frattempo, Marc ha cercato di limitare l'accesso ai suoi dati e alle sue foto alle sole persone del suo entourage. "Ma per alcune notti non ho dormito", ha detto, preoccupato soprattutto perché nel testo apparivano i nomi di altre persone e soprattutto quello della ditta per cui lavora. Nonostante tutto, Marc non rinnega internet : "Resta un bellissimo strumento". A patto di stare attenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5632214799369536983?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5632214799369536983/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5632214799369536983' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5632214799369536983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5632214799369536983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/01/internet-privacy-identit-personale.html' title='Internet, privacy, identità personale'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5546542128567238238</id><published>2009-01-10T19:55:00.000+01:00</published><updated>2009-01-10T19:56:08.711+01:00</updated><title type='text'>La filosofia al tempo di Internet</title><content type='html'>Che ruolo può svolgere la Filosofia nell'era di Internet? &lt;em&gt;Punto Informatico&lt;/em&gt; ha interpellato &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Luciano_floridi" target="_blank"&gt;Luciano Floridi&lt;/a&gt;, Professore di "Information Ethics" e "Philosophy of Information" ad Oxford, su come l'argomento tocchi Wikipedia, Google e gli altri fenomeni di massa dell'IT.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Punto Informatico: In questo momento quali sono le principali questioni aperte nella Filosofia dell'Informazione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Luciano Floridi: Temo che la lista sarebbe lunga, tecnica e percio' forse un po' tediosa per le lettrici e i lettori di Punto Informatico. Provero' quindi a riassumere solo due punti salienti, semplificando.&lt;br /&gt;Primo punto. Il rinnovamento della filosofia, una delle discipline più antiche e conservatrici del nostro sapere. Farla oggi, con metodologie (come i livelli di astrazione), teorie (come quella sui sistemi multiagente) e soluzioni tecniche (come quelle pertinenti le varie logiche create in ambito AI) fornite dall'informatica, permette di rinnovare lo studio di problemi secolari e aggiornare approcci concettuali ormai calcificatisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PI: Ad esempio?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;LF: Si pensi alla questione dell'identità personale, e le classiche domande su chi siamo e chi vorremmo essere, o quanto la nostra identità dipenda dai nostri corpi, memorie o interazioni sociali.&lt;br /&gt;Poter costruire e sperimentare molteplici identità online getta nuova luce su vecchie teorie e apre prospettive di indagine molto interessanti. Cambia inoltre il vocabolario concettuale, che si sta svecchiando e raffinando anche grazie all'IT (si pensi ai concetti di agente, rete, interazione, telepresenza e così via).&lt;div style="padding: 15px;" align="center"&gt;&lt;script language="javascript" type="text/javascript"&gt; &lt;!-- var browName = navigator.appName; var SiteID = 1; var ZoneID = 71; var browDateTime = (new Date()).getTime(); if (browName=='Netscape'){document.write('&lt;s'+'cript uage="jav' + 'ascript" src="http://ad.punto-informatico.it/a.aspx?ZoneID=' + ZoneID + '&amp;amp;Task=Get&amp;amp;IFR=False&amp;amp;Browser=NETSCAPE4&amp;amp;PageID=79418&amp;amp;SiteID=' + SiteID + '&amp;amp;Random=' + browDateTime  + '"&gt;'); document.write('&lt;/'+'scr'+'ipt&gt;');} if (browName!='Netscape'){ document.write('&lt;s'+'cript uage="jav' + 'ascript" src="http://ad.punto-informatico.it/a.aspx?ZoneID=' + ZoneID + '&amp;amp;Task=Get&amp;amp;IFR=False&amp;amp;PageID=79418&amp;amp;SiteID=' + SiteID + '&amp;amp;Random=' + browDateTime  + '"&gt;'); document.write('&lt;/'+'scr'+'ipt&gt;');} // --&gt;  &lt;/script&gt;&lt;script language="javascript" src="http://ad.punto-informatico.it/a.aspx?ZoneID=71&amp;amp;Task=Get&amp;amp;IFR=False&amp;amp;Browser=NETSCAPE4&amp;amp;PageID=79418&amp;amp;SiteID=1&amp;amp;Random=1231613309526"&gt;&lt;/script&gt; &lt;noscript&gt;&lt;a href="http://ad.punto-informatico.it/a.aspx?ZoneID=71&amp;amp;Task=Click&amp;amp;Mode=HTML&amp;amp;SiteID=1&amp;amp;PageID=79418" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://ad.punto-informatico.it/a.aspx?ZoneID=71&amp;amp;Task=Get&amp;amp;Mode=HTML&amp;amp;SiteID=1&amp;amp;PageID=79418" width="336" height="280" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/noscript&gt;&lt;/div&gt;Secondo punto. La filosofia dell'informazione puo' e deve contribuire, con la sua capacità di analisi, comprensione e argomentazione logica, a chiarire e risolvere i nuovi problemi nati oggi da una società che definiamo appunto dell'informazione, e le nuove sfide dirette (si pensi al vandalismo informatico) o indirette (tipo la bioingegneria) poste dallo sviluppo delle tecnologie digitali. Gli esempi si potrebbero facilmente moltiplicare, ma forse la gestione e protezione della privacy sui dati personali rappresenta quello più ovvio e noto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PI: Nell'articolo sulla &lt;a href="http://www.philosophyofinformation.net/publications/pdf/ttotdc.pdf" target="_blank"&gt;Tragedia dei beni comuni digitali&lt;/a&gt; riprende il classico esempio di un bene comune considerato inesauribile (il mare), ma oggi in crisi per inquinamento e sostenibilità alimentare, paragonandolo al Web, a sua volta a rischio per la saturazione di banda da parte degli utenti P2P in caso di superamento del Digital Divide nella Infosfera. Quali soluzioni avete individuato tramite la disciplina della Etica Informatica?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;LF: Ampliare l'approccio ambientalista anche alle realtà sintetiche e artificiali. L'ambientalismo è spesso visto in contrasto con lo sviluppo tecnologico, ma in realtà sono due "forze buone". Devono allearsi contro i veri nemici: lo spreco delle risorse, la distruzione di ricchezze naturali, storiche e culturali, l'inquinamento e impoverimento degli ambienti.&lt;br /&gt;Manca ancora la consapevolezza che le giuste sinergie tra tecnologie informatiche e tali valori possono portare a soluzioni molto efficaci nello sviluppo e nel mantenimento ottimali sia degli ecosistemi biologici, sia di sistemi sintetici o artificiali altrettanto complessi come la Rete, sia di tutte le realtà costruite dall'uomo, basti pensare all'ecosistema del mondo aziendale.&lt;br /&gt;La società non solo va sempre più globalizzandosi, sta anche aumentando l'interdipendenza: i beni comuni sono non solo biologici o digitali, ma soprattutto l'esito di interazioni simbiotiche tra il naturale e l'artificiale. Caso ben rappresentato dalla medicina e dalla sua dipendenza dall'IT, la cosiddetta e-Health. Ecco, in questo ampio contesto, la risoluzione della tragedia dei beni comuni digitali passa attraverso la consapevolezza e l'implementazione di valori ambientalistici.&lt;br /&gt;Quello che ho definito come ambientalismo sintetico mostra quanto ecologia e tecnologia possano essere il binomio vincente per il progresso di una società dell'informazione avanzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PI: Come si inquadra un fenomeno quale le enciclopedie collaborative di natura wiki nell'epistemologia contemporanea? Vale il "Vox populi, vox dei"?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;LF: Le enciclopedie collaborative, Wikipedia ma non solo essa, sono il fenomeno forse più vistoso di una trasformazione radicale più profonda ma anche meno visibile, nello sviluppo della conoscenza e quindi delle sua interpretazione.&lt;br /&gt;Semplificando molto, dal Seicento, con Cartesio, fino alla metà del Novecento, con Wittgenstein, la conoscenza è stata di solito interpretata come un fenomeno stand-alone, si direbbe in informatica, cioè come se il soggetto conoscitore fosse un agente singolo, isolato e scollato dall'ambiente. Oggi, grazie alla rivoluzione digitale, stiamo comprendendo sempre meglio come essa si sviluppi, si organizzi, possa essere gestita e fruita al meglio soltanto in modalità online, ovvero tenendo conto dei sistemi distribuiti e multiagente di cui necessita.&lt;br /&gt;Cartesio che identifica nell' "Io penso" la soluzione del fondamento della conoscenza, solo nella sua stanza davanti al focolare, o Newton che solo, sotto l'albero di mele, scopre la gravitazione universale, sono vignette al massimo di valore pedagogico elementare. Di fatto il sapere è un'impresa collaborativa, ci sono sempre meno geni isolati e sempre più reti di collaborazione, scuole, gruppi di ricerca.&lt;br /&gt;Cio' non significa tornare alla vecchia idea per cui, se tutti la pensano in un certa maniera allora le cose devono stare in quel modo. Se così fosse, l'astrologia, data la sua popolarità, sarebbe una scienza invece che una frottola. La conoscenza è sì distribuita, multiagente e contestualizzata, ma le sue dinamiche sono anche molto strutturate e gerarchizzate, per ragioni di fondi, di capacità tecniche sempre più specialistiche e quindi rare, e quindi per ragioni di credibilità e di riconoscimento.&lt;br /&gt;Tornando alle enciclopedie collaborative, esse sprigionano forze altrimenti non sfruttabili, dalle competenze scientifiche del grande laboratorio, in grado di correggere una voce, alla passione di un neofita in grado pur sempre di apportare qualche miglioria a voci di suo interesse. Non devono tuttavia essere confuse con la ricerca e l'avanzamento del sapere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PI: In che modo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;LF: Sono dei depositi di ciò che già sappiamo. Ogni miglioramento conta e fa accrescere la qualità e il valore del tutto. E tanto migliore sarà il loro funzionamento tanto più facile sarà progredire nell'esplorazione di quello che è ancora ignoto. Ma Wikipedia è la prima tappa del percorso, non l'arrivo. Se si tiene presente questo punto, non si può negare che la democratizzazione dell'informazione, anche attraverso le enciclopedie collaborative, sia un fenomeno molto positivo e di grande arricchimento e facilitazione della nostre vita intellettuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PI: I motori di ricerca sono la Pizia dei giorni nostri?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;LF: Questa è un'idea molto suggestiva. Direi che l'analogia è pertinente per quanto riguarda alcuni usi che vengono fatti dei motori di ricerca. Google, per esempio, a volte sembra essere usato come un tempo si ricorreva ai vati, per cercare risposte a qualsiasi domanda prema all'interessato. Ancor peggio, una nuova generazione di utenti impazienti sembra implicitamente adottare un approccio molto pericoloso: se il vate/Google non ne parla significa che l'oggetto in questione non esiste o è comunque trascurabile ed insignificante. Il limite dell'analogia sta nel fatto che i motori di ricerca non si compromettono, non perchè danno risposte misteriose che necessitano di interpretazione, ma piuttosto perchè ci danno moltissime risposte non sempre compatibili tra loro, e tra le quali sta poi a noi scegliere.&lt;br /&gt;Riprendendo la precedente domanda, se due voci enciclopediche (anche solo due voci di Wikipedia, una italiana e l'altra inglese sullo stesso argomento) discordano, come possiamo decidere? Serviva molta scaltrezza per interpretare la Pizia. Direi che la stessa scaltrezza, anche se per motivi diversi, deve ancora essere esercitata per usare i motori di ricerca con intelligenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PI: Quali letture consiglierebbe a chi volesse approfondire gli argomenti trattati in questa intervista?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;LF: Quasi tutti i miei scritti sono disponibili presso &lt;a href="http://www.philosophyofinformation.net/" target="_blank"&gt;il mio sito&lt;/a&gt;. Purtroppo sono quasi tutti in inglese. La buona notizia è che Massimo Durante, ricercatore dell'Università di Torino, sta preparando un'antologia in italiano degli scritti più importanti da me pubblicati nello scorso decennio nell'ambito dell'etica informatica. Uscirà per la &lt;a href="http://www.giappichelli.it/" target="_blank"&gt;Giappichelli&lt;/a&gt; di Torino tra alcuni mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;a cura di Fabrizio Bartoloni &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5546542128567238238?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5546542128567238238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5546542128567238238' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5546542128567238238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5546542128567238238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2009/01/la-filosofia-al-tempo-di-internet.html' title='La filosofia al tempo di Internet'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-8386901865284856844</id><published>2008-12-21T20:56:00.001+01:00</published><updated>2008-12-21T20:56:58.511+01:00</updated><title type='text'>Espulso dal Web chi ruba canzoni</title><content type='html'>Le maggiori case discografiche americane hanno deciso di cambiare strategia nella lotta ai furti di musica sul web. E’ finita l’epoca delle cause raffica agli scaricatori illegali, inefficaci a sradicare il fenomeno. Via libera, al loro posto, a richiami e «sanzioni» che potranno arrivare fino all’oscuramento di Internet per gli irriducibili. Per essere più efficace nella repressione futura, la associazione di categoria Riaa (Recording Industry Association of America) che rappresenta le maggiori sigle, punterà a coinvolgere le società che forniscono le connessioni alla rete, gli Internet provider. Colloqui con alcuni di loro, non nominati nell’inchiesta del Wall Street Journal che ha anticipato la notizia del nuovo trend, avrebbero già portato alla definizione di una procedura operativa che fa leva sulla persuasione dolce anziché sul ricorso alla carta bollata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima mossa sarà l’invio di una e-mail di avvertimento al provider, quando emerge che un suo cliente ha messo a disposizione file per essere scaricate illegalmente. A seconda delle intese prese dalle case produttrici di contenuti con i singoli provider, questi ultimi dovranno o inoltrare la lettera di avviso ricevuta al proprio cliente, o avvertirlo direttamente che sta scaricando in modo illecito e chiedergli di non farlo più. Seguiranno un secondo e un terzo avvertimento. A questo punto, però, il richiamo scritto sarà accompagnato da un freno alla velocità della connessione ad Internet, riducendo la banda. E se insisterà ad essere sordo all’invito l’incallito scaricatore illegale verrà privato della connessione tout court.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora tra l’Associazione e i provider sono stati raggiunti accordi di principio, non ancora a livello del dettaglio operativo. Ma poiché negli ultimi anni anche il modello di business dei fornitori di linee di accesso è in evoluzione, con questi ultimi che stanno cominciando a diventare essi stessi produttori di contenuti da vendere, è sicuro che il clima è diventato più favorevole ad alleanze tra Riaa e provider rispetto al passato. Dal 2003, sono stati 35 mila gli utenti portati in tribunale per aver scaricato canzoni senza pagare i diritti. Difensori dell’«Internet aperto e gratuito», ma anche analisti indipendenti del settore, avevano sempre sostenuto che il pugno duro aveva ottenuto molto poco nel contrastare il fenomeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltretutto, qualche passo falso da parte degli studi legali delle case discografiche ha contribuito a sminuire la causa della difesa della legalità di mercato: come quando la citazione arrivò a povere madri single, o a un morto, o a una ragazzina di 13 anni. Le case musicali hanno difeso l’offensiva giudiziaria del passato, argomentando che il fenomeno sarebbe ora ancora più grave. Citando alcuni dati la Riaa ha rilevato che la percentuale di file illegali è costante al 19%, da diversi anni. In parallelo, le vendite di album sono in continuo calo: contro i 656 milioni di album venduti nel 2003, il numero nel 2007 è calato a 500 milioni di cd e di album digitali, più 844 milioni di pezzi singoli scaricati e pagati, una quota che è lontanissima dal compensare la riduzione di fatturato nei negozi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qualche mese, nella trattativa tra Riaa e provider sta svolgendo un ruolo di broker il procuratore generale dello Stato di New York, Andrew Cuomo, interessato alla repressione della pirateria e convinto che la strada extragiudiziale sia la più efficace. «Volevamo finire le continue liti nelle corti di giustizia. Non sono utili», ha spiegato il suo capo staff Steven Cohen. L’ufficio del procuratore sta lavorando ad un’intesa più ampia con le società di accesso al web, mirando a coinvolgerle in un ampio piano di prevenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Riaa con la nuova strategia degli avvisi bonari punta all’obiettivo di raggiungere un numero ancora maggiore di «irregolari». «E’ importante che le persone sappiano che le loro azioni non sono anonime» dice il presidente della Riaa Mitch Bainwol. Anche se resta dell’idea che la prima ondata di cause abbia avuto il pregio di sollevare con grande visibilità il problema dell’illegalità diffusa nell’opinione pubblica generale, Bainwol pensa che «negli ultimi cinque anni il mercato sia cambiato» e che nuovi metodi repressivi vadano sperimentati.            &lt;img src="http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif" height="8" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-8386901865284856844?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/8386901865284856844/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=8386901865284856844' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8386901865284856844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8386901865284856844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/12/espulso-dal-web-chi-ruba-canzoni.html' title='Espulso dal Web chi ruba canzoni'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-3607231459137275538</id><published>2008-12-09T19:40:00.001+01:00</published><updated>2008-12-09T19:46:51.099+01:00</updated><title type='text'>Cybercrimine tra allarme e bluff</title><content type='html'>L’Herald Tribune riporta il responso: «La sicurezza di internet si è rotta e nessuno sa come aggiustarla». Le software house che si occupano di produzione informatica, infatti, denunciano il collasso imminente: il terrorismo digitale nella vita quotidiana è sempre più forte e veloce e nessuno è in grado di arginarlo. L’azienda anti-virus McAfee, con due settimane di ritardo rispetto alla concorrente Symantec, definisce senza mezzi termini i rischi connessi al collasso di Internet: «Un attacco informatico di grandi dimensioni potrebbe avere conseguenze economiche peggiori di quelle dell’11 settembre». I pirati informatici, attualmente, sembrano essere più veloci dei tecnici e si adattano molto rapidamente ai cambiamenti della rete ufficiale. In ottobre un gruppo di ricerche indipendenti dell’Atlanta ha denunciato il numero sempre crescente di computer infettati quotidianamente: attualmente risultano “malati” il 15% dei computer connessi (rispetto al 10% degli infetti nel 2007). Ma da dove arrivano i virus? Secondo le ricerche del Panda Labs oltre 10 milioni di terminali sarebbero impegnati ogni giorno a distribuire virus e spam nella rete mentre gli anti-virus ufficiali finora in vendita non sarebbero ancora in grado di eliminare la maggior parte delle “infezioni”: Stuart Stainiford, direttore dell’istituto di ricerca FireEye per la sicurezza di Silcon Valley, ha presentato i risultati di una inquietante ricerca che ha provato l’inefficienza dei sistemi di protezione attuali. Nel test 36 anti-virus in commercio sono stati sottoposti ad un bombardamento di “malware” e sono riusciti ad individuarne e a corrergene meno della metà. Siamo tutti in pericolo Chi sarà davvero colpito da questi problemi virtuali? Non si tratta di problemi riservati ai grandi tecnici della rete, le contaminazioni colpiscono infatti la vita quotidiana degli internauti e sembra che attualmente proprio le persone “comuni” che utilizzano internet per piccole spese e pratiche quotidiane, siano le prede favorite dagli hacker. In periodi recenti numerosi virus sono stati creati ad hoc per entrare in possesso di dati personali presenti all’interno degli ordinatori. I più ricercati, ovviamente, numeri di conto e di carte di credito ma anche le identità sono rivendibili facilmente. Le identità? Si. I pirati informatici risalgono ai dati personali degli utenti sia attraverso i computer sia attraverso un controllo incrociato con i social network –primo ma non unico il popolarissimo Facebook- e clonano le identità altrui. Anche il governo statunitense si è ormai accorto della rilevanza del “problema pirateria” e il presidente uscente George W. Bush ha sottoscritto un programma di protezione informatico governativo che costerà circa 30 miliardi di dollari nei prossimi sette anni. D’altronde, come hanno sottolineato dal dipartimento informatico della casa bianca, la sicurezza del passaggio delle informazioni in uno stato è importante quanto la sicurezza del passaggio di acqua o gas. Anche se questa decisione non migliorerà la situazione dei miliardi di persone che utilizzano la rete ogni giorno per lavoro o per diletto si tratta, comunque, di una presa di coscienza del problema. Ma anche di un segnale della rilevanza del pericolo. Virus di ieri, virus di oggi «I nuovi virus sono scritti in maniera estremamente professionale», avverte Bruce Schneier, direttore dell’ufficio sicurezza di British Telecom «perché i pirati informatici sono ormai organizzati internazionalmente e sono ben coscienti che con questo "businnes" è ancora possibile fare i soldi veri (la recente ricerca del gruppo STAR ha denunciato un giro d’affari pari a circa 276 milioni di dollari annui, ndr)». I virus, però non arrivano solo dalla rete avverte David Marcus direttore della ricerca dei McAfee Labs. «Accanto allo sviluppo quasi quotidiano di nuovi "trojan" –i virus inventati per rubare le password dai computer personali- si stano diffondendo oggi nuovi fronti di attacco come ad esempio le chiavi Usb infette». Viene quasi da sorridere oggi ricordandosi dell’impresa solitaria di Robert Tappan Morris emerito professore del M.I.T. con un passato “birbante”. Morris, ai tempi ventiquattrenne neolaureato, creò infatti il primo virus attorno al 1988: il raggio d’azione era limitato e colpì circa 60mila computer nei soli Stati Uniti, ma segnò l’inizio di una nuova era. Crisi e cybercrime In periodo di crisi economica, denunciano gli esperti, il rinnovamento della sicurezza informatica sarà uno dei maggiori capitoli di spesa. «I moderni sistemi informatici -afferma infatti Eugene Spafford, ricercatore scientifico della Purdue University -probabilmente sono più obsoleti di quelli di 20 anni fa perché tutti i soldi che sono stati investiti nella sicurezza in passato oggi, alla luce di questi attacchi sempre più preoccupanti, dovranno essere reinvestiti completamente». Un altro problema connesso alla grigia congiuntura economica si potrebbe nascondere dietro alla ricerca di una nuovo lavoro, che la maggior parte dei disoccupati farà appunto on-line, per la gioia dei cybercriminali. Exaflood o ZettafloodLe battaglie virtuali non sono, però, gli unici problemi con cui sono tenuti a confrontarsi giornalmente gli internauti di tutto il mondo. Il sovraffollamento della rete è un altro rischio con cui ci si deve misurare e per definirlo è stato addirittura coniato un neologismo inglese: “exaflood”. Il termine, utilizzato per la prima volta da Brett Swanson in un editoriale del Wall Street Journal nel gennaio 2007, si riferisce -letteralmente- ad un’inondazione (flood) di immense quantità di dati (misurati in exabytes, considerando che un singolo exabyte è pari a circa cinquantamila anni in DVD video) . L’incremento di dati sta infatti crescendo in modo esponenziale mentre –pare- che la capacità di contenimento di internet sia limitata. Bisogna però ricordare che i grandi allarmisti minacciano un collasso della rete praticamente dalla sua nascita. Un caso eclatante fu quello di Bob Metcalfe, guru di internet e fondatore di 3Com, che nel 1995 annunciò la fine della rete entro il 1996. Le analisi di Metcalfe e la sua conoscenza del mezzo e dei rischi erano talmente accurate da portare l’autore della dichiarazione a promettere che avrebbe mangiato –in senso letterale- il pezzo di carta sul quale riportava la profezia se questa non si fosse avverata. Cosa che puntualmente fece nel 1997 quando, resosi conto dell’errore, inzuppò il foglio e lo mangiò davanti agli occhi esterrefatti del suo consiglio d’amministrazione. Effettivamente il traffico virtuale sta crescendo a dismisura e il solo sito YouTube ha trasmesso nel 2007 una mole di informazioni molto maggiore rispetto a quella trasmessa nel 2000 dall’intera Internet. John Champbers, amministore delegato del colosso informatico Cisco, ha predetto una incremento annuale del traffico pari al 200-300% per i prossimi cinque anni. «Le statistiche sul traffico virtuale sono paranoiche» è il secco commento di Andrew Odlyzko, ricercatore dell’Università del Minnesota specializzato nello studio dei diversi trend di traffico nella rete, che non si preoccupa del sovraffollamento ricordando alcuni episodi analoghi degli anni passati. Oltretutto, si sussurra tra complottasti e non, questa necessità di rinnovamento della tecnologia modificata per fare fronte all’inondazione informatica, avrà come immediata conseguenza quella di permettere alle aziende specializzate di creare nuovi supporti informatici dei quali –ovviamente- tutti dovranno munirsi per scongiurare il collasso virtuale. Quindi disastri annunciati e nuovi acquisti informatici imminenti? Non secondo Odlyzko che conclude anticipando nuovi esperimenti da effettuarsi, in tempo breve, proprio per ovviare agli eventuali problemi connessi al sovraffollamento. Meno roseo, invece, il futuro secondo Swanson che non teme più solo l’inondazione di exabyte ma è già proiettato oltre. Nell’Internet tempio della velocità, infatti, l’exaflood è ormai obsoleto e il ricercatore americano ha già coniato il termine “zettaflood” utilizzandolo per una presentazione nella quale prevedeva il collasso della rete entro il 2015. E se non fosse vero nemmeno questa volta? Sorride il Dante della terminologia internet e confessa sereno: «Seppure fosse non ho intenzione di mangiarmi il mio PowerPoint».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Eleonora Ciais&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/"&gt;www.lastampa.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-3607231459137275538?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/3607231459137275538/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=3607231459137275538' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3607231459137275538'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3607231459137275538'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/12/cybercrimine-tra-allarme-e-bluff.html' title='Cybercrimine tra allarme e bluff'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5724860996071159446</id><published>2008-12-04T11:02:00.003+01:00</published><updated>2008-12-04T11:11:54.963+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='università libro ricci sirimarco savarese serra chiodi armellini pepe'/><title type='text'>Presentazione del libro "Il cielo stellato sopra di me ...". Temi di etica pubblica.</title><content type='html'>Venerdì 12 Dicembre 2008 ore 9,30&lt;br /&gt;Sala delle Conferenze – Facoltà di Scienze Politiche&lt;br /&gt;Campus Coste S. Agostino – 64100 Teramo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presentazione del volume&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fiammetta Ricci (a cura di),&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Il cielo stellato sopra di me...”.Temi di etica pubblica.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Aracne, Roma, 2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 9.30 Apertura dei lavori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saluti di indirizzo&lt;br /&gt;A. Pepe: Preside della Facoltà di Scienze Politiche&lt;br /&gt;F. Bonini: Direttore del Dipartimento di Storia e Critica della Politica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10,00 Presentazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.M. Chiodi (Università “Federico II”-Napoli))&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interventi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;T. Serra (Università “La Sapienza”-Roma)&lt;br /&gt;S. Armellini (Università di Teramo)&lt;br /&gt;G. Sorgi (Università di Teramo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11,30 Tavola rotonda con gli autori:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anna Di Giandomenico, Graziella Di Salvatore, Gianluigi Fioriglio, Giovanni Franchi, Enrico Graziani, Stefano Pratesi, Roberto Rassu, Fiammetta Ricci, Mario Sirimarco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presiede: Paolo Savarese&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5724860996071159446?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5724860996071159446/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5724860996071159446' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5724860996071159446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5724860996071159446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/12/presentazione-del-libro-il-cielo.html' title='Presentazione del libro &quot;Il cielo stellato sopra di me ...&quot;. Temi di etica pubblica.'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7169218496855962348</id><published>2008-11-28T15:53:00.000+01:00</published><updated>2008-11-28T15:54:25.975+01:00</updated><title type='text'>Creative Commons e SIAE</title><content type='html'>Immaginatevi un dialogo fra lo scrittore filosofo Luciano De Crescenzo e Jerry Yang, il fondatore di Yahoo! Improbabile dite? Sarà. Eppure quello andato in scena stamane a Milano fra Joi Ito, numero uno del movimento Creative Commons per la riforma del diritto d'autore, e Giorgio Assumma, presidente Siae, Società italiana autori e editori, ci assomigliava non poco. Due universi paralleli a confronto, sempre sull'orlo di incontrarsi e andare d'accordo, per poi allontanarsi improvvisante marcando di volta in volte le differenze che li separano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giovane ricercatore americano di origini asiatiche da un lato, e un esperto avvocato degno dei tempi che furono dall'altro. Il presente e il passato, insomma, uno di fronte all'altro moderati da Massimo Micucci, presidente Retionline che ha organizzato l'evento. E al centro del contendere il diritto d'autore di un'opera d'ingegno - che sia un libro o un disco - e le relative libertà di deciderne il destino: se renderla ad esempio pubblica gratuitamente o no, e soprattutto come garantire l'eventuale retribuzione dovuta agli autori dell'opera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un problema dibattuto da anni e ben conosciuto da coloro che navigano in Internet, dove ad esempio è possibile scaricare file audio e video di artisti noti e meno noti, spesso senza nemmeno pagare quanto per legge è dovuto all'autore. E intaccando - denunciano case discografiche e cinematografiche in primis - i proventi destinati alle pur floride casse dell'industria dell'intrattenimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vero e proprio braccio di ferro, insomma, quello fra gli utenti e gli artisti emergenti da un lato, e la grande industria della musica, del cinema, e in molti casi dell'editoria dall'altro. In mezzo, almeno per quanto riguarda l'Italia, la tanto vituperata Siae, ovvero l'ente pubblico economico a base associativa, preposto alla protezione e all'esercizio dei diritti d'autore, presente in forze all'incontro dal titolo "Copyright e Creative Commons. Diritti e poteri sul web".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'arrivo di Creative Commons. Già, perché da quando nel 2001, il professor Lawrence Lessig, ordinario della facoltà di Giurisprudenza di Stanford, propose di affrontare il problema del copyright concedendo all'autore il potere di decidere in completa autonomia il destino della propria opera, da quel momento, la cosiddetta licenza Creative Commons, altrimenti conosciuta come CC, ne ha fatta di strada e le cose sono cambiate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo in Italia, ad esempio, Creative Commons è stato utilizzato recentemente da Feltrinelli, da La Stampa Alternativa e da La Stampa di Torino per vari inserti culturali, solo per citare alcuni esempi. Si stimano all'incirca 5 milioni di contenuti, (per lo più pagine html, ma anche video e libri) con licenza Creative Commons. Mentre nel mondo, sono almeno 200 milioni i contenuti protetti con questo marchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concretamente, come si legge sul sito dell'organizzazione, le licenze Creative Commons offrono sei diverse articolazioni dei diritti d'autore per artisti, giornalisti, docenti, istituzioni e, in genere, creatori. Il detentore dei diritti può non autorizzare a priori usi prevalentemente commerciali dell'opera (opzione Non commerciale, acronimo inglese: NC) o la creazione di opere derivate (Non opere derivate, acronimo: ND); e se sono possibili opere derivate, può imporre l'obbligo di rilasciarle con la stessa licenza dell'opera originaria (Condividi allo stesso modo, acronimo: SA, da "Share-Alike"). Le combinazioni di queste scelte generano le sei licenze CC, disponibili anche in versione italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta in sostanza di uno strumento tecnico e giuridico che permette all'autore di un qualsiasi contenuto (ad esempio libri, musica, video) di scegliere liberamente quali diritti di proprietà intellettuale riservarsi e quali cedere per l'utilizzo da parte di terzi. Una soluzione alternativa, cioè, al dispositivo giuridico di "Tutti i diritti riservati". E che con la sua flessibilità permette agli utenti del Web di fruire dei contenuti disponibili in rete, modificarli e migliorarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali diritti sul Web? E così, in occasione dell'incontro, tocca allo stesso Joi Ito portare il primo affondo. "Io sono un fotografo amatoriale", ha detto, "e ovviamente ho pubblicato le mie foto online proteggendole con una licenza CC. Con sorpresa devo ammettere che il cento per cento dei siti o blog che usano le mie foto riportano il nome dell'autore così come richiesto dalla licenza, mentre mai nessun giornale o editore che utilizza le mie foto ha scritto da chi erano state scattate". In altre parole - spiega l'amministratore di Creative Commons - il diritto d'autore, così come è adesso, garantisce essenzialmente le grandi realtà, ma non serve a chi non si può permettere avvocati o processi, o semplicemente al normale cittadino della rete che vorrebbe difendere la sua opera di ingegno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pronta la risposta della Società degli autori e editori: "La regole della Siae non le fanno gli Ufo", ha tenuto a precisare il vicepresidente della società autori editori, Lorenzo Ferrero, "le decidono gli autori e gli editori". Come a dire: attenzione, non ci stiamo a essere il capro espiatorio solo perché ci chiamiamo Siae. E il portavoce dell'ente, Sapo Matteucci, rincara la dose: "Attenzione: internet non è questo paradiso in cui tutto è gratis. Vi dicono che potete scaricare quello che volete, ma in realtà lo pagate, solo che i soldi arrivano agli operatori delle telecomunicazioni che vi vendono la connessione e non agli autori e agli editori". E Virginia Filippi, consulente Siae, aggiunge: "E' vero che internet ha ampliato il mercato, e quindi le possibilità di guadagno, ma è proprio la difficoltà di ricondurre questo valore extra al diritto d'autore che preoccupa. Di fatto le entrate per gli autori quest'anno si sono ridotte del 30 per cento".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un dato in controtendenza, almeno a sentire quanto ha dichiarato proprio oggi la Atlantic records, del gruppo Time Warner, nota per aver pubblicato album e cd di famosi artisti come Ray Charles, John Coltrane e i Led Zeppelin. Secondo la società il 51% del proprio fatturato del 2008, infatti, proviene dall'online, mentre il restante attraverso i supporti fisici tradizionali come cd, dvd.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Numeri alla mano. D'altra parte, secondo una ricerca del luglio 2008 presentata in occasione del convegno, il 53 % pensa che scaricare da internet danneggi molto o abbastanza l'autore, mentre il restante 47 % poco o per nulla. Campione spaccato a metà, quindi, di cui però il 60 %, chiede la fruizione gratuita delle opere, contro un 40% che preferisce che le cose rimangano come sono ora. Mentre il 45% dichiara di aver fatto uso di software scaricati gratuitamente da internet, e il 32% di aver scambiato frequentemente file musicali, video e/o immagini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esempio olandese e danese. "La licenza Creative Commons non vale per tutte le situazioni" ammette Ito "bisogna vedere caso per caso. E' chiara però è la differenza fra una normale gestione del diritto d'autore e quello che proponiamo. E cioè ad esempio, per utilizzare un'opera, secondo il modello attuale, genericamente bisogna chiedere preventivamente il permesso, mentre con la licenza CC tale permesso è definito a monte dall'autore".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una differenza non da poco, tanto che in Olanda e in Danimarca le società di autori e editori, rispettivamente Buma/Stemra e Koda, hanno adottato in via sperimentale le licenze Creative Commons come alternativa possibile per gli autori di quei paesi. Cosa che in Italia, fra riunioni, gruppo di studio e promesse, non è ancora stato fatto, e che lo stesso Juan Carlos De Martin, a capo della sezione italiana di Creative Commons, presente al convegno, ha chiesto nuovamente di prendere in considerazione. A rispondere, il solito, affabile, Assumma: vediamoci, parliamone, entrate nei gruppi di analisi della Siae. Come a dire: dobbiamo cambiare, ma ci vuole tempo e volontà politica. Chi ha orecchie per intendere, intenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7169218496855962348?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7169218496855962348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7169218496855962348' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7169218496855962348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7169218496855962348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/11/creative-commons-e-siae.html' title='Creative Commons e SIAE'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7204312615936500579</id><published>2008-11-20T08:03:00.000+01:00</published><updated>2008-11-20T08:05:13.351+01:00</updated><title type='text'>Una biblioteca da 2 milioni di libri</title><content type='html'>Microsoft si ispirava alla biblioteca di Alessandria, ma fallì. L'Unione europea si rifà invece alla "Biblioteca di Babele" di Borges. E lancia la sfida ai grandi dell'informatica, Google in testa: mettere insieme il sapere custodito dalle biblioteche di tutta Europa nel pieno rispetto dei diritti d'autore e sfruttando le potenzialità di Internet. Nasce così www.Europeana.eu, la biblioteca online di Bruxelles che da domani sarà liberamente accessibile a studenti, ricercatori, professori e semplici amanti di letteratura e arte. Perché Europeana non conterrà solo libri, ma anche musica e quadri. Una vera e propria sfida al mastondontico progetto di Google di raccogliere tutto il sapere dell'umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si comincia, dunque, domani con circa due milioni di opere, tra cui la Divina Commedia, i manoscritti e le registrazioni di Beethoven, Mozart, i quadri di Vermeer, la Magna Carta e le immagini della caduta del muro di Berlino. Ma anche opere altrimenti introvabili, perché custodite in diversi musei del Vecchio Contiente. Come il Codice Sinaitico, antichissima traduzione in greco dell'Antico e del Nuovo Testamento oggi sparpagliato in quattro diverse bilbioteche: ebbene per la prima volta sarà liberamente consultabile nella sua versione integrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie a Internet e alle tecniche di digitalizzazione, "uno studente italiano potrà consultare i lavori della British Library senza andare a Londra", ha detto a Repubblica Viviane Reding, commissario Ue responsabile del progetto. "E' un sogno antico che diventa reale - ha aggiunto - chiunque può avere libero accesso alla nostra cultura, l'eredità che accomuna ogni europeo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Se un taxista di Roma - spiega Reding - sente casualmente in radio un brano di Chopin può andare su Europeana e capire chi era l'autore, leggere le sue lettere d'amore, vedere la casa dove viveva quando ha composto l'opera e vedere gli spartiti originali". Così come uno studente, o un esperto, può guardare le mappe dei Conquistadores o scoprire le diverse espressioni dell'art nouveau nelle varie città d'Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'obiettivo è di arrivare a 10 milioni di opere entro il 2010. Significherebbe superare Google Book Search, lanciato nel 2004, che oggi conta circa 7 milioni di volumi più una vasta serie di cause per la violazione dei diritti d'autore. Ma la Ue vorrebbe aggirare l'ostacolo ottenendo il copyright dagli enti e dagli istituti europei che lo hanno già acquistato per sé. E il compito più arduo sarà proprio la digitalizzazione dei testi, un'impresa che portò la Microsoft ad abbandonare il suo progetto di biblioteca alessandrina in formato Pdf lanciato nel 2006. In un anno e mezzo il colosso di Bill Gates aveva importato in formato elettronico solo 750.000 volumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la Ue non si scoraggia: "Abbiamo dei progetti pilota per accelerare la copia in digitale e un nuovo traduttore automatico", spiega la Reding. Che si richiama alla Biblioteca di Babele: "Nel racconto di Borges la gente impazziva perché si trovava di fronte ad una infinità di lingue e contenuti. Noi facciamo il contrario: selezioniamo il materiale giusto, lo ordiniamo e lo corrediamo di critica e interpretazione certificata dai massimi studiosi del Continente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, niente a che vedere con il normale caos delle ricerche su Internet e con le spiegazioni spesso date da esperti improvvisati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7204312615936500579?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7204312615936500579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7204312615936500579' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7204312615936500579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7204312615936500579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/11/una-biblioteca-da-2-milioni-di-libri.html' title='Una biblioteca da 2 milioni di libri'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6743404432946296785</id><published>2008-11-08T07:31:00.001+01:00</published><updated>2008-11-08T07:33:36.089+01:00</updated><title type='text'>Internet e diritto d'autore: la posizione della SIAE</title><content type='html'>Gli autori, gli editori, i produttori, insomma l’intera industria dei contenuti ci è cascata dentro fino in fondo. Nella rete. Quella digitale. E non riesce a districarsene. Un intrico di tecnologie sempre più efficaci e pervasive, norme, interessi economici prevalenti, forse anche strategie di marketing e offerte legali partite in ritardo, hanno fatto sì che ormai l’intera filiera dei contenuti creativi abbia subito dagli scaricamenti illegali di opere tutelate, danni incalcolabili. Un’opinione pubblica che fa leva sulla “libertà del consumatore” di scaricare dalla rete opere protette senza corrispondere alcunché perché “la cultura deve essere libera e gratuita”, ha fatto il resto. Così oggi, per comprare una valigia on line, un biglietto aereo, un orologio…si ritiene giusto dover prima pagare, mentre per una canzone, un film, un testo letterario si sostiene di no: la merce “mercantile” va rispettata, la più “spirituale” opera dell’ingegno, no. C’è qualcosa di straordinario in questo ribaltamento di prospettiva, tant’è che qualcuno si è spinto a prospettare la formula del “sulla rete tutto (film, musica, foto ecc.) libero, salvo avvertenza contraria”. Come se su un’ automobile parcheggiata o su un cavolfiore al mercato, dovesse campeggiare la scritta “vietato appropriarsene senza pagare”, altrimenti, senza avvertenza, ognuno può prendersi ciò che vuole. Si legga, in questo senso, il bel pamphlet “La gratuità è un furto”, scritto da Denis Olivennes, Direttore del “Nouvel Observateur”, pubblicato ora in Italia da Scheiwiller.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va da sé che il problema sta nella riproducibilità estrema, che cambia radicalmente i connotati del consumo culturale nella rete. E’ questo il confine: non etico, non giuridico, non estetico. Bensì materiale. Un confine che fa apparire naturale la sottrazione: mi approprio di tutto ciò che è immateriale perché posso farlo, in barba al lavoro di chi ha scritto, filmato, prodotto, diffuso. E se questo è l’effetto immediato, fa specie che un effetto, invece più mediato, sia quello di piegarsi acriticamente al diktat tecnologico, agitando per di più il vessillo della libera circolazione della cultura. Se fosse clonabile un’ auto, l’industria automobilistica chiuderebbe e milioni di persone perderebbero il loro lavoro, con la scusa del diritto alla mobilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiamare pirati i ragazzini che scaricano illegalmente file musicali e cinematografici da magazzini digitali sempre più vasti, non risulta certo facile. E nemmeno giusto. Il peer to peer ha creato una ricchezza d’offerta ineguagliabile, i ragazzini (ma non solo loro) scaricano per uso personale (senza lucro come fanno invece i veri pirati) assemblano e spesso trovano ciò che in catalogo non c’è più. E allora perché criminalizzarli? Le leggi attuali in tutto il mondo sono severe, prevedono multe a tre zeri e anche sanzioni penali, ma forse proprio per questo sembrano difficilmente applicabili ai singoli. Negli Stati Uniti s’è scelta la via di alcune sentenze esemplari per dare un segnale. Ma è questa la strada? Che fare? Rassegnarsi alla sottrazione continua (come se in una libreria si tollerasse il furto di libri perché si leggono o, in un negozio, di maglioni perché s’indossano)? Limitarsi a dire che la rete ha stravolto tutto e che quindi i diritti d’autore (solo quelli, mentre tutti gli altri diritti di proprietà, dai costi degli abbonamenti, ai computer, alle memorie ecc. vanno invece rispettati) così come sono attualmente, non servono più a niente, senza per altro offrire alternative concrete e praticabili? Cercare qualche soluzione, evitando di disturbare troppo i manovratori delle industria tecnologica che fanno utili a palate anche e soprattutto grazie agli scaricamenti illegali? Evitare di urtare politici sensibili al consenso di massa dei navigatori-consumatori?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un decennio di spolpamento degli autori, degli editori e dell’industria dei contenuti, qualche proposta, non per distruggere ma per governare il fenomeno del peer to peer si va configurando, come è emerso dai lavori delle Stati Generali del Cinema a Roma, che hanno riunito autori, produttori, internet provider, specialisti di sicurezza informatica, associazioni di consumatori, ingegneri e esperti in diritto d’autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel mondo si prospettano a breve (Francia, Gran Bretagna) o sono già operative (Olanda, Nuova Zelanda, Australia, Giappone) leggi, accordi o codici di comportamento che in sostanza si fondano sulla cooperazione tra autori, industria dei contenuti e internet provider, coloro cioè che incassano dal “cittadino-consumatore” le quote per gli abbonamenti con cui si viene connessi alla rete. Il sistema, in sintesi, prevede che, direttamente o indirettamente (tramite Autorità terze) verrà inviato per due volte, a chi scarica illegalmente opere tutelate, un avviso-richiamo. Alla terza infrazione si potrà procedere al taglio del servizio. Si tratta d’una specie di patente a punti, che tende a informare e responsabilizzare l’utente tramite una serie d’avvisi. I rappresentanti dei produttori si sono detti favorevoli a questa via. Gli internet provider si sono invece dichiarati d’accordo con l’invio degli avvisi, ma non con gli eventuali tagli del servizio. Dello stesso parere, il Professor Juan Carlos De Martin del Politecnico di Torino, storico sostenitore della flessibilità dei diritti d’autore per l’on-line (secondo il sistema dei cosiddetti Creative Commons) che ritiene eccessivamente sanzionatorio e non ben normato il taglio d’un servizio fondamentale per il cittadino qual è internet, concordando sulle censure dichiarate in questo senso dal Parlamento Europeo. Lo stesso De Martin, si è detto invece, favorevole a un sistema di licenza legale che a fronte di un pagamento forfettario da parte di chi incassa gli abbonamenti (gli internet provider) permette gli scaricamenti di opere tutelate. Anche il rappresentante della Federazione degli Autori di Musica Italiani (raccoglie in pratica la maggioranza degli autori musicali italiani) Franco Micalizzi e lo sceneggiatore Francesco Scardamaglia a nome dei Cento autori, si sono dichiarati d’accordo con questa ultima ipotesi. Insomma libertari della rete e detentori dei diritti si sono trovati, per una volta, insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la SIAE, è di estrema importanza che si cominci concretamente a parlare delle soluzioni in campo, perché i lamenti finora non sono serviti a molto e “il contatore” delle connessioni a internet continua a scattare, mentre il consumatore continua a pagare le connessioni, con le quali può scaricare musiche, film, canzoni senza corrispondere alcun diritto. A tutto vantaggio dell’industria tecnologica, non di chi ha lavorato e lavora ai contenuti. Insomma, continua la prevalenza assoluta del contenitore sui contenuti con buona pace di chi lavora proprio a questi ultimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Giorgio Assumma&lt;br /&gt;Presidente SIAE&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6743404432946296785?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6743404432946296785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6743404432946296785' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6743404432946296785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6743404432946296785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/11/internet-e-diritto-dautore-la-posizione.html' title='Internet e diritto d&apos;autore: la posizione della SIAE'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5473091998960170873</id><published>2008-11-05T07:26:00.001+01:00</published><updated>2008-11-05T07:28:08.834+01:00</updated><title type='text'>Internet e le elezioni americane</title><content type='html'>Sarà, probabilmente, l'ultima campagna elettorale americana dominata dalla televisione. Già in queste elezioni il web è stato più rilevante rispetto ai quotidiani nella formazione dell'opinione pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo una rilevazione del Pew Research Center, molti più americani hanno navigato su internet alla ricerca di informazioni sui candidati di quanto non abbiano fatto nel 2004. Nonostante la televisione sia ancora la fonte dominante per le informazioni elettorali, la percentuale di coloro che si sono rivolti a internet per formarsi una opinione è triplicata rispetto all'ottobre 2004 (da 10% al 33%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se internet ha già superato i quotidiani come fonte principale rispetto alla campagna elettorale, alcuni dati fanno presagire che già dalle prossime elezioni il sorpasso potrebbe consumarsi anche nei confronti della televisione. Secondo la ricerca, infatti, nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni gli elettori che hanno scelto internet sono il 49% rispetto al 61% che si è dedicato alla televisione e il 17% dei giornali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella fascia immediatamente successiva (30-49 anni), le percentuali sono 70% televisione, 37% internet, 23% quotidiani. Negli over 45 invece televisione e quotidiani fanno la parte del leone (82% e 45%) mentre internet è presente solo con un 12%. La proiezione di queste dati sembra indicare una tendenza: tra quattro anni il web potrebbe essere il media più rilevante nella formazione dell'opinione pubblica americana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da&lt;br /&gt;www.corriere.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5473091998960170873?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5473091998960170873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5473091998960170873' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5473091998960170873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5473091998960170873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/11/internet-e-le-elezioni-americane.html' title='Internet e le elezioni americane'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-8006894457207087964</id><published>2008-10-28T14:33:00.000+01:00</published><updated>2008-10-28T14:34:40.418+01:00</updated><title type='text'>Internet Governance Forum</title><content type='html'>Si e' conclusa ieri la prima riunione dell'Internet Governance Forum (Igf) Italia sui diritti e le regole per garantire l'accesso di tutti a una Rete aperta, libera e sicura. L'incontro, su iniziativa della Regione Sardegna (é venuto anche Renato Soru, presidente della Regione noto per la sua sensibilità al tema dato che è stato il fondatore di Tiscali) in collaborazione con Isoc Italia, ha riunito i portatori d'interesse  sulla Rete a livello nazionale.&lt;br /&gt;Grande assente il governo italiano: il ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta ha dato buca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece il presidente Giorgio Napolitano ha inviato un telegramma di auguri di buon lavoro: "La persistente assenza di regole fondamentali per Internet non si traduce necessariamente in maggiore libertà, ma può al contrario significare la prevaricazione del più forte sul più debole".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la Siae e le aziende distributrici della proprietà intellettuale, dalle case discografiche alle major del cinema: un esempio per tutti? Enzo Mazza, presidente della Fimi (la federazione italiana dell'industria della musica), è stato evocato più volte - specialmente quando si è discusso del caso Pirate Bay... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato perchè sarebbe stato interessante sapere che cosa ne pensa della proposta (di Nexa) di cambiare l'impianto normativo del copyright e rifondare un copyright 2.0 in cui le regole di default prevedano esattamente il contrario di quanto accade oggi: e cioè che tutte le opere dell'ingegno siano nel pubblico dominio (senza chiedere il permesso) accessibili via Internet tranne sottoporle a copyright (diritti riservati) solo per quegli autori che ne facciano richiesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul fronte dei diritti, Communia a questo proposito annuncia il Public Domain Day nel 2009 mentre Arturo Di Corinto propone di fare richiesta del dominio .pd (public domain) all'Icann per incentivare la raccolta e la facile condivisione di tutto ciò che è lecito condividere in Rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presenti e attenti le Telecom, Google e Microsoft, che ha ammesso: "Tutti devono fare un passo indietro" per venire incontro ai diritti degli utenti di Internet, i cittadini globali della Rete. Microsoft, che ha il senso del mercato e per questo si sta dimostrando sempre più aperta, propone di non perseguire i downloader, ma solo gli uploader. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul fronte delle regole,  emerge sempre più urgente il problema dei siti Internet senza data e/o non aggiornati, che non diffondono conoscenza, ma anzi: per motivi di pura sciatteria, contribuiscono alla diffusa cattiva informazione. Per non parlare della mancanza ancora di formati standard e interoperabilità di software e hardware, che non facilita l'accesso: urge che le aziende depongano le armi e capiscano la convenienza di mettersi d'accordo e rendere la vita più facile ai loro clienti, i consumatori cittadini del Web.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L' incontro, tra i primi in Europa, ha avviato ufficialmente il lavoro dell'Igf nazionale che contribuisce a quello internazionale dell'Igf promosso dalle Nazioni Unite, rappresentate da Markus Kummer, coordinatore esecutivo del segretariato Igf  Onu.&lt;br /&gt;Sul sito di Igf Italia promettono che saranno disponibili a breve le video registrazioni dei due giorni di lavoro e i documenti di approfondimento sull'evento: rattrista vedere che ancora contiene solo il programma del vertice...la lentezza ad aggiornare i siti è un problema, nell'era della velocità richiesta dalla rivoluzione digitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La giornata di oggi è stata dedicata alla discussione della Carta dei Diritti e dei doveri (Internet Bill of Rights), che raccoglie tutte queste istanze e molte di più ovviamente, fortemente sostenuta da Stefano Rodotà che la propone con tenacia da anni, ma che ha ancora molta strada da fare perchè di difficile realizzazione, e infatti non ha ancora visto la luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Approfondimenti&lt;br /&gt;www.igf-italia.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-8006894457207087964?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/8006894457207087964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=8006894457207087964' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8006894457207087964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8006894457207087964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/10/internet-governance-forum.html' title='Internet Governance Forum'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-9015426650567447838</id><published>2008-10-22T17:04:00.001+02:00</published><updated>2008-10-22T17:05:46.028+02:00</updated><title type='text'>L'Italia e il digital divide ...</title><content type='html'>È IL QUADRO di Italia spaccata in due quello che emerge da un rapporto appena pubblicato da Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) e curato da Between, società di consulenza del settore ICT, per quanto riguarda la banda larga. Ed è un'Italia divisa sotto tanti aspetti, che insieme ci allontanano dal resto dell'Europa Unita e che minacciano lo sviluppo economico del Paese. Il problema principale, che emerge dai dati di Between, è che gli utenti banda larga italiani sono solo 10,7 milioni (a marzo 2008). Dato che ci pone tra gli ultimi posti in Europa, per diffusione della banda larga: ormai anche la Spagna e la Slovenia ci ha superati e il Portogallo è un soffio alle spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è noto, ma il rapporto lo mette in una luce nuova: per due motivi. Primo, perché si vede come la scarsa diffusione è in realtà sintomo di problemi profondi del nostro Paese, punta dell'iceberg di un problema più grosso, che è appunto quello di un Paese diviso in due. Da una parte, coloro che abitano in città medio-grandi, dove c'è tutto: la concorrenza è evoluta, le offerte sono competitive, economiche e veloci; dall'altra, i piccoli comuni, dove la banda larga, se c'è, è un piatto monotono di offerte. Altra spaccatura: tra coloro che hanno il pc (i quali spesso hanno anche la banda larga) e coloro (la maggior parte) che non ce l'hanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo aspetto originale, nell'analisi di Between: in futuro potrebbe andare peggio, nel confronto con l'Europa, perché ci sono poche speranze che l'Italia possa fare grossi passi avanti in questi molteplici aspetti. "A meno che non ci sia uno sforzo corale del sistema" (scrive Between), cioè del governo e dei vari soggetti responsabili delle infrastrutture del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, secondo Between, è la scarsa diffusione dei pc (49 per cento degli abitanti, fonte Eurostat) la causa principale dei ritardi sulla banda larga. Per diffusione della banda larga tra utenti di pc, infatti, l'Italia balza al quarto posto della classifica europea. Serve quindi aumentare l'alfabetizzazione degli italiani (come ribadito nei giorni scorsi anche da Franco Bernabe', amministratore delegato di Telecom Italia, a un convegno romano). Between assolve invece i prezzi della nostra banda larga: sono persino migliori rispetto alla media europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nemmeno la scarsa diffusione dei pc sembra dipendere da motivi economici (da noi c'è una certa concorrenza sui prezzi), ma solo da fattori culturali e dal sistema scolastico. Bernabè ipotizza che molte cose cambierebbero se la Pubblica Amministrazione desse il buon esempio, adottando le nuove tecnologie per dialogare con il cittadino. L'informatica penetrerebbe così nelle vite quotidiane delle persone e crescerebbe la voglia e l'esigenza di dotarsi di un pc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A causare i ritardi della banda larga c'è, in subordine, un altro fattore (stima Between): le infrastrutture. Sono distribuite in modo poco omogeneo nel Paese. Gli investimenti degli operatori alternativi a Telecom in infrastrutture (di "unbundling local loop") sono tutti concentrati su un 50 per cento della popolazione (nelle città più ricche), il che riduce la varietà e la convenienza delle offerte disponibili per metà degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forte divario anche tra città e campagna. L'Italia ha una copertura Adsl, in generale, nella media europea. molto sotto la media, invece, per copertura Adsl nelle campagne (peggio di noi solo Cipro e Malta). Quest'ultimo però è un dato di fine 2006 (non ce ne sono di più aggiornati), quindi forse adesso il confronto con l'Europa è migliorato, per lo sforzo recente di Telecom di portare Adsl a velocità limitata (a 640 Kbps) nelle zone più critiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le speranze per il futuro sono però in generale poco rosee, riflette Between. Per diffusione del pc "difficilmente" si arriverà al 60 per cento nel 2010, quando molti altri Paesi europei saranno ormai all'80 per cento. Qui si confida nella diffusione dei pc portatili e soprattutto dei computer economici (ce ne sono da 299 euro), che in Italia si stanno vendendo molto bene nell'ultimo anno: un successo che ancora non viene calcolato nei dati Eurostat consultati da Between (relativi al 2006); già adesso la situazione potrebbe essere migliore di quella descritta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, c'è un'altra brutta notizia, riporta Between: le nuove connessioni banda larga (a 50 e a 100 Mbps), in arrivo, nel medio periodo saranno solo nelle metropoli del Centro Nord, secondo i piani Telecom, il che renderà più profonda la spaccatura dell'Italia in due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tecnologie alternative all'Adsl possono alleviare i problemi: è dei giorni scorsi l'annuncio di Aria, che coprirà presto con il WiMax 100 comuni non raggiunti da Adsl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laddove però l'arretratezza delle connessioni è causata dall'assenza di fibra ottica nel sottosuolo, nessuna tecnologia può dare velocità elevate.&lt;br /&gt;Allora davvero le speranze sono riposte nel sistema Paese: il sottosegretario allo Sviluppo Economico Paolo Romani ha annunciato ieri che partiranno entro fine anno i lavori della task force per dotare l'Italia di nuova generazione. Obiettivo, coprire con la banda larghissima (oltre 20 megabit) tutti gli italiani entro il 2013.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il convegno di Between sulle tlc appena svoltosi a Capri, però, ha fatto emergere dai vari interventi che "adesso non ci sono risorse né pubbliche né private per creare una rete di nuova generazione in Italia", dice Cristoforo Morandini, vice presidente della società. È probabile quindi che nell'immediato i soggetti della task force (tra cui ci sono gli operatori, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane e altri) solo si impegneranno a trovare una via comune per la nuova rete. I fatti domani, quando ci saranno i soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fonte&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-9015426650567447838?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/9015426650567447838/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=9015426650567447838' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/9015426650567447838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/9015426650567447838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/10/litalia-e-il-digital-divide_22.html' title='L&apos;Italia e il digital divide ...'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7800252103930121172</id><published>2008-10-22T17:04:00.000+02:00</published><updated>2008-10-22T17:05:14.395+02:00</updated><title type='text'>L'Italia e il digital divide ...</title><content type='html'>È IL QUADRO di Italia spaccata in due quello che emerge da un rapporto appena pubblicato da Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) e curato da Between, società di consulenza del settore ICT, per quanto riguarda la banda larga. Ed è un'Italia divisa sotto tanti aspetti, che insieme ci allontanano dal resto dell'Europa Unita e che minacciano lo sviluppo economico del Paese. Il problema principale, che emerge dai dati di Between, è che gli utenti banda larga italiani sono solo 10,7 milioni (a marzo 2008). Dato che ci pone tra gli ultimi posti in Europa, per diffusione della banda larga: ormai anche la Spagna e la Slovenia ci ha superati e il Portogallo è un soffio alle spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è noto, ma il rapporto lo mette in una luce nuova: per due motivi. Primo, perché si vede come la scarsa diffusione è in realtà sintomo di problemi profondi del nostro Paese, punta dell'iceberg di un problema più grosso, che è appunto quello di un Paese diviso in due. Da una parte, coloro che abitano in città medio-grandi, dove c'è tutto: la concorrenza è evoluta, le offerte sono competitive, economiche e veloci; dall'altra, i piccoli comuni, dove la banda larga, se c'è, è un piatto monotono di offerte. Altra spaccatura: tra coloro che hanno il pc (i quali spesso hanno anche la banda larga) e coloro (la maggior parte) che non ce l'hanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo aspetto originale, nell'analisi di Between: in futuro potrebbe andare peggio, nel confronto con l'Europa, perché ci sono poche speranze che l'Italia possa fare grossi passi avanti in questi molteplici aspetti. "A meno che non ci sia uno sforzo corale del sistema" (scrive Between), cioè del governo e dei vari soggetti responsabili delle infrastrutture del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, secondo Between, è la scarsa diffusione dei pc (49 per cento degli abitanti, fonte Eurostat) la causa principale dei ritardi sulla banda larga. Per diffusione della banda larga tra utenti di pc, infatti, l'Italia balza al quarto posto della classifica europea. Serve quindi aumentare l'alfabetizzazione degli italiani (come ribadito nei giorni scorsi anche da Franco Bernabe', amministratore delegato di Telecom Italia, a un convegno romano). Between assolve invece i prezzi della nostra banda larga: sono persino migliori rispetto alla media europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nemmeno la scarsa diffusione dei pc sembra dipendere da motivi economici (da noi c'è una certa concorrenza sui prezzi), ma solo da fattori culturali e dal sistema scolastico. Bernabè ipotizza che molte cose cambierebbero se la Pubblica Amministrazione desse il buon esempio, adottando le nuove tecnologie per dialogare con il cittadino. L'informatica penetrerebbe così nelle vite quotidiane delle persone e crescerebbe la voglia e l'esigenza di dotarsi di un pc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A causare i ritardi della banda larga c'è, in subordine, un altro fattore (stima Between): le infrastrutture. Sono distribuite in modo poco omogeneo nel Paese. Gli investimenti degli operatori alternativi a Telecom in infrastrutture (di "unbundling local loop") sono tutti concentrati su un 50 per cento della popolazione (nelle città più ricche), il che riduce la varietà e la convenienza delle offerte disponibili per metà degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forte divario anche tra città e campagna. L'Italia ha una copertura Adsl, in generale, nella media europea. molto sotto la media, invece, per copertura Adsl nelle campagne (peggio di noi solo Cipro e Malta). Quest'ultimo però è un dato di fine 2006 (non ce ne sono di più aggiornati), quindi forse adesso il confronto con l'Europa è migliorato, per lo sforzo recente di Telecom di portare Adsl a velocità limitata (a 640 Kbps) nelle zone più critiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le speranze per il futuro sono però in generale poco rosee, riflette Between. Per diffusione del pc "difficilmente" si arriverà al 60 per cento nel 2010, quando molti altri Paesi europei saranno ormai all'80 per cento. Qui si confida nella diffusione dei pc portatili e soprattutto dei computer economici (ce ne sono da 299 euro), che in Italia si stanno vendendo molto bene nell'ultimo anno: un successo che ancora non viene calcolato nei dati Eurostat consultati da Between (relativi al 2006); già adesso la situazione potrebbe essere migliore di quella descritta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, c'è un'altra brutta notizia, riporta Between: le nuove connessioni banda larga (a 50 e a 100 Mbps), in arrivo, nel medio periodo saranno solo nelle metropoli del Centro Nord, secondo i piani Telecom, il che renderà più profonda la spaccatura dell'Italia in due.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tecnologie alternative all'Adsl possono alleviare i problemi: è dei giorni scorsi l'annuncio di Aria, che coprirà presto con il WiMax 100 comuni non raggiunti da Adsl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laddove però l'arretratezza delle connessioni è causata dall'assenza di fibra ottica nel sottosuolo, nessuna tecnologia può dare velocità elevate.&lt;br /&gt;Allora davvero le speranze sono riposte nel sistema Paese: il sottosegretario allo Sviluppo Economico Paolo Romani ha annunciato ieri che partiranno entro fine anno i lavori della task force per dotare l'Italia di nuova generazione. Obiettivo, coprire con la banda larghissima (oltre 20 megabit) tutti gli italiani entro il 2013.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il convegno di Between sulle tlc appena svoltosi a Capri, però, ha fatto emergere dai vari interventi che "adesso non ci sono risorse né pubbliche né private per creare una rete di nuova generazione in Italia", dice Cristoforo Morandini, vice presidente della società. È probabile quindi che nell'immediato i soggetti della task force (tra cui ci sono gli operatori, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane e altri) solo si impegneranno a trovare una via comune per la nuova rete. I fatti domani, quando ci saranno i soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7800252103930121172?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7800252103930121172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7800252103930121172' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7800252103930121172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7800252103930121172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/10/litalia-e-il-digital-divide.html' title='L&apos;Italia e il digital divide ...'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1369637357830990937</id><published>2008-10-01T07:33:00.000+02:00</published><updated>2008-10-01T07:35:15.010+02:00</updated><title type='text'>Pirati, leggi, discografici, tribunali e governi</title><content type='html'>No, non preoccupatevi, non vi intratterrò molto a lungo sull’argomento. Però mi piace sottolineare due notizie, arrivate alla fine della scorsa settimana, che la dicono lunga su come non ci sia ancora una strategia chiara da parte della discografia (e dei governi che cercano di appoggiarla) sulla “pirateria” via Internet. La prima notizia è che i legislatori europei hanno bocciato una proposta anti pirateria che includeva la possibilità che gli Isp potessero disconnettere gli utenti che praticano il peer to peer con file protettida copyright dopo tre avvertimenti. “La decisione è importante perchè viene chiarito che non si possono costringere gli Internet Provider a staccare il collegamento senza un regolare processo”, ha detto Christofer Fjellner, deputato centrista al parlamento europeo. In Francia, come sapete, la regola è in vigore, frutto di un accordo tra il governo, le major discografiche e cinematografiche e gli Isp. In Inghilterra, al contrario, gli Internet Provider si sono fieramente opposti, “perchè fino ad oggi non c’è regolamento o legger che consenta a noi di disconnettere gli abbonati per “copyright infringment”", ha detto Neil Berkett di Virgin Media. La scelta del parlamento europeo è importante, perchè si muove, per l’ennesima volta, cercando di non stravolgere le regole per accontentare gli “aventi diritto”. Del resto gli “aventi diritto”, cioè le major disco-cinematografiche, non ne fanno mai una dritta. Lo scorso anno la Recording Industry Association of America mise a segno la sua prima vittoria in tribunale per “copyright infringment”, costringengo Jammie Thomas a pagare 220.000 dollari di danni per aver scaricato “illegalmente” 24 canzoni. Jammie Thomas aveva reso disponibili le canzoni sul network p2p di Kazaa.Giovedì scorso il giudice Michael Davis ha ribaltato il verdetto affermando che le parti hanno commesso un “manifesto errore legale” durante il processo. Davis ha detto che ha sbagliato nel dire alla giuria che avrebbe potuto trovare colpevole Thomas, perchè, contrariamente a quanto aveva affermato l’industria discografica, non c’era nessuna prova che ci fosse stata una “distribuzione” sul network del materiale protetto da copyright. Thomas merita quindi un nuovo processo. La Riaa deve decidere, quindi, se affrontare nuovamente il processo o chiudere un accordo extragiudiziale, come ha già fatto in centinaia di altri casi. per ora il caso Thomas era l’unico arrivato al dibattimento in tribunale. La domanda è “era sufficiente per la Riaa dimostrare che Thomas aveva reso disponibile il materiale sul network di Kazaa o la Riaa doveva anche dimostrare che qualcuno aveva davvero scaricato quei brani da quel computer?. Il giudice oggi dice che c’è bisogno di questa prova e che quella fornita dalla Riaa, che si era collegata al computer di Thomas e aveva scaricato le canzoni, non è una prova accettabile, “perchè chi detiene i diritti non infrange la legge del copyright scaricando le proprie canzoni”. Ovviamente non c’è alcuna possibilità di portare una simile prova in tribunale, perchè Kazaa come tutti gli altri attuali networlk p2p non hanno una direcotry centrale dei file condivisi.&lt;br /&gt;Il giudice, oltretutto, pur non perdonando la Thomas, ha detto che non c’era nessuna prova che ci fosse scopo di lucro e che la signora Thomas è una singola madre, non una “multimedia corporation”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma: è piuttosto difficile che tutta questa materia si risolva nel modo in cui vogliono l’industria discografica (che ha già inanellato una dozzina di anni di errori arrivando spesso a fare oggi in prima persona quello che considerava illegale se fatto dai consumatori una decina di anni fa) e l’industria cinematografica (che avrebbe dovuto imparare dagli errori dei discografici, non commettendoli nuovamente). Mentre è quasi certo che, non sappiamo tra quanto tempo, arriveremo alle sole soluzioni possibili: rendere legale il file sharing, mettendo una “tassa” compensativa per le aziende e i copyright owners pagabile quando si stipula un contratto con un Internet Provider, o dividere i proventi della pubblicità tra Isp e “content owners”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il file sharing “per se” non è un reato. Avere dei file sul proprio computer e collegare il proprio computer ad un network p2p non è un reato. Quindi entrambe le cose non possono essere vietate. Come fare dunque a mandare in prigione, o far pagare salatissime multe, agli “illegal downloaders”. Forse invece di continuare ad opporsi a un sistema che i consumatori sembrano gradire assai, sarebbe bene provare a trovare un sistema per cui tutti siano contenti e felici, gli “aventi diritto” e gli scaricatori. Un mondo ideale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Assante&lt;br /&gt;www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1369637357830990937?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1369637357830990937/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1369637357830990937' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1369637357830990937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1369637357830990937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/10/pirati-leggi-discografici-tribunali-e.html' title='Pirati, leggi, discografici, tribunali e governi'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-3885376933649925144</id><published>2008-09-30T08:28:00.000+02:00</published><updated>2008-09-30T08:32:15.514+02:00</updated><title type='text'>Ancora sulla privacy: il medico voyeur</title><content type='html'>Lo chiamano vuoto legislativo. In questa Italia dove c'è una legge per tutto, si scopre ora che invece nessuno si è preso la briga di punire chi riprende di nascosto i glutei di una donna.  Fino a che qualcuno interverrà con norme specifiche (e chissa mai quando qualcuno interverrà)  i medici guardoni potranno filmare quello che vogliono, basta che non lo facciano a casa della donna perché nel codice esiste il reato di violazione di domicilio, non quello dell'intimità di una persona. In Italia è più protetta una casa che un corpo nudo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo si è capito tre giorni fa quando la Corte di Cassazione ha assolto un medico di Firenze che aveva videoripreso di nascosto i glutei di una paziente nel suo studio durante una visita. Il professionista era stato condannato dalla Corte d’appello per il reato di «interferenze illecite nella vita privata mediante uso di riprese visive» in base all’articolo 615 bis del codice penale ma la quinta sezione penale ha annullato la sentenza senza rinvio perchè il medico non era condannabile in base al reato contestato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la Corte, infatti, il 615 bis fa riferimento all’ articolo 614 sulla violazione di domicilio. In questo caso, però, non c’era stata violazione di domicilio e della sfera privata: la donna non era a casa sua ma nello studio del medico e quindi il motivo poteva fare più o meno quel che voleva. Si tratta di una «indubbia grave lacuna legislativa che sarebbe auspicabile fosse colmata», scrivono i supremi giudici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sentenza 36884, si spiega che «la signora, vittima della biasimevole condotta del professionista, ha certamente motivo di dolersi della violazione della propria privacy e della violazione del diritto alla propria immagine ma lo stato attuale della legislazione non consente nel caso di specie l’accesso alla tutela in sede penale ai sensi dell’articolo 615 bis cp». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla vittima ora non resta altro che far ricorso in sede civile per lesione della dignità e della riservatezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Flavia Amabile&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-3885376933649925144?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/3885376933649925144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=3885376933649925144' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3885376933649925144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/3885376933649925144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/09/ancora-sulla-privacy-il-medico-voyeur.html' title='Ancora sulla privacy: il medico voyeur'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1163454195080409577</id><published>2008-09-26T11:57:00.001+02:00</published><updated>2008-09-26T11:58:31.755+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='internet privacy telesorveglianza'/><title type='text'>Internet e privacy</title><content type='html'>Dalla carta fedeltà del supermercato ai dossier dello scandalo Telecom. In fondo non c’è poi molta differenza tra il controllo degli strateghi del marketing sulla nostra spesa e quello effettuato dalla Security dell’azienda di telecomunicazioni sui propri dipendenti. Sono due aspetti della stessa medaglia: la necessità di informazioni e la mancanza di fiducia che stanno alla base di quella che viene definita ormai «la società della sorveglianza».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paura globale&lt;br /&gt;E visto che le relazioni sociali si basano essenzialmente sulla fiducia reciproca, l’ossessione attuale per una sicurezza che sia il più possibile garantita - quanto effimera - rischia di farci sottovalutare il problema e di andare incontro a «un suicidio della società». E’ uno degli scenari prospettati dalla relazione che il professor David Lyon, docente della canadese Queen’s University e massimo esperto mondiale del settore, presenterà domenica alle 11 presso l’Auditorium fondazione di Piacenza e Vigevano, nell’ambito del Festival del Diritto, kermesse dedicata alle leggi che regolano e trasformano la nostra vita. Iniziativa partita ieri in quel di Piacenza, promossa dall’editore Laterza e dal «Sole 24 Ore», con il coordinamento scientifico di Stefano Rodotà, e che vedrà la partecipazione di giuristi, giornalisti e esperti di ogni campo. Tra i temi affrontati, che vanno dall’Europa alla famiglia, dalla salute all’alimentazione, uno dei più interessanti e attuali è forse proprio quello dedicato alla «società della sorveglianza». «Che non è più un’ipotesi del futuro ma la vita di tutti i giorni», dice Lyon. Il «Grande Fratello», come se lo immaginava Orwell nel suo «1984», è ormai fantasia ampiamente superata dai fatti, e può giusto titolare un programma tivù.&lt;br /&gt;La tecnologia e la pervasività dei suoi strumenti, la verifica ossessiva di tutti gli aspetti della nostra vita - dalle intercettazioni telefoniche, ai conti bancari, agli autovelox - il nostro essere controllati e al tempo stesso controllori (vogliamo sapere qualcosa di qualcuno? Basta digitare un nome su Google o su Facebook) ci sta cambiando e cambia le nostre abitudini più di quanto noi stessi ci possiamo accorgere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Troppe diseguaglianze&lt;br /&gt;«Purtroppo la sorveglianza porta a grossolane diseguaglianze - dice Lyon - che vengono esacerbate attraverso le catalogazioni delle distinzioni di censo, di razza, luogo di nascita e cittadinanza. Inoltre il modello di sorveglianza intrapreso finora ci sta portando in un mondo nel quale verremo sempre meno creduti e dove, amplificando il sospetto, si mette in pericolo la coesione sociale e la solidarietà». Fino a rasentare il paradosso, come quando dotiamo di cellulare i nostri figli per «controllarli»: «E’ un sintomo di mancanza di fiducia. Alcune di queste cose vengono pensate per prudenza ma non è facile capirne il limite».&lt;br /&gt;Gli effetti non sono piacevoli. Oltre ad aumentare la sfiducia verso il prossimo (per non parlare dello straniero e del diverso) al tempo stesso diminuiscono i parametri di valutazione interpersonale: i nostri comportamenti non vengono più soppesati da un collega, un superiore, un individuo in genere, ma da una videocamera, una striscia elettronica, un computer che conoscono i nostri gusti e le nostre abitudini più di noi stessi. Conviviamo con la «sorveglianza» 24 ore su 24 e non ce ne accorgiamo nemmeno più.&lt;br /&gt;Alcuni controlli, scrive Lyon, appartengono ormai alla nostra routine, come quando prendiamo una multa per essere passati col rosso mentre in giro non c’era nessuno tranne la telecamera. «Di fatto si appartiene a un sistema di controlli che ormai sta alla base della nostra esistenza» e che è la cifra del mondo nel ventunesimo secolo. La privacy diventa così un concetto assai astratto, tutto da rivedere. «Tanto più - scrive Lyon - una società si sviluppa con criteri moderni, necessariamente aumentano i controlli sulle azioni che compiamo». E non è detto che la sorveglianza eccessiva raggiunga sempre i suoi obiettivi, vedi la lotta al terrorismo, anche se «bisogna ammettere che ci fa stare più tranquilli, favorendo così l’economia e lo sviluppo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come in una dittatura&lt;br /&gt;Ma è un bene o un male? C’è chi vede in tutto ciò, spiega Lyon, un enorme complotto di forze oscure che richiama totalitarismi o sistemi dittatoriali. Chi invece attribuisce al sistema dei controlli una razionalizzazione delle dispersioni burocratiche e quindi un progresso verso un’amministrazione efficiente della vita. In realtà lo strumento del controllo è neutro. Prendiamo ad esempio il Telepass: può servire a controllare i nostri spostamenti ma al tempo stesso è innegabile che aiuti a snellire le code e a migliorare il traffico. Dunque, dipende da noi e da come ci sapremo organizzare pretendendo leggi e regole sicure sui professionisti della sorveglianza e la trasparenza dei controlli se il sistema ci aiuterà o diventerà uno strumento di oppressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Paolo Colonnello&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1163454195080409577?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1163454195080409577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1163454195080409577' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1163454195080409577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1163454195080409577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/09/internet-e-privacy.html' title='Internet e privacy'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1186415794018978793</id><published>2008-09-09T08:05:00.000+02:00</published><updated>2008-09-09T08:08:06.233+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='internet'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sicurezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='privacy'/><title type='text'>Edvige, la schedatura di massa</title><content type='html'>Si chiama Edvige: dietro un nome così suadente, si nasconde una schedatura di massa dai contorni ben poco attraenti, cioè la possibilità offerta alla polizia francese di catalogare migliaia di persone, a partire da tredici anni, e di riunire in un solo schedario informatico numerosi dati personali che le riguardano. Edvige: sfruttamento (exploitation) documentario e valorizzazione dell'informazione generale. Qualcosa cui George Orwell, nel suo 1984, non aveva pensato. Anche se in questo campo la Francia non è mai stata particolarmente all'avanguardia, pochi elementi bastano a dare qualche brivido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Autorizzato dal 1° luglio scorso, Edvige può riunire "dati a carattere personale" riguardanti tutte le persone a partire da tredici anni. Potranno essere inseriti nello schedario informatico lo stato civile, l'indirizzo di casa, la targa automobilistica, i numeri di telefono, l'indirizzo mail e "i segni fisici particolari e obiettivi, fotografie e comportamento, informazioni fiscali e patrimoniali, dati relativi all'ambiente della persona, in particolare di chi intrattiene o ha intrattenuto con lei relazioni dirette e non fortuite".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immediata e comprensibile la reazione negativa delle associazioni per i diritti civili : leggendo queste disposizioni, sembra evidente che un nero, un maghrebino, un rom, un omosessuale, un travestito verranno subito segnalati in quanto tali. Secondo il decreto che ha autorizzato Edvige, lo schedario riguarderà "gli individui, gruppi, organizzazioni e società che, a causa della loro attività, individuale o collettiva, sono suscettibili di minacciare l'ordine pubblico". Non solo : nello schedario saranno raggruppate le informazioni riguardanti chi "ha sollecitato, esercitato o esercita un mandato politico, sindacale o economico" oppure che svolgono "un ruolo istituzionale, economico, sociale o religioso significativo". Parlare di schedatura politica non è fuori luogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, non è una novità e su questo si appoggia il governo. Fino al 30 giugno scorso, in Francia esistevano i Renseignements Généraux, organo di polizia il cui compito era quello di informare il governo e i prefetti su tutto quel che avveniva sul terreno politico, sociale ed economico. Con la riforma, i Renseignements sono stati inseriti in una nuova struttura, che sfrutterà lo schedario Edvige. L'esistenza stessa di una schedatura di questo tipo, anche se più artigianale com'era in passato, sorprende, ma è tipicamente francese. Un esempio molto concreto : tutti i corrispondenti della stampa estera (compreso naturalmente chi scrive queste righe) hanno un dossier a loro nome ai Renseignements Généraux e il ministero degli Esteri accredita i giornalisti stranieri soltanto dopo aver ottenuto il via libera dei poliziotti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo risponde alle critiche basandosi proprio sull'esistente : Edvige non fa altro che raccogliere l'eredità di uno schedario creato nel 1991 (cioè all'epoca di Mitterrand) e offre maggiori garanzie di controllo. Ciò non toglie che faccia comunque impressione : il centrista François Bayrou e numerose associazioni hanno presentato ricorsi al Consiglio di Stato, che si pronuncerà in dicembre. Il ministro della Difesa, Hervé Morin, e la presidente della Confindustria transalpina, Laurence Parisot, hanno criticato l'iniziativa e chiesto chiarimenti. Il leader di uno dei principali sindacati, François Chérèque, è stato il più chiaro di tutti : "Non è perché esisteva già una schedatura vergognosa che la si deve ufficializzare. Questo schedario non deve esistere in un paese democratico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A poco servono le assicurazioni date ieri da un portavoce del ministero dell'Interno : nessuno sarà indicato come omosessuale, ma sarà segnalata l'eventuale presidenza di un'associazione di lotta contro l'omofobia. Il che, sostanzialmente, non cambia le cose. Unico salvagente : Edvige non potrà essere interconnesso con nessun altro schedario informatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1186415794018978793?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1186415794018978793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1186415794018978793' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1186415794018978793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1186415794018978793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/09/edvige-la-schedatura-di-massa.html' title='Edvige, la schedatura di massa'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2357758804849943619</id><published>2008-06-26T12:51:00.000+02:00</published><updated>2008-06-26T12:52:56.530+02:00</updated><title type='text'>La nostra ombra digitale</title><content type='html'>Non la vediamo e ancora non ci pesa sulle spalle, ma la nostra «ombra digitale» cresce a dismisura e forse dovremo cominciare a preoccuparci. L'ultimo numero di «Focus» lancia questa inquietante ipotesi sui dati digitali che ognuno di noi produce attivamente e passivamente ogni giorno. Quello dell'«ombra digitale», che si allunga sempre più al nostro passaggio, naturalmente, è un peso non esprimibile in termini di materia solida, ma potrebbe diventare faticosissimo da sopportare ugualmente. L'ombra in questione si alimenta dei dati digitali che vengono registrati su di noi quando telefoniamo, mandiamo una mail, compiamo una transazione economica. Non solo, ma ogni frammento di nostra vita reale che viene digitalizzato da una telecamera, telefonino, videocamera di sorveglianza è un ulteriore alimento per l'ombra, che cresce, cresce e diventa sempre meno controllabile con le nostre sole forze. In media, ogni essere umano deve sopportare 45 gigabyte di dati.&lt;br /&gt;Ma in Occidente è anche peggio. Quando da noi nasce un bambino, solo i filmetti che si girano in famiglia appoggiano su quelle tenere spallucce di neonato i primi 250 gigabyte di «ombra digitale». La ricerca non ne fa cenno, ma per molti la storia inizia ancora prima con i video delle ecografie che girano tra amici, magari via You-Tube, per stabilire somiglianze e impronte genetiche.&lt;br /&gt;Per dare una rappresentazione ai dati digitali prodotti ora nel mondo si immagini che riempirebbero 12 pile di libri alte quanto la distanza tra la Terra e il Sole, (o una pila di libri alta come due volte la lunghezza dell'orbita terrestre) e si prevede che a questi ritmi di crescita, per il 2011, la pila coprirà due volte la distanza tra il Sole e Plutone, una cosa come 6 miliardi di km.&lt;br /&gt;Non esiste una Babele burocratica immaginabile dalla mente umana paragonabile al mostro impalpabile «universo digitale», miliardi di informazioni di cui la gran parte noi nemmeno si immagina di generare. Prendiamo un'azione banale come l'invio di un'email, che pesa 1 megabyte, se è priva di grossi allegati: è un peso digitale che sale immediatamente a 51 Megabyte, se è inviata a 4 persone. L'aumento immediato di «ombra digitale» è, infatti, provocato dalle copie che, automaticamente, fanno del documento inviato sia i singoli pc degli utenti sia i server che gestiscono la posta. A loro volta i destinatari, poi, quando scaricano l'allegato, creano altri duplicati. ingigantendo così le «ombre digitali» dei loro ignari utenti.&lt;br /&gt;L'«ombra digitale», poi, non è detto che appesantisca unicamente la lecita aspirazione alla privatezza di ogni essere umano. Il suo impatto è reale anche nel mondo concreto: anche il consumo di energia cresce assieme al fantasma dei dati digitali. Mediamente un server rack, nel 2000, si limitava ad assorbire la potenza di 1 kW. Oggi ne consuma 10 e si lavora alla nuova generazione da 20 kW. Si stima che Google abbia un potere di fuoco di circa 450 mila server, macchine generatrici di «ombra digitale» che hanno bisogno di una potenza totale di 90 MW, equivalente a quella prodotta da una centrale termoelettrica.&lt;br /&gt;Per paradosso la mole maggiore di questi dati, che poi formano l'«ombra digitale», è sempre meno gestita dall’individuo, ma dalle aziende: molte forniscono gratuitamente servizi allettanti come caselle di posta illimitate, spazi server per pubblicare e scambiare foto, filmati e meravigliosi gadget che ci tengono incollati come bambini alla stressa macchina che usiamo per lavorare. Sarebbe giusto che cominciassimo a renderci conto che questo gioco ci fa sentire smisurati nelle nostre relazioni, ma presto ci impedirà di operare ogni forma di controllo su ciascun byte della nostra vita che affidiamo alla Rete, ma che ci ritroviamo automaticamente dietro alla schiena trasformato in inquieto spettro digitale. E’ una parte della nostra vita privata, che abbiamo fatto serenamente trapassare nell'aldilà digitale, ma forse senza la piena consapevolezza che qualcuno potrebbe, in ogni istante, metterci il naso senza chiederci il permesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Gianluca Nicoletti&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2357758804849943619?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2357758804849943619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2357758804849943619' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2357758804849943619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2357758804849943619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/06/la-nostra-ombra-digitale.html' title='La nostra ombra digitale'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2232926032975321526</id><published>2008-06-16T19:33:00.000+02:00</published><updated>2008-06-16T19:34:57.113+02:00</updated><title type='text'>Odore di regime?</title><content type='html'>Riporto da www.micromega.it &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Censurato blog e condannato l’autore. Sentenza storica in Europa&lt;br /&gt;di Giuseppe Giulietti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cedo lo spazio della piazza del dissenso a Stefano Corradino direttore del sito www.articolo21.info che ci ha voluto segnalare un fatto gravissimo accaduto in Sicilia e che salvo pochissime eccezioni (solo il quotidiano “la Stampa”) non ha avuto alcun rilievo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Giulietti, ti segnalo una vicenda preoccupante per la libertà della rete: ieri il Tribunale di Modica ha condannato lo storico Carlo Ruta per un blog www.accadeinsicilia.net. Per la sentenza si configurerebbe il reato di “stampa clandestina” in quanto la periodicità del blog non sarebbe regolare. Sul sito www.articolo21.info abbiamo intervistato lo storico che ci ha confermato l’episodio. Due gli elementi gravi che ravvisiamo: il primo riguarda il principio di libertà di espressione sul web dal momento che questo sarebbe il primo caso in Europa di un blog chiuso con questa motivazione. La seconda ragione è più delicata e “politica” perché riguarda il contenuto del sito: nel blog infatti lo storico ha fatto ampie ricostruzioni, con una documentazione dettagliata e in parte inedita sul caso di Giovanni Spampinato, il giornalista, collaboratore dei quotidiani "l'Ora" e "l'Unità" che nel 1972, a soli 22 anni, fu ucciso a Ragusa mentre stava portando alla luce, in un'inchiesta su un delitto, un rilevante intreccio di affari e malavita... Grazie dell’attenzione. (Stefano Corradino)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo episodio non va sottovalutato perché si inserisce in un clima di pesante attacco ai poteri di controllo, alla giustizia e all’informazione che ha trovato il punto più alto nella proposta sulle intercettazioni presentata dal ministro Alfano. Non siamo soliti commentare le sentenze, ma questa può rappresentare un vero e proprio attacco all’autonomia dei blog e dei siti e mettere in discussione la libertà della rete. Per queste ragioni chiederemo a tutti gli organi competenti di far luce su quanto è accaduto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 giugno 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2232926032975321526?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2232926032975321526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2232926032975321526' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2232926032975321526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2232926032975321526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/06/odore-di-regime.html' title='Odore di regime?'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1082061241034828894</id><published>2008-06-14T08:05:00.000+02:00</published><updated>2008-06-14T08:07:15.012+02:00</updated><title type='text'>Dalla Gran Bretagna il prontuario delle buone maniere</title><content type='html'>Debrett, la celebre guida inglese del bon ton, stila una lista di reglole de seguire per il coreto uso del famoso social Network Facebook.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tali regole sono state scritte dopo che i risultati di una ricerca hanno mostrato che circa due terzi degli utenti di Facebook e My Space sono frustrati e confusi da ciò che avviene in quella giungla chiamata internet. Una confusione generata soprattutto da messaggi e da richieste di amicizia provenienti da sconosciuti.&lt;br /&gt;Secondo questa ricerca, inoltre, il 18% degli utenti ha rivelato di trovarsi a disagio sapendo che l’ex fidanzato/a può accedere, tramite il profilo compilato su Facebook, a diverse informazioni personali, come ad esempio l’ attuale relazione con un’altra persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Debrett tenta cosi di aiutare gli utenti più disorientati a «sopravvivere» in questo campo minato, tramite un elenco di cinque regole del bon ton su internet:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Non inviate richieste di amicizia a estranei. Pensateci bene prima di farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Aspettate almeno 24 ore prima di accettare o rimuovere qualcuno dalla lista dei vostri amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Eventi importanti come un compleanno o le nozze non sono «virtuali». Non trascurate i mezzi tradizionali come il telefono o una lettera per inviare i vostri auguri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Prima di pubblicare la foto di un vostro amico, pensate a come vi sentireste se in quella foto ci foste voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Pensate con attenzione se sia il caso di pubblicare una vostra foto che potrebbe facilmente finire sui giornali locali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1082061241034828894?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1082061241034828894/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1082061241034828894' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1082061241034828894'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1082061241034828894'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/06/dalla-gran-bretagna-il-prontuario-delle.html' title='Dalla Gran Bretagna il prontuario delle buone maniere'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-1488903686492153874</id><published>2008-06-12T09:30:00.000+02:00</published><updated>2008-06-12T09:32:20.315+02:00</updated><title type='text'>Da Firenze il computer del futuro: atomi al posto dei bit</title><content type='html'>Visti da vicino sembrano mattoncini bianchi e confetti rossi uniti in una strana danza atomica. E nessuno potrebbe sospettare che dietro quei colori (di fatto inesistenti) e quelle geometrie così familiari, in realtà è celata la struttura del primo simulatore quantistico reale al mondo, un passo importante verso la realizzazione del computer quantistico, sogno di una generazione di fisici, perché capace di calcolare l'incalcolabile ed aprire orizzonti inesplorati della materia.&lt;br /&gt;Lo ha realizzato, come scrive oggi Nature, un team di scienziati italiani del Lens di Firenze, (il laboratorio europeo di spettroscopie non lineari) guidati dal professor Massimo Inguscio. Che, per la prima volta, è riuscito ad osservare direttamente un fenomeno basilare nella fisica: la localizzazione di Anderson di onde di materia, una manifestazione quantistica descritta da uno scienziato americano (Anderson appunto) cinquant'anni fa, che per questa intuizione vinse nel 1977 il premio Nobel per la fisica. Per osservare il fenomeno, il team di Inguscio ha realizzato un simulatore quantistico, cioè una «macchina virtuale» capace di obbedire non più alla fisica classica, ma al mondo dei quanti, trasformando atomi in onde.&lt;br /&gt;«Nell'esperimento abbiamo utilizzato atomi di potassio ultrafreddi cioè portati a temperature vicine allo zero assoluto, -273 gradi centigradi — spiega il professor Inguscio — che sono stati intrappolati in uno speciale cristallo disordinato, creato con fasci di luce laser. E siamo riusciti a osservare gli atomi che si trasformavano in onde atomiche». Insomma, un salto nel mondo dei quanti, misterioso e ineffabile, dove tutto può accadere, e tutto si può realizzare. «Un esperimento che apre nuove possibilità per simulare nuove fasi della materia — aggiungono Giovanni Modugno, Leonardo Fallani e Giacomo Roati, tre ricercatori del team — che si comportano secondo le leggi della meccanica quantistica». Non è stato facile. I ricercatori del Lens hanno lavorato per anni. A dicembre dal laboratorio fiorentino è arrivato un primo flebile segnale. Una grande emozione, subito frenata dalla ragione. False manifestazioni sono quasi quotidiane. Poi la certezza, a gennaio.&lt;br /&gt;E la validazione dell'esperimento con la pubblicazione su Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo. Al di là del valore della scoperta, ritenuto straordinario dalla comunità scientifica, l'esperimento del Lens apre una porta verso ciò che oggi è solo un sogno: il computer quantistico. Un calcolatore dalla potenza straordinaria, capace di sostituire i quanti ai bit, i qbit. Secondo studi di Mario Rasetti, professore di Fisica teorica al Politecnico di Torino e segretario generale della Fondazione Isi, un elaboratore quantistico sarebbe capace di calcolare i fattori primi di un numero di cinquanta cifre in 40 minuti, contro i 10 miliardi di anni di un supercomputer tradizionale.&lt;br /&gt;E ancora un quantum-pc potrebbe inviare via Internet un libro di 200 pagine con immagini in un millesimo di secondo e addirittura in pochi minuti, elaborare il genoma, per capire l'origine della vita e sapere chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Un sogno, ancora un sogno. Che però i ricercatori italiani hanno reso un po' più bello e possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Gasperetti&lt;br /&gt;www.corriere.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-1488903686492153874?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/1488903686492153874/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=1488903686492153874' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1488903686492153874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/1488903686492153874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/06/da-firenze-il-computer-del-futuro-atomi.html' title='Da Firenze il computer del futuro: atomi al posto dei bit'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2115433717163309438</id><published>2008-06-09T19:48:00.000+02:00</published><updated>2008-06-09T19:50:51.523+02:00</updated><title type='text'>British Telecom e la privacy</title><content type='html'>British Telecom avrebbe monitorato e registrato per mesi le abitudini di migliaia di utenti del web, per confezionare pacchetti pubblicitari personalizzati. E le associazioni per la tutela della privacy stanno affilando le armi per dichiarare guerra al colosso della telefonia, non nuovo ad accuse di questo tipo.&lt;br /&gt;La cosiddetta "behavioral advertising", ovvero la "pubblicità comportamentale", è l'ultima, discussa, frontiera del marketing. Un modo per rendere le campagne nettamente più efficienti e remunerative. Ma anche più invasive. C'è chi sostiene che con questo strumento i provider possano mettersi in tasca la bella cifra di 112 milioni di euro in più l'anno.&lt;br /&gt;In particolare BT, all'insaputa di circa trentamila abbonati Adsl, tra il 2006 e il 2007, con il sistema Phorm, avrebbe controllato il traffico online per confezionare pacchetti pubblicitari personalizzati. Ma, nodo fondamentale, gli utenti coinvolti, non erano stati avvertiti. "Il coinvolgimento diretto degli utenti avrebbe potuto influenzare il test", è stata la difesa da parte dell'azienda. "E' contro la legge. Aspettiamo di vedere quale sarà l'azione legale", è stata la replica di Richard Clayton, professore dell'università di Cambridge, nonché esperto di privacy nel settore informatica e telecomunicazioni e sviluppatore di software.&lt;br /&gt;Ma BT, secondo la Bbc, non intende fermarsi e prevede di portare avanti questa tecnologia con un ulteriore test durante l'estate. "Non abbiamo ancora annunciato una data. Ci stiamo ancora organizzando, ma sarà molto presto", ha detto un portavoce.&lt;br /&gt;In base a un rapporto pubblicato da Wikileaks, il controverso sito che consente la pubblicazione di materiali di denuncia in modo del tutto anonimo, nel 2006 BT ha intercettato quasi 19 milioni di pagine web, senza che gli utenti ne fossero stati informati. "Una piccola prova tecnica", secondo la compagnia.&lt;br /&gt;Durante il test, le pubblicità sulle pagine web consultate dai clienti di BT, sono state eliminate e sostituite con annunci più mirati. Se nessuna pubblicità fosse stata disponibile, venivano inserite inserzioni di enti benefici.&lt;br /&gt;British Telecom, in base alla relazione, ritiene che usare Phorm su larga scala sarà "impegnativo" e richieda almeno 300 server per tutti i clienti: "Una cosa impossibile da realizzare". Secondo la Bbc, però, la tecnologia di Phorm è stata aggiornata e le prove su larga scala oro sono molto più fattibili.&lt;br /&gt;Per il professor Richard Clayton, il rapporto pubblicato da Wikileaks, "mostra chiaramente che nel 2006 BT ha illegalmente intercettato i suoi clienti web e ha elaborato illegalmente i loro dati personali". Secondo l'esperto, "l'autore del rapporto di BT sembra compiacersi che solo 15-20 persone abbiano notato quanto stava accadendo e non vede l'ora che arrivi un nuovo sistema che sarà completamente invisibile".&lt;br /&gt;"Questo non è come ci aspettiamo che gli Internet service provider trattino i loro clienti - sottolinea Clayton - e poiché è contro la legge, ora dobbiamo aspettarci di vedere un procedimento giudiziario".&lt;br /&gt;Ma secondo un portavoce di BT, "il processo è stato completamente anonimo e le informazioni personali non sono state immagazzinate o elaborate". Inoltre la compagnia "ha contattato i suoi legali prima di iniziare i test". Ma intanto altre compagnie telefoniche e altri provider, in particolare negli Usa, stanno manifestando un interessamento verso questa tecnologia. E le associazioni per la difesa della privacy sono arrivate a rivolgersi al Congresso per prendere in considerazione il fenomeno.&lt;br /&gt;E in Italia? Nel nostro Paese il Garante per la privacy ha dato un segnale importante ad alcuni dei maggiori gestori di servizi telefonici e telematici. A fine gennaio a Telecom, Vodafone e H3G, è stata imposta la cancellazione di informazioni riguardanti i siti internet visitati dagli utenti. A Vodafone, H3G e Wind è stata impartita l'adozione di specifiche misure tecniche per la messa in sicurezza dei dati personali conservati a fini di giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da www.repubblica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-2115433717163309438?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/2115433717163309438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=2115433717163309438' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2115433717163309438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/2115433717163309438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/06/british-telecom-e-la-privacy.html' title='British Telecom e la privacy'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5831536272391992762</id><published>2008-06-05T20:03:00.002+02:00</published><updated>2008-06-05T20:06:21.802+02:00</updated><title type='text'>La settimana della sicurezza informatica</title><content type='html'>In Italia un computer su cinque è infetto. Per la diffusione di virus informatici siamo al terzo posto in Europa e al decimo nel mondo. Sono alcuni dei numeri alla base della Settimana nazionale della sicurezza in rete, presentata oggi presso la sede Abi di Palazzo Altieri con il patrocinio dal ministero delle Comunicazioni (ora confluito nel ministero dello Sviluppo economico). L'iniziativa prenderà il via dopodomani per diffondere attraverso un video-blog la cultura della prevenzione e la conoscenza dei rischi informatici. A promuoverla è l'Unione Nazionale Consumatori, in collaborazione con Polizia postale, Abi Lab, SicuramenteWeb, Skuola.Net e l'agenzia giornalistica AGR, con il sostegno di Microsoft.&lt;br /&gt;Altri dati presentati oggi, rendono, se possibile, ancora più fosco il quadro della sicurezza in rete. Dal 2001 la polizia postale ha chiuso 177 siti web con contenuti pedopornografici. L'11 per cento dei minori ha dichiarato di aver avuto contatti con pedofili o con persone sospette durante la navigazione in rete. Il 52 per cento degli utenti on line ha subito un tentativo di accesso non autorizzato alle proprie informazioni. Nel 2007 Microsoft ha rilevato ed eliminato oltre 3,5 milioni di software dannosi. La Settimana nasce quindi dalla volontà di rendere l'esperienza on line più sicura aiutando le persone a conoscere i comportamenti corretti da adottare.&lt;br /&gt;"I rischi - ha spiegato il direttore della divisione investigativa della polizia postale, Maurizio Masciopinto - non sono solo per l'utente domestico, ma anche per le imprese. E se quelle grandi hanno affrontato il problema nel modo giusto, le piccole e medie imprese si affidano spesso a consulenti e pseudoesperti che in realtà tali non sono ed i loro server vengono così usati come teste di ponte per attacchi informatici".&lt;br /&gt;Non manca quindi il lavoro alla polizia postale, diventata ormai, nelle parole dell'investigatore, "una punta di eccellenza nel sistema di contrasto alla criminalità informatica, siamo un modello per altri Paesi ed i nostri uomini hanno un'altissima specializzazione nel settore, anche grazie alla strada tracciata, nello scorso decennio, dal capo della Polizia, Antonio Manganelli".&lt;br /&gt;Elogi alla Postale sono arrivati anche dal sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, che ha lamentato "la scarsa propensione degli italiani a dotarsi di sistemi di difesa dai rischi informatici e speriamo che la Settimana porti ad accrescere il livello di sicurezza on line".&lt;br /&gt;L'iniziativa si svolgerà interamente sul web, attraverso un videoblog che accompagnerà l'utente nella conoscenza dei principali rischi da evitare. In sette giorni il blog affronterà altrettanti temi della sicurezza on line: Il tuo computer (sabato 7 giugno), I tuoi soldi (8), La tua identità elettronica (9), La tua privacy (10), La tua reputazione (11), I bambini (12), La tua connessione (12). Ogni mattina un video presenterà le cose da non fare per evitare spam, phishing, virus, furto di dati così via. Nel pomeriggio un altro video indicherà i comportamenti corretti. Durante la Settimana, inoltre, il sito Skuola.net diffonderà un prontuario perla sicurezza dei minori sul web.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALLARME sicurezza sul Web. A lanciarlo è il nuovo rapporto aggiornato e pubblicato oggi dalla società McAfee, nota azienda produttrice di antivirus, dal titolo "Mappatura the Mal Web, versione aggiornata". L'analisi è stata effettuata su 9,9 milioni siti ad alto traffico in 265 diverse nazioni (siti il cui indirizzo termina con due lettere a indicare la nazione, per esempio .it come Italia) e domini generici (che terminano per esempio con .net o .info). E il risultato è un vero e proprio cybertsunami.&lt;br /&gt;La classifica. Secondo la ricerca, il 19.2% dei domini pericolosi infatti terminano con .hk (Hong Kong). L'ex colonia britannica guadagna così il primo posto nella classifica dei siti più rischiosi, togliendo il primato a Tokelau, una minuscola isola di 1.500 abitanti nel Sud del Pacifico. A seguire nella classifica i siti cinesi (.cn) al secondo posto con l'11%. Figurano poi nella top 5, le Filippine (.ph), la Romania (.ro) e la Russia (.ru). Fra i siti più sicuri, invece, la Finlandia (.fi) con lo 0.05%, seguita dal Giappone (.jp).&lt;br /&gt;Nel mirino del rapporto, però, anche i siti che terminano con .info (11.8%), mentre i siti web governativi (.gov) - afferma il Rapporto McAfee - si sono confermati come il dominio generico più sicuro. Il dominio più popolare, .com, infine, è complessivamente il nono più rischioso.&lt;br /&gt;Un'economia da milioni di dollari. L'emergenza virus, codice malevolo (i cosiddetti malware), phishing (creazione di siti "civetta" per indurre l'utente a comunicare i propri dati di accesso) sono fra le minacce che si stanno diffondendo maggiormente e che destano non poche preoccupazioni. Tanto che si è mossa anche l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd), la quale ha reso noto a sua volta un altro rapporto dal titolo "Software malizioso (Malware): una minaccia per la sicurezza all'economia di Internet" (pdf) in cui non si usano certo mezzi termini per definire lo stato della situazione: "Nel corso degli ultimi 20 anni - rivela lo studio - i malware si sono evoluti passando da exploit occasionali a una industria criminale che vale milioni di dollari".&lt;br /&gt;Problemi per il navigatore. E, quindi, come difendersi dai pericoli del Web? Immediata la risposta di McAfee che suggerisce - ovviamente - di munirsi di antivirus. Tuttavia, a detta degli esperti del settore, qualche volta basterebbe seguire comportamenti inspirati al buon senso e alla cautela. Come ad esempio accertarsi che le informazioni presentate da un sito siano complete, non aprire allegati sospetti che riceviamo nella nostra casella di posta elettronica, controllare che il sito non chieda di fare operazioni inusuali. Nel qual caso, se poi quello stesso sito che ci chiede di scrivere il nostro nome utente, la nostra password e il numero Pin del conto corrente, ha un indirizzo che termina con .hk, adesso lo sappiamo, è probabilmente una truffa. Navigatore avvisato, mezzo salvato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5831536272391992762?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5831536272391992762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5831536272391992762' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5831536272391992762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5831536272391992762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/06/la-settimana-della-sicurezza.html' title='La settimana della sicurezza informatica'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-5488466185070765646</id><published>2008-05-30T06:52:00.000+02:00</published><updated>2008-05-30T06:53:48.145+02:00</updated><title type='text'>Il cervello non ha più segreti</title><content type='html'>La mente non è ancora un libro aperto, ma i meccanismi alla base del pensiero stanno diventando sempre più chiari. Un team di scienziati americani è riuscito a decifrare una parte del codice linguistico del cervello, individuando alcuni circuiti neuronali che si attivano nel momento in cui si pensa a determinate parole, collegate a oggetti concreti, come un fiore, ad esempio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo la rivista Science, che dà notizia dello studio, questa scoperta potrebbe portare, in futuro, alla creazione di un dizionario cerebrale e alla possibilità di sviluppare dei dispositivi capaci di leggere nella mente perché in grado di utilizzare questo dizionario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un équipe congiunta di esperti informatici e di neuroscienziati - coordinati da Tom Mitchell della Carnegie Mellon University di Pittsburgh - ha usato la risonanza magnetica funzionale, che fotografa il cervello in presa diretta, su un gruppo di volontari. Questo ha permesso di osservare diverse combinazioni di attività neurali, ciascuna associata ad una parola. Partendo da queste associazioni e utilizzando calcoli statistici, gli scienziati sono riusciti a dedurre un vero e proprio codice di migliaia di parole. Codice che è composto dalla decodificazione di quelli che potrebbero definirsi "crittogrammi neurali".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Crediamo di aver identificato un certo numero di unità di codice di base che il cervello usa per rappresentare il significato di alcune parole", ha spiegato Mitchell, che è un pionere nell'applicazione dei computer allo studio del cervello. Non esiste, per ora, un vocabolario esteso (basti pensare che per i nomi astratti non sono state individuati circuiti cerebrali), ma, come afferma un altro autore dello studio, Marcel Just, "è un passo importante nella decifrazione del codice del cervello".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le applicazioni di queste scoperte vanno ben oltre la possibilità di leggere i pensieri altrui. In futuro potrebbero permettere una migliore comprensione di malattie come l'autismo e di disturbi del pensiero quali la paranoia, la schizofrenia, la demenza semantica. "La prospettiva è quella di riuscire a determinare come i soggetti autistici rappresentano dal punto di vista neurale concetti sociali quali l'amicizia e la felicità", ha detto Just, che dirige il Center for Cognitive Brain Imaging della Carnegie Mellon University.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è la prima volta che gli scienziati tentano di guardare "nella testa delle persone". Studi recenti mostrano che la risonanza magnetica potrebbe servire per inchiodare i bugiardi (perché quando si mente le aree cerebrali che si attivano sono più numerose rispetto a quando si dice la verità).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/cervello-artificiale/leggere-pensieri/leggere-pensieri.html&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-5488466185070765646?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/5488466185070765646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=5488466185070765646' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5488466185070765646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/5488466185070765646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/05/il-cervello-non-ha-pi-segreti.html' title='Il cervello non ha più segreti'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-9035794531372761128</id><published>2008-05-14T08:21:00.000+02:00</published><updated>2008-05-14T08:25:30.610+02:00</updated><title type='text'>Tra Internet e mercato il duello continua</title><content type='html'>La cultura è diventata più accessibile con Internet, ma il mercato si oppone: è battaglia ideologica tra chi considera la cultura patrimonio di tutti e chi proprietà da difendere. &lt;br /&gt;«La gratuità è un furto» è lo slogan provocatorio lanciato da Denis Olivennes, direttore del Nouvel Observateur ex capo di Fnac, in un pamphlet che vanta nell’edizione italiana la prefazione del presidente Siae Giorgio Assumma: «Il peer-to-peer è l’ultima forma di pirateria, che danneggia gravemente tutta l’industria dei contenuti». &lt;br /&gt;Gian Arturo Ferrari, capo dei libri Mondadori (nella foto a sinistra),  è d’accordo con Olivennes: l’emergere di un mercato della cultura ha democratizzato le opere d’ingegno, entrate nei consumi di massa, ma «i libri gratis sono utopia, la funzione editoriale di tramite tra autore e pubblico è insostituibile». Per Ferrari il progresso aumenta il bisogno di intermediazione: «Altrimenti sarebbe il caos, comunicare è fatica. Internet è un torbido mare in cui non ti trova nessuno». &lt;br /&gt;Di parere diverso Marco Calvo (nella foto a destra), fondatore dell’Associazione Liber Liber, che ha creato già 15 anni fa una biblioteca digitale ad accesso gratuito (Progetto Manuzio), arricchita da un’audioteca (LiberMusica) fino alla nuova piattaforma OpenAlexandria per la produzione e distribuzione di contenuti digitali liberi da copyright. «Allo Stato un popolo colto “conviene”. La cultura non è diventata più accessibile grazie al mercato, ma alle innovazioni tecnologiche». La macchina da stampa di Gutenberg fece crollare il costo dei libri e da allora il progresso ha subìto una straordinaria accelerazione. «Oggi Internet consentirebbe un crollo del costo della cultura altrettanto significativo, se non fosse per le resistenze controproducenti (meno cultura, meno mercato) dei grandi editori». &lt;br /&gt;Internet propone nuovi intermediari: la reputazione di un autore è decretata dai suoi lettori, che lo fanno emergere tramite il passaparola. Ne sa qualcosa Lorenzo Fazio, fondatore di ChiareLettere (che pubblica autori di successo come Marco Travaglio), entusiasta delle potenzialità offerte dalla Rete: «I nostri autori hanno successo grazie ai blog e i social network». Si chiama «marketing reputazionale» e punta su un nuovo modello di business: sul Web gli autori dei libri di cucina, i più piratati, possono ripagarsi attraverso la pubblicità, il merchandising, perfino aprendo ristoranti, grazie al proprio «marchio». &lt;br /&gt;Eppure Tracy Chevalier, best seller per «La ragazza con l'orecchino di perla», insiste che la pirateria attraverso Internet rischia di ridurre gli autori a «non poter più scrivere» e fa eco a Olivennes: «La cultura della gratuità, invece di diversificare l’offerta, la impoverisce». Calvo eccepisce: «Quali studi dimostrerebbero che la cultura gratuita impoverisce? Non sono certo che la diversità e ricchezza culturale sia tra le priorità delle multinazionali, che in realtà impongono gli stessi modelli culturali e gli stessi prodotti in tutto il mondo per abbattere costi di promozione e semplificare la gestione del catalogo». &lt;br /&gt;Se molto materiale si trova solo nei circuiti pirata, è segno evidente che l'attuale mercato non funziona. Quanti autori vivono delle proprie opere? Quante sono fuori catalogo perché ritenute non produttive? Secondo la teoria della «coda lunga» di Chris Anderson, Internet fa fiorire le micro-nicchie, che sommate portano numeri molto più alti dei pochi successi di massa. &lt;br /&gt;Per Ferrari di Mondadori, che guadagna tra il 10 e il 15% su ogni copia venduta, «la coda lunga è sottilissima» e bisogna modificare la legge sul copyright: l’autore ritorna in possesso della propria opera dopo vent’anni solo a patto che il libro sia ancora in commercio, ma «con il Print On Demand questa regola deve valere anche se il libro non è in stampa». Calvo si spinge oltre: «Gli autori, ostaggi dei mega-editori, devono essere liberi dai contratti di esclusiva». &lt;br /&gt;Un fatto è certo: cercare di controllare la circolazione delle opere su Internet è come cercare di fermare il vento con le mani. Contenuti liberi in licenza «Creative Commons» (il copyright flessibile su Internet) sono già centinaia di milioni e permettono di fruire opere che le grandi multinazionali non distribuirebbero mai. &lt;br /&gt;«Ad avere una pericolosità sociale ben più grave della pirateria sono i prezzi alti e il cartello dei circuiti bancari, che impediscono le microtransazioni, a loro poco convenienti, ma tecnicamente possibili da anni a costi sostanzialmente nulli» accusa Calvo. Autori da poche migliaia di opere ricaverebbero una remunerazione adeguata. E di fronte a prezzi convenienti, la pirateria sarebbe marginale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anna Masera&lt;br /&gt;www.lastampa.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-9035794531372761128?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/9035794531372761128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=9035794531372761128' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/9035794531372761128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/9035794531372761128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/05/tra-internet-e-mercato-il-duello.html' title='Tra Internet e mercato il duello continua'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-4168994858072687718</id><published>2008-05-05T15:59:00.000+02:00</published><updated>2008-05-05T16:06:22.706+02:00</updated><title type='text'>Dichiarazioni dei redditi sul sito dell’Agenzia delle entrate e privacy: aspetti giuridici</title><content type='html'>&lt;em&gt;Il mio amico Gianluigi Fioriglio, grande esperto di informatica giuridica e diritto dell'informatica, è intervenuto sul suo sito &lt;a href="www.dirittodellinformatica.it"&gt;www.dirittodellinformatica.it &lt;/a&gt;sulla controversa vicenda della diffusione via internet dei dati delle dichiarazioni dei redditi chiarendo le principali implicazioni giuridiche della questione.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi degli italiani sul sito web dell’Agenzia delle entrate ha suscitato molte polemiche e dubbi. Vediamo i dettagli e gli aspetti giuridici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. I fatti&lt;br /&gt;Il Direttore dell’Agenzia delle entrate, con provvedimento del 5 marzo 2008 (prot. n. 197587/2007), ha disposto la pubblicazione sul sito Internet http://www.agenziaentrate.gov.it degli elenchi nominativi dei contribuenti che hanno presentato le dichiarazioni dei redditi relative all’anno d’imposta 2005.&lt;br /&gt;Il 30 aprile 2008 tali elenchi sono stati effettivamente pubblicati sul sito ma sono rimasti on line poche ore, poiché il Garante della privacy è prontamente intervenuto e ha invitato – ma non costretto – l’Agenzia delle entrate a sospendere tale pubblicazione.&lt;br /&gt;L’Agenzia delle entrate ha comunque accolto l’invito e ha eliminato i dati delle dichiarazioni dal proprio sito web, ma bisogna sottolineare che – dal punto di vista giuridico – il Garante non ha in realtà disposto il blocco del trattamento, ma ha solo chiesto ulteriori chiarimenti (che dovrebbero giungere entro lunedì) e ha praticamente “suggerito” l’eliminazione dei dati dal sito.&lt;br /&gt;Nelle poche ore in cui i dati sono stati on line diversi utenti li hanno visionati e scaricati sul proprio computer; alcuni di essi li hanno condivisi sulle reti di peer to peer e così anche attualmente è possibile scaricarli dalla rete eDonkey (con programmi ben noti come eMule): di qui ulteriore benzina sul fuoco!&lt;br /&gt;Secondo il Garante, la diffusione in Internet, anche per poche ore, ha reso ingovernabile la circolazione e l’uso di questi dati così come la loro stessa protezione.&lt;br /&gt;L’avvenuta pubblicazione ha suscitato, allo stesso tempo, forti consensi ma altrettanto forti critiche, le ultime motivate, in particolare, dalla potenziale lesione del diritto alla privacy e dall’esigenza di tutelare la sicurezza delle persone. La pubblicazione dei dati del reddito, infatti, potrebbe favorire reati gravi come estorsioni e rapine.&lt;br /&gt;In molti hanno espresso il loro parere: Stefano Rodotà (ex presidente del Garante per la protezione dei dati personali) si è detto favorevole alla pubblicazione così come Marco Travaglio, diversi esponenti politici si sono detti contrari, così come Beppe Grillo: è interessante notare come il parere del comico genovese sia stato uno dei più citati, ancor più di quello di Rodotà…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Le norme&lt;br /&gt;In questa sede si ritiene di prescindere dai giudizi di merito e di opportunità politica e di concentrarsi solo sul quadro normativo.&lt;br /&gt;Innanzi tutto, vengono in riferimento due testi normativi principali: il d.p.r. 600/73, il d.p.r. 633/72 e il d.lgs. 196/03 (c.d. Codice della privacy). Chiariamo subito che molti giornalisti evidentemente sono rimasti un po’ indietro, visto che in diversi casi si è parlato di “legge sulla privacy” (la vecchia legge 675/96 è stata abrogata da tempo dal Codice della privacy…).&lt;br /&gt;L’art. 69 d.p.r. 600/73 dispone che:&lt;br /&gt;“1. Il Ministro delle finanze dispone annualmente la pubblicazione degli elenchi dei contribuenti il cui reddito imponibile è stato accertato dagli uffici delle imposte dirette e di quelli sottoposti a controlli globali a sorteggio a norma delle vigenti disposizioni nell'ambito dell'attività di programmazione svolta dagli uffici nell'anno precedente.&lt;br /&gt;2. Negli elenchi deve essere specificato se gli accertamenti sono definitivi o in contestazione e devono essere indicati, in caso di rettifica, anche gli imponibili dichiarati dai contribuenti.&lt;br /&gt;3. Negli elenchi sono compresi tutti i contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, nonché i contribuenti nei cui confronti sia stato accertato un maggior reddito imponibile superiore a 10 milioni di lire e al 20 per cento del reddito dichiarato, o in ogni caso un maggior reddito imponibile superiore a 50 milioni di lire.&lt;br /&gt;4. Il centro informativo delle imposte dirette, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, forma, per ciascun comune, i seguenti elenchi nominativi da distribuire agli uffici delle imposte territorialmente competenti:&lt;br /&gt;a) elenco nominativo dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi;&lt;br /&gt;b) elenco nominativo dei soggetti che esercitano imprese commerciali, arti e professioni.&lt;br /&gt;5. Con apposito decreto del Ministro delle finanze sono annualmente stabiliti i termini e le modalità per la formazione degli elenchi di cui al comma 4.&lt;br /&gt;6. Gli elenchi sono depositati per la durata di un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i comuni interessati. Per la consultazione non sono dovuti i tributi speciali di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 648.&lt;br /&gt;7. Ai comuni che dispongono di apparecchiature informatiche, i dati potranno essere trasmessi su supporto magnetico ovvero mediante sistemi telematici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’art. 66-bis d.p.r. 633/72 prevede che:&lt;br /&gt;“1. l Ministro delle finanze dispone annualmente la pubblicazione di elenchi di contribuenti nei cui confronti l'ufficio dell'imposta sul valore aggiunto ha proceduto a rettifica o ad accertamento ai sensi degli articoli 54 e 55. Sono ricompresi nell'elenco solo quei contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione annuale e quelli dalla cui dichiarazione risulta un'imposta inferiore di oltre un decimo a quella dovuta ovvero un'eccedenza detraibile o rimborsabile superiore di oltre un decimo a quella spettante. Negli elenchi deve essere specificato se gli accertamenti sono definitivi o in contestazione e deve essere indicato, in caso di rettifica, anche il volume di affari dichiarato dai contribuenti.&lt;br /&gt;2. Gli uffici dell'imposta sul valore aggiunto formano e pubblicano annualmente per ciascuna provincia compresa nella propria circoscrizione un elenco nominativo dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione annuale ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, con la specificazione, per ognuno, del volume di affari. Gli elenchi sono in ogni caso depositati per la durata di un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso l'ufficio che ha proceduto alla loro formazione, sia presso i comuni interessati. Per la consultazione non sono dovuti i tributi speciali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 648.&lt;br /&gt;3. (abrogato)&lt;br /&gt;4. Gli stessi uffici pubblicano, inoltre, un elenco cronologico contenente i nominativi dei contribuenti che hanno richiesto i rimborsi dell'imposta sul valore aggiunto e di quelli che li hanno ottenuti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tali norme, dunque, non prevedono la possibilità di pubblicare via Internet gli elenchi dei nominativi e dei redditi dei contribuenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Responsabilità penali per il P2P?&lt;br /&gt;Un ulteriore profilo merita di essere approfondito: il download e la condivisione dei dati mediante le reti P2P sono effettivamente illeciti come abbiamo letto sui giornali? È stata infatti ipotizzata la rilevanza penale di simili condotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analizziamo la questione alla luce del cod. priv.. La norma contestata è l’art. 167 cod. priv., che punisce il trattamento illecito di dati personali. Ecco il testo della norma:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 18, 19, 23, 123, 126 e 130, ovvero in applicazione dell'articolo 129, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi.&lt;br /&gt;2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 17, 20, 21, 22, commi 8 e 11, 25, 26, 27 e 45, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pertanto, cosa succede se i dati vengono condivisi mediante un programma di P2P come eMule? Questa norma trova applicazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente viene svolto un trattamento di dati personali e molto probabilmente esso è, allo stato dei fatti, illecito. Ma per ora non sembra si possa sostenere l’applicazione dell’art. 167 cod. priv. perché la norma richiede che chi commette il fatto deve farlo o per trarne profitto (per sé o per altri) oppure per danneggiare qualcuno. Dunque, nel caso di specie bisognerebbe riuscire a provare che chi scarica e condivide i file contenenti gli elenchi delle dichiarazioni dei redditi trae un beneficio economico da tale attività oppure lo fa proprio per danneggiare qualcuno. Non solo: bisogna pure provare che sia stato cagionato un nocumento...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ora sembra difficile sostenere l’illiceità penale di tale condotta, il quadro potrebbe mutare a breve: è prevista l’imminente pubblicazione di un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali che chiarirà la questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il Garante dovesse imporre il blocco del trattamento allora chi scarica e condivide le tanto contestate informazioni potrebbe essere punibile penalmente ai sensi dell’art. 170 cod. priv. (inosservanza di provvedimenti del Garante), ai sensi del quale “chiunque, essendovi tenuto, non osserva il provvedimento adottato dal Garante ai sensi degli articoli 26, comma 2, 90, 150, commi 1 e 2, e 143, comma 1, lettera c), è punito con la reclusione da tre mesi a due anni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il provvedimento del Garante la situazione sarà chiarita, ma tutto lascia presumere che sarà vietata la libera diffusione via Internet di tali dati: infatti la stessa Autorithy ha espresso il suo disfavore verso tale situazione in un comunicato stampa (l’accessibilità dei dati in rete non significa che essi siano di per sè liberamente diffondibili da qualunque utente della rete; la loro ulteriore diffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-4168994858072687718?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/4168994858072687718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=4168994858072687718' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4168994858072687718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/4168994858072687718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/05/dichiarazioni-dei-redditi-sul-sito.html' title='Dichiarazioni dei redditi sul sito dell’Agenzia delle entrate e privacy: aspetti giuridici'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-7678595230037919423</id><published>2008-05-03T09:28:00.000+02:00</published><updated>2008-05-03T09:30:18.635+02:00</updated><title type='text'>Sulla pubblicazione delle dichiarazione di reddito</title><content type='html'>&lt;em&gt;Posto questa lettera del garante della privacy pubblicata su "La Stampa" di oggi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Direttore, &lt;br /&gt;ho letto con attenzione l’articolo di Federico Geremicca Colpi di coda e autorità deboli pubblicato sul suo giornale il 1° maggio. &lt;br /&gt;Ho molto apprezzato l’equilibrio e l'attenzione con cui, tanto nell’articolo di Geremicca quanto nelle altre parti del giornale, è stato dato conto dell’intervento dell’Autorità e delle ragioni che lo hanno ispirato. Così come ho molto apprezzato l’invito rivoltoci a fare un ulteriore sforzo per concorrere, nell’ambito della nostra competenza, a definire le regole. &lt;br /&gt;Purché siano sempre più chiare nel rapporto tra libertà di informazione e rispetto della privacy dei cittadini. &lt;br /&gt;Consenta però, non solo al Presidente del Collegio del Garante ma anche a un torinese da sempre fedele lettore della Stampa e a un ormai davvero non più giovane professore di diritto costituzionale, una precisazione importante. &lt;br /&gt;A me non pare che l'invito ai mezzi di informazione ad astenersi dal pubblicare i dati diffusi con le modalità oggetto della sospensione sia stato un segno di debolezza. &lt;br /&gt;Tutta la vicenda è in corso di approfondimento, se non altro perché è necessario consentire alla Agenzia delle entrate di presentarci formalmente le sue eventuali deduzioni. Proprio per questo il Garante, nell'adottare un provvedimento di urgenza riguardo alla diffusione degli elenchi dei contribuenti in Internet, ha usato la formula dell'invito a sospendere. &lt;br /&gt;Le modalità scelte dall'Agenzia delle entrate, del resto, non permettevano certo al Garante di pronunciarsi a favore della utilizzabilità dei dati, anche da parte dei mezzi di informazione titolari del dovere di assicurare sempre il diritto fondamentale dei cittadini ad essere informati. &lt;br /&gt;Per questo abbiamo cercato di impedire che potessero sorgere nuovi problemi giuridici legati appunto all'uso di questi dati o eventuali contenziosi promossi dagli interessati. Allo stesso tempo, abbiamo voluto evitare che il nostro intervento potesse essere letto come limitativo del diritto-dovere di rendere noti i dati delle posizioni di persone che, per il ruolo svolto nella società, sono o possono essere di sicuro interesse pubblico, e per le quali addirittura vigono spesso specifici regimi giuridici di conoscibilità e di pubblicità. &lt;br /&gt;Di qui l'invito ad astenersi dal diffondere o pubblicare i dati solo perché comparsi sul sito web. Sono infatti per lo più dati relativi alle posizioni di contribuenti «qualunque», generalmente del tutto prive di interesse per il pubblico, e la loro eventuale ulteriore diffusione, fondata unicamente sul modo col quale sono stati resi noti, non sarebbe facilmente giustificabile. &lt;br /&gt;Si è trattato di un invito che in sostanza ha voluto richiamare l'attenzione sulla necessità di assicurare un pieno rispetto delle regole deontologiche e giuridiche che già disciplinano questo così delicato settore. &lt;br /&gt;Del resto, come lo stesso Geremicca sottolinea, proprio questa è la linea che La Stampa ha seguito, dimostrando così di aver perfettamente compreso il senso del nostro invito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco Pizzetti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-7678595230037919423?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/7678595230037919423/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=7678595230037919423' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7678595230037919423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/7678595230037919423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/05/sulla-pubblicazione-delle-dichiarazione.html' title='Sulla pubblicazione delle dichiarazione di reddito'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-8950550038756423590</id><published>2008-04-27T16:16:00.000+02:00</published><updated>2008-04-27T16:19:29.529+02:00</updated><title type='text'>La rete fra democrazia e populismo</title><content type='html'>&lt;em&gt;Posto questo articolo che tocca uno dei temi centrali del mio corso.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La libertà è partecipazione, è il ritornello di una vecchia canzone di Giorgio Gaber. In quest’era digitale, ci si casca volentieri nella retorica tecno-entusiastica di Beppe Grillo sulla grande libertà di informazione e possibilità di partecipazione democratica resa possibile da Internet. O meglio dal «Web 2.0», termine di moda per definire quella rete sociale globale che celebra il trionfo dei «dilettanti» e dà l’illusione ai singoli cittadini di contare allo stesso livello dei governi e delle multinazionali, almeno online. Ma attenzione, avvertono gli studiosi del fenomeno, a non confondere le straordinarie potenzialità del mezzo con una conquista di e-democrazia, tutt’altro che raggiunta. Anzi: sempre più un miraggio.«Il fenomeno Grillo in Italia» è una forma di «cyberpopulismo», democrazia plebiscitaria elettronica che trova in Internet uno strumento non meno adeguato della vecchia tivù, sostiene Carlo Formenti, autore di Cybersoviet (sottotitolo «Utopie postdemocratiche e nuovi media»). Secondo Formenti la retorica del Web 2.0 sta alimentando illusioni sulle prospettive della democrazia digitale. Grillo attribuisce ai nuovi media elettronici un ruolo rivoluzionario puntando sulla «postdemocrazia come utopia»: dove le decisioni non vengono prese a colpi di maggioranze o minoranze, ma all’unanimità, attraverso il convincimento reciproco e l’attribuzione di leadership nei confronti di chi si conquista la fiducia del gruppo. Ma attenzione: da una parte i blogger in vetrina riducono la sfera pubblica a sommatoria di conversazioni private e indeboliscono la capacità di influire sul sistema politico e mediatico. Dall’altra non ci sono garanzie di trasparenza, che deve essere «asimmetrica»: controllo dei governi che devono operare in una «casa di vetro», ma tutela per il diritto alla privacy dei cittadini. I cybersoviet sono le comunità virtuali create dal popolo della rete. E di conseguenza la democratizzazione del Web 2.0 non prelude a una presa del potere dai parte dei produttori/consumatori, bensì «all'espropriazione capitalistica dell'intelligenza collettiva generata dalla cooperazione spontanea e gratuita di milioni di donne e uomini».La tecnologia «dà l'illusione di aprire le porte alla libertà, ma poi spesso ci si ritrova in stanze vuote chiuse a chiave» avverte Stefano Rodotà, ex Garante per la privacy. Un esempio? The Economist cita la falsa e-democrazia di un indirizzo Internet diponibile per comunicare con un premier, che in realtà collega i cittadini solo a un computer: in cambio di questa promessa di accesso, subiamo la volontà di controllo di governi e aziende. «Il potere politico ed economico sa oggi infinitamente più cose sui cittadini di quante essi non ne sappiano sui potenti».Dal Web 2.0 emergono nuove disuguaglianze, smentendo il mito di una nuova «giustizia distributiva»: il cosiddetto «digital divide» non si riferisce solo a chi ha e chi non ha accesso a Internet, ma alla stratificazione sociale che si crea fra differenti categorie di utenza: l’élite rispetto alla massa. «E’ ora di decostruire l’inganno del Web 2.0», sintetizza il teorico dei media australiano-olandese Geert Lovink, nella raccolta di interventi dal titolo «Web 2.0: Internet è cambiato. E voi?») di Vito di Bari. «Invece di celebrare i “dilettanti”, dobbiamo sviluppare una cultura di Internet che aiuti i “dilettanti” (in maggioranza giovani) a diventare “professionisti”». Perché Beppe Grillo riempie le piazze, ma sono sempre troppo poche le voci che chiedono ai governi di adottare e applicare regole chiare e condivise per l’e-democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/masera"&gt;www.lastampa.it/masera&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-8950550038756423590?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/8950550038756423590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=8950550038756423590' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8950550038756423590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/8950550038756423590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/04/la-rete-fra-democrazia-e-populismo.html' title='La rete fra democrazia e populismo'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-6180433035701256453</id><published>2008-04-19T20:15:00.000+02:00</published><updated>2008-04-19T20:17:28.032+02:00</updated><title type='text'>Sciopero virtuale, effetti reali</title><content type='html'>NON è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti": Charles Darwin docet. E per stare al passo con i tempi anche il sindacato moderno prova a mettere in pratica la lezione del padre dell'evoluzionismo. Perché nell'era di Internet e dell'innovazione tecnologica le forme classiche di protesta da sole non bastano. Lo sciopero tradizionale, pur restando lo strumento di lotta per eccellenza, spesso non risolve la vertenza né conquista titoli sui giornali. Ed economicamente è proprio ai lavoratori che procura il danno maggiore, mentre l'azienda risparmia. Quello solidale - in cui si continua a lavorare e i soldi vanno in beneficenza - stenta ad avere visibilità. Come pure la protesta virtuale, in cui l'azienda destina il guadagno della giornata a un fondo per pubblicizzare i motivi del conflitto.                All'Ibm Italia scioperi, raccolte di firme e petizioni non avevano, infatti, avuto successo. La trattativa per la firma del contratto integrativo durava dal 2004. E nel 2007 l'azienda aveva tagliato il premio di risultato: circa mille euro in meno nella busta paga dei cinquemila lavoratori nazionali. Che a quel punto hanno provato a giocare ad armi pari: invece di scendere in piazza di persona hanno mandato avanti il loro alter ego cibernetico. O meglio l'avatar, per dirla con il linguaggio di Second life, dove il 27 settembre scorso si sono dati appuntamento per la prima protesta sindacale virtuale, nel senso di tecnologica: duemila persone collegate per 12 ore a un computer da più di 30 Paesi per rivendicare diritti reali con cartelli, slogan e striscioni in quella che è la vita parallela di oltre 10 milioni di utenti registrati. E in cui anche il colosso informatico ha investito milioni di euro per aprire reparti, centri d'affari e servizi d'assistenza. Delle 30 isole che Big Blue (come viene chiamata l'Ibm negli Stati Uniti) ha creato nel mondo virtuale, sette sono state occupate dai manifestanti, che hanno poi bloccato il business center per qualche ora e interrotto una riunione online tra manager.        &lt;br /&gt;Nell'era del telelavoro che guarda a un futuro senza uffici, il telesciopero, oltre a clamore e solidarietà internazionali, ha portato esiti concreti. Farsi sentire nel metaverso, dove la controparte ha impiegato soldi ed energie, ha favorito, infatti, la riapertura delle trattative, che nella vita reale si erano interrotte da mesi. I dipendenti hanno riavuto il premio di risultato, oltre ad agevolazioni sanitarie più vantaggiose. Sciopero virtuale sì, ma dagli effetti reali, quindi. Non ultimo l'aver contribuito - venti giorni dopo - alle dimissioni dell'amministratore delegato di Ibm Italia, Andrea Pontremoli. I sindacati infiltrati nella seconda vita fanno sul serio almeno quanto nella prima. "È stato un successo perché colpire l'immagine e la reputazione dell'azienda nel suo punto di forza fa più paura", spiega Davide Barillari, membro del coordinamento nazionale dell'Rsu Ibm di Vimercate, che rappresenta buona parte di Big Blue in Italia. "Negli ultimi anni gli iscritti erano calati, si faticava a coinvolgere i lavoratori. Bisognava trovare un nuovo strumento per combattere la scarsa partecipazione sindacale: con Internet e Second life ci siamo riusciti". È nato così in Ibm il Sindacato 2.0 che, grazie alle evoluzioni della Rete (3D, web 2.0 e social networking), mette in contatto i colleghi sparsi nel mondo ricalcando un modello di azienda globale. Di questo esperimento se ne sono accorti anche oltralpe: il NetXplorateur Forum che, con il sostegno del Senato francese, premia i modi più innovativi di utilizzare la Rete, il 14 febbraio scorso ha inserito lo sciopero virtuale di Ibm tra le dieci migliori iniziative al mondo. Motivazione: "L'originalità e la versatilità nel portare online duemila avatar con intenzioni più che reali: migliorare la propria situazione lavorativa e raggiungere un accordo sindacale". Che il ricorso alla tecnologia produca il massimo danno all'azienda e la minima perdita per i lavoratori lo sostiene anche Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom. Che, però, si mostra scettico sul futuro di queste forme di lotta. "Non si deve scambiare l'avanzamento tecnologico del mondo del lavoro con il rinnovamento sindacale. Non credo che queste forme possano sostituire quelle tradizionali", spiega il leader della Rete 28 aprile nella Cgil, "ma le completano, certo, perché accendono i riflettori in un momento in cui lo sciopero classico fatica ad avere visibilità. Non sono, però, risolutive: giocano sull'effetto sorpresa, ma la seconda volta non avrebbero la stessa efficacia". La tecnologia sta però cambiando di fatto la conflittualità sociale. Lo dimostra il moltiplicarsi di blog aperti dai lavoratori per aggregare malcontento e darsi appuntamento, attirare l'attenzione delle aziende guadagnandosi allo stesso tempo il sostegno dell'opinione pubblica. In Italia c'è, per esempio, il diario web creato tre anni fa dai dipendenti Feltrinelli e Ricordi in occasione della vertenza per il rinnovo del contratto integrativo. Dal nome provocatorio, Effelunga: "Perché il nostro ruolo non si riduca a spingere carrelli in un supermercato di libri e dischi", si spiega in un post. "Questo blog è il nostro mestiere come vorremmo che fosse".        &lt;br /&gt;In Francia molti lavoratori hanno fatto lo stesso. Alla Fnac hanno raccolto consensi su Blogofnac per protestare contro i licenziamenti per esubero di personale. Alla catena francese La Redoute, per restare aggiornati sull'eventuale chiusura di filiali, hanno creato un diario virtuale con tanto di gioco di parole, "On redoute La Redoute" (temiamo La Redoute). E poi ancora "Amen en grève" (Amen, azienda informatica, in sciopero) e "Sfr (società di servizi) en colère". Blog arrabbiati in cui si protesta senza scioperare nella vita reale, salvando stipendio e non penalizzando i cittadini. Cambia la forma ma non la sostanza. "Prima l'attivista girava tra i reparti, al massimo usava il telefono", spiega Lorenzo Bordogna, docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro all'università Statale di Milano. "Oggi viene meno il contatto fisico: i blog rappresentano l'evoluzione della comunicazione nella lotta sindacale. Se meccanismo e fini sono quelli tradizionali, la novità è il mezzo". Come nuova è la forma di protesta a "intermittenza" diffusasi in Francia negli ultimi mesi: non più azioni collettive e prolungate ma iniziative corte e individuali, che non implicano l'astensione totale dal lavoro per un'intera giornata. Sfuggendo così alle statistiche del ministero del Lavoro che parlano sì di un calo dei giorni di sciopero dalla fine degli anni Novanta, ma anche di un aumento delle aziende colpite da conflitti lavorativi. Due mesi fa alla Toray plastics è andata così: scioperi brevi a ogni cambio di turno per ottenere un premio di produzione. E alla fine l'hanno avuta vinta loro. Alla pari di chi ha trasferito il conflitto nella vita virtuale per rivendicare diritti di cui godere, tutto sommato, nella realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Ilaria Carra&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;www.repubblica.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/737394733536021365-6180433035701256453?l=dirittoalsapere.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/feeds/6180433035701256453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=737394733536021365&amp;postID=6180433035701256453' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6180433035701256453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/737394733536021365/posts/default/6180433035701256453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dirittoalsapere.blogspot.com/2008/04/sciopero-virtuale-effetti-reali.html' title='Sciopero virtuale, effetti reali'/><author><name>ms</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03432153558870056545</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-737394733536021365.post-2067526407745900983</id><published>2008-04-11T19:35:00.000+02:00</published><updated>2008-04-11T19:39:57.063+02:00</updated><title type='text'>Dall'Homo technologicus al Mobilis nomade</title><content type='html'>L'Homo technologicus si evolverà in mobilis nomade, un uomo che con il suo apparecchietto, che ora immaginiamo come un Blackberry o un iPhone, si sposterà di luogo in luogo avendo con sé tutto quel che gli serve per mantenere i legami sociali e il lavoro. Il settimanale britannico The Economist dedica nel numero uscito l'11 aprile un inserto speciale per fare il punto su dove ci stanno portando le nuove tecnologie e la conclusione è proprio questa: a circa 10mila anni dalla trasformazione dei cacciatori-raccoglitori in agricoltori, si perderà la sedentarietà, si tornerà a non identificare in un solo punto gli elementi basilari per la sussistenza. Le intuizioni dei teorici. L'idea non è nuova: di wi-nomads e di techno-bedouins aveva già teorizzato il maggiore studioso di media e comunicazione, Herbert Marshall McLuhan, negli anni '70. Nella sua interpretazione degli effetti prodotti dalla comunicazione sia sulla società, sia sul singolo, McLuhan aveva già immaginato nomadi che si spostavano da una parte all'altra a grande velocità, trovando le strutture indispensabili alla sopravvivenza in ogni luogo. E Digital Nomad è il titolo del libro di Tsugio Makimoto e David Manners, del 1995, in cui si esplorano tutte le possibilità che si aprono nel mondo del lavoro con le nuove tecnologie. Realtà oltre la fantasia. Quanto è accaduto nel corso di 10 anni o poco più, tuttavia, supera di gran lunga la realtà. Nel dossier dell'Economist si sottolinea che non sono tanto le tecnologie intese come apparecchi, gli hardware, a cambiare la realtà, quanto il fatto di essere perennemente connessi. È il luogo in cui la connessione è possibile, gratuita, facile, che attira i nuovi nomadi, come un'oasi attira i beduini del deserto. Proprio come i beduini, scrive Andreas Kluth sul settimanale britannico, non portano l'acqua con sé ma si spostano da un luogo all'altro dove sanno di poterla trovare, così i nomadi di oggi non portano con sé carta per scrivere e a volte neanche il computer. Bastano un Blackberry o un iPhone. Se serve una tastiera e una stampante la troveranno con facilità, e non importa se ci si sposti per un lungo viaggio o nell'ambito del quartiere: l'importante è che ovunque ci sia la possibilità di connettersi alla rete.&lt;br /&gt;Come ci cambia la comunicazione wireless. Lavoro, luoghi e relazioni sociali: sono questi gli aspetti della nostra vita che saranno più influenzati dal nuovo nomadismo. Ci sono gioie e dolori per ogni aspetto toccato dalle tecnologie. Prendiamo il lavoro: all'inizio si pensava che il telelavoro potesse essere una panacea per molte categorie svantaggiate, prime fra tutte le donne alle prese con i figli. In realtà lavorare ovunque significa anche lavorare in qualunque momento, non avere orari in cui si stacca davvero. Ma il lavoro mobile ha anche altri aspetti e l'esempio più illuminante è quello del movimento di opinione progressista statunitense &lt;a href="http://moveon.org/"&gt;MoveOn.org&lt;/a&gt;. Nato attraverso scambio di opinioni in rete è diventato presto un movimento organizzato con una struttura fissa di coordinatori. I fondatori hanno però deciso di non far nascere una sede, per la paura che un movimento spontaneo diventasse un centro di potere e così è rimasto un gruppo di persone collegate solo da una connessione online. Il nomadismo del wireless cambia i luoghi. In molte società si sono già ridotte le scrivanie, perché i dipendenti stanno sempre meno al loro posto e chi progetta gli spazi riflette su questo aspetto quando li progetta. L'esempio più lampante dei nuovi luoghi sono i vecchi caffè o bar: insieme alla qualità di cibo e bevande, la connessione fa la di
